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Europa nazione “insulare” o nazione di nazioni come il Regno Unito?

Nel corso dell’iniziativa “Transeuropa” che ha riunito a Roma questa settimana studiosi di diversa estrazione, un contributo interessante all’analisi è venuto dal Regno Unito
Con l’organizzazione delle Rappresentanze di Commissione Europea, Ambasciata Irlandese, Svedese, Finlandese, Danese, dell’UK e del British Council e di numerose altre ambasciate europee, oltre che dell’assessorato alle politiche culturali del comune di Roma si è svolto all’Ara Pacis di Roma il 3 e 4 marzoTranseuropa Express, un appuntamento in occasione del quale storici e studiosi di varia estrazione discutono sulla coesione culturale in Europa, ogni anno con un tema specifico al centro dell’agenda.

L’argomento scelto per questa edizione era “Storia ed identità: l’Europa degli intellettuali”, in sintesi il ruolo che in maniera analoga a quella giocata nella costruzione delle identità nazionali si richiede a chi si occupa di cultura nella nascita dell’Unione Europea che si avvia alla sua coesione politica, dopo il completamento del mercato interno.

Ad occuparsi in particolare dell’identità europea in base ad un confronto con quella del Regno Unito è stato Paul Torday, che dopo una carriera di business ha avviato una attività di scrittore. Con un suo testo e con l’intervento di questa settimana, Torday ha voluto sottolineare come il Regno Unito abbia già da lungo tempo alcune delle caratteristiche multinazionali che negli ultimi decenni sono diventate tipiche della nascente Unione Europea.

L’U.K è infatti una “nazione di nazioni”. Una affinità ulteriore con l’Europa è colta da Torday nelle nuove comunità di internet, spesso globali. “Dopo il successo di Waterloo si è sviluppata la famosa insularità inglese, ma dalla metà del 1900 l’impero è diventato parte della storia – ha detto Paul Torday ripercorrendo rapidamente la storia del R.U – gli scrittori indiani e americani in lingua inglese sono disponibili a tutti e anche per questo l’identità odierna di chi vive a Londra è più che mai risultato di spinte globali”.

Lo studioso britannico nota soprattutto il travasamento dell’identità inglese in una gran parte delle abitudini globali attraverso la lingua ed attraverso le nuove tecnologie, in parte anche con i social network, osservazioni che lo spingono ad affermare che “si vede forse più britannicità guardando il mondo nei media che per strada nelle città inglesi”.

Sicuramente l’esperienza sociale britannica, rimandandoci ad un’area politico culturale molto avanzata e che ha contribuito alla diffusione delle istituzioni democratiche e della cultura europea in gran parte del pianeta (ed anche dato molto all’Europa sia in termini di peso economico e di prestigio che di pressione per il miglioramento delle istituzioni democratiche dentro la stessa UE) costituisce un paragone valido per elaborare strategie in grado di evitare all’Unione Europea quel rifugio nella “insularità” di cui parla Torday e che l’Inghilterra si è lasciata alle spalle con un esempio di accoglienza che al di là dei dibattiti legittimi sul multiculturalismo prosegue verso una sempre maggiore integrazione: in questo senso sono leggibili anche i richiami odierni di Cameron ad un sostegno più forte al liberalismo tra i nuovi cittadini, che significa piena inclusione dei nuovi arrivati senza inculturazione nè creazione di segmenti isolati dalla società ma scambio culturale sulla base dell’accettazione dei princìpi della nazione di arrivo.

Aldo Ciummo

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All’ara Pacis dibattito sulle radici culturali dell’Europa

 

 Il 3 e 4 marzo al Lungotevere in Augusta studiosi di diversi paesi dell’Unione Europea discutono sul ruolo della cultura nella UE. L’evento è patrocinato dall’Ambasciata di Irlanda ed è stato promosso dalla Commissione Europea.

 Giovedì 3 marzo e venerdì 4 marzo è aperta al pubblico presso l’Ara Pacis (Lungotevere in Augusta) l’iniziativa “Transeuropa”, dedicata quest’anno al tema “L’Europa degli intellettuali”, organizzata dalla Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, dalla Casa delle Letterature e dall’Assessorato alle Politiche Culturali di Roma Capitale, con il patrocinio dell’Ambasciata d’Irlanda e la collaborazione delle ambasciate di Danimarca, Finlandia, Estonia, Francia, Lituania, Istituto Polacco, Ambasciata del Portogallo e Istituto Camoes, Ambasciata Britannica e British Council, Accademia di Romania, Istituto Slovacco, Ambasciata di Spagna e Istituto Cervantes, Ambasciata di Svezia, Ambasciata di Ungheria.

 L’argomento al centro del dibattito è “la cultura è una attività fondamentale per la formazione di una coscienza e di una storia condivise?”. Il programma delle due giornate prevede, nella mattinata di giovedì 3 marzo, a partire dalle 10.00 di mattina una sessione moderata da Arnaldo Colasanti e che vedrà intervenire lo storico della cultura spagnola Enrique De Rives, il critico e scrittore italiano Francesco Catalucci, il letterato irlandese Peter Murphy e la saggista e giornalista slovacca Michaela Jurovska: si parlerà di lingua e identità nazionale e del ruolo odierno dell’uomo di cultura, nel quadro di un progetto di Maria Ida Gaeta, Responsabile della Casa delle Letterature.

Nel pomeriggio di giovedì, a partire dalle 15.00, nella sessione moderata da Fabrizio Carbone, lo storico dell’architettura portoghese José Sarmento De Matos parlerà dei miti e della storia europei, seguiranno gli interventi di Marie Darriessecq (Francia), dell’estone Toomas Kiho, docente di scienze umane, di Uffe Ostergard (Danimarca) esperto di nazionalismi. Venerdì 4 marzo Giuliano Compagno modererà un dibattito che include tra i relatori Péter Sarkozy, professore di Lingua e Letteratura ungherese all’Università di Roma “La Sapienza”, Claudia Rusch (Germania), Liisa Suvikumpu che per la Finlandia come storica della cultura ripercorrerà il tema dell’identità degli artisti finlandesi e Roma nell’Ottocento, Wojciech Jagielski, giornalista polacco.

Nel pomeriggio, nella sessione moderata da Maria Ida Gaeta, parleranno esponenti della società contemporanea europea come la storica del movimento femminista Ebba Witt-Brattstrom, il teorico di scienza politica lituano Leonidas Donskis, il drammaturgo romeno Matéi Visniec e lo scrittore inglese Paul Torday, che interverrà sul tema dell’identità culturale. Una serie di discussioni quanto mai attuale in un periodo in cui la UE cerca negli aspetti comuni la motivazione per affrontare difficili sfide socioeconomiche e politiche.

Aldo Ciummo