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Presentato il libro “Incontri con il Che”

L'America Latina ancora oggi una questione sociale aperta

L’America Latina ancora oggi una questione sociale aperta

La pubblicazione di Stefano Campetella, che ha a lungo lavorato a Cuba, invita ad approfondire l’itinerario compiuto dai diritti sociali in America Latina

Oggi pomeriggio ha avuto luogo la presentazione del libro “Incontri con il Che”, presso la Sala Mercede della Camera dei Deputati. Hanno partecipato al dibattito Stefano Polli (Esteri Ansa) e Roberto Di Giovan Paolo (Senato), Vincenzo Pergola (come ingegnere che ha rapporti professionali con il paese latinomericano) e Andrea Maresi (Rappresentanza del Parlamento Europeo per l’Italia).

L’autore, Stefano Campetella, è originario di Macerata e come ingnegnere ha operato in molti paesi, tra i quali appunto Cuba ed il Brasile. Nel 1959 si trovava a Cuba per dirigere la costruzione di uno stabilimento che si occupava di fertilizzanti. Nel corso del suo incarico conobbe Ernesto Che Guevara, all’epoca direttore dell’Instituto Nacional Para la Reforma Agraria. Il testo è edito da Liberilibri.

Dalle conversazioni tra l’ingegnere ed il medico nasce il libro che raccoglie la memoria di Campetella su questi incontri.  Il dibattito assume una rilevanza particolare mentre l’America Latina sta acquistando un crescente peso internazionale grazie alla progressiva soluzione dei problemi di diseguaglianza ed all’importanza riconosciuta ai diritti di partecipazione al progresso socioeconomica di tutte le parti della società.

Stefano Campetella ha sottolineato l’eredità positiva dell’influenza di Che Guevara a Cuba ed in America Latina soprattutto riguardo allo spirito di correttezza e di fiducia che anche nelle relazioni industriali caratterizzò quel primo sforzo del paese latinoamericano di aprirsi all’esterno, un tentativo purtroppo frenato in seguito dalle vicende storiche che hanno angustiato l’isola, stringendola tra l’embargo dell’economia di mercato all’esterno e l’avvitarsi del controllo dello stato sulle libertà individuali all’interno. Oggi la prospettiva che Cuba può coltivare è una apertura progressiva alle libertà democratiche associata al proseguimento delle conquiste sociali che la sua storia ha permesso.

Aldo Ciummo

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A Roma l’incontro di TILT con gli studenti

L’iniziativa si chiama prossima fermata “Esperanza”, incontro a Roma tra gli studenti cileni ed italiani, saranno presenti Nichi Vendola e Maurizio Landini

Sabato 11 febbraio al caffé letterario di via Ostiense 95 (Roma) si svolgerà l’incontro tra gli studenti italiani e cileni “Esperanza” promosso dalla rete “Tilt”, attiva in Italia sui temi del superamento del precariato, della diffusione dello sviluppo sostenibile e della partecipazione democratica di giovani, donne, immigrati.

Parteciperanno all’incontro Camila Vallejo, leader degli studenti cilena; il segretario della Fiom Cgil, Maurizio Landini; il presidente di Sinistra Ecologia Libertà, Nichi Vendola; la portavoce nazionale di Tilt, Maria Pia Pizzolante e molti movimenti ed associazioni che non sono scomparsi durante gli anni del fallimento delle ricette liberiste, ma attraverso diverse iniziative di alternativa si sono confrontate arrivando in molti casi a lavorare insieme a nuove prospettive.

E’ diffusa la sensazione che viaggino ormai tutti assieme studenti, immigrati, persone che lavorano e che cercano di costruire progetti di partecipazione in tutta Europa come in altri paesi del Sud del Mondo che ormai è (per capacità di competere nell’economia mondiale e per squilibri nella distribuzione delle ricchezze che accompagnano anche da loro una fuorviante definizione di “sviluppo”) in molti casi occidente e come in molti altri paesi di un nord del mondo spesso in crisi sia nella sua posizione tradizionale di forza economica che nell’emergere delle contraddizioni sociali a questa connesse.

