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Lo IAI: “UE e USA rafforzino la politica estera”

Il rapporto dell’Istituto Affari Esteri propone diverse soluzioni riguardanti l’azione esterna della UE in cooperazione con le aree emergenti

Quattro centri studi europei, collaborando con i ministeri degli esteri di Italia, Polonia, Spagna e Svezia hanno elaborato un rapporto sulla politica internazionale che propone lo sviluppo di quattro partenariati globali della UE con Stati Uniti, Turchia, Russia e Cina, con l’obiettivo di una maggiore stabilità.

Il rapporto si intitola “Towards a European Global Strategy” e l’obiettivo delle indicazioni è trarre vantaggio dal vicinato strategico con altre regioni geopolitiche attraverso la considerazioni di aspetti diversi del mercato unico e del mercato dell’energia.

Il documento rilancia l’opportunità di fondare con gli Stati Uniti una nuova comunità atlantica, sulla base dell’area di scambio transatlantica di cui si sta parlando molto in questo periodo e che si auspica si realizzi in tempi rapidi in modo da confrontarsi con i tanti problemi comuni esistenti.

L’opinione dei centri studi che hanno elaborato il rapporto comprende anche uno status politico rafforzato per la Turchia, prima ancora dell’esito del negoziato di adesione alla UE. In generale il documento è favorevole ad un rapido allargamento.

Si affronta anche il tema del vicinato strategico nelle aree più legate all’Europa ma all’esterno del suo territorio, Sahel, Corno d’Africa, Medio Oriente, Asia Centrale, Artico e la questione delle rotte marittime.

Allargamento della UE a parte, le conclusioni dello studio guardano positivamente alla collaborazione nelle priorità condivise, in maniera da poter gestire lo spazio geopolitico che interessa più da vicino l’Europa con maggiore efficacia indipendentemente dall’estensione del territorio comunitario attraverso le nuove adesioni.

Aldo Ciummo

Nel vivo delle trattative sulla Politica Agricola Europea

Europarlamento, Consiglio e Commissione si confrontano sulla PAC ridefinita dall’aula di Strasburgo

 

Il 17 aprile è entrato nel vivo il dibattito sulla Politica Agricola Europea (PAC) tra Europarlamento, Consiglio dei Ministri della Unione Europea e Commissione, questa è la fase cosidetta dei triloghi, nella quale le maggiori istituzioni europee dovranno raggiungere un accordo entro la conclusione del semestre di presidenza irlandese (conclusione prevista per il mese di giugno).

Il dibattito in aula degli eurodeputati sulla politica agricola si è svolto in occasione della seduta plenaria il 12 marzo, concentrandosi sulla garanzia di una produzione stabile in Europa. Il 13 marzo si è votato e poi al termine di marzo è iniziata la negoziazione con gli stati componenti della UE. Ben trecentotrentaquattro emendamenti sono stati proposti dai diversi gruppi politici. La previsione per gli stati baltici è tra il cinquantacinque ed il settantacinque per cento della media comunitaria (riguardo ai rimborsi previsti relativi ai terreni).

Il Greening, l’insieme delle tutele ambientali incentivate attraverso il sostegno agli agricoltori che ne assicurano la difesa nel proprio territorio, rientra tra i compromessi raggiunti. L’intervento dei Liberali e Democratici (ALDE) è stato contrario alla sovrapproduzione di generi alimentari dovuta a sovvenzioni, secondo l’ALDE il Comitato Agricoltura si è indirizzato in tal senso all’inizio dell’anno.

George Lyon (UK, Lib Dem) coordinatore del Comitato Agricoltura, ha dichiarato: “la proposta di riforma della PAC più radicale è sostenere gli agricoltori perché realizzino beni comuni, come la protezione dell’ambiente”. Il gruppo europarlamentare dei Liberali e Democratici sostiene che i singoli stati dovrebbero avere più autonomia, nel decidere in merito ai metodi migliori per implementare le misure di “Greening”, ma anche che la Commissione dovrebbe avere l’ultima parola nel valutarne l’efficacia. Ciò garantirebbe, secondo l’ALDE, una maggiore parità di trattamento per gli agricoltori.

Per i Liberali e Democratici è intervenuta anche Britta Reimers (Germania, FDP) che ha aggiunto: “le proposte di organizzazione del mercato in comitato sono inaccettabili, perché indeboliscono l’efficienza e l’innovazione nel settore agricolo.” I liberali rifiutano misure restrittive sulle regole della competizione europea, considerandole come obblighi che influenzano perfino stati che non sono componenti della UE.

