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Frontex: nuove regole e più rispetto dei diritti umani

L’ agenzia per il controllo delle frontiere esterne della Ue dovrà assicurare in maniera più rigorosa il rispetto dei diritti fondamentali

Frontex, agenzia per il controllo delle frontiere esterne degli stati componenti la Ue, nominerà un ispettore che assicuri che i controlli alle frontiere europee rispettino i diritti fondamentali, in accordo con i cambiamenti al mandato dell’agenzia adottati martedì 13 settembre dal Parlamento Europeo. L’agenzia potrà possedere le proprie attrezzature in modo da non dipendere dagli impegni di spesa degli stati membri. Le nuove regole per Frontex sono state adottate con 431 voti a favore, 49 contrari e 48 astensioni.

 “E’ la norma più importante dalla creazione di Frontex nel 2004” ha detto Simone Busutti (PPE, MT). Il mandato rinnovato contiene infatti provvedimenti per assicurare un pieno rispetto dei diritti umani in tutte le operazioni dell’agenzia, che assumerà un “responsabile per i diritti fondamentali” e creerà un “forum consultivo sui diritti fondamentali” che sarà affiancato al consiglio di amministrazione dell’agenzia. 

L’Agenzia per i Diritti Fondamentali della UE, l’Ufficio Europeo di sostegno per l’asilo, l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati e specialisti di Ong del settore faranno parte del Forum consultivo. La procedura ue adottata per l’approvazione dei cambiamenti è stata quella di codecisione, in base al quale il Parlamento Europeo approva la legislazione concordandola con il Consiglio dell’Unione Europea. Questa procedura contempera il ruolo dell’elettorato di tutta l’unione, rappresentato nel Parlamento Europeo, con quella delle diverse popolazioni organizzate nei singoli stati, rappresentati nel Consiglio. La Commissione attua la legislazione.

Secondo le nuove norme, in caso di violazione dei diritti umani le missioni Frontex possono essere sospese o cancellate e tra i compiti dell’agenzia ci sarà quello di assistere gli stati componenti la Ue in frangenti di emergenza. Questo punto è significativo, perchè la cronaca recente ha evidenziato le carenze della azione europea laddove stati come l’Italia sono stati lasciati sostanzialmente senza supporto in situazioni straordinarie. Occorre rendersi conto che i confini dei singoli paesi sono confini europei e che la comunità non può muoversi in ordine sparso chiedendo il rispetto degli standard senza fornire coordinamento.

Frontex adesso indicherà codici di condotta per tutte le operazioni e in accordo con il diritto internazionale nessuno potrà essere rimpatriato in nazioni dove la sua vita e la sua libertà sono a rischio. Automobili ed elicotteri dell’agenzia saranno acquistati autonomamente, mentre gli stati dovranno fornire un determinato numero di operatori.

Dopo che il Consiglio avrà dato il via libera al nuovo regolamento, quest’ultimo entrerà in vigore venti giorni dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Europea e le nuove norme avranno effetto dalla fine del 2011. Ciò che occorre però in Europa è una politica comune di immigrazione e di integrazione affiancata a politiche coerenti di partenariato con i vicini, passi in assenza dei quali le politiche securitarie resteranno incomplete.

Aldo Ciummo

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Finlandia: “più cooperazione in Europa”

L’ex primo ministro Paavo Lipponen e attuale candidato alla presidenza della Repubblica per i Socialdemocratici chiede una maggiore cooperazione europea.

Paavo Lipponen, ex primo ministro e candidato dei Socialdemocratici finlandesi per la presidenza della Repubblica, ieri è intervenuto nel dibattito sulla Unione Europea, affermando che i paesi più piccoli sono quelli che hanno più da guadagnare da una Europa veramente unita di fronte alle crisi ed alle opportunità presentate dall’attuale contesto internazionale.  

Lipponen ha parlato anche delle difficoltà di armonizzare tutte le esigenze e dei rischi di influenza esclusiva delle nazioni che hanno maggiore peso. Il politico finlandese ha osservato che è facile abbandonare un progetto ma poi è difficile riportarlo in funzione e si è riferito proprio all’Europa, attraversata da scetticismi sulle capacità di tenere insieme realtà diverse ed affrontarne i problemi.

