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Haiti, grande il cuore del Regno Unito

 

Londra ha offerto immediatamente ingenti somme e mezzi confermando lo spirito internazionalista che storicamente anima l’U.K, in Inghilterra la solidarietà è più viva che mai

Due milioni di sterline sono state assicurate subito dal Regno Unito per aiutare Haiti dopo che il mondo ha avuto notizie della tragedia dell’isola, il Disaster Emergency Committee ha reso noto che i cittadini britannici hanno versato on line le proprie risorse anche prima che le televisioni e le radio lanciassero gli appelli.

Una prima chiamata agli inglesi, di cui è nota la consapevolezza verso la dimensione mondiale dei problemi a causa della presenza storica in tutto il pianeta e soprattutto della conseguente composizione della popolazione del Regno Unito, in larga parte multietnica, è stata diffusa via internet proprio dal comitato che coordina tredici associazioni, nelle organizzazioni della società civile infatti si struttura una gran parte dell’impegno politico concreto e solidale che è tipico delle società protestanti.

Il Disaster Emergency Committee ha riferito che il cuore dei cittadini inglesi è stato grande e che ci sono state tantissime donazioni dirette per medicine e assistenza sanitaria, cibo, alloggi d’emergenza e acqua potabile, mentre si auspica che il lavoro di sensibilizzazione dei media nel Regno Unito produca nei giorni e nelle settimane successive un apporto ancora maggiore dei privati e delle organizzazioni alla ricostruzione ed allo sviluppo della piccola repubblica americana così duramente colpita dagli eventi naturali e già provata dalla difficile situazione socieoconomica ed istituzionale.

Aldo Ciummo

IN ITALIA| Acqua in bocca – Vi abbiamo venduto l’acqua

Il capitalismo si appropria della nostra acqua. Di seguito l’articolo di Rosaria Ruffini che spiega la situazione attuale, le mosse dell’indisturbato governo Berlusconi e gli scenari futuri, plausibilmente con una possibile cessione dei beni idrici, diritti fondamentali dell’uomo, alle multinazionali private

di Rosaria Ruffini/liberacittadinanza

Il governo Berlusconi senza dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell’acqua pubblica


Mentre nel paese imperversano annose discussioni sul grembiulino a scuola, sul guinzaglio per il cane e sul flagello dei graffiti, il governo Berlusconi senza dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell’acqua pubblica. Il Parlamento ha votato l’articolo 23bis del decreto legge 112 [si tratta in realtà della legge 133/08. N.d.r.] del ministro Tremonti che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica.

Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l’acqua non sarà più un bene pubblico, ma una merce e, dunque, sarà gestita da multinazionali internazionali (le stesse che già possiedono le acque minerali). Già a Latina la Veolia (multinazionale che gestisce l’acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300% Ai consumatori che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armatati e carabinieri per staccare i contatori.

La privatizzazione dell’acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri. L’acqua è sacra in ogni paese, cultura e fede del mondo: l’uomo è fatto per il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in vendita.

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