Giovanni La Via (Italia, PPE) ha dichiarato che la recente approvazione di una Politica Agricola Comune più semplificata ha reso gli agricoltori parte attiva di un meccanismo più efficace, favorendo il rispetto delle regole. E’ stata infatti la prima volta che l’Europarlamento ha preso parte, nel ruolo di codecisore, alla PAC. L’eurodeputato La Via, relatore del dossier che regola il finanziamento, la gestione ed il monitoraggio della Politica Agricola Comune, ha sottolineato le semplificazioni nella domanda per accedere ai sostegni e nel sistema che avviserà tempestivamente l’agricoltore della conformità alla legge delle sue azioni, evitando quindi la confusione tra inadempienze e frodi. “La riforma della PAC mira a favorire gli stati componenti della UE che adotteranno le migliori pratiche ed a garantire che i fondi stanziati rimangano nello stato, venendo avviati a regioni più efficienti, in casi di inutilizzo da parte di alcune delle regioni” ha detto La Via.

Paolo de Castro ha definito l’approvazione della riforma della PAC una pagina importante per l’agricoltura europea, dopo che l’apposita Commissione ha registrato l’approvazione dei quattro dossier legislativi da parte dell’Aula e l’adozione delle correzioni apportate proprio dalla Commissione Agricoltura su trasparenza e doppi finanziamenti. “La Pac interessa ovviamente gli agricoltori, ma l’alimentazione interessa tutti e la domanda alimentare cresce più della offerta, il sostegno all’agricoltura garantisce quindi il fabbisogno nell’Europa, che è la più grande area di importazione di prodotti alimentari” ha dichiarato De Castro riguardo al nuovo testo elaborato dall’ Europarlamento.

La Commissione Agricoltura, nell’ultimo anno, si è concentrata sulla definizione di una politica di sostegno e sviluppo del settore agricolo. Il voto della COM AGRI ha sottolineato il rafforzamento del capitolo ambientale. Il sistema di progressività (capping) previsto dall’europarlamento è diverso da ciò che aveva proposto il Consiglio, non c’è stata la riduzione del tetto dei contributi diretti da 300.000 a 200.000 euro.

I temi della politica agricola sono stati rilevanti in paesi come l’Estonia, a causa della diversità dei criteri rispetto all’ammontare previsto per altri stati, nel nuovo accordo infine è stato previsto che nessuno stato possa avere meno del sessanta per cento rispetto alla media degli stati componenti la UE. La riforma entrerà effettivamente in vigore nel 2015, fino a quando resteranno invece valide le norme attuali.

Aldo Ciummo

Solidarietà europea nella gestione del debito dei paesi

La UE rafforzerà i controlli sui bilanci, dopo che l’Europarlamento ha firmato l’accordo sul meccanismo che prevede maggiore equità