 La Finlandia ha mantenuto, durante i dibattiti sulle crisi europee, una posizione costruttiva pur ricercando ovviamente delle garanzie sulle modalità di utilizzo dei contributi che i paesi con un bilancio più equilibrato assegnano alle regioni in difficoltà.

Il risultato delle elezioni di aprile ha confermato una stragrande maggioranza europeista che infatti è stata alla base della formazione del nuovo governo. Durante le crisi economiche interne degli anni novanta, la Finlandia ha rimesso in moto la propria economia senza grandi interventi esterni e scommettendo con lungimiranza sui settori dell’istruzione e della ricerca.

Aldo Ciummo

Governo Europeo, meglio tardi che mai

Coordinamento effettivo dei paesi componenti la UE, capacità di influenzare coattivamente gli stati, risorse dalle transazioni: a iniziare prima si sarebbero evitati parecchi danni

di   Aldo Ciummo

 La paura fa novanta davanti alla prospettiva di vedere ancora stati che raccontano ai loro cittadini che va tutto bene e poi si vedono imporre manovre obbligate dall’aver rimandato riforme e iniziative per anni se non per decenni: Nicolas Sarkozy e Angela Merkel chiedono un vero governo economico per la UE, in particolare per la zona euro che dovrebbe gestire sè stessa riunendosi in maniera più stabile ed efficace.

Italia e Spagna come è noto non sono Portogallo e Grecia, trovare sorprese nei conti a Roma significherebbe spargere guai grossi in tutto il continente. La Germania ha potuto fare tanto ma non può fare tutto, come dimostra la frenata della sua economia, non estranea alla consapevolezza internazionale che su Berlino grava l’incombenza di garantire per i debiti di tutti, inclusi alcuni che negli ultimi anni hanno dato poche prove di responsabilità.

Germania e Francia hanno proposto come presidente stabile di questo eurogruppo rafforzato da compiti effettivi di governo economico Herman Van Rompuy, attuale presidente del Consiglio Europeo e hanno chiesto di inserire nella Costituzione europea un vincolo che obblighi a raggiungere il pareggio di bilancio. Una richiesta che non è un sopruso tecnocratico verso i paesi che hanno dei debiti da pagare ma una tutela verso quelle nazioni che stanno pagando già troppi debiti degli altri.

Volere che questo avvenga a partire dal prossimo anno significa difendere l’Europa da comportamenti distruttivi. L’elaborazione e l’applicazione delle manovre che rendono possibile avvicinarsi al pareggio di bilancio non riguarda affatto l’imposizione di regole da parte della BCE e dell’Unione Europea, dipinte con tinte romanzesche come entità distanti e aggressive da alcuni gruppi folcloristici rappresentati in Parlamento in Italia, difatti è tutta interna al Governo la scelta che vorrebbe togliere appena l’uno per cento ai capitali recentemente coperti da scudo fiscale, mentre i comuni cittadini saranno molto presto in grado di sperimentare che a loro viene tolto qualcosa di più in percentuale, tra imposte indirette e tagli ai servizi.

Quanto alla Tobin Tax, che è costata etichette di sovversione e di ingenuità a tutti quelli che la proponevano in tempi in cui al liberismo estremo non si potevano nemmeno accennare critiche, adesso i rappresentanti degli stati fondanti dell’Europa affermano giustamente che è uno dei mezzi per fermare la corsa alla speculazione e per restituire ragionevolmente una minimale parte dei suoi profitti a stati (e quindi società) duramente colpiti da questa.

Una grande società, pressata da contraddizioni globali

Nelle città inglesi emergono le capacità uniche di cooperare per aiutare le persone colpite dalle distruzioni, ma anche problemi irrisolti che emergono da tempo in tutto il continente 

 

 di Aldo Ciummo

 

La grande società, che forse Cameron ha immaginato quando ha iniziato un percorso oggi simile ad altre destre prodighe di tagli e misure speciali che hanno preceduto l’attuale governo in UK, è qualcosa sempre esistito nel Regno Unito: sono le centinaia di persone che stanno aiutando finanziariamente e umanamente Aaron Biber, un barbiere ottantanovenne il cui negozio quarantennale a Tottenham è stato distrutto da una folla (dotata di un singolare concetto di libertà, una deviazione che ha mandato in fumo gli appartamenti di famiglie e procurato un trauma cranico ad un anziano la cui colpa era tentare di spegnere un incendio).