Forse non è un caso che quest’ultimo anno i mass media, in diverse occasioni, non siano riusciti a distinguere i manifestanti di Occupy Wall Street da quelli del Mediterraneo, e che i due livelli si siano quasi fusi, nella pratica e nei contenuti, nelle proteste che avvengono oggi sulla sponda sud dell’Europa, in Grecia ed altrove.”Incontrare Camilla Vallejo sarà come guardarsi allo specchio – dice la responsabile di Tilt Maria Pia Pizzolante, gli studenti che hanno scosso il Cile di Pinera sono parte della nostra stessa generazione, consapebole che una buona parte del futuro parte dallo studio e dalla formazione pubblica.”

Per TILT non si può parlare del sapere senza affrontare i nodi del lavoro. “Vallejo è cresciuta nella provincia di Santiago, che oggi racconta la stessa storia che potremmo sentire a Milano, Roma, Napoli, Palermo” spiega la responsabile di Tilt. Camilla Vallejo studia geografia all’Università del Cile ed il suo impegno politico, sfociato nel movimento degli studenti diventato centrale in Cile a partire dal giugno 2011, rispecchia quelli che hanno attraversato l’Italia nel 2010.

L’incontro di sabato è quindi soprattutto una occasione per parlare di sinistra politica e sindacale, uno spazio troppo a lungo lasciato vuoto dalle istituzioni e che in particolare le nuove generazioni stanno iniziando di nuovo a riempire, per difendersi dall’aggressione evidente e persistente da parte di ben determinate fasce di età e di reddito.

Aldo Ciummo

 

NOTIZIE SU REGIONI E CULTURE DEL NORDEUROPA SUL SITO DI INFORMAZIONE      www.nordeuropanews.it           NORDEUROPANEWS

 

Nuove stagioni della cooperazione UE-USA

In Europa si apre un ciclo di appuntamenti di approfondimento delle relazioni internazionali nell’epoca della necessità di una rinnovata cooperazione occidentale

Domani, 14 settembre, a Roma lo IAI, istituto di affari internazionali, si incontra sul tema “Politica estera, uso della forza e lotta al terrorismo. Europa e Stati Uniti a confronto”, verrà presentato in questa occasione il rapporto Transatlantic Trends 2011, sugli orientamenti dell’opinione pubblica americana e di quella europea. L’argomento è complesso, come si è sottolineato spesso su queste pagine l’azione a guida statunitense negli anni tra 2000 e 2008 ha mostrato la sua inefficacia in relazione a diversi aspetti importanti, ma problemi di valutazione sono emersi anche in Europa, dove i modelli di integrazione francese ed inglese sono entrati in crisi.

A Vienna, il 14 e 15 settembre, sarà presentato il documento “Recent Policy Developments Regarding European Access to Space” (di Veclani, Sartori e Rosanelli) che verrà inserito come contributo nello “Yearbook on Space Policy 2010-2011” (Springer, pubblicazione prevista a inizio del 2012). Nell’ambito aerospaziale si esprime una delle competizioni nelle quali Europa e Stati Uniti si confrontano con altri modelli di sviluppo.

Il 22 settembre, a Roma si svolgerà il seminario sul tema “Promoting Regional Integration: lessons learned from UE-Latin American Relations”, comprendente la discussione sul documento di Miguel Haubrich-Seco “Decouping Trade from Politics: the EU and Region-Building in the Andes”. E’ importante il ruolo anche di esempio istituzionale che la UE gioca in molte parti del mondo, ma occorre ora superare la fase pur significativa della integrazione economica e portare il continente a livelli di coesione istituzionale, sociale e culturale che rendano Europa e Stati Uniti in grado di affrontare le scommesse attuali, mantenendo una funzione di primo piano in un contesto dove la crescita economica di alcune aree concorrenti non è equilibrata dal punto di vista delle condizioni sociali e della tutela dei diritti.