La nuova legislazione europea rafforzerà il coordinamento della sorveglianza sul bilancio per tutti i paesi dell’area euro, tale meccanismo, conosciuto come “Two Pack” (e firmato dal Parlamento Europeo il 12 marzo) in base all’accordo raggiunto nel febbraio precedente con il Consiglio e con la Commissione sarà accompagnato da una dichiarazione formale (della Commissione) con la quale questa istituirà un gruppo di esperti per valutare la fattibilità  dell’idea di mutualizzare parte dei debiti nazionali dell’ eurozona, attraverso un apposito fondo.
Il presidente del gruppo dei Liberali e Democratici (ALDE) al Parlamento Europeo, Guy Verhofstadt, ha dichiarato: “abbiamo sostenuto l’idea che un fondo di redenzione del debito, come suggerito dal consiglio consultivo economico tedesco, venisse adeguatamente esaminato sia come modo di abbassare il debito eccessivo dell’Eurozona che di ridurre gli alti interessi addebitati dai detentori dei titoli ai governi che prendono a prestito in molti stati componenti, il che sta trattenendo gli investimenti essenziali e la ripresa economica.”
L’apposito fondo col quale l’Europa dovrebbe essere in grado di mutualizzare e di gestire unitariamente una parte dei debiti più onerosi (che oggi pesano sui bilanci dei singoli stati) rappresenterebbe quindi un elemento di solidarietà, complementare alla disciplina rafforzata di una più stretta sorveglianza sul bilancio. Il gruppo di esperti dovrebbe presentare il suo rapporto finale (non più tardi del marzo 2014) sottoponendolo alla valutazione ed all’impegno ad agire da parte della Commissione prima della fine del suo mandato.
Ramon Tremosa i Barcells (CiU, Catalonia, Spain) portavoce dell’ALDE sull’efficacia della procedura di deficit eccessivo, ha dichiarato che ora “gli stati componenti si troveranno a portare avanti analisi di costi e benefici sugli investimenti e sulle riforme. Il tempo di costruire aeroporti non necessari e treni veloci che non vanno da nessuna parte è finito in Europa.” Difatti, a partire da adesso gli stati dovranno seguire agende di bilancio convergenti e sottoporre i loro budget nazionali alla Commissione per la valutazione e per possibili suggerimenti.
“Abbiamo nuovi strumenti preventivi ed un quadro legale per evitare che gli stati componenti accumulino debito, permettendo un monitoraggio delle situazioni finanziarie che possono minacciare l’intera area euro – ha affermato  il portavoce dell’ALDE sulla sorveglianza rafforzata per gli stati in difficoltà, Sylvie Goulard (Francia) – completando l’attuale quadro di governance, finalmente renderemo l’Europa libera di iniziare a lavorare su altri urgenti pilastri di costruzione europea verso una piena unione economica e monetaria.”
L’accordo, chiamato “Two-pack” consiste in una regolamentazione che stabilisce che i paesi della eurozona sottoporranno le loro bozze di bilancio alla Commissione, per permettere una revisione finalizzata ad un maggiore coordinamento economico, ma stabilisce anche un chiaro quadro legale nel quale la UE tratterà con gli stati che si trovano in difficoltà finanziare o nella necessità di assistenza finanziaria.
Aldo Ciummo

Presentato il libro “Incontri con il Che”

L'America Latina ancora oggi una questione sociale aperta

L’America Latina ancora oggi una questione sociale aperta

La pubblicazione di Stefano Campetella, che ha a lungo lavorato a Cuba, invita ad approfondire l’itinerario compiuto dai diritti sociali in America Latina

Oggi pomeriggio ha avuto luogo la presentazione del libro “Incontri con il Che”, presso la Sala Mercede della Camera dei Deputati. Hanno partecipato al dibattito Stefano Polli (Esteri Ansa) e Roberto Di Giovan Paolo (Senato), Vincenzo Pergola (come ingegnere che ha rapporti professionali con il paese latinomericano) e Andrea Maresi (Rappresentanza del Parlamento Europeo per l’Italia).

L’autore, Stefano Campetella, è originario di Macerata e come ingnegnere ha operato in molti paesi, tra i quali appunto Cuba ed il Brasile. Nel 1959 si trovava a Cuba per dirigere la costruzione di uno stabilimento che si occupava di fertilizzanti. Nel corso del suo incarico conobbe Ernesto Che Guevara, all’epoca direttore dell’Instituto Nacional Para la Reforma Agraria. Il testo è edito da Liberilibri.

Dalle conversazioni tra l’ingegnere ed il medico nasce il libro che raccoglie la memoria di Campetella su questi incontri.  Il dibattito assume una rilevanza particolare mentre l’America Latina sta acquistando un crescente peso internazionale grazie alla progressiva soluzione dei problemi di diseguaglianza ed all’importanza riconosciuta ai diritti di partecipazione al progresso socioeconomica di tutte le parti della società.

Stefano Campetella ha sottolineato l’eredità positiva dell’influenza di Che Guevara a Cuba ed in America Latina soprattutto riguardo allo spirito di correttezza e di fiducia che anche nelle relazioni industriali caratterizzò quel primo sforzo del paese latinoamericano di aprirsi all’esterno, un tentativo purtroppo frenato in seguito dalle vicende storiche che hanno angustiato l’isola, stringendola tra l’embargo dell’economia di mercato all’esterno e l’avvitarsi del controllo dello stato sulle libertà individuali all’interno. Oggi la prospettiva che Cuba può coltivare è una apertura progressiva alle libertà democratiche associata al proseguimento delle conquiste sociali che la sua storia ha permesso.