La “Big Society” che la coalizione di Cameron ha pensato di inventare (e che non sta traendo grandi incoraggiamenti dalla riduzione delle opportunità di iscriversi all’università e dagli altri tagli a senso unico che anche altri paesi cominciano a sperimentare): una grande società che esiste adesso come ieri in Inghilterra per aiutare Aaron e altri incolpevoli bersagli di distruzioni, grande da tanti punti di vista, sopravvissuta a grandi conflitti contro stati meno liberali e alle stagioni oligarchiche degli anni ottanta.

Tariq Jahan è un altro esponente di questa società, in questi anni e in questi giorni additata a torto come una area sociopolitica che ha incoraggiato il liberismo nella sua versione estrema, da molti che dimenticano lo stato sociale esemplare per molti aspetti che tuttora funziona nel Regno Unito. Jahan ha perso il figlio, che cercava di difendere il suo quartiere a Birmingham da saccheggiatori, ma non ha incoraggiato vendette, anzi ha dato un contributo importante perchè una comunità di immigrati duramente provata mantenesse la calma e la ragione.

Gli immigrati come Jahan sono la dimostrazione del grado di integrazione possibile in Inghilterra. Il successo che il suo esempio ha riscosso nei quartieri a forte identità etnica è un segno di quanto la maggioranza, in ogni settore del paese, sappia come il Regno Unito non lascia spazi alla discriminazione su base nazionale. Gli stessi scontri non hanno assunto nessuna caratteristica di questo tipo. Riguardo ai fenomeni di autodifesa dei quartieri, molto preoccupanti, si tratta di eventi resi comprensibili dal rischio accertato di vedere case e attività distrutte, ma nei quartieri come Eltham e Enfield, dove la maggioranza delle persone scese in strada a tutela di un’area erano inglesi, sono apparse sulla stampa in maniera affrettata giustapposizioni con gruppi xenophobi minoritari in Inghilterra ed estranei alle zone di cui hanno cercato di strumentalizzare i problemi, gruppi in realtà tenuti lontano dalla popolazione delle aree citate.

Difficilmente altri paesi avrebbero retto un simile caos senza che degenerasse in problemi interetnici, un esito infausto che le comunità dei diversi quartieri hanno evitato nel Regno Unito. Le proteste nate da un fatto contingente e deragliate in azioni dalle conseguenze gravissime, incluse vittime, hanno origine in un contesto di diritti effettivamente violati in Occidente dalla massiccia redistribuzione verso l’alto (o se si preferisce concentrazione dei beni, delle opportunità e delle decisioni in poche mani) un processo storico che alle istituzioni economiche e politiche piace spesso chiamare crisi, come se fosse un evento indipendente dalla volontà umana.

Il senso dei diritti di cittadinanza in paesi come il Regno Unito è più forte che altrove in Europa, in altri paesi dove una classe media che ormai non è più tale si lascia comprimere assieme alle fasce più deboli della società, anche queste dotate di sempre minore possibilità e capacità di promuovere le proprie istanze. Anche nel Regno Unito la comparsa sulla scena di categorie che dalle strade alcuni vorrebbero togliere completamente è avvenuta con modalità del tutto deviate, conducendo a violenze gratuite e sfiorando la guerra tra poveri, mentre le dimostrazioni di solidarietà delle comunità che hanno cercato di risollevare i propri quartieri dalle distruzioni hanno mostrato la solidità del tessuto sociale nel Regno Unito, ma anche evidenziato il rischio di chiusura dei diversi gruppi etnici in sè stessi e dell’insorgere di fenomeni di vigilantismo che contengono i germi della criminalizzazione di persone meno benestanti e meno tutelate.

