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Anno di cultura a Copenaghen

 

Il 2010 si è aperto con un programma fitto di eventi dedicati allo spettacolo ed alle arti nella capitale danese, ancora molte interessanti iniziative sono previste per aprile e per maggio

La Danimarca ha aperto il 2010 con un ricco programma di avvenimenti rivolti ai visitatori, ma soprattutto ai cittadini europei ed alla popolazione residente: dal 15 al 25 aprile ci sarà il Copenaghen’s new Film Festival, nell’ambito del quale verranno proiettate pellicole inedite in Danimarca e provenienti da Asia, Sudamerica, Europa e Medio Oriente e con equilibrio tra esordienti e presenze prestigiose.

Da considerare iniziativa culturale, nel senso più ampio del termine nel senso di cultura materiale visto il ruolo che occupa nel paese, è anche il Festival Europeo della Birra, che ci sarà il 6, 7, 8 maggio, la produzione danese è variegata e la manifestazione comprenderà 1000 tipi di birre provenienti da 200 stabilimenti in Europa, Usa e Canada.

Anche artigianato e design troveranno posto all’inizio di maggio, dal 6 al 9, una trentina di istituzioni culturali, aziende ed organizzazioni porteranno a conoscenza del pubblico vari aspetti dell’architettura odierna a Copenaghen.

Sempre a maggio, dal 21 al 23, avrà luogo il Carnevale di Copenaghen, tre giorni di musica, spettacoli ed eventi. L’iniziativa sarà accompagnata da quattro serie di concerti. Il momento centrale della festa sarà la parata notturna al parco Faelledparken.

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La Finlandia a favore di un rapporto equilibrato con l’ambiente

 

Uno dei punti di forza della politica ambientale finlandese è la promozione di tecnologie avanzate su tutto il territorio, nel massimo rispetto dell'ambiente naturale, in linea con le politiche verdi dei paesi scandinavi ed a rafforzamento delle richieste europee di un accordo ambizioso che punti alla soluzione dei problemi climatici

Nell’incontro che si è tenuto all’ambasciata del Canada di Roma il 19 novembre buona parte della giornata è stata dedicata alla cultura finlandese ed ai suoi legami con la natura della regione, una delle più belle e fredde aree del continente

 

L’ambasciatore finlandese a Roma, Pauli Makela, nel corso dell’incontro dedicato all’Artico che si è tenuto all’ambasciata canadese ha ricordato l’impegno del governo di Helsinki per la tutela di tutte le popolazioni presenti nell’area del Polo Nord. Makela ha sottolineato il fatto che gli stati scandinavi hanno riconosciuto l’identità dei Sami e che stanno lavorando anche per la conservazione dell’ambiente naturale della zona.

La Finlandia negli ultimi anni ha accelerato le iniziative per uno sviluppo economico sostenibile, portando anche nei progetti ad alto tasso di conoscenza e di tecnologia l’utilizzo delle energie pulite e la consapevolezza della necessità di una crescita equilibrata. Questa politica nel grande nord del nostro continente assume un valore particolare, perchè si tratta di regioni particolarmente fragili dal punto di vista dell’ecosistema e importanti per l’equilibrio climatico di tutto il pianeta.

Durante la giornata è stato proiettato il film “people of the ice”, dedicato agli Inuit e che attraverso le parole di Sheila Watts-Cloutier, presidente dell’Inuit Circumpolar Conference dà voce all’esigenza dei gruppi autoctoni di affrontare i cambiamenti salvaguardando le tradizioni. Un altro spunto di riflessione proiettato è stato Henna’s Song (Henna Leu’dd), pellicola che attraverso la storia di una ragazza Sami porta a conoscenza del pubblico una lingua e delle sonorità che rischiano la scomparsa.

Il ministro di Sagajoga invece è una commedia di Paul-Anders Simma che nel contesto tragico della Seconda Guerra Mondiale racconta la storia di un ricercato che conquista la fiducia di un villaggio e riesce effettivamente ad aiutare gli abitanti. Al di là degli effetti comici e della cornice storica, la commedia traccia un reale ritratto di un paese che ha superato i conflitti con spirito favorevole alla maggiore integrazione possibile e dipinge le vicende di una popolazione abituata a vivere positivamente il rapporto con l’ambiente naturale circostante senza devastarlo.

Aldo Ciummo

Il Canada appoggia l’impegno ecologico scandinavo

La Presidenza Svedese della Ue si caratterizza per il suo sforzo in direzione di politiche economiche ecosostenibili. Danimarca, Finlandia e Norvegia ne condividono la storia di valorizzazione ecocompatibile delle risorse naturali.

