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Europa ed Australia, crescono i legami economici

Per l’Italia il 2014 si è aperto con l’avvio di diverse iniziative in comune con il paese del Pacifico

 

 

Si moltiplicano le occasioni di cooperazione economica tra Europa ed Australia e l’Italia ha visto aprirsi varie opportunità di sviluppo nell’area dell’Asia-Pacifico tra 2013 e 2014. Quest’anno David Ritchie è passato a rappresentare l’Australia in Germania, mentre Doug Trappett è diventato il responsabile in Italia. Mentre Ritchie avrà a Berlino competenze che comprenderanno anche i rapporti con la Svizzera, Trappett ora sta aggiungendo la significativa esperienza in Italia ad impegni svolti in paesi emergenti, come gli Emirati Arabi.

L’Italia è stata al centro dell’attenzione australiana nel 2013, quando il portavoce laburista Anthony Albanese ha visitato il governo italiano, anticipando i temi del G20 che sarà presieduto da Canberra nel 2014. All’Australia spetterà l’allestimento di appuntamenti come il Business 20, con la prospettiva di avanzare proposte sull’incoraggiamento della crescita socioeconomica globale negli anni futuri.

L’autunno scorso si sono svolti in tutta Italia eventi finalizzati a diffondere la cultura del paese del Pacifico, come l’iniziativa della società Grande Exhibitions – attiva nella creazione di esposizioni caratterizzate da un rilevante investimento nella tecnologia – appuntamento che ha attraversato Milano, Roma, Venezia, Assisi.

Inoltre l’allora ambasciatore è intervenuto all’Università Ca’ Foscari sul tema dell’Asia-Pacifico e delle relazioni tra Italia ed Australia: con la partecipazione del rettore Carlo Carraro, di Rolf Petri (direttore della School of International Relations) di Alide Cagidemetrio (vice rettore per le relazioni internazionali) e del vice direttore della School for International Relations, Antonio Trampus, a partire da aprile del 2013 è stato siglato un memorandum di intesa tra l’Università Ca’ Foscari e la Sydney University of Technology.

Anche nel campo della cultura si guarda all’identità di questo paese ed ai suoi legami con il Mediterraneo, se già alla fine del 2013 il coro della Brighton Secondary School si è esibito a Pesaro e Roma, protagoniste saranno anche le arti visive: Fiona Hall, con le installazioni e l’architettura rappresenterà l’Australia alla Biennale di Venezia del 2015, con una attenzione particolare all’ecologia nell’epoca della globalizzazione.

Non manca la comunità scientifica, il programma di ricerca italiano in Antartide, battezzato “Auspicio” il cui finanziamento ha avuto il via libera a novembre, si basa su una collaborazione con il Bureau of Meteorology del governo australiano e riguarderà lo studio dell’alta atmosfera e delle sue le condizioni attuali.

Ma in questo periodo la collaborazione internazionale attira soprattutto l’interesse degli operatori economici: si è fatto notare il successo di Salini Impregilo nel vincere una commessa a Sidney per la progrettazione e la costruzione del ponte “Skytrain”, un tassello fondamentale della nuova North West Rail Link, importante opera ferroviaria di collegamento, dal valore di circa duecentoventi milioni di euro. L’assegnazione ha portato alla ufficializzazione dell’incarico il 18 dicembre dell’anno da poco conclusosi.

Aldo Ciummo

 

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Australia: governo nelle mani degli indipendenti

 Dopo giorni di operazioni di scrutinio è chiaro che la formazione di un esecutivo dipenderà dagli indipendenti mentre i due maggiori contendenti sono alla pari

 

 

Con il sorpasso dei Conservatori (The Coalition, ossia i Liberal Nationals) sui Laburisti a Brisbane, la capitale del Queensland (stato nordorientale della federazione) Teresa Gambaro ha portato a 72 il numero dei Liberal Nationals alla Camera dei Rappresentanti, pareggiando con i Laburisti della premier in carica, Julia Gillard. In teoria i Conservatori arrivano a 73 deputati con Tony Crook, eletto nell’Australia Occidentale, ma considerato indipendente e che non recede da una lunga lista di richieste in favore delle aree rurali dell’Australia Occidentale.

In pratica, anche i laburisti arrivano a 73 con l’appoggio dei Verdi di Adam Bandt, che hanno raggiunto quote superiori al dieci per cento dei voti (il sistema australiano di voto non è proporzionale, ma dominato da una serie di circoscrizioni che si potrebbero definire uninominali e che hanno come obiettivo la garanzia di territori molto diversi e distanti di poter essere rappresentati). Per governare comunque ci vogliono 76 deputati, gli indipendenti in questa storia elettorale hanno raggiunto un peso fantascientifico per l’esperienza politica australiana.