Sarebbe davvero un disastro sociale se gli immigrati che si sono costruiti con fatica qualcosa in occidente si tramutassero in tutori di un ordine discutibile contro giovani delle città che vedono innalzare le soglie (economiche) di accesso alle università, nello stesso modo in cui sarebbe un disastro sociale se una maggioranza spaventata additasse le persone di origine straniera come responsabili di una situazione. La realtà è che tante critiche verso il modello del Regno Unito rappresentano una fuga da problemi che stanno insorgendo nello stesso modo nel resto d’Europa e nell’occidente, trovando una molla nella compressione dei diritti e delle opportunità delle giovani generazioni e delle fasce popolari della cittadinanza.

L’illusione della destra di Cameron e di quella europea di aggiustare l’economia con ulteriori tagli alle spese sociali e di dare alle strade del proprio paese un senso di cittadinanza con gli idranti è fallimentare. L’esempio che ha reso l’Inghilterra il grande paese che è viene dai valori che permettono a Aaron di essere aiutato da tutta la sua città ed a Jahan di spegnere i rancori tra le comunità, princìpi che hanno sviluppato le tradizioni di liberalismo e socialdemocrazia inglesi attraverso l’integrazione di comunità diverse: è vero che una forma latente di segregazione si è fatta strada nelle turbolenze economiche e nella rapidità dei cambiamenti, ciò che ha spinto Cameron a parlare della necessità di non accontentarsi della compresenza di comunità “non belligeranti” ma di chiedere a tutti di aderire ai valori della nazione di cui si è entrati a far parte, ma questa big society non la si manterrà togliendo diritti allo studio e alla mobilità sociale ed imponendo scelte estranee alla tradizione britannica con la repressione poliziesca.

C’è una relazione tra le esplosioni di disagi e la serie di tagli che la destra ha promosso a partire dall’autunno, quando i problemi di ordine pubblico sono iniziati. L’atteggiamento sbagliato di attaccare il modello di sicurezza sociale inglese o il modello di liberalismo inglese riemerge sul continente ad ogni crisi che sorge, perchè in Europa concentrarsi sulle particolarità serve a sfuggire al quadro generale, di cui si sono avuti scorci poco edificanti negli ultimi anni, dalle banlieu parigine dove a nelle sommosse non c’erano solo immigrati alle proteste di immigrati nell’Italia del sud, comune denominatore la negazione dei diritti.

E la prospettiva generale suggerisce che non solo ieri in Grecia o oggi in Spagna, ma in tutta Europa e nell’Occidente sarà impossibile parlare di integrazione tagliando fuori giovani e immigrati come si sta facendo un pò dappertutto, in maniera particolarmente virulenta a Sud nella UE. La situazione rende evidente che i diversi gruppi cui si deve la crescita della nostra Europa nell’insieme hanno bisogno di partecipazione e opportunità per sviluppare le qualità che si sono viste nei gesti di solidarietà che si moltiplicano in Inghilterra verso coloro che hanno perso le proprie abitazioni ed attività: la paura e l’ordine pubblico possono (a caro prezzo) tenere insieme le varie comunità per un giorno o una settimana, ma per restare una nazione o addirittura diventare un insieme di nazioni come dovrebbe essere l’Europa, ci vogliono diritti e democrazia, elementi la cui tenuta sostanziale è stata messa a dura prova, in maniera crescente, negli ultimi trenta anni.

Stati Uniti ed Europa, problemi comuni

Dopo il taglio del rating da parte delle agenzie agli USA la crisi globale ritorna ad essere un problema che investe l’occidente nella sua interezza

Il taglio del rating alla prima economia del mondo, che significa in sintesi la retrocessione in una fascia di minore fiducia nella sua capacitù di ripagare i debiti, nei fatti diventa subito un declassamento di tutta l’area economico politica occidentale, (non tecnicamente, perchè ai diversi paesi, ad esempio alla Francia che ancora se la cava bene, vengono riconosciute solidità diverse caso per caso), ma in qualche modo l’attacco politico della Cina agli Usa, dopo la decisione di Standars e Poor’s di tagliare da tripla A a AA+ la posizione degli Stati Uniti, è un richiamo che si rivolge anche a sfavore dell’Unione Europea, che agli Stati Uniti è strettamente legata non solo dagli immediati riflessi dell’economia, ma dalla condivisione di percorsi storico politici e culturali.