Aldo Ciummo

L’Istituto Affari Internazionali entra nel Council of Councils

Lo IAI è entrato a far parte di una rete dei maggiori istituti internazionali di politica estera, con l’obiettivo di promuovere il dibattito sulla governance globale

L’Istituto Affari Internazionali (IAI) è stato chiamato a far parte del Council of Councils, una rete dei maggiori think tank internazionali di politica estera, organizzata dal Council on Foreign Relations di New York. L’obiettivo è la promozione del dibattito sui temi centrali della cooperazione multilaterale.

Gli altri centri di ricerca coinvolto sono diciotto, la composizione del Council of Councils rispecchia quella del G20. Il 12 e 13 marzo lo IAI ha partecipato all’inaugurazione del progetto a Washington.

Gli istituti che fanno parte dell’organizzazione sono il Lowy Institute of International Policy (Australia), il Center for European Policy Studies (Belgio), Getulio Vargas Foundation (Brasile), Center for International Governance Innovation (Canada), Shanghai Institutes for International Studies (Cina), East Asia Institute (Corea del Sud), French Institute of International Relations (Francia), German Institute for International and Security Affairs (Germania), Genron NPO (Giappone), Center for Strategic and International Studies (Indonesia), Institute for National Security Studies (Israele), Istituto Affari Internazionali (Italia), Mexican Council on Foreign Relations (Messico), Chatam House The Royal Institute for Strategic Studies (Regno Unito), Institute of Contemporary Development (Federazione Russa), S.Rajaratnam School of International Studies (Singapore), Council on Foreign Relations (Stati Uniti), South African Institute of International Affairs (Sudafrica), Global Relations Forum (Turchia).

 

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Ormai solo l’Europa investe su innovazione e coesione

Mentre si assiste alla perseveranza di alcuni stati, Italia in testa, nel trascinare indietro lo sviluppo continentale con politiche recessive, la UE inizia ad affrontare la difficile situazione economica internazionale

di  Aldo Ciummo

I duri fatti economici fanno venire a galla anche i dati politici: le forze che in Europa, soprattutto a sud, proponevano di affrontare la crisi ripetendo che andava tutto bene, nell’intenzione probabile di tamponare la recessione economica spingendo alla spesa di risorse residuali o inesistenti e nell’intento più che probabile di rimandare di qualche mese o anno il conto in termini di consenso e di posizioni acquisite hanno danneggiato assieme ai singoli stati tutti i componenti della UE. Di fronte a questa situazione, su queste pagine si è ripetuto più volte che la crescita degli euroscetticismi nei paesi che hanno gestito adeguatamente le proprie finanze non era del tutto priva di giustificazioni oggettive. La finanza creativa o negligente ha danneggiato anche i vicini, che hanno sostenuto l’Italia con generosità.

Un’altra idea curiosa di alcune delle maggiori voci televisive, a cominciare da quella pubblica, è l’immagine di una Europa che detta dure condizioni e che viene presentata quasi come la responsabile delle difficoltà (di posizioni curiose non ne mancano nella corrente maggioritaria dell’informazione, a partire dall’opinione che un paese declassato tre volte in tempi record sia dotato di credibilità internazionale e che la sua guida politica sia considerata affidabile) : il Parlamento Europeo oggi ha approvato un bilancio comunitario per il 2012 per stimolare la crescita e l’innovazione, al contrario di diversi parlamenti nazionali, alcuni formati da personale selezionato dai capi delle segreterie, che annaspano disperatamente per sopravvivere mentre fuori dai corridoi del palazzo i servizi essenziali agonizzano.

Il Parlamento Europeo di Strasburgo, con una maggioranza di 431 voti a favore, 120 contrari e 124 astenuti ha approvato un bilancio di 133 miliardi di euro. Ulteriori riunioni della Commissione Bilancio sono previste per l’8 ed il 18 novembre e l’approvazione definitiva potrebbe arrivare già a dicembre. L’azione politica europea, nel difficile contesto di questi anni, è stata quella che concretamente ha creato un’area di stabilità nella quale la società ha potuto aprirsi e progredire: lo stesso non si può dire di gruppi regionalisti e contrari all’integrazione che hanno piuttosto peggiorato gli standard delle finanze pubbliche attraverso una serie di iniziative folcloristiche finalizzate al mantenimento dei ruoli ottenuti nello stato centrale.