Degli indipendenti, che in questi giorni si sono mossi come un nuovo partito nella consapevolezza di detenere uniti un potere di negoziazione senza precedenti, Andrew Wilkie, che viene dalla Tasmania, è un ambientalista spostatosi successivamente verso il centro, Rob Oakeshott ha lanciato la proposta più inaudita per la tradizione australiana ipotizzando un governo di grossa coalizione, mentre Tony Windsor ha messo al centro la stabilità del sistema politico australiano. Nonostante le differenze, questi eletti hanno cominciato a prendere iniziative comuni, come la richiesta di trasparenza riguardo alle spese dello stato.

Bob Katter, rappresentante degli agricoltori del nord del Queensland, si è dimostrato finora il più riottoso, dichiarando nonostante la sua distanza culturale dai Laburisti, che i Conservatori non hanno fatto nulla di buono per l’interno dell’Australia. In possesso di un peso decisivo nella attuale situazione nazionale, Katter ha continuato ad esprimersi su una base locale. Il pezzo del Queensland che ha votato per Katter è politicamente ambivalente, storicamente popolato da lavoratori ed elettoralmente situato in un’ala destra del Labor che negli anni settanta ed ottanta si staccò dall’ALP e si unì ai Conservatori sotto il padre di Katter. Nell’attuale geografia politica nazionale queste peculiarità dei territori assumono peso, perchè ogni singolo deputato è necessario per arrivare alla governabilità.

La campagna elettorale è stata caratterizzata da una efficace comunicazione da parte di Julia Gillard, che però ha scontato le divisioni nell’ ALP ( Australian Labor Party) che avevano portato alla sua nomina a premier, in sostituzione di Kevin Rudd. I Laburisti hanno affrontato anche un crescente distacco dell’elettorato del Nuovo Galles del Sud (nel sudest dell’Australia, lo stato della metropoli Sidney) nei confronti del partito a livello nazionale. Il leader dei Conservatori, Tony Abbott, largamente sottovalutato dai critici del campo opposto, è riuscito ad erodere molto del vantaggio acquisito dall’ALP conducendo una propaganda focalizzata sulle divisioni e quindi sulla presunta inaffidabilità degli avversari.

Aldo Ciummo

Kevin Rudd: “l’Australia non è un paese razzista”

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Il dibattito sugli scontri tra culture e sulle difficoltà di integrazione è salito alla ribalta questa settimana in Australia, a seguito di eventi criminosi

 

 

Alcuni incidenti xenofobi, registratisi nelle principali città australiane negli ultimi mesi, hanno creato un clima di diffidenza in alcune comunità, fino a portare ieri molti tra gli indiani che vivono lì ad ipotizzare una matrice razzista nel caso di un omicidio di cui non è stata accertata la ragione (la vittima era uno studente e lavoratore proveniente dall’India).

La dinamica del brutale omicidio, condotto dando fuoco alla vittima, e l’uccisione pochi giorni fa di uno studente indiano anche lui, accoltellato, hanno diffuso più che inquietudine.

Non sono emersi però, secondo quanto rilevato dagli inquirenti, segni di matrice razzista e Kevin Rudd, primo ministro australiano, ha rigettato pubblicamente l’immagine di un paese che non accetta gli stranieri diffusa da alcuni.

L’Australia difatti è una nazione nata dall’immigrazione, rientra negli altissimi standard di apertura alle culture di recente arrivo tipici del mondo anglosassone ed è uno degli stati che fa di più per favorire l’integrazione dei nuovi cittadini attraverso l’istruzione ( assieme all’ U.K ).

La società australiana sta cambiando rapidamente, anche con l’insediamento di tanti cittadini asiatici ed è vero che si registrano gravi casi di intolleranza da parte di alcuni settori della società. Ma la stragrande maggioranza della popolazione si distingue per attivismo in favore di un equilibrio multiculturale.

Tim Watts, consulente del governo di Canberra e della compagnia di comunicazione Telco, ha messo in piedi un gruppo antirazzista nel suo paese e riecheggiando quanto detto da Kevin Rudd ha affermato che l’Australia non è un paese intollerante, tutt’altro, e che proprio per questo è opportuno preservare l’eccezionale tradizione di ospitalità e di comprensione da parte della comunità australiana, alimentando, anche per il futuro le condizioni che permettono lo scambio culturale e l’integrazione.

Watts però solleva un problema che non è soltanto del suo paese, sottolineando che la legislazione a volte è equivoca nel permettere a minoranze intolleranti ed anche a esponenti istituzionali di alimentare invece gli ostacoli verso gruppi di persone in via di inserimento nella comunità, e soprattutto che le istituzioni da sole non bastano ed occorre far lavorare la cultura, processo molto più lento dei grandi cambiamenti globali che sollevano disagi e paure.

Il consulente passato all’attivismo in favore dei diritti è uno dei tanti esempi delle naturali tendenze all’integrazione da parte della maggioritaria società australiana, in linea con la tradizione liberale di questo paese e delle società culturalmente affini .

Aldo Ciummo