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Belgio: è sempre più teso l’ombelico d’Europa

 

Nel cuore dell’Unione Europea non c’è più nemmeno una forza politica che faccia realmente da ponte tra la comunità fiamminga e i valloni francofoni

 

di Aldo Ciummo

Il 13 giugno ha consegnato la vittoria elettorale nelle Fiandre all’alleanza N-Va di Bart De Wever, fautore di una riforma che in Vallonia sarebbe vissuta come disgregazione dello stato belga, architettato per secoli sulla base di fragili equilibri incardinati prima sul peso pubblico dei francofoni poi sulle autonomie regionali e linguistiche, un sistema che è comunque stato giudicato ancora troppo costoso da una parte significativa della popolazione fiamminga.

Nella zona francofona i Socialisti hanno ottenuto la maggioranza ed Elio di Rupo, italobelga, potrebbe riuscire a formare il nuovo governo a Bruxelles, in tal senso sono arrivate aperture anche dallo stesso De Wever, che (con un’impostazione che qui si potrebbe definire leghista) non bada ai dettagli ma al sodo, una riforma che trasformi la nazione dando di fatto una autonomia economica alle Fiandre.

Si accentuano i caratteri già inquadrati nel dicembre 2008, quando Alberto II si vide rimettere nelle mani il mandato di Yves Leterme, democristiano che fuori dalle Fiandre non aveva l’appoggio neppure dei cattolici ed osteggiato dai liberali in Vallonia. Dal 30 dicembre 2008 al 25 novembre 2009 Herman Van Rompuy, che oggi presiede l’Unione Europea, si spese per cercare di districare le diverse istanze, nè lui nè altri esponenti delle istituzioni che ci riprovarono brevemente (come di nuovo lo stesso Leterme) hanno potuto fare molto in concreto.

In Belgio, qualcuno ripete sempre, le cose in comune sono solo la nazionale di calcio, il re ed alcuni tipi di birra: una immagine avvalorata dagli eventi quando nel giugno 2007 si cercò di risolvere attraverso le elezioni una situazione bloccata proprio come quella che si è vista negli ultimi mesi, nelle Fiandre vinse Leterme, favorevole ad una maggiore autonomia, ma in Vallonia a vincere furono i liberali di Didier Reynders, confermando una frammentazione della geografia politica rimarcata anche dal successo locale di formazioni ultra-autonomiste come il Vlaams Belang fiammingo.

Il panorama politico a Bruxelles resta ancora oggi un puzzle difficile da comporre, ma soprattutto appare lo specchio di un paese che sembra non avere più una prospettiva condivisa. Non è indicativo che una crisi del genere colpisca, da anni, il cuore di un continente che cerca invece una identità comune?

REPORTAGE|Un cantiere a cielo aperto. Bruxelles, delitti e virtù dell’eurocapitale (2)

Più ci si avvicina al centro fiammingo della capitale e più ci si rende conto che le contraddizioni aumentano. La capitale dell’Unione Europea non se lo può permettere

testo e foto di Simone Di Stefano

Strade ed edifici nuovi che sorgono sulle macerie di quelli appena fatti crollare; altri in attesa di essere demoliti mostrano tutto il loro vero volto, nero e bruciato da qualche incendio. Caterpillar lungo le vie, anche in pieno centro a fare da cornice agli edifici storici di quella che è la capitale dello Stato più moderno e avanzato che si conosca, l’Unione Europea. E Bruxelles è lì, viva come non mai e chi ci vive dice che «è una città da sogno. Certo il centro storico si riempie solo dal venerdì al sabato, ma quando i ragazzi si riversano nelle strade c’è da divertirsi». Parola di italiano emigrato.

Eppure deve esserci qualcosa che non va in questa piccola ma subdola città nordica, dove le temperature raggiungono sempre più spesso i picchi massimi di quelle nostrane, dove per le strade è più facile vedere cartacce buttate in terra di quante ne offrano tutte le sue dirette rivali in quanto a senso civico: Germania, Svizzera, Inghilterra e la stessa Francia brulicano di cestini e nessuno ha scuse per sporacre: qui non è così.

Skapegoat è sempre a caccia di contraddizioni e quando le trova le denuncia con tutte le potenzialità che può avere un blog. E allora perché non volgere lo sguardo sui tetti delle case brussellesi, o in pieno centro, dove gli occhi si fanno più indiscreti, perché è lì che passano anche i signorotti della corte europea, quelli che si vanno poi a sedere tra i banchi dell’europarlamento.

Abbiamo preso un cantiere a caso, nei pressi di Gare du Midi e non ci è sembrato che ci fosse nulla di ineccepibile, se non fosse per questo brutto costume di demolire vecchi palazzotti in stile nordico fiammingo, per tirare su futuristiche strutture cubiche in metallo e vetro che ricordano proprio i palazzi dell’euro area, nei pressi di Rue de Luxembourg. Eh sì. Bruxelles si sta rifacendo la faccia. Certo non può una capitale di questo rango presentarsi con edifici crollanti e fatiscenti.

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