I settori che vengono più favoriti dalle iniziative dell’Unione Europea sono, non a caso, “Ricerca e Sviluppo” e “Fondi di Coesione e Strutturali”, gli stessi che contribuiscono all’affermazione di una società aperta, basata su criteri certi di adozione delle decisioni: libera da eccessi ultraliberisti, chiusure anacronistiche e personalismi inefficienti (gli elementi che hanno portato in molti paesi alla crisi, alcuni dei quali a diventare un fanalino di coda all’interno del già difficile contesto generale). Ricerca e Sviluppo è un settore che vede aumenti di quasi il 9% per cento e i Fondi Strutturali e di Coesione superano il 10%.

Sostenere stati in difficoltà ma in crescita durante i periodi in cui ve ne è bisogno ed opportunità significa che l’Europa nel suo insieme è poi in grado di supportare anche nazioni che si ritenevano più solide nel momento in cui queste scoprano di averne bisogno più di tutti gli altri: che poi è il caso concreto in cui si trova l’Italia, con una Unione Europea che si troverebbe nelle condizioni di indicare regole meno rigide se gli stati fondatori avessero fatto la loro parte in tempo quando sono iniziate le crisi economiche nel continente e se avessero aiutato con un pò più di convinzione (e meno ricatti di liste elettorali montane o nostalgiche) i componenti di recente ingresso, molti dei quali probabilmente stanno per battere ironicamente una mano sulla spalla a soci UE più vecchi e sulla carta importanti.

Un altro capitolo su cui l’Unione Europea vuole investire di più è “Libertà, Sicurezza e Giustizia”, un settore storico della comunità e necessario a gestire i confini e preparare l’integrazione, perchè senza fondi e impegni complessi tanta sbandierata voglia di controllo del territorio da parte di molti si riduce ad un insieme di triti slogan elettorali, che ripetendosi nelle stagioni hanno cambiato in peggio, negli ultimi quindici anni, la cultura di paesi mediterranei che fino all’inizio degli anni novanta almeno erano conosciuti come abbastanza tolleranti.

Certo l’Europa nel suo insieme non sfugge da tristi coazioni a ripetere, come i tagli proposti dal Consiglio al Fondo per i Rifugiati, che avrebbe come contrappeso un aumento per il bilancio dell’Agenzia per le Frontiere Esterne Frontex: è verò che questa svolge compiti che non si limitano al controllo, ma il segnale è lugubre per una costruzione geopolitica cui piace chiamarsi potenza civile. L’Unione Europea continua però ad essere una forza stabilizzatrice importante nella cooperazione ed è stato approvato un aumento di cento milioni di euro di aiuti alla Palestina, al processo di Pace in Medio Oriente ed al Fondo per i rifugiati palestinesi dell’Onu (UNRWA) e ventisette milioni di euro per la cooperazione per Asia e America Latina.

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Antiche arti dell’Europa Contemporanea: arte tessile in Lituania

In Lituania a a partire dal 22 settembre settantaquattro giorni di mostre d‘arte contemporanea, trecento artisti, spettacoli di danza intorno al tessile la Biennale di  Kaunas, quest’anno dedicata alla scienza ed all’industria


Artigiani e docenti da quasi 40 paesi di tutto il mondo in gallerie e spazi allestiti in una delle città più antiche d’Europa:  Dal 2005 le mostre tradizionali tessili della città lituana di Kaunas si sono trasformate in manifestazioni interdisciplinari (patrocinate da un team internazionale) il contenuto della festa da allora cambia ogni anno, la città si fa riconoscere sempre di più come uno dei più importanti centri del mondo tessile. E’ un esempio di come l’Europa alimenta con nuove energie le antiche tradizioni dei territori emergenti, oltre che di quelli che hanno partecipato alla fondazione della comunità: noti artisti accanto a piccoli produttori, province di paesi più piccoli e meno conosciuti visitate da tutto il continente, grazie ad una nicchia di arte o di artigianato conosciuta in tutto il mondo.
 
La Biennale di Kaunas da dieci anni fa del tessile la sua parola chiave, quest’anno si chiama “Rewind-Play-Forward” come i comandi di un registratore, per simboleggiare i tre momenti dell’arte, passato, presente e futuro. I laboratori aperti quest’anno parlano di arte, scienza ed industria, sono previste mostre di gruppo e personali, la più grande conferenza europea sul tessile, un programma interdisciplinare di danza contemporeanea e arte visiva. Le domande di partecipazione sono arrivate da decine di paesi, ma per l’esposizione più competitiva sono stati selezionati trentuno progetti .
 
