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A Roma l’incontro di TILT con gli studenti

L’iniziativa si chiama prossima fermata “Esperanza”, incontro a Roma tra gli studenti cileni ed italiani, saranno presenti Nichi Vendola e Maurizio Landini

Sabato 11 febbraio al caffé letterario di via Ostiense 95 (Roma) si svolgerà l’incontro tra gli studenti italiani e cileni “Esperanza” promosso dalla rete “Tilt”, attiva in Italia sui temi del superamento del precariato, della diffusione dello sviluppo sostenibile e della partecipazione democratica di giovani, donne, immigrati.

Parteciperanno all’incontro Camila Vallejo, leader degli studenti cilena; il segretario della Fiom Cgil, Maurizio Landini; il presidente di Sinistra Ecologia Libertà, Nichi Vendola; la portavoce nazionale di Tilt, Maria Pia Pizzolante e molti movimenti ed associazioni che non sono scomparsi durante gli anni del fallimento delle ricette liberiste, ma attraverso diverse iniziative di alternativa si sono confrontate arrivando in molti casi a lavorare insieme a nuove prospettive.

E’ diffusa la sensazione che viaggino ormai tutti assieme studenti, immigrati, persone che lavorano e che cercano di costruire progetti di partecipazione in tutta Europa come in altri paesi del Sud del Mondo che ormai è (per capacità di competere nell’economia mondiale e per squilibri nella distribuzione delle ricchezze che accompagnano anche da loro una fuorviante definizione di “sviluppo”) in molti casi occidente e come in molti altri paesi di un nord del mondo spesso in crisi sia nella sua posizione tradizionale di forza economica che nell’emergere delle contraddizioni sociali a questa connesse.

Forse non è un caso che quest’ultimo anno i mass media, in diverse occasioni, non siano riusciti a distinguere i manifestanti di Occupy Wall Street da quelli del Mediterraneo, e che i due livelli si siano quasi fusi, nella pratica e nei contenuti, nelle proteste che avvengono oggi sulla sponda sud dell’Europa, in Grecia ed altrove.”Incontrare Camilla Vallejo sarà come guardarsi allo specchio – dice la responsabile di Tilt Maria Pia Pizzolante, gli studenti che hanno scosso il Cile di Pinera sono parte della nostra stessa generazione, consapebole che una buona parte del futuro parte dallo studio e dalla formazione pubblica.”

Per TILT non si può parlare del sapere senza affrontare i nodi del lavoro. “Vallejo è cresciuta nella provincia di Santiago, che oggi racconta la stessa storia che potremmo sentire a Milano, Roma, Napoli, Palermo” spiega la responsabile di Tilt. Camilla Vallejo studia geografia all’Università del Cile ed il suo impegno politico, sfociato nel movimento degli studenti diventato centrale in Cile a partire dal giugno 2011, rispecchia quelli che hanno attraversato l’Italia nel 2010.

L’incontro di sabato è quindi soprattutto una occasione per parlare di sinistra politica e sindacale, uno spazio troppo a lungo lasciato vuoto dalle istituzioni e che in particolare le nuove generazioni stanno iniziando di nuovo a riempire, per difendersi dall’aggressione evidente e persistente da parte di ben determinate fasce di età e di reddito.

Aldo Ciummo

 

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Partecipazione e politiche sociali per una diversa Europa

Recentemente si è dibattutto a Roma sull’Iniziativa dei Cittadini Europei (prevista dal Trattato di Lisbona), nuove proposte vengono da SEL

Il 25 novembre a Roma ha avuto luogo un dibattito promosso dal Movimento Federalista Europeo sul tema della Federazione Europea, di quel New Deal europeo che viene visto come necessario da tutti coloro che pensano che difficilmente ci sarà qualsiasi ripresa in assenza di un ripensamento fattivo delle politiche che sono state attuate finora in Occidente. Nella discussione è stato dato molto spazio all’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) perchè questa è lo strumento attraverso il quale le popolazioni possono concretamente incidere nella legislazione della comunità.

Il regolamento che descrive il funzionamento della ICE è stato approvato il 16 febbraio del 2011 e consente ad un milione di cittadini di almeno un quarto degli stati componenti la UE di invitare la Commissione Europea a proporre atti legislativi. Il comitato che avvia l’iniziativa deve essere formato da almeno sette cittadini della UE residenti in almeno sette diversi stati, il gruppo ha un anno a disposizione per raccogliere le dichiarazioni di sostegno. Lo strumento legislativo di cui si parla sarà concretamente operativo a partire dall’aprile 2012.