 

L’ambasciatore canadese James Fox, nel corso di un incontro sull’Artico che ha avuto luogo a Roma il 19 novembre, ha espresso l’appoggio del Canada a strategie di lungo periodo a tutela del Polo Nord. Con questa breve cronaca dell’incontro introduciamo una serie di brevi articoli sulle questioni aperte e sul ruolo dei singoli paesi nordici, specialmente europei

Nella Unione Europea la Svezia, la Danimarca, la Finlandia e, nello spazio dell’European Free Trade Agreement, la Norvegia, promuovono politiche di sviluppo compatibile con le esigenze dell’ambiente nell’area dell’Artico. La regione del Polo Nord è al centro di un crescente interesse, non soltanto in Italia, a causa dei cambiamenti (peraltro molto problematici per più di un aspetto) indotti dalle trasformazioni del clima in questi ultimi decenni. Lo scioglimento dei ghiacci rappresenta una incognita per molti abitanti della zona (e del pianeta) ma anche una possibilità di accresciuti traffici e attività economiche, opportunità che come si intuisce facilmente hanno un rovescio molto difficile dal punto di vista della sostenibilità. Ed i paesi che si affacciano sulla regione ovviamente non sfuggono alla ricerca della valorizzazione economica delle risorse.

Nel corso di un incontro che si è svolto la scorsa settimana presso l’ambasciata del Canada a Roma, i rappresentanti di Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia e del paese che ospitava l’iniziativa nella propria ambasciata (cioè il Canada) hanno voluto sottolineare il ruolo che la consapevolezza di sedere letteralmente sopra le risorse di cui si parla gioca per questi paesi. Molti mass media spesso mettono l’accento sulla corsa alle risorse, ma le nazioni nordiche sanno bene che la loro vita dipende dall’ambiente, molto ricco ma estremamente fragile, nel quale le loro culture si sono sviluppate.

L’ambasciatore del Canada, James Fox, ha ricordato che quest’anno la legge di bilancio del suo paese ha stanziato 350 milioni di euro per l’Artico, per promuovere la costruzione di infrastrutture, la ricerca scientifica, lo sviluppo delle fonti energetiche ed il commercio delle risorse ittiche. Altri fondi saranno destinati alla formazione, all’occupazione della popolazione locale, ai servizi sociali ed al sostegno ai popoli aborigeni, che nutrono una serie di preoccupazioni, fondate data l’esiguità numerica e la debolezza “politica” che ne deriva e di cui nei prossimi giorni si parlerà su queste pagine in un articolo specifico, così come verranno illustrati diversi aspetti (da quello ambientale a quello culturale) della questione dibattuta nell’incontro e approfondito l’impegno dei singoli paesi nella regione, in particolare di quelli europei.

Il dibattito della scorsa settimana a Villa Grazioli si è snodato in quattro tavoli dedicati ai seguenti argomenti: “La realtà artica – sviluppo economico e sociale delle comunità autoctone”, “Materie prime, sviluppo energetico e considerazioni geopolitiche”, “La realtà artica – Impatto e sfide del cambiamento climatico” , “Il Consiglio Artico – Un modello per la collaborazione internazionale nella Regione dell’Artico”.

Oltre agli ambasciatori delle nazioni interessate e ai rappresentanti delle popolazioni autoctone citati nell’articolo apparso il 20 novembre qui su Skapegoat, sono intervenuti molti esperti e specialisti come Dag Claes, Professore di Politiche Nazionali ed Economia presso l’Università di Oslo (Norvegia), Dante Casati (del dipartimento Affari Internazionali dell’ENI), Margaret Johansson (del Dipartimento di Fisica geografica ed analisi dell’ecosistema dell’Università di Lund, in Svezia), Giuseppe Cavarretta, Direttore del Dipartimento Terra ed Ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, il CNR italiano; Daniele Verga, inviato speciale per l’Artico del Ministero Affari Esteri e Francesco Eugenio Negro, il viaggiatore di lungo corso nell’area e medico.

Il dibattito ha toccato moltissimi argomenti e chiarito che in questa regione abbiamo molto di più del ghiaccio da proteggere, ragion per cui rimandiamo ad altre parti del servizio che appariranno su queste pagine ed in altri spazi web nelle prossime due settimane. Vi saranno proposti diversi spunti per inquadrare vari aspetti dell’ Artico, un articolo sui progetti ecocompatibili della Danimarca, uno sulle iniziative svedesi in favore dell’area, un pezzo sulle problematiche dei popoli autoctoni come i Sami e gli Gwich’in, opinioni e  politiche finlandesi per l’ambiente ed almeno due articoli sul ruolo della Norvegia nella regione. L’incombente vertice sul clima di Copenaghen rende il tema molto attuale.

