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AMBIENTE|A Roma presentazione della quinta edizione di Terra Futura

“Il futuro della nostra terra è in gioco e non possiamo più scherzare” così esordisce Fabio Salvato, presidente della Banca Popolare Etica, alla presentazione della quinta edizione di Terra Futura, mentre la Cisl si impegna a incalzare governo e impresa sulla via di politiche sostenibili.

Articolo di Aneta Carreri (Redattore Sociale)

Roma-Alleanze è la parola chiave che apre la presentazione della quinta edizione di Terra Futura, la manifestazione internazionale della buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale, organizzata dal 23 al 25 maggio alla Fortezza da basso di Firenze. Alleanze fra istituzioni internazionali, governi locali, imprese e cittadini che devono rappresentare uno strumento indispensabile per progettare un mondo diverso da quello attuale, un mondo sostenibile.

Aria, acqua, lavoro, terra, pace, cultura e informazione pur essendo indicati come beni comuni dai governi mondiali, non appartengono a tutti i cittadini globali perché manca una strategia comune sulla sostenibilità economica, ambientale e sociale del pianeta. E’ necessario incentivare la riflessione sul tema delle politiche strategiche dei governi e delle imprese affinchè si possano affrontare problemi come l’emergenza energetica, la crisi della biodiversità, i cambiamenti climatici, la crescente scarsità delle risorse idriche e di conseguenza l’aggravarsi nel mondo di squilibri e disuguaglianze. Fabio Salvato, presidente della Banca Popolare Etica, sottolinea il ruolo fondamentale che oggi ricopre la finanza etica proponendo una trasformazione della società attraverso azioni concrete ma sostenibili.

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SOCIALE|Italia ultima in Europa per le politiche di accoglienza dei rom

Per il Consiglio d’Europa i Rom rappresentano l’unica vera minoranza europea, ma anche quella più colpita da fenomeni di discriminazione ed emarginazione socio-economica

Articolo di Aneta Carreri (Redattore Sociale)

ROMA – Pensiamo di sapere chi sono, da dove vengono e come vivono, li chiamiamo zingari o rom e per noi sono solo i brutti, gli sporchi e i cattivi. E’ così che, comunemente, definiamo la più numerosa minoranza etnico-culturale in Europa, suddivisa in centinaia di gruppi che si differenziano in relazione al periodo di permanenza nel paese, alle regioni di provenienza, alla lingua e all’appartenenza religiosa e presente in tutti i paesi europei dal Portogallo alla Russia. Da sempre i rom continuano a soffrire delle conseguenze di una discriminazione endemica che si riflette in condizioni di vita carenti e nella quasi totale esclusione sociale.

Oggi si stima che i Rom che vivono in Europa siano12/15 milioni di cui la maggior parte risiede nei paesi dell’Europa centro orientale, con punte di quasi 2 milioni in Romania, circa 800 mila in Bulgaria, 700 mila in Ungheria e quasi mezzo milione in Serbia e Slovacchia. L’unico paese dell’Europa occidentale con un numero simile è la Spagna, con circa 700 mila presenze, in Italia ci sono circa 150mila Rom e Sinti, una delle presenze più basse dell’intera Ue.

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INTERNAZIONALE|Fallo e basta perché niente è impossibile (parte seconda)

Viaggio nelle fabbriche orientali, tra sfruttamento minorile e diritti negati

 

Articolo di Aneta Carreri (di Redattore Sociale)

Quando la fabbrica Yue Yuen aprì, gli operai lavoravano fino a mezzanotte e godevano del giorno di riposo in maniera saltuaria. Ma, verso la fine degli anni ’90, alcuni clienti come Nike e Adidas chiesero che fossero migliorate le condizioni dei lavoratori. Così Yue Yuen portò la giornata lavorativa a 11 13 ore garantendo un giorno di riposo settimanale.

Purtroppo le multinazionali hanno un atteggiamento contraddittorio. A parole chiedono il rispetto dei diritti fondamentali mentre nei fatti impongono prezzi e tempi di consegna così stretti che non lasciano margini per aumenti salariali e ritmi di lavoro sostenibili.

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INTERNAZIONALE|Fallo e basta perché niente è impossibile (parte prima)

Viaggio nelle fabbriche orientali, tra sfruttamento minorile e diritti negati

Articolo di Aneta Carreri (di Redattore Sociale)

I copy-writer avranno fatto una gita nelle fabbriche cinesi, indiane o thainlandesi per ideare gli slogan vincenti per due tra i più grandi marchi mondiali del settore sportivo:

“Just do it” per nike, e “Impossible is nothing”.

Per evitare spiacevoli imbarazzi hanno sostituito agli operai, che lavorano per meno di 2 dollari al giorno, per cucire palloni da calcio, incollare a ritmo sfrenato suole di scarpe da ginnastica, ricamare t-shirt in condizioni disumane, atleti madidi di sudore, esausti sì ma felici. Niente di più azzeccato per esprimere lo spirito che anima le due multinazionali nonostante abbiano adottato un codice di condotta più di 15 anni fa per la tutela dei lavoratori asiatici. Un rapporto della Fair Play Campaign 2008 “Vincere gli ostacoli” promosso dalla Confederazione internazionale sindacale dei lavoratori del tessile, cuoio e abbigliamento, denuncia condizioni di lavoro disumane nelle fabbriche che producono su licenza gadget, cancelleria, borse e berretti con il marchio olimpico di Pechino 2008, e che forniscono i prodotti ai brand leader nel settore sportivo come Nike, Adidas, Puma, Reebok ,Umbro, Fila, Wilson ecc.

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