Dirigente artistico della Biennale di Kaunas è Virginia Viktiene, che ha selezionato le opere assieme ad un comitato internazionale. Quest’anno verranno esposte per la prima volta in Lituania le opere di un noto artista inglese, Yinka Shonibare. All’interno della manifestazione ci saranno le esposizioni personali dei più importanti artisti di tessile Reiko Sudo (Giappone) e Lia Cook (USA). Il programma “Rewind” presenterà processi tessili in cui artisti e scienziati uniscono la tecnologia moderna con il processo di tessitura per creare tessuti interattivi in ​​grado di interagire con l’ambiente. Nel programma “Play” si intrecciano danza contemporanee ed arti visive: promosso dal Festival Internazionale di Danza “Aura” e dalla Biennale di Kaunas questo programma ha favorito le condizioni per la nascita di sei nuovi spettacoli.
 
Partecipano gli artisti più significativi nel proprio campo: la tessitrice finlandese Silja Puranen, i fratelli brasiliani (artisti di strada) Os Gemeos, il coreografo tedesco Johannes Wieland, il suo collega norvegese Kenneth Flak e altri. La terza parte della Biennale di Kaunas (Forward) consiste nella Sedicesima Conferenza Europea del Tessile, la più grande a livello internazionale: quest’anno ha scelto Kaunas. Nel 2011 cade il trentennale della rivista ”Textile Forum” organizzatrice della conferenza, Beatrijs Sterk ha invitato a Kaunas per leggere le relazioni nella conferenza le maggiori personalità dell’arte contemporanea tessile. Molti di questi ospiti sono stati invitati ad organizzare le mostre personali a Kaunas. Alla conferenza parteciperanno circa 150 artisti dell’arte tessile, design, professionisti dell’industria provenienti da ogni parte del mondo. Ci sarà spazio anche per la promozione dei giovani artisti, per collaborare al loro sviluppo e creazione di network. La Biennale di Kaunas quest’anno si svolgerà dal 22 settembre al 4 dicembre a Kaunas.

 

Nuove stagioni della cooperazione UE-USA

In Europa si apre un ciclo di appuntamenti di approfondimento delle relazioni internazionali nell’epoca della necessità di una rinnovata cooperazione occidentale

Domani, 14 settembre, a Roma lo IAI, istituto di affari internazionali, si incontra sul tema “Politica estera, uso della forza e lotta al terrorismo. Europa e Stati Uniti a confronto”, verrà presentato in questa occasione il rapporto Transatlantic Trends 2011, sugli orientamenti dell’opinione pubblica americana e di quella europea. L’argomento è complesso, come si è sottolineato spesso su queste pagine l’azione a guida statunitense negli anni tra 2000 e 2008 ha mostrato la sua inefficacia in relazione a diversi aspetti importanti, ma problemi di valutazione sono emersi anche in Europa, dove i modelli di integrazione francese ed inglese sono entrati in crisi.

A Vienna, il 14 e 15 settembre, sarà presentato il documento “Recent Policy Developments Regarding European Access to Space” (di Veclani, Sartori e Rosanelli) che verrà inserito come contributo nello “Yearbook on Space Policy 2010-2011” (Springer, pubblicazione prevista a inizio del 2012). Nell’ambito aerospaziale si esprime una delle competizioni nelle quali Europa e Stati Uniti si confrontano con altri modelli di sviluppo.

Il 22 settembre, a Roma si svolgerà il seminario sul tema “Promoting Regional Integration: lessons learned from UE-Latin American Relations”, comprendente la discussione sul documento di Miguel Haubrich-Seco “Decouping Trade from Politics: the EU and Region-Building in the Andes”. E’ importante il ruolo anche di esempio istituzionale che la UE gioca in molte parti del mondo, ma occorre ora superare la fase pur significativa della integrazione economica e portare il continente a livelli di coesione istituzionale, sociale e culturale che rendano Europa e Stati Uniti in grado di affrontare le scommesse attuali, mantenendo una funzione di primo piano in un contesto dove la crescita economica di alcune aree concorrenti non è equilibrata dal punto di vista delle condizioni sociali e della tutela dei diritti.