Entra nel vivo del progetto “MedPro: prospective analysis for the Mediterranean Region” (finanziato dalla Commissione Europea) un altro seminario il 22 e 23 settembre a Bruxelles. Il Mediterraneo è un’area di primo piano per l’Unione Europea, il che è anche alla base delle preoccupazioni per il rispetto degli standard minimi di pluralismo, solidarietà e concorrenza da parte dei paesi, europei e non, più attardati nelle stagioni dello stato patrimoniale personale, risalenti a prima della nascita degli stati nazionali e foriere di gravi retrocessioni da parte dei mercati e rifiuti da parte del contesto occidentale nel terzo millennio.

Il 28 settembre a Roma, con “The EU and the Libyan crisis: in quest of coherence?” Nicole Koenig fornisce lo spunto per una riflessione sulla crisi regionale che ha posto e pone più problemi a qualsiasi avanzamento dei progetti euromediterranei, una situazione che rilancia l’insieme delle difficoltà ad operare nell’area, dato il dilemma tra stabilità, ormai neppure più garantita dai vecchi e discutibili depositari di questa garanzia sulla sponda sud ed est del Mediterraneo, e diritti, il cui cammino dovrebbe acquistare costanza attraverso gli sforzi dei gruppi emergenti in Libia, Siria e negli altri paesi che sono sotto i riflettori a seguito della primavera araba. Le guerre preventive non hanno aiutato e neppure la fiducia incondizionata concessa fino a ieri ai diversi raìs.

Il Mediterraneo sarà nuovamente al centro della scena a Barcellona, in occasione dell’Assemblea Generale e della Conferenza Annuale della rete euromediterranea, si tratta di occasioni rilevanti per lo scambio di informazioni e prospettive, l’Europa e di conseguenza gli Stati Uniti, che lavorano da sempre assieme nella difesa del continente dalle varie forme di intolleranza e dispotismo politico e religioso tipiche dell’ultimo secolo, devono considerare attentamente questa area geopolitica che è una delle più importanti in ragione della sua posizione diplomatica tra culture diverse e prestigiose e che come la primavera araba ha dimostrato esprime energie capaci di elaborare anche in condizioni difficili una strada originale allo sviluppo dei diritti e delle riforme politiche.

Il 13 ottobre a Roma un convegno tratterà dei “Centocinquanta anni di diplomazia italiana: la diplomazia dell’integrazione”, in collaborazione con Luiss-Guido Carli, nell’ambito del Festival della Diplomazia. Come più volte sottolineato su queste pagine web, i processi di sviluppo e di integrazione non passano solo per le legittime alternative e posizioni nè solo per gli auspicabili e urgenti cambiamenti, ma anche attraverso la capacità di perseguire obiettivi comuni nel tempo e nella realtà, che è ciò che si spera l’Europa abbia fatto e stia facendo da Nizza all’Atto unico fino al recente Trattato di Lisbona.

Aldo Ciummo

UE: iniziative congiunte col Mercosur

Questa settimana l’Unione Europea ha portato avanti importanti contatti con l’America Latina, mercato ed ambiente istituzionale emergente

Martedì si è svolto in incontro tra il vicepresidente del Parlamento Europeo, Gianni Pittella (gruppo dei Socialisti e Democratici) ed il presidente del Paraguay, Fernando Lugo Mendez. Gli argomenti trattati erano l’avanzamento dei negoziati con il Mercosur, il processo di integrazione continentale in America Latina e la necessità di azioni congiunte nelle questioni mondiali.

L’accordo di libero scambio con i paesi del Mercosur è stato definito un accordo che deve essere in grado di gestire il settore del commercio attraverso concessioni reciproche. Pittella ha auspicato una conclusione positiva dei negoziati che sono ripresi recentemente.

Il Parlamento Europeo ha affermato la propria disponibilità a collaborare con i paesi dell’America Latina, se richiesto, per supportare con l’esperienza europea il processo di integrazione in corso nel continente nel rispetto delle differenze nazionali e con l’obiettivo di creare una organizzazione sovranazionale come avvenuto in Europa.

Il vicepresidente del Parlamento Europeo ha incoraggiato il presidente del Paraguay Fernando Lugo a continuare negli sforzi messi in atto con il Mercosur, con l’Unasur e con le varie organizzazioni a carattere sovranazionale dell’area ed ha sottolineato che nell’attuale situazione internazionale sono necessarie forme di governo mondiali per le questioni più importanti come sviluppo sostenibile e migrazioni.

