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Herning ospita alcune tappe del giro d’Italia

Parte della storica competizione sportiva si svolgerà nella cittadina danese, l’iniziativa è stata presentata dall’Ambasciata Danese in questa settimana

L’ Ambasciata danese il 14 marzo ha presentato, presso la residenza dell’ambasciatore a Roma Birger Riis-Jorgensen, il novantacinquasimo giro d’Italia, che per tre tappe si svolgerà in Danimarca, partendo da Herning il 5 maggio.

All’evento hanno preso parte anche diversi esponenti delle istituzioni italiane, dal presidente della Commissione sulla sanità, Antonio Tomassini, al direttore degli Affari Internazionali nel Ministero della Salute, Giuseppe Ruocco. Hanno partecipato alla iniziativa anche la Novo Nordisk Italia e la Italian Welness Alliance.

La Rcs sport ha ricordato che la Danimarca ha chiesto di ottenere la tappa nel 2013 quando si era ancora nel 2010, in modo da avere a disposizione tutto il tempo di organizzarla. Herning è una città che si trova nella regione del Midtjylland, ha circa cinquantamila abitanti e la sua crescita risale agli inizi del milleottocento, quando si sviluppò in questa zona l’industria tessile.

Lo sport ed il ciclismo in particolare sono al centro di una articolata politica ambientale in Danimarca, dove i problemi relativi all’inquinamento ed al traffico urbano sono stati in gran parte limitati attraverso una decennale programmazione dell’edilizia e della viabilità.

Aldo Ciummo

 

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SPORT|MotoGp, Stoner torna re sotto la pioggia

Si spezza la dinastia-Valentino al Mugello

di Simone Di Stefano/L’Unità

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SPORT|C’è anche Freire. La firma di Oscar davanti a Zabel

Sprint dello spagnolo a Digne. Oggi il tappone a Prato Nevoso

Era la vittoria che aspettava. Oscar Freire non aveva ancora messo il suo nome tra i primi di questo Tour. Lo ha fatto ieri, battendo in volata il tedesco Zabel e il colombiano Duque, e interrompendo così la scia di Cavendish. Si parte da Nimes. Dislivello minimo ma costante. Dei ventuno corridori in fuga, tra cui un generoso Quinziato, a metà tappa ne restano in quattro. Bonnet, Tankink, Casar e Gutierrez, tengono alta l’attenzione di chi rincorre. Milram e Liquigas fanno l’andatura.

Da Oreison, strada sempre più in salita e vento che tira di traverso. Ai 50 chilometri il gruppone compatto è a 2’33” dai quattro in fuga. Tutti appaiati, Schleck, Menchov, Sastre, Kirchen e la maglia gialla di Evans. All’aumentare della salita il distacco dai quattro di testa inizia a vacillare. Giusto il tempo di vedere Gutierrez scattare in vista del Col de L’Orne. 9 chilometri e mezzo al 5% di dislivello. Il corridore della Casse d’Espargne alterna i suoi tentativi a quelli di Voeckler e Barredo, ma soccombono tutti al ritmo degli uomini della Columbia.

L’ultimo goliardico tentativo è del francese Chavanel. Dura poco il sogno. Ripreso dallo sforzo, sontuoso, di Kreuziger che detta i tempi e non lascia che ad imporsi sia il francese. In volata, a Digne, l’impressione è che a imporsi sia Erik Zabel, in vantaggio sugli altri. Ma la maglia verde di Freire, fino a quel momento del tutto anonimo, spunta alla sua sinistra, andando così a vincere la sua prima tappa: «Non sto facendo un buon tour – ha detto subito dopo il vincitore – ma sapevo che questa tappa poteva essermi favorevole. Volevo vincerla».

Classifica punti consolidata e opportunità di diventare il primo spagnolo a vincerla. Non si sbilancia ma dice: «Sarebbe molto bello». La sua linguaccia all’arrivo sa di beffa per Zabel, che si è visto sfilare anche il secondo posto da Duque. Solito remake per Pozzato. Arrivato fino in fondo, il vicentino della Liquigas non è andato oltre il quindicesimo posto. Non cambia nulla in classifica generale: in maglia gialla resta Evans, poi Shleck e Vande Velde. Con l’arrivo al Prato Nevoso, inizia oggi il trittico di tappe alpine. Fuori muscoli e resistenza. L’esame più duro della seconda settimana di Tour.

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 20-07-2008

SPORT|Riccò in Italia ma sotto accusa e senza squadra

Il modenese libero: tornerò più forte. La Saunier Duval licenzia lui e Piepoli

La delusione prevale sulla rabbia. Lo scandalo piombato addosso a Riccardo Riccò è stato come lo svegliarsi da un bel sogno. Per noi che avevamo acclamato le gesta del furetto modenese e per chi, come i cugini francesi, non aveva perso tempo a esaltarne le doti. Ieri mattina invece il turn-back della stampa d’oltralpe sul suo conto. Le Figaro titolava «L’errore di un fanfarone», mentre un’editoriale di Liberation recita testuale: «Questo nuovo talento aveva soltanto un nuovo modo di imbrogliare». Una notte passata nella gendarmeria di Pamiers.