L’incontro è stato presieduto da Lucio Levi, presidente nazionale del Movimento Federalista Europeo e dal presidente della sezione Mfe di Roma, Paolo Ponzano. Il Responsabile Immigrazione della Cgil, Pietro Soldini, ha proposto la ratifica della Convenzione dell’Onu sui diritti dei migranti, in modo da arrivare ad una politica europea unica in materia di immigrazione, unitamente alla concessione della cittadinanza di residenza a chiunque viva in uno stato componente la UE per un lungo periodo.

Beppe Allegri, per il Basic Income Network, ha presentato la proposta dell’introduzione del reddito minimo, una disposizione assente solo in Italia ed in Grecia per quanto riguarda la UE. Da Sinistra e Libertà è venuto il contributo di Sergio Bellucci (comitato scientifico SEL) al dibattito, sul superamento degli eserciti nazionali attraverso un unico esercito europeo con conseguente riduzione delle spese militari oggi enormi. Si tratta di tutte questioni che andrebbero ormai inquadrate nel contesto continentale.

Aldo Ciummo

 

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Cgil difende l’Italia da una crisi voluta dalle destre

I lavoratori difendono il paese oggi come sessantasei anni fa, l’Italia rischia di diventare un fardello aggiuntivo per la UE al termine di una crisi che è sinonimo di neoliberismo

di  Aldo Ciummo

La soluzione individuata dalla politica mondiale alla crisi è stata da una parte chiudere la stalla quando i buoi erano scappati, imponendo finalmente qualche regola ai soggetti privati che avevano determinato la crisi fornendo libertà illimitata di speculazione attraverso strumenti finanziari di cui non si erano valutati i rischi, dall’altra accollare i costi dei fallimenti delle politiche neoliberiste a chi ne aveva già pagato i danni: le fasce povere delle nazioni più colpite dalla crisi (l’ulteriore redistribuzione del reddito verso le parti della popolazione che concentrano la stragrande maggioranza delle risorse e delle opportunità nelle proprie disponibilità viene chiamata così), le fasce in difficoltà e l’ex ceto medio ormai al fianco di queste.

In Italia le decisioni prese a seguito delle difficoltà delle borse assomigliano più che a contromisure a una prosecuzione in salsa italiana (priva di parvenze o accenni di richiesta di sacrifici a soggetti pubblici e privati che aggravano con le proprie scarse capacità gli effetti degli eventi) delle politiche avviate negli anni ’80 dalle destre mondiali ed estremizzate negli anni ’90, con una ulteriore sottrazione di partecipazione ottenuta con le stagioni militari del 2001-3, le cui spese continuano a pieno regime oggi.

Questa manovra è stata imposta al paese in virtù di una maggioranza di deputati non eletti direttamente ma nominati, da liste la cui composizione rispecchia una piccola parte del panorama sociale italiano, perchè i costi elettorali in epoca di campagne televisive e di abdicazione delle forze politiche organizzate rispetto al proprio ruolo crea una situazione di notabilato che stride con una costituzione che è sulla carta un modello e che è stata conquistata a caro prezzo e conservata con sforzi non trascurabili (nel 1959, nel 1968, durante gli anni settanta e attraverso sacrifici non indifferenti di lavoratori e sindacati fino ad oggi).

Anche stendendo un velo pietoso su confronti con aree dell’Europa che si trovano in condizioni migliori non per grazia ricevuta ma per scelte oculate (valga per tutte la Germania che taglia molto ma investe sull’ istruzione, non è casuale che poi la sua industria cresca proprio nei settori a più alto valore aggiunto e tasso di conoscenza), le lezioni degli economisti, in gran parte appartenenti a fasce della popolazione meno colpiti dalla crisi, non possono nascondere il fatto che l’aumento della disoccupazione è un fatto fortemente recessivo e decisamente favorito dagli aumenti dell’età pensionabili prima e adesso da leggi incostituzionali che reintroducono surrettiziamente l’indebolimento dell’articolo 18, un chiodo fisso del Centrodestra italiano che era stato sonoramente bocciato da un referendum apposito.