Entra nel vivo del progetto “MedPro: prospective analysis for the Mediterranean Region” (finanziato dalla Commissione Europea) un altro seminario il 22 e 23 settembre a Bruxelles. Il Mediterraneo è un’area di primo piano per l’Unione Europea, il che è anche alla base delle preoccupazioni per il rispetto degli standard minimi di pluralismo, solidarietà e concorrenza da parte dei paesi, europei e non, più attardati nelle stagioni dello stato patrimoniale personale, risalenti a prima della nascita degli stati nazionali e foriere di gravi retrocessioni da parte dei mercati e rifiuti da parte del contesto occidentale nel terzo millennio.

Il 28 settembre a Roma, con “The EU and the Libyan crisis: in quest of coherence?” Nicole Koenig fornisce lo spunto per una riflessione sulla crisi regionale che ha posto e pone più problemi a qualsiasi avanzamento dei progetti euromediterranei, una situazione che rilancia l’insieme delle difficoltà ad operare nell’area, dato il dilemma tra stabilità, ormai neppure più garantita dai vecchi e discutibili depositari di questa garanzia sulla sponda sud ed est del Mediterraneo, e diritti, il cui cammino dovrebbe acquistare costanza attraverso gli sforzi dei gruppi emergenti in Libia, Siria e negli altri paesi che sono sotto i riflettori a seguito della primavera araba. Le guerre preventive non hanno aiutato e neppure la fiducia incondizionata concessa fino a ieri ai diversi raìs.

Il Mediterraneo sarà nuovamente al centro della scena a Barcellona, in occasione dell’Assemblea Generale e della Conferenza Annuale della rete euromediterranea, si tratta di occasioni rilevanti per lo scambio di informazioni e prospettive, l’Europa e di conseguenza gli Stati Uniti, che lavorano da sempre assieme nella difesa del continente dalle varie forme di intolleranza e dispotismo politico e religioso tipiche dell’ultimo secolo, devono considerare attentamente questa area geopolitica che è una delle più importanti in ragione della sua posizione diplomatica tra culture diverse e prestigiose e che come la primavera araba ha dimostrato esprime energie capaci di elaborare anche in condizioni difficili una strada originale allo sviluppo dei diritti e delle riforme politiche.

Il 13 ottobre a Roma un convegno tratterà dei “Centocinquanta anni di diplomazia italiana: la diplomazia dell’integrazione”, in collaborazione con Luiss-Guido Carli, nell’ambito del Festival della Diplomazia. Come più volte sottolineato su queste pagine web, i processi di sviluppo e di integrazione non passano solo per le legittime alternative e posizioni nè solo per gli auspicabili e urgenti cambiamenti, ma anche attraverso la capacità di perseguire obiettivi comuni nel tempo e nella realtà, che è ciò che si spera l’Europa abbia fatto e stia facendo da Nizza all’Atto unico fino al recente Trattato di Lisbona.

Aldo Ciummo

Cgil difende l’Italia da una crisi voluta dalle destre

I lavoratori difendono il paese oggi come sessantasei anni fa, l’Italia rischia di diventare un fardello aggiuntivo per la UE al termine di una crisi che è sinonimo di neoliberismo

di  Aldo Ciummo

La soluzione individuata dalla politica mondiale alla crisi è stata da una parte chiudere la stalla quando i buoi erano scappati, imponendo finalmente qualche regola ai soggetti privati che avevano determinato la crisi fornendo libertà illimitata di speculazione attraverso strumenti finanziari di cui non si erano valutati i rischi, dall’altra accollare i costi dei fallimenti delle politiche neoliberiste a chi ne aveva già pagato i danni: le fasce povere delle nazioni più colpite dalla crisi (l’ulteriore redistribuzione del reddito verso le parti della popolazione che concentrano la stragrande maggioranza delle risorse e delle opportunità nelle proprie disponibilità viene chiamata così), le fasce in difficoltà e l’ex ceto medio ormai al fianco di queste.

In Italia le decisioni prese a seguito delle difficoltà delle borse assomigliano più che a contromisure a una prosecuzione in salsa italiana (priva di parvenze o accenni di richiesta di sacrifici a soggetti pubblici e privati che aggravano con le proprie scarse capacità gli effetti degli eventi) delle politiche avviate negli anni ’80 dalle destre mondiali ed estremizzate negli anni ’90, con una ulteriore sottrazione di partecipazione ottenuta con le stagioni militari del 2001-3, le cui spese continuano a pieno regime oggi.

Questa