La destra repubblicana, con gli ostacoli posti fino all’ultimo ad un piano dei Democratici che si contraddistingueva per le molte concessioni alle categorie meno toccate dalla crisi economica e con l’ottenimento da parte dei Repubblicani dello spostamento dei sacrifici sui settori che avevano bisogno di investimenti sociali ha contribuito negativamente all’esito cui si sta assistendo, un fenomeno che trova tendenze speculari anche in Europa ed in Italia, dove le operazioni di salvataggio più urgenti e macroscopiche come quella in corso in Grecia e le misure parzialmente preventive, come quella in atto in Italia, concentrano i tagli finanziari sulle parti della popolazione che meno sono state responsabili delle decisioni economiche che hanno portato al sorgere dei problemi attuali e indirizzano i pesi maggiori sulle categorie più in difficoltà, appartenti alle fasce più modeste della classe media o direttamente alle sacche di disoccupazione, precariato e marginalità.

In molti casi, specialmente nei paesi più arretrati (Italia) in aspetti qualificanti come l’occupazione femminile, l’investimento sulla ricerca, la certezza del diritto, si taglia proprio negli ingranaggi necessari a far ripartire le attività dalle premesse carenti: istruzione, orientamento all’impresa, riduzione delle disparità. Ben venga l’azione dell’Unione Europea nel supportare e indirizzare gli sforzi degli stati, ma occorre rafforzare e democratizzare le politiche della comunità, perchè all’autorità correttiva che induce i paesi componenti a risolvere i propri problemi finanziari si aggiungano più poteri volti a costringere gli stati a operare all’interno dei valori della UE anche in fatto di protezione e valorizzazione della cultura, del pluralismo e della concorrenza, perlomeno nelle aree dove culture politiche più attardate nell’anteguerra e tradizioni culturali più impermeabili ai princìpi dell’autodeterminazione degli individui ed al ruolo delle scienze positive potrebbero aggravare le crisi economiche e gli effetti delle speculazioni fino a sedimentare pesi insostenibili anche per tutto il resto d’Europa, in gran parte impegnato per ridurre i danni.

E’ auspicabile quindi che di fronte ad atteggiamenti aggressivi da parte di stati come la Cina e l’India, che pur criticando legittimamente errori gravi si trovano in una posizione di minori costi finanziari a causa di minori costi sociali (direttamente riconducibili nel caso della Cina all’assenza di democrazie paragonabili a Usa e Ue), Stati Uniti ed Unione Europea siano sì consapevoli di trovarsi tuttora nelle condizioni di prendere le maggiori decisioni, ma rafforzino quegli aspetti di democrazia sostanziale (incompatibili ad esempio con il taglio della sanità ai più deboli) necessari a mantenere e sviluppare la forza specifica dell’Occidente, democrazia e sviluppo.

Sarebbe paradossale se Stati Uniti e UE fossero indotti a ridurre le spese sociali e di difesa, favorendo l’ascesa di sistemi tuttora poco esemplari rispetto all’area occidentale, perlomeno finchè basati sul partito unico, sulla religione o sullo sfruttamento indiscriminato dell’ambiente. E’ urgente quindi che l’Unione Europea inizi a riparare al suo interno i danni economici, culturali e sociali causati dalle scelte che tuttora le destre populiste sostengono in sintonia con le concentrazioni finanziarie sia in America che in Europa, che l’Unione Europea investa di più sull’occupazione, sulla ricerca, sulla valorizzazione dell’immigrazione e sull’integrazione al suo interno e approfitti delle energie alternative per accentuare la sua autonomia energetica da sistemi nettamente estranei alle sue finalità socioeconomiche.

Soprattutto è importante che la UE comprenda l’importanza del suo legame con gli USA e che anche in fatto di economia punti a rafforzare la solidità, la partecipazione e l’innovazione politica e dello sviluppo all’interno dell’area culturale che comprende Europa e Stati Uniti, evitando di dimenticare che nella attuale assetto delle istituzioni nelle varie aree geopolitiche la crescita di democrazie e mercati dipende strettamente dalla diffusione delle soluzioni individuate in Europa, Stati Uniti, Australia, Canada e negli stati, mercati ed istituzioni che a questa area sono più strettamente legati e che da questa sono maggiormente condizionati.