Indebolire lo Statuto dei Lavoratori con l’introduzione del principio della deroga contenuto nell’articolo 8 della manovra voluta dal Governo mira chiaramente all’indebolimento di una categoria, rappresentata dai sindacati e soprattutto dal sindacato che più concretamente è stato vicino a coloro che lavorano effettivamente, la Cgil. Questa categoria è una sorta di roccia che con l’appoggio di altri gruppi come gli studenti permette alla costituzione italiana di non franare, in una Italia dove la solidarietà sociale è destrutturata dalle enormi difficoltà (determinate dalle politiche economiche) che colpiscono immigrati, precari, giovani e che rendono tuttora poco coordinate le iniziative pur importanti che tutti questi diversi soggetti pongono in atto per difendere il proprio futuro ed il proprio paese.

Laddove le differenti realtà sane della società hanno trovato, come a Milano nella campagna per Pisapia, un punto di incontro per abbattere questo tipo di destra particolarmente virulento nei confronti dei valori costruiti nella storia dell’Italia democratica e delle condizioni di democrazia sostanziale che necessariamente a questi si accompagnano, è stato possibile avviare percorsi di ricostruzione del tessuto sociale o almeno delle regole essenziali che lo sottraggono alla creazione di situazioni monopoliste che portano al declino economico ed alla regressione civile. Qualsiasi itinerario tracciato per fuoriuscire dalla stretta dei settori oggi più aggressivi nei confronti dei più deboli e di ogni straccio di regola che resiste per tutelarli però non può fare a meno dell’appoggio alla categoria dei lavoratori, quella che organizzandosi nei sindacati ha più contribuito a costruire l’Italia così come la conosciamo e come è stata capace di proiettarsi in una Europa della solidarietà e della conoscenza, un progetto che si incrinerebbe se si permette che il paese venga consegnato definitamente alla morsa di monopoli interni e speculazioni globali.

L’ Europa chiede garanzie per i migranti stagionali impiegati illegalmente

 

La delegazione della Commissione Libertà Civili, Giustizia ed Affari Interni del Parlamento Europeo sarà a Rosarno dal 15 al 17 febbraio.
 
 
di Aldo Ciummo
 
 
A Rosarno il 7 ed 8 gennaio la befana ha portato soltanto carbone, il residuo scuro delle garanzie democratiche. Garantite soltanto a chi è nato in Italia, concesse a malapena a chi, pur avendo conquinstato un permesso di lavoro, rimane nel limbo del lavoro sottopagato nei campi. Per altri, quelli arrivati sulle nostre coste “clandestinamente”, il riconoscimento del diritto all’esistenza è del tutto assente.  Ed il 7 gennaio ha portato alla luce anche “il carbone” dell’Europa, che deve fare i conti con i confini sui quali si gioc la scommessa di diventare una patria di diritti aperta al mondo, piuttosto che una fortezza dove si consuma una messinscena identitaria.
 
Per questo acquista una rilevanza particolare la prossima visita a Rosarno della commissione per le Libertà Civili, Giustizia ed Affari Interni (LIBE) del Parlamento Europeo, presieduta da Fernando Lopez Aguilar e composta da undici deputati europei, tra i quali gli italiani Salvatore Iacolino (vice presidente della commissione LIBE), Roberta Angelilli (vice presidente del Parlamento Europeo), Mario Borghezio, Clemente Mastella e Gianni Vattimo.
 
L’assemblea elettiva della comunità sta effettuando una revisione delle norme comunitarie in materia di immigrazione e di lavoro e chiede maggiori garanzie per i lavoratori migranti stagionali provenienti da paesi terzi ed impiegati illegalmente negli stati europei.
 
La delegazione per prima cosa incontrerà le autorità regionali di Reggio Calabria, il Presidente della regione Agazio Loiero, il prefetto Luigi Varratta ed il questore Carmelo Casabona, mentre martedì 16 febbraio si terrà una riunione con le autorità locali di Rosarno, in presenza anche del commissario straordinario per il comune di Rosarno, Domenico Bagnato.
 