Aldo Ciummo

AMBIENTE|La politica ambientale USA sprona l’occidente

Il solo programma solare riceverà un investimento di 117 milioni di dollari, cresce l’occupazione nel settore

Prosegue il programma della Casa Bianca in favore dell’energia geotermica e solare, 117,6 milioni verranno destinati dal Dipartimento dell’Energia per incentivare la diffusione del solare negli USA, ma Obama ha ricordato che le energie rinnovabili rappresentano tuttora meno del 3% del soddisfacimento del fabbisogno energico degli Stati Uniti. Alcuni paesi del nord europeo arrivano anche al 20%, ma il cambio di rotta dell’amministrazione  americana può avere effetti su tutto l’occidente. Un’altra frontiera che gli Stati Uniti stanno aprendo è quella delle centrali eoliche in alto mare, previste sulle coste nordorientali.

Le emissioni Usa restano al centro dell’attenzione, a dicembre a Copenaghen (capitale di una nazione con elevati standard ambientali, come alcuni dei paesi vicini) si svolgerà il vertice sul futuro ambientale del pianeta. Nel frattempo paesi vicini agli Usa come il Canada danno segni di adesione alla nuova politica americana, quasi due milioni e mezzo di dollari (bisogna considerare il minore peso demografico rispetto al paese confinante) perchè il governo guidato da Stephen Harper si è posto l’obiettivo di abbattere del 60% entro il 2050 le emissioni rispetto a tre anni fa (2006).

Lisa Reitt, ministro per le risorse naturali ad Ottawa, ha affermato che questi cambiamenti nella struttura dell’economia sono importanti anche per qualificare i professionisti che dovranno affrontare la società tra venti o trenta anni.

Aldo Ciummo

SPORT|Québec-Saint Malò. Soldini e tre amici in barca nell’oceano

Al via la regata senza scalo vinta nel ’96. Un equipaggio per il re dei viaggi solitari

MARINAI. Gli ultimi minuti di attesa prima della partenza hanno un sapore particolare specie se si è prossimi a una traversata come la Québec-Saint Malò, unica transatlantica in equipaggio senza scalo, dal Canada alla Francia che giunge quest’anno alla sua settima edizione. Una competizione attorno cui c’è tanta attesa per il fatto che si svolge ogni quattro anni, chiudendo la stagione. Sono 28, complessivamente, le barche che hanno preso il via ieri, alle ore 11 (le 17 in Italia), dal Porto Vecchio di Québec. Di queste ben 18 sono class 40 (12 e 28 metri), il resto sono trimarani e 50 piedi simili a quel “Misco” che nel 1992 si rovesciò alla terza edizione della traversata. A bordo dell’imbarcazione c’era il giovane Giovanni Soldini che quattro anni dopo, all’edizione successiva, si impose su tutti arrivando primo al porto di Saint Malò, in Francia.

Quest’anno Soldini partecipa con la Telecom Italia alla competizione per class 40. Famoso per le sue traversate in solitario, in questo caso condividerà la compagnia in barca con Franco Manzoli, all’esordio con il velista milanese, Marco Spertini e Tommaso Stella, rispettivamente Shore team ed equipaggio. Ultimi controlli, verifiche di rito, e poi sei tu e il mare. Era tranquillo Soldini, consapevole della bravura e dell’affiatamento di un equipaggio già rodato e affiatato, che ad aprile 2008 ha vinto nel “Grand Prix Petit Navire” di Douarnenez, in Francia. Soldini può inoltre approfittare di una stagione più che favorevole, che lo ha visto trionfare nelle ultime due transatlantiche a cui ha partecipato, la Transat Jacques Vabre, in coppia con Pietro D`Alì, a novembre 2007, e l’Artemis Transat (ex Ostar), in solitario a maggio 2008.

Ai nastri di partenza il più tranquillo era proprio lui: «Dopo aver attraversato l’Atlantico da solo e di bolina, non vedo l’ora di ripartire in equipaggio con vento in poppa. Ma non sarà comunque una passeggiata – ha poi proseguito Soldini – Il percorso è ricco di insidie e difficoltà». Una regata difficile dal punto di vista tattico, soprattutto nelle prime 400 miglia di navigazione, lungo il fiume San Lorenzo sulle cui sponde si sono assiepati migliaia di spettatori. Alla ridotta possibilità di manovra che offre questo tratto fluviale, vanno aggiunte le scarse condizioni di vento che hanno costretto gli equipaggi a continue manovre e cambi di direzione. Le insidie del San Lorenzo vengono dai fondali molto bassi, con forti correnti e tronchi alla deriva che rischiano di danneggiare gli scafi. Motivo per cui tutta la flotta dei class 40 ha deciso di girare a sud dell’isola di Orleans. I venti deboli che spirano da sud ovest lungo il canale non sono poi l’ideale per il Telecom Italia, che offre il meglio di se proprio in presenza di venti superiori ai 10 nodi.

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