Aldo Ciummo

Mondo: una donna presidente in Brasile, sconfitte le ingerenze ecclesiastiche

 

Dilma Roussef nel secondo turno conferma il percorso progressista iniziato da Lula e scelto dalla popolazione brasiliana, in maggioranza a favore dei progressi sociali e immune da politiche incentrate su valori alternativi alla laicità

Dilma Roussef, prima presidente del Brasile, ha battuto gli avversari 56% a 44%, in uno scontro che non era pari, perchè parti importanti delle chiese cattolica ed evangelica avevano scatenato una campagna contro la laicità della candidata del Partito Dos Trabalhadores nell’ultima parte della campagna elettorale, in un paese dove il peso della religione è tuttora enorme. L’avversario battuto è l’esponente del Partito Socialdemocratico, José Serra. La mobilità sociale, la cui stagnazione ed il alcuni casi il cui arretramento è così evidente in alcune zone della nostra Europa, è cresciuta moltissimo in questi ultimi anni nello stato sudamericano, dove fino a pochi decenni fa e per molti versi fino ad oggi imperava il latifondo.

Alcuni dati emergono dal secondo turno delle elezioni: il fatto che milioni di cittadini abbiano potuto mettere insieme i loro pasti per la prima volta con una certa continuità è stato considerato fondamentale dalla maggioranza degli elettori brasiliani, il timore che il governo non sia ubbidiente alle direttive del Vaticano non lo è stato. I volantini contro l’aborto, fatti distribuire da vescovi e religiosi, non sono serviti a contrastare la decisione con la quale la popolazione ha inteso proseguire il cammino iniziato sotto la Presidenza di Luiz Inacio Lula da Silva verso una reale solidarietà nell’aldiqua, fondata su una distribuzione del reddito più equa, che non soltanto paesi cosidetti in via di sviluppo attendono, al di fuori degli apparenti consensi dipinti dalle televisioni verso un modello di crescita che ha da poco dimostrato il proprio disastro anche e soprattutto nel mondo cosidetto avanzato.

A questo proposito non è inutile ricordare come l’OCSE abbia indicato l’Italia come uno degli stati dove la redistribuzione delle risorse e più iniqua e questo dovrebbe far riflettere quando ci si sente raccontare di crisi economiche anche nominalmente più grandi negli altri grandi paesi dell’Europa Occidentale rispetto a quella che ha colpito l’Italia, ma poi si verifica facilmente che le crisi sociali che attanagliano la penisola sono più cruente, per il fatto che, con un approccio ottocentesco, tutto viene scaricato sempre sulle stesse classi sociali.

Non è fuori luogo un paragone tra un paese che muove ora verso una equità produttiva che peraltro lo sta portando a raggiungere e superare l’Italia come potenza industriale ed il nostro paese, perchè qui in Italia si nota, al contrario, nonostante le considerazioni interessate delle ammiraglie della televisioni pubbliche nazionali e di quella parte di giornali che sono ormai organi di stato (spesso  ormai apertamente delegati ad intimidire le voci dissenzienti), una chiara tendenza a ricostruire ordini sociali basati sull’appartenenza di classe e sulle possibilità materiali ereditate dal passato e dalla fedeltà alle fasce di popolazione regnanti. Questo avviene, ad esempio, riducendo i diritti sanciti dalla Costituzione a parole vuote ed inapplicate, svalutando la nostra Costituzione repubblicana e anche attraverso la diffusa proletarizzazione di quello che si era soliti chiamare il ceto medio e la sua riduzione in uno stato di bisogno non dichiarato.