Successivamente si svolgeranno due sessioni, una per consentire il confronto con i rappresentanti delle organizzazioni sindacali (CGIL, Sergio Genco, Cisl, Paolo Tramonti, UIL, Roberto Castagna) e delle associazioni agricole (CIA, Giuseppe Mangone, Confagricoltori Nicola Cilento, Coldiretti Pietro Molinaro); un altro incontro invece con i rappresentanti delle associazioni Caritas e Croce Rossa e delle ONG (LIBERA, Don Pino De Masi, ARCI, Filippo Miraglia, MSF, Rolando Magnano) che lavorano nell’assistenza agli immigrati e nella lotta alla criminalità organizzata in questa area.
 
Mercoledì 17 febbraio la delegazione si sposterà a Roma, dove incontrerà il commissario straordinario della Croce Rossa Italiana Francesco Rocca e del vice capo Missione Italia di Medici senza Frontiere, Rolando Magnano e parteciperà all’incontro con il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Chiuderà i lavori l’incontro con il procuratore anti-mafia Pietro Grasso.

IN ITALIA|4 aprile: il corteo e le speranze dei lavoratori

di Simone Di Stefano

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Si rivede Veltroni in piazza. Marrazzo, Morassut: Pd unito a sostegno della Cgil

Il fischio unanime di migliaia di persone in sciopero, precari e lavoratori in cassa integrazione, studenti, pensionati o immigrati clandestini. Folte schiere di bandiere rosse al vento disposte in file ordinate per le vie di Roma. Questa oggi è stata la sveglia per i romani. L’Italia dei metalmeccanici, dei call center, dei giovani senza futuro ma anche l’Italia di tante famiglie che non riescono più ad arrivare a fine mese, oggi ha mandato un segnale forte al governo Berlusconi. Questa volta la maggioranza non potrà nascondersi dietro la solita filastrocca «era solo un’esigua minoranza a manifestare». 2,7 milioni di persone sono tanti, sono praticamente più degli stessi residenti a Roma.

La «scampagnata», come poi la definirà il ministro Brunetta, in realtà sono quasi tre milioni di manifestanti arrivati nella città eterna fin dalla sera di venerdi. Alcuni dopo aver attraversato l’intero stivale, dalle Alpi fino al profondo sud e le isole. C’è chi racconta per telefono l’esperienza del Freccia Rossa, il nuovissimo diretto Roma-Milano, chi non potendosi permettere altro si è dovuto sorbire il ventaglio di stazioni dell’intera tratta tirrenica, testando sulla propria pelle il servizio di Trenitalia.

I cortei partono quasi tutti contemporaneamente. Abbiamo seguito quello di Piazza della Repubblica, dove si è rivisto il volto di un ritrovato Walter Veltroni. «Sindaco», lo chiama ancora qualcuno. Dall’altra parte del cordone di protezione alla testa del corteo gli fanno eco due signore che lo invitano gentilmente a togliersi di mezzo. Il dazio da pagare per essere stato a capo dell’opposizione nei giorni caldi di trattative con Berlusconi e dello strappo con le altre sigle sindacali. «Pensavo di stare peggio psicologicamente e invece me la sto cavando», confida l’ex leader del Pd a un amico. Poco dopo gli si affianca anche il segretario del Pd del Lazio, Roberto Morassut. L’ex assessore all’urbanistica capitolino parla del futuro del suo partito, dei rapporti con il Pse in vista delle prossime europee. «L’identità del Pd è impiantata nel mondo del lavoro», risponde ai cronisti, a sottolineare ancora di più, se ce ne fosse stato bisogno, l’appoggio dei democratici alla manifestazione e ai suoi intenti.

Presenti gran parte dei vertici sindacali di base. Valeria Fedeli (Filtea Cgil), Domenico Pantaleo (Flc Cgil), Carlo Podda (Funzione Pubblica), due terzi del Sindacato Pensionati d’Italia, Raffaele Minelli (Inca Cgil), Fulvio Fammoni (Cgil). Ottimista la segretaria confederale Cgil, Morena Piccinini che auspica «un ritorno all’unità dei sindacati, anche se l’assenza di Cisl e Uil è una bella occasione mancata per mandare un messaggio al governo. Quando c’è divisione non vince nessuno, neanche il governo». Il responsabile dell’ufficio economico Fiom, Gianni Ferrante, non si tira indietro e ammette di non essere molto ottimista: «Non si può avere sviluppo se si tiene fuori un’organizzazione nazionale come la Cgil. Noi rivendichiamo una posizione che è quella di milioni di italiani, non confrontarsi è un errore. Se oggi siamo in piazza è anche a causa della pressione che il governo ha esercitato perché si arrivasse alla divisione. Ma questa prospettiva non può durare. La situazione economica non ci aiuta, per questo non sono ottimista, ma prenderne atto può contribuire a provare tutte le misure».

