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La Slovacchia presenta la propria letteratura contemporanea

Le letterature europee all’Accademia di Ungheria,  la Commissione Europea tra gli organizzatori

Venerdì 21 marzo l’Accademia d’Ungheria a Roma ha ospitato presso la sua sede una serata dedicata alle letterature europee, con la partecipazione di poeti provenienti da diversi paesi della UE.

Per l’Ungheria c’era Sándor  Kányádi, originario della Transilvania e fondatore dell’Accademia Digitale delle Lettere. Editore, negli anni cinquanta, dell’Almanacco Letterario (Irodalmi Almanach), si è spesso occupato, nelle sue opere, dei problemi delle minoranze e del rapporto dell’individuo con la comunità circostante.

Katarína Kucbelová (Slovacchia), creatrice del premio letterario slovacco (Anasoft Litera) ha pubblicato quattro raccolte di poesie, le più recenti tra le quali sono state le raccolte “Piccola grande città” nel 2008 e “Sa quello che fa” nel 2013, che sono apparse in decine di lingue nelle riviste letterarie internazionali.

I poeti intervenuti, oltre a quelli già citati, sono stati Karl Lubomirski (Austria), Ekaterina Josifova (Bulgaria), Sarah Zuhra Lukanić (Croazia), Ulrike Draesner (Germania), Bianca Menna (Italia), Wojciech Bonowicz (Polonia), José Tolentino Mendonça (Portogallo), Peter Borkovec  (Repubblica Ceca), Daniela Crăsnaru (Romania), Dušan Šarotar  (Slovenia), Zingonia Zingone (Spagna), Daniela Attanasio e Paolo Febbraro. Nel pomeriggio si era svolto anche un reading presso la “Casa delle Letterature”.

L’iniziativa (patrocinata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura e dalla Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco)  è stata organizzata dalla Commissione Europea, dall’Eunic, dall’assessorato alla cultura del comune di Roma, dalla Casa delle Letterature, dal Forum Austriaco di cultura a Roma, dall’Istituto Bulgaro di cultura, dal Centro Ceco, dall’Ambasciata della Repubblica di Croazia nella repubblica italiana, dalla Federazione Unitaria Italiana Scrittori, dal Goethe Institut, dall’Istituto Polacco a Roma, dall’Istituto Camoes Portugal, dall’Istituto Slovacco a Roma, dall’Accademia di Romania, dall’Ambasciata della Repubblica di Slovenia a Roma e dall’Istituto Cervantes.

Aldo Ciummo

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Nuove tecnologie, Finlandia all’avanguardia

Il Ministero dei Trasporti e delle Comunicazioni del paese nordico ha registrato la scorsa settimana dati significativi sulla valorizzazione di nuove tecnologie nello sviluppo economico

Il nove per cento del prodotto nazionale lordo finlandese viene dall’utilizzo di internet. La Finlandia è prima in questa capacità di valorizzare le nuove tecnologie ai fini dello sviluppo economico, seguono la Svezia e gli Stati Uniti, che si piazzano al secondo e terzo posto nella ricerca realizzata dalla Etlatieto Oy.

Vanno forte, nelle idee innovative legate alle tecnologie della comunicazione, anche Austria, Danimarca, Germania, Olanda, Regno Unito, confermando un particolare avanzamento del Nord Europa nel suo complesso, in questo settore e negli ambiti che richiedono di investire in ricerca ed in innovazione.

La Finlandia va bene soprattutto nelle esportazioni di prodotti e servizi nella informazione e nella comunicazione, parlando di infrastrutture, mezzi per l’utilizzo, contenuti, sinergia dei settori coinvolti dall’influenza di internet e ricerca in questo ambito.

E’ centrale nella questione il ruolo che lo stato può giocare, come in moltissimi casi ad Helsinki ha fatto, nel promuovere l’utilizzo professionale di internet. La Finlandia è nota per il progresso nella messa in rete delle amministrazioni e delle imprese anche nelle regioni più isolate del paese, la cui densità abitativa è estremamente bassa.

Aldo Ciummo

 

NOTIZIE SU REGIONI E CULTURE DEL NORDEUROPA SUL SITO DI INFORMAZIONE      www.nordeuropanews.it      NORDEUROPANEWS

 

UE: all’Italia restituiti 572 milioni dal bilancio comunitario‏

 
Il Parlamento UE oggi ha approvato la riduzione di quasi 572 milioni di euro al contributo italiano al bilancio comunitario, fondi che la comunità europea non ha utilizzato nel 2010
 
 
Stanziamenti non utilizzati per i programmi realizzati nel 2010, interessi ed eccedenze di varia natura ammontano nella UE a 4,54 miliardi di euro (dei quali 2,72 miliardi riferiti proprio ai fondi non utilizzati) che andranno restituiti agli stati componenti l’Unione Europea.
 