Aldo Ciummo

Parlamento Europeo: più controllo sui derivati

In luglio sono state avanzate più proposte per tutelare i consumatori e gli investitori nell’attuale mercato finanziario

Il commercio dei derivati, un ambito difficile per il piccolo investitore e spesso non tanto facile neppure per i maggiori: il Parlamento Europeo se ne è occupato nel mese appena concluso. L’obiettivo, ora al centro di negoziati con gli stati componenti, è quello di ridurre le pratiche speculative legate alle vendite allo scoperto e avviare efficienti sistemi di indennizzo. Già si è parlato delle richieste di Olle Schmidt che rappresenta il gruppo ALDE (Liberali) per favorire le richieste di risarcimento giustificate dai cosidetti “cattivi consigli”. Purtroppo però gli europarlamentari hanno lasciato esiguo il tetto previsto.

Pascal Canfin dei Verdi (Verdi/Alleanza Libera Europea, Francia) ha inserito nella relazione sulle vendite allo scoperto una richiesta a risolvere le posizioni scoperte entro la fine di ogni giornata di negoziazione (una posizione tesa a regolare le vendite allo scoperto) e una limitazione all’acquisto di contratti di CDS (Credit Default Swap) ai proprietari di titoli di stato equivalenti (in sintesi un soggetto non dovrebbe poter vendere obbligazioni della Grecia su un tavolo e contemporaneamente poter giocare con i titoli del debito). Si registrano per la verità operazioni di dubbia coerenza da parte della politica europea, perchè se da una parte si rafforzano alcune norme sulle multe da applicare, dall’altra si diradano i controlli sulle vendite a breve termine.

Warner Langen (PPE, Germania) ha elaborato il testo sui prodotti derivati negoziati fuori borsa, mirando in sintesi a raggiungere una maggiore trasparenza nel mercato di questo tipo di prodotti finanziari, che prevedono rischi notevoli nei casi in cui qualcuna delle parti è insolvente.

Un ruolo importante lo avrà l’Autorità Europea di Sicurezza e di Mercato (ESMA). La caratteristica principale di prodotti derivati negoziati come gli OTC oggi infatti è che di fatto non sono soggetti a legislazioni ulteriori oltre quella che regola lo scambio tra le parti contraenti. Mentre è ben noto che le conseguenze delle distorsioni del mercato in Europa spesso sono collettive.

L’Unione Europea: “L’Italia deve rispettare le regole”

 

Il Parlamento Europeo oggi ha approvato una risoluzione che chiede allo stato italiano di invertire la rotta in Campania rispetto alla politica sui rifiuti

L’assemblea eletta dai cittadini dell’Unione Europea ha votato una risoluzione riferita alla grave situazione della Campania, che come è noto ha veduto alcuni territori prima al centro di promesse di rapido superamento dei gravi problemi della raccolta dei rifiuti, ma in seguito colpiti da progetti di soluzione emergenziale della questione non propriamente condivisi dalle popolazioni locali.

Ora l’Europa afferma chiaramente che l’Italia deve rispettare la legislazione comunitaria sulla gestione dei rifiuti, migliorare la trasparenza delle procedure (in assenza della correttezza delle quali le misure repressive poco potranno per allontare le organizzazioni criminali dal tessuto sociale) e ricostruire uno stato di fiducia con le popolazioni locali.

La risoluzione è stata approvata con 374 voti a favore, 208 contrari e 38 astensioni ed era stata presentata dai gruppi politici di Socialisti e Democratici, Alde (Liberali), Verdi/Ale e Gue (Sinistra). Il documento critica la decisione di aprire discariche in aree protette e chiarisce che i fondi regionali saranno resi disponibili all’Italia quando le autorità italiane presenteranno un piano di gestione dei rifiuti conforme alle norme UE.