Una significativa parte del mondo sia sviluppato (Stati Uniti, Germania, Australia) che in via di sviluppo (Brasile) promuove cambiamenti importanti, di cui fa parte l’inclusione nello sviluppo delle fasce che ne erano escluse (anche attraverso l’assicurazione dei servizi essenziali, come a fasi alterne sta avvenendo in quegli Stati Uniti tanto attaccati da una sinistra italiana così lungimirante da distruggersi per difendere tre o quattro simboletti diversi tra loro e giustamente ignorati dalla popolazione reale) e di cui fanno parte le pari opportunità di genere (quasi snobbate da una sinistra che nel 2010 crede ancora che esistano soltanto operai e che con ciò ha consegnato in blocco i propri voti ai movimenti xenophobi regionalisti), l’Europa ha le carte in regola per essere al centro dei cambiamenti più importanti, ma è frenata da aree dove le rendite e le chiese sono ancora i due signori del borgo, da nazioni che sono ancora nel 2010 una sorta di paesello chiuso nella coazione a ripetere scelte come la ricerca di guide assolute (l’Italia è probabilmente l’esempio più evidente di questo tipo di Europa attardata nella ripetizione di tradizioni antidemocratiche ed antieconomiche).

Può valere la pena ricordare che un altro paese guidato da una donna, la Germania, accomunato ad alcuni degli stati citati da una minore pervasività della televisione rispetto all’Italia e da regole più comprensibili di tutela della concorrenza, sta trainando l’Europa anche attraverso l’imposizione di regole coattive alle strutture della grande finanza ed il reperimento di risorse non solo da fasce sociali considerate meno attrezzate a difendersi dall’aggressione dello stato e di categorie economiche direttamente rappresentate ai vertici di quest’ultimo, ma anche da tagli alle prerogative della finanza ed alle spese militari e burocratiche. Il Brasile, che al primo turno ha espresso un venti per cento di voti ambientalisti, può supportare lo sforzo dell’Unione Europea in direzione di una economia ecosostenibile e trainata dalle nuove tecnologie ed energie, confermando la modernità di questo indirizzo della politica europea, purtroppo non unanime nel continente oggi.

Il mondo cambia faccia, India, Brasile e molti altri stati rendono il panorama geopolitico più equilibrato e accrescono la plausibilità di modelli di sviluppo più compatibili ambientalmente e socialmente, gli Stati Uniti confermano la loro attuale capacità di dare un indirizzo generale, riformando in profondità il proprio sistema sociale in un modo che probabilmente nemmeno una temporanea affermazione dei Tea Party e di altre manifestazioni folcloristiche potrà cancellare. Obama, Merkel, Cameron, Jillard sono altrettante espressioni di volontà di cambiamento associata ad elevate capacità di realizzarne declinazioni pratiche nell’economia e nel pubblico: l’Europa, nel contesto dell’Occidente e della nostra ridefinizione in una situazione multipolare, è la novità più importante, il rafforzamento delle istituzioni comunitarie crea possibilità di azione per il nuovo stato europeo nel mondo, una forza che si avvia a diventare la maggiore nel pianeta. C’è da augurarsi che l’Unione Europea possa essere anche una forza sempre più capace di promuovere e nei casi più gravi di distorsione dalle tradizioni occidentali di imporre una maggiore modernizzazione al suo interno, anche nell’estremo sud del continente.

Aldo Ciummo

Europa e Stati Uniti nella politica mondiale

 

Giovedì si è svolto l’incontro tra il Presidente del Parlamento Europeo Jerzy Buzek ed il Segretario di Stato degli Usa, Hillary Clinton

L’altroieri Jerzy Buzek ed i rappresentanti dei gruppi politici al Parlamento Europeo di Bruxelles hanno incontrato il Segretario di Stato americano Hillary Clinton. Il tema dell’incontro era l’insieme delle questioni internazionali, che correttezza politica a parte rappresentano un ambito nel quale il ruolo di Europa e Stati Uniti è più importante di quello di molte altre aree.

Difatti, al di là della innegabile ascesa economica di zone geopolitiche come la Cina o l’America Latina, di cui su queste pagine web si è più volte rimarcata la positività per l’affermazione di equilibri multipolari e più stabili, molte di queste crescite del prodotto interno lordo sono ancora attraversate da contraddizioni che attendono difficili soluzioni prima di caratterizzarsi come motori dello sviluppo in senso anche sociale delle intere nazioni coinvolte (così ad esempio è in America Latina), in altri casi ancora ci sono sistemi che, prodotto interno lordo o non, ci mettono di fronte a istituzioni statali (Iran, Cina) capaci di lapidare una ragazza o di sequestrare i parenti di un premio Nobel.