Non ancora varcata la soglia del tribunale di Foix, dove lo attendeva il procuratore Antoine Leroy per un nuovo interrogatorio, Riccardo Riccò poteva già considerarsi un ex corridore della Saunier Duval, la squadra con cui aveva partecipato alle prime undici tappe di questo Tour. Licenziato per violazione del codice etico. «Abbiamo sempre sorvegliato i nostri atleti con il massimo scrupolo possibile – ha spiegato il team manager Mauro Gianetti – Malgrado tutti gli sforzi compiuti, non siamo riusciti ad evitare questa assurda situazione e oggi, come squadra, ci sentiamo vittime dell’irresponsabilità di coloro che hanno la criminale smania di primeggiare».

Sorpreso? «No, era il minimo che potessero fare». Per lo stesso motivo ha perso il posto anche Piepoli e ora il rischio per il team è la perdita della sponsorizzazione. Il direttore generale della Saunier Duval, Thierry Leroy, infatti ha avanzato la possibilità di chiedere i danni ai dirigenti della squadra, «qualora venisse accertato un caso di doping organizzato». Certo delle sue ragioni, nel pomeriggio Riccò ha invece sbattuto in faccia alla cronaca la sua verità: «Sono innocente». Il corridore modenese avrebbe confermato al procuratore di non avere mai usato Epo e di non sapere spiegare le cause della sua positività. Non importa che fuori ci sia il finimondo e tutti parlino di lui come un «truffatore». Il pm parla di «diverse apparecchiature mediche, siringhe, flebo, trovate dentro la sua camera», anche se non sembrano essere state utilizzate.

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LE INTERVISTE|«Riccardo mi ricorda Pantani»

EX. Silvio Martinello

Per la maglia gialla è ancora presto e forse è ancora prematuro vederlo trionfare a Parigi come fece Marco Pantani un decennio fa. Eppure Riccardo Riccò a molti ricorda il Pirata.

Silvio Martinello, lei ha conosciuto Pantani ai tempi della Mercatone Uno: è azzardato questo paragone?

«È naturale che vengano fatti confronti, fa parte del gioco. Riccò non ha mai nascosto che Pantani è il suo idolo. Di simile tra i due c’è il modo di affrontare la salita, scattare e guardare in faccia l’avversario. Deve però iniziare a vincere quello che ha vinto Pantani. Ha le potenzialità per farlo, ma deve migliorare anche nelle crono, senza andare a snaturare la sua caratteristica di scalatore».

Come migliorarsi?

«Innanzitutto deve pensare alla sua posizione aerodinamica, lavorando durante l’inverno per trovare quella più redditizia. Occorre prendere la bici da crono almeno 2 o 3 volte alla settimana. La crono resta importante se si vuole vincere una competizione a tappe. Ultimamente gli organizzatori tendono a privilegiare sempre di più lo scalatore ma sono rimaste tappe di crono ancora lunghe come quella a Cérilly. Serve quindi saper sprintare oltre che andare bene in montagna».

Nonostante le difficoltà a cronometro, restano le sue enormi qualità in salita. Giusto riporre in lui tanta attesa ?

«Normale che quando uno comincia a vincere tutti ne parlano, ma il vero campione si vede nei momenti peggiori. Quando arriverà il periodo no, e quello arriva per tutti, dovrà essere bravo a non perdersi e per non fare la fine tanti giovani promettenti persi per strada alle prime difficoltà. Riccò non deve commettere questo errore».

Questo ragazzo ha un grande carattere. Potrebbe essere questa la sua arma in più?

«Fin da giovane la personalità non gli ha fatto difetto e avere carattere e determinazione in questo sport è assolutamente un bene. Si vede poi che gli piace stare in bici. A soli ventiquattro anni ha vinto due tappe al Giro d’Italia e altrettante al Tour de France, e abbiamo visto tutti come le ha vinte. Ha però il suo limite nel carattere che lo ha portato a non avere praticamente amici in squadra. Dovrebbe quindi saper controllare di più il suo equilibrio psicofisico».

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 15-07-2008

SPORT|Giro d’Italia al via

L’altra corsa degli amanti delle due ruote

di Maurizio Mequio

Novantanove anni e a nessuno gliene importa. Questa la contraddizione dell’evento più amato dagli sportivi italiani dal palato fine. Quelli che hanno saputo sognare ed andare avanti, di fronte alla guerra e alle crisi della politica. Quelli che senza pane o comodità, correvano per le strade ad aspettare i propri eroi. E’ la triste storia del ciclismo, macchiata dalla modernità e dai controvalori del successo milionario. È partita ieri la grande corsa a tappe nostrana, nulla di nuovo, già un protagonista fermato per doping: l’argentino Ariel Maximiliano Richelme della Csf Navigare. Venticinque anni, quattro vittorie in stagione e una buona dose di anabolizzante… “Ci cascano tutti”: questi i commenti da ogni dove.

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