Misure che però Berlusconi non ha preso, o meglio non ha voluto prendere. «4 milardi di euro di aiuti dello stato non sono sufficienti», griderà un paio d’ore dopo Epifani dal palco gremito di politici del Circo Massimo. Oltre a Veltroni ci sono, in ordine sparso Ferrero, Orlando, Vendola, Bertinotti, Franceschini, D’Alema., Di Pietro, Marrazzo. Due battute con il Governatore del Lazio confermano la speranza per il Pd di poter rivedere unito il fronte dei lavoratori perché «questo è un protagonismo che va assolutamente colto. Per non subire ulteriori processi di cambiamento – ripete Marrazzo -. Bisogna lavorare sempre per l’unità sindacale, che è un valore aggiunto». Poi il Circo Massimo dipinto di rosso, le bandiere di Cgil e Rifondazione, Bella Ciao, il precario di Pomigliano d’Arco, la precaria della scuola, la giovane dell’Onda, la struggente lettera al papà di Favino. E tanti giovani di colore provenienti da tutte le parti d’Italia per rivendicare quei diritti che l’attuale esecutivo sta via via declassificando a sottili e inutili rifiniture di un progetto effimero. Storie ma poi neanche troppo visto che sono reali. Come quella del ganese Walter Joseph, indignato per la legge sui medici spia. Dal palco parla anche una delegazione di medici che non appena sarà passato il decreto diverranno a tutti gli effetti dei «fuorilegge». Sono i tanti, per fortuna, ancora rimasti fedeli al giuramento di Ippocrate.

«Il sole che verrà dipenderà da quello che avranno fatto coloro che oggi faranno in modo di averlo messo in sicurezza». Epifani ricorda le parole messe in musica da Shel Shapiro ma poi, quando nomina l’innominabile, i fischi e i «bu» si sprecano, più degli applausi guadagnati dai 4 punti proposti dalla Cgil per mettere su un ipotetico tavolo di trattative. Quello che presumibilmente resterà appannaggio di una “retrodatata” utopia proletaria. Dicono gli altri…

Le foto della manifestazione e il corteo partito da Piazza della Repubblica

Foto di Simone Di Stefano

Politica e Sindacati|Cgil-4 aprile. Nel Pd si dividono

Simone Di Stefano/Dazebao. L’informazione on line

Interesse dei sindacati alle mosse del Partito Democratico. Franceschini si astiene. Lotta nel Pd romano

La manifestazione del 4 aprile, come era prevedibile ha aperto polemiche tra i sindacati e in particola modo all’interno del Partito Democratico. E così, mentre la Cgil fa leva sugli oltre 3 milioni di lavoratori  che, al referendum sull’accordo separato del modello contrattuale firmato da Cisl e Uil con il governo il 22 gennaio scorso, hanno dato in modo plebiscitario parere negativo, queste ultime  guardano con grande interesse al Pd e alle posizioni assunte dai suoi componenti in vista della grande manifestazione di sabato prossimo a Roma.

Chi manifesta è contro Cisl e Uil, o almeno questo è quello che le due confederazioni vorrebbero far credere. Dario Franceschini fino ad oggi non ha mostrato segni di cedimento ne dall’uno ne dall’altro lato. Anzi, sembra che nelle ultime ore il segretario del Pd preferisca competere con i deliri di onnipotenza di Berlusconi sull’età e la propria candidatura alle prossime elezioni europee, piuttosto che sobbarcarsi l’onere di scegliere da che parte stare fra i tre contendenti. Ancor più tesa sembra essere la situazione del Pd nel Lazio. In una nota diffusa oggi il consigliere regionale della Lista di Marrazzo, Luigi Canali, ha definito, senza fare nomi, la scelta di scendere in piazza una «miopia elettoralistica». «Come uomo delle istituzioni, consigliere della regione Lazio e presidente di una commissione permanente del consiglio regionale – recita il comunicato – provo grande imbarazzo nel vedere l’entusiastica quanto frettolosa e acritica adesione di tanti amministratori locali alla manifestazione indetta dalla Cgil per sabato prossimo».