Il Parlamento Europeo infatti oggi ha votato in favore dela restituzione dei contributi in questione agli stati (625 favorevoli, 14 contrari e 29 astenuti).
 
 Il PE ha reso noto l’importo che ogni stato potrà dedurre dai propri contributi per il 2011, le somme di cui si parla sono le seguenti: 130.911.830 (Belgio); 12.599.367 (Bulgaria); 50.621.080 (Repubblica Ceca); 88.583.723 (Danimarca); 922.894.175 (Germania); 4.980.590 (Estonia); 48.123.148 (Irlanda); 84.195.529 (Grecia); 381.161.659 (Spagna); 740.852.370 (Francia); 571.966.026 (Italia); 6.293.730 (Cipro); 6.191.661 (Lettonia); 9.860.488 (Lituania); 10.570.481 (Lussemburgo); 35.811.599 (Ungheria); 2.088.825 (Malta); 218.397.409 (Paesi Bassi); 104.337.375 (Austria); 133.314.462 (Polonia); 59.119.421 (Portogallo); 46.336.945 (Romania); 12.888.128 (Slovenia); 24.905.776 (Slovacchia); 66.270.167 (Finlandia); 126.883.265 (Svezia); 639.235.054 (Regno Unito).

Juha Kilpiä guiderà la missione Onu tra Egitto, Israele, Libano e Siria

 

Il generale finlandese Juha Kilpiä è stato nominato comandante della missione UNTSO (United Nations Truce Supervision Organisation) che cura i progressi della tregua tra Egitto, Israele, Libano e Siria

Il ruolo affidato a Juha Kilpiä come comandante in una delle missioni di pace  a guida Onu più importanti per la regione mediorientale è significativo:  la missione UNTSO è stata avviata nel 1948, è dunque una delle prime intraprese dalla comunità internazionale e la Finlandia ha partecipato alle sue operazioni fin dal 1967. Il generale norvegese Robert Mood ha ricoperto l’incarico di Kilpiä, prima della nuova nomina.

L’operazione Untso, nata originariamente per mantenere il cessate il fuoco dopo le vicende del dopoguerra nell’area mediorientale, ha nel tempo fornito copertura ad iniziative analoghe, come l’invio della United Nations Disengagement Observer Force (Undof) e la United Nations Interim Force in Lebanon (Unifil), missioni dispiegate anche in tempi recenti, di fatto la Untso ha proseguito ininterrottamente nella tutela degli equilibri raggiunti nella regione. La prima sede della missione fu il Cairo, poi Haifa, anche Gerusalemme è stata tra i quartieri generali ed uffici della Untso si trovano a Beirut ed a Damasco.

 Molti paesi hanno partecipato alle attività tese ad evitare la trasformazione di incidenti isolati in escalation: tra questi Argentina, Australia, Austria, Belgium, Canada, Cile, Cina, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Irlanda, Italia, Nepal, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Repubblica Federale Russa (anche come URSS), Slovenia, Slovacchia, Svezia, Svizzera e Stati Uniti.

La nomina del nuovo responsabile rappresenta anche un riconoscimento al ruolo curato dallo stato nordico nel mantenimento della pace nelle regioni dove è stato impegnato. Il Segretario Generale dell’Onu, Ban Ki Moon, ha informato il presidente del Consiglio di Sicurezza, Li Baodong prima di compiere la nomina.

Aldo Ciummo

L’Europa delle chiusure affonda Tony Blair

 

Se l'Europa vuole crescere democraticamente, dovrà imparare a rispettare la direzione scelta da ogni paese che la compone

Se l'Europa vuole crescere democraticamente, dovrà imparare a rispettare la direzione scelta da ogni paese che la compone

Un blocco continentale si frappone tra Tony Blair e la Presidenza dell’Unione Europea, carica che risulterà rafforzata dal Trattato di Lisbona

di    Aldo Ciummo

 

La Presidenza Europea è una carica che sta per diventare più “pesante” grazie all’estensione del mandato e delle sue prerogative, fino ad oggi il favorito è stato Tony Blair, ma sembra che non debba essere più così. Sarkozy, presidente di uno degli stati più centralisti della comunità, la Francia, ha spiegato che è un problema il fatto che il Regno Unito non abbia adottato l’euro. Sarà. Intorno alle cariche europee si liberano le mire delle nazioni, ma soprattutto di concezioni dell’Europa e gruppi di potere differenti. Ora il governo della Germania è più o meno allineato alla Francia.