Va detto che, in fatto di chiarezza su quello che è accettabile e quello che non lo è, il Segretario di stato in visita nella UE avrebbe potuto dare delle lezioni all’Europa: forse perchè le istituzioni europee sono ancora in costruzione, forse perchè l’Unione si sente ancora appesa alle forniture energetiche ed alle nuove opportunità di contratti che si trovano al suo oriente, fatto sta che il nostro continente è spesso balbuziente quando si tratta di richiedere il rispetto dei diritti delle donne e dei diritti umani nel loro complesso, e spessissimo muto quando si tratta di porre condizioni per ottenere l’attuazione di questi valori democratici.

Non si ingnorano certo le contraddizioni e le violazioni delle norme internazionali da parte della politica estera degli Stati Uniti, però occorre dare atto, perlomeno nella politica inaugurata dalla attuale Amministrazione Usa, ad un approccio ben definito nel rapportarsi ai comportamenti statali che più stridono con la nostra concezione occidentale del rapporto tra poteri pubblici e cittadini, un atteggiamento chiaro da parte di Obama che ad esempio si è espresso nel prendere le distanze da regimi del Sud del Mondo che, al di là di varie forme aggressive di terzomondismo, ben poco hanno fatto per risolvere gli ostacoli alla partecipazione delle popolazioni allo sviluppo.

Altrove (in Italia ed in modo anche più massiccio in Francia) capi di stato la cui considerazione dei diritti dei cittadini è quantomeno carente da un punto di vista occidentale e da quello stabilito dalle dichiarazioni universali Onu sono stati accolti con vere e proprie celebrazioni.

Ma bisogna cogliere i segnali positivi sia del rafforzarsi del ruolo – e quindi speriamo pure della coscienza – dell’Unione Europea nel pianeta sia le avvisaglie della fine definitiva della tendenza unipolare manifestata dagli Stati Uniti in parte dell’ultimo decennio, fatti indicati anche da scelte come quella di coinvolgere il Parlamento Europeo nella costruzione di legami più stretti tra Europa e Stati Uniti.

Un dato che rafforza le capacità europee nella politica internazionale è la crescita di importanza del Parlamento Europeo nella legislazione e del bilancio, perchè ciò significa più partecipazione dei cittadini ed è questo che rende la politica efficace nella soluzione dei problemi e non progettare sistemi monocratici come di fatto (anche se attraverso una sorta di caos permanente) sta avvenendo in Italia e come sarebbe impossibile e disastroso fare in una realtà complessa e avanzata come la UE.

Il nuovo sistema di diplomazia europea non è un cambiamento cosmetico, ma un processo che porterà le ambasciate dei paesi costituenti ad essere ambasciate dell’Unione Europea e quest’ultima avere un proprio corpo diplomatico preparato per portare avanti assieme agli Stati Uniti un nuovo ruolo, rispettoso del consenso in un mondo diverso dal passato, ma determinato nel non recedere sulle politiche ambientali, la sicurezza energetica, la pacificazione esterna. In questo quadro le differenze vanno affrontate se necessario con durezza ma non bisogna dimenticare quali sono sempre stati i nostri cooperatori più validi ed affini al continente dentro l’Unione Europea, lo Spazio Economico Europeo  e l’Atlantico, sapendo che la politica internazionale funziona se questi si tengono stretti dal punto di vista della progettualità politica, strategica e socioeconomica.

A questo proposito è stata importante la dichiarazione di Buzek che la capacità dell’Europa di parlare con una voce sola sarà precondizione di rapporti più forti verso l’esterno da parte di Unione Europea e Stati Uniti insieme ed è stata indicativa l’affermazione della Clinton (condivisa dagli Europei) che ai Balcani è giusto dare una prospettiva europea realistica ed alla Federazione Russa riconoscere un coinvolgimento pieno nei problemi in comune, ma che di fronte a queste soggettività geopolitiche occorre tenere fissi quelli che sono i princìpi della democrazia occidentale.