Secondo Canali «il ruolo dei pubblici amministratori quali rappresentanti degli interessi di tutti e non di parte», invitando i membri istituzionali a «legiferare ed agire senza dover necessariamente scendere in piazza a manifestare». Sentendosi chiamati indirettamente in causa non si sono fatte attendere le repliche. Il consigliere regionale, Enzo Foschi, predica la calma e definisce la sua presenza alla protesta «né acritica né inconsapevole, ma ponderata, come quella di tanti altri amministratori locali». A sostegno di Foschi anche il consigliere della Provincia di Roma, Marco Miccoli, che aggiunge: «Stare in piazza è una libera scelta –  c’è chi ci sarà e chi no. Tutti auspichiamo che presto si torni a trovare un’unità d’azione tra i sindacati, perché l’unità è un valore importante».  «Noi saremo in piazza, piaccia o non piaccia – concludono i consiglieri – perché riteniamo che ricoprire il ruolo di amministratore significhi prima di tutto scegliere, esporsi. Il male della politica e del centrosinistra è stato anche non averlo fatto per troppo tempo e ora è decisamente il momento di tornare a farlo». E a sostegno della Cgil sabato al Circo Massimo ci  saranno in piazza anche i Socialisti, come ha spiegato l’esponente della segreteria nazionale del partito, Lanfranco Turci, già presidente dell’Emilia Romagna a cavallo a cavallo degli anni ’70 e ’80. «Saremo in piazza – ha osservato l’esponente socialista – non per schierarci con un sindacato contro altri, ma anzi per sottolineare l’esigenza della ripresa del confronto fra i sindacati, dalla cui divisione  può solo scaturire un indebolimento della causa dell’equità e della giustizia sociale».

Simone Di Stefano/Dazebao. L’informazione on line

ROMA|Ridateci le nostre giostre: in piazza gli operatori del Luneur

Nella contesa tra la Eur spa e la Luppro a pagare sono i lavoratori del parco giochi, chiuso dallo scorso 19 aprile

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 20-06-2008

Riaprire le 150 attrazioni del Luneur, ferme dallo scorso 19 aprile. Lo hanno chiesto ieri a gran voce i circa sessanta operatori dello storico parco giochi romano dopo aver invaso, con striscioni e bandiere, Piazza di Madonna di Loreto. La richiesta: sollecitare l’apertura di un tavolo di trattativa tra il Comune e gli altri enti locali con lo scopo di favorire la riapertura del parco divertimenti della capitale. In totale sono circa 90 gli esercenti del parco, ai quali vanno aggiunti 40 operatori addetti al funzionamento delle macchine.

A causare la chiusura un contenzioso tra le due società, Eur Spa e Luppro. «La Luppro dice che la Eur Spa gli deve dei soldi, la Eur Spa fa altrettanto, ma a pagare sono solo le famiglie dei lavoratori – dice Fabio Scurpa, segretario della Slc Cgil – chiediamo un incontro con il Comune per sbloccare questa situazione». Inoltre la consapevolezza di un progetto di investimento annunciato dalla Cinecittà Entertainment, vincitrice del nuovo bando di gestione del parco, bloccato finché non si sblocca la lite tra le parti in causa. Fabio Scurpa chiede «che almeno si riaprano le giostre per dare respiro ai lavoratori».

I lavoratori lamentano inoltre la recente cattiva gestione dei prezzi, con l’imposizione di una tariffa di ingresso inizialmente di 22 euro, poi ridotta a seguito di una scesa degli introiti: «E’ stata un’operazione fallimentare. L’Eur è un punto di ritrovo con tempi di permanenza brevi e in cui si spende meno di quella cifra», lamenta Aldo Galeazzi, rappresentante del Calpez. L’appoggio agli operatori in protesta è arrivato dai consiglieri Regionale e Comunale del Pd, enzo Foschi e Monica Cirinnà, confidando di arrivare a risolvere il problema al più presto. Foschi in particolare ha chiesto l’apertura di un tavolo interistituzionale «a cui siedano Comune, Regione, Provincia, i lavoratori e le società proprietarie del Luneur per giungere alla riapertura del parco giochi».

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 20-06-2008