La Reuters nella giornata di oggi ha reso noti i contenuti di un documento riconducibile a Belgio e Lussemburgo più l’Austria, in sintesi vi si dice che non è adatto un politico proveniente da un paese che non ha accettato tutte le condizioni richieste dalla UE.         Ma l’opt out che permette ad un paese di restare fuori da una decisione senza fare ostruzionismo non è qualcosa di perfettamente regolare all’interno della comunità?          Inoltre, in una situazione in cui giustamente si va verso una riduzione del numero dei commissari, come segno della non sovrapposizione tra nazioni e rappresentanti (perchè i politici in carica nelle istituzioni dell’Unione rappresentano tutta l’Europa e non lo stato di provenienza) affermare che qualcuno non può candidarsi perchè è inglese è stupefacente da un punto di vista politico oltre che nel merito.

La difesa dei propri interessi all’interno della comunità è legittima, difatti Belgio e Lussemburgo sostengono la candidatura di Jean-Claude Juncker, visto non senza ragione dai membri dell’Est come rappresentante di un blocco federalista ma soprattutto continentale-occidentale, racchiuso nel nucleo più vecchio della Unione. Comunque, Tony Blair non è nè Roosvelt nè Gandhi, anzi può benissimo non piacerci perchè ha portato avanti politiche esageratamente liberiste, anche se da qui a dire che l’economia inglese in quegli anni andava peggio di adesso ne passa, anche perchè si direbbe una cosa che non corrisponde alla realtà (e anche se la direttiva Bolkestein che ha liberalizzato il prezzo dell’offerta di lavoro nel settore dei servizi è stata varata all’inizio del 2004 non certo da un inglese liberista, ma dalla Commissione di Romano Prodi, che è italiano ed appartenente ad una coalizione che all’epoca aveva sfumature di attenzione al sociale, Prodi in tanti in Italia lo abbiamo votato e con i tempi che corrono probabilmente oggi saremmo ancora di più, ma perchè raccontarci storie di mussoliniana memoria su liberalizzatori che non amano il continente e socializzatori centralisti che lo amerebbero?)

Ma l’azione sociale, specie in realtà complesse come le istituzioni europee, deve guardare avanti e quindi adesso l’attenzione dei paesi europei ed in particolare delle élites che li governano si sta concentrando sui “papabili” presidenti della Comunità, vediamoli insieme: particolarmente prestigiosa è la candidatura di Paavo Lipponen, proveniente da una tradizione di sinistra effettivamente attenta all’esistenza dei cittadini. Lipponen è stato primo ministro della Finlandia e lo è stato in conseguenza del fatto di portare al successo un grosso partito socialdemocratico, a vocazione concretamente maggioritaria e rappresentativo delle fasce dei lavoratori, infatti acquisiva punti percentuali interi nelle elezioni politiche. Paavo Lipponen è stato primo ministro dal 1995 al 2003 nel suo paese.

Un altro candidato è l’attuale premier olandese Jan Peeter Balkenende, appartenente al Partito Cristiano Democratico olandese di Centrodestra che ha molte caratteristiche che sono effettivamente discutibili, ma che è tornato al governo del suo paese per aver avuto l’intelligenza e lo spirito democratico di cooperare anche con forze politiche non assimilabili al 100% al suo programma. In molte parti d’Europa gli elettori laici attendono altrettanto dai vertici delle forze progressiste perchè le iniziative a favore dell’integrazione, di una maggiore partecipazione femminile e di strumenti legislativi come i Pacs eccetera vengano portati avanti con la volontà di farlo nella realtà e non a chiacchiere in Parlamento, anzi ormai fuori perchè l’autoreferenzialità ha causato spesso, ad esempio in Italia, frammentazione e disintegrazione elettorale e territoriale.

Una novità per l’Unione Europea è la possibilità della candidatura di Mary Robinson, che non ha mai ricoperto incarichi di governo diretti nel suo paese, l’Eire, nè incarichi europei. Mary Robinson è stata Presidente della Repubblica irlandese dal 1990 al 1997 e Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite dal 1998 al 2002, un campo nel quale l’Europa ha molta strada da fare. Inoltre, in un contesto economico ed istituzionale che anche a livello continentale attende un necessario riequilibrio tra i sessi nei vertici delle organizzazioni decisionali, l’arrivo di una donna (di provate capacità espresse in una decennale attività nel Labour party del suo paese) sarebbe indubbiamente un segnale significativo.