Aldo Ciummo

Brasile, due candidate raccolgono i due terzi dei voti

 

Nel gigante latinoamericano, trasformato negli anni della presidenza di Lula, la candidata del Partido de Trabalhadores, Dilma Roussef , arriva quasi al 48% (molto meno del previsto), la verde Marina Silva raggiunge il 20%, il rappresentante della destra José Serra ha ottenuto il 33%: a fine mese il ballottaggio

Il Partido dos Trabalhadores, simboleggiato in questi anni da un presidente, Lula, che per primo ha portato al governo la sinistra ed insieme ha messo nell’agenda delle decisioni le esigenze di una immensa parte dimenticata del paese, ha rivinto le elezioni, ma non è riuscito ad evitare il ballottaggio, che ci sarà il 31 ottobre. Il Brasile ha sperimentato l’efficacia della scommessa di Luiz Inacio Lula non solo a favore delle fasce meno abbienti della popolazione, che hanno iniziato per la prima volta, così massicciamente, a partecipare alla società dei consumi (che oggi non dimentichiamolo è in grande misura società di consumi immateriali e di comunicazione quindi di democrazia), ma anche a favore dello sviluppo nel suo insieme ed oggi il Brasile è l’ottava potenza economica, in procinto di affiancarsi all’Italia.

Ma le elezioni di ieri raccontano anche quanto in profondità le riforme hanno cambiato il Brasile, tanto che oggi a sorprendere gli analisti con un venti per cento dei consensi è il Partito Verde, guidato da una collaboratrice storica di Chico Mendes, il fondatore del movimento dei raccoglitori di caucciù assassinato dai latifondisti: Marina Silva, nata a Rio Branco nell’Acre, dove a quindici anni lavorava come domestica. Uno stato latinoamericano oggi è, nelle urne, all’avanguardia nella coscienza del legame inscindibile di diritti umani e integrità dell’ambiente. Un dato importante perchè proprio nelle aree dove lo sviluppo corre oggi si decide quale modello di crescita sarà al centro della concorrenza mondiale.

Dilma Vana Roussef, che negli stessi anni di dittatura (1964-1985) che hanno forgiato Luiz Inacio Lula Da Silva nella lotta sindacale per i diritti dei lavoratori è stata in carcere tre anni, ha scontato nelle consultazioni di ieri problemi emersi nell’ultima volata della campagna elettorale, a cominciare dallo scontro con la potente comunità evangelica brasiliana su aborto e coppie di fatto. Anche Marina Silva ha fatto parte del governo del PT, da cui uscì per rivendicare una maggiore attenzione ai temi ambientali, oggetto di concessioni alla grande impresa agricola ed ha avuto aspri scontri con la Roussef, il che rende poco prevedibile l’esito dei ballottaggi contro il candidato dei conservatori, José Serra, che il 31 ottobre vedrà impegnata Dilma Roussef per cercare di proseguire nel programma di riequilibrio della distribuzione delle risorse iniziato dal primo presidente di sinistra del gigante latinoamericano.

Non è trascurabile il fatto che, in un paese simbolo della trasformazione del pianeta in senso multipolare e della nuova capacità di emergere di larga parte del Sud del Mondo, si affermino in modo così netto fenomeni come l’attivismo ecologista e che due donne raccolgano più dei due terzi dei consensi. Dilma Roussef è di origini bulgare e la sua famiglia pur avendo molte risorse finanziarie incontrò inizialmente problemi per la sua estraneità al paese di approdo.

Tendenze che stentano a farsi strada in diverse zone delle aree più sviluppate trovano in un paese ancora associato per molti alla categoria delle nazioni in via di sviluppo ampio spazio e lo accostano a quanto si può osservare nell’attualità politica in Germania ed in Australia, dove Angela Merkel (Conservatori) e Julia Jillard (Laburisti) rafforzano la fiducia ottenuta e le liste ambientaliste rispettivamente si consolidano o si affermano per la prima volta. In tutti i casi citati si tratta di stati al centro dei processi di trasformazione degli equilibri attuali, perchè capofila di un insieme di realtà emergenti, promotori storici di nuove unioni istituzionali e simboli di aree culturali all’avanguardia nella diffusione di cultura e libertà nel pianeta.

Aldo Ciummo