La novità ricorda che la voce della Ue sulle questioni interne non è una vuota testimonianza ma un segnale cui si accompagna un dato concreto che è la sottrazione di risorse finanziarie agli stati che contravvengono a regole elementari e sottolinea il fatto (evidenziato dal documento), rappresentato dalla minima incidenza delle azioni intraprese finora a livello nazionale sulla riduzione dei rifiuti e nel miglioramento del riciclaggio.

In sintesi, le iniziative tese a comprimere i diritti di manifestazione delle popolazioni locali moltiplicatesi negli ultimi quindici anni (alcuni di questi tentativi sono stati subìti ad esempio dagli aquilani) non hanno apportato balzi in avanti infrastrutturali nella penisola, che anzi registra ritardi largamente riportati anche dalla stampa nazionale in questi giorni, peraltro da media non particolarmente antagonisti.

L’europarlamento chiede quindi all’Italia di assicurare il rispetto delle regole comunitarie entro i termini di osservanza stabiliti dalla Commissione, la quale nelle richieste del Parlamento di Strasburgo dovrebbe monitorare gli sviluppi della situazione e se necessario imporre sanzioni. Difatti al momento il piano di gestione dei rifiuti presentato dalle autorità italiane è sotto esame da parte della Commissione, che ne sta verificando la conformità al diritto comunitario.

Ma il dato più interessante riscontrato dal Parlamento Europeo è la mancanza di trasparenza e di vigilanza istituzionale che gran parte della popolazione ha riconosciuto nelle misure straordinarie impiegate dal Governo nazionale per derogare alle regole sulle valutazioni d’impatto ambientale e sugli appalti pubblici, nominando commissari e prendendo decisioni senza consultare o informare le autorità locali. Le misure di emergenza cui si fa riferimento sono state cancellate dal Governo italiano nel dicembre del 2009, data dalla quale le autorità locali hanno riacquistato in parte i poteri di gestione in oggetto, logicamente gli atti precedentemente adottati dallo stato hanno comunque avuto degli effetti, non positivi in base alla valutazione del Parlamento Europeo.

Si può osservare che, partendo dalle procedure d’urgenza utilizzate nella gestione delle conseguenze delle catastrofi naturali fino ad arrivare all’approccio adottato nei confronti dei disagi sociali, è oramai sotto gli occhi del paese la scarsa incidenza dei metodi emergenziali e decisionisti nella soluzione delle crisi, mentre emerge in maniera sempre più supportata da dati (quelli ad esempio degli enormi volumi di affari sottratti alla dinamica legale della concorrenza nelle vicende di molti appalti in Italia) la preoccupante compatibilità di questo sistema con la formazione di nicchie di monopolio, di inefficienza e di illeggittimità.

Nel caso delle vicende campane, la decisione di aprire discariche in aree protette all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio (come a Terzigno) è al centro delle critiche dei deputati. Gli eurodeputati usano anche qualche eufemismo, come la “non sufficiente attenzione alle proteste contro la localizzazione dei siti di raccolta e di smaltimento” e qualche encomiabile auspicio, come la richiesta di ricostruire un clima di fiducia e di dialogo con le popolazioni locali.

Speranze che non si possono che incoraggiare, così come su queste pagine web si incoraggiano anche altre due evoluzioni dell’attuale situazione politica europea: una maturazione dei sistemi politici di ogni stato UE verso un quadro di rappresentanza corretta di tutte le forze sociali associata all’accettazione sostanziale da parte di tutte le forze – anche di quelle conservatrici – dei princìpi democratici e liberali dell’integrazione, della concorrenza e del rapporto con i cittadini ed un rafforzamento delle strutture politiche e rappresentative dell’Unione in modo da renderle capaci di procedere più efficacemente ed in modo più persuasivo nei confronti degli stati meno avanzati, quando ci sono da difendere valori che sono chiaramente alla base della nascita dell’Unione Europea, come la libera concorrenza e l’autonomia delle diverse autorità tenute a garantire i diritti dei cittadini attraverso la limitazione dei poteri e l’impedimento della fusione di poteri differenti. Certo, questi valori vanno difesi prima di tutto dagli abitanti degli stati componenti, sia localmente che attraverso le istituzioni comunitarie.

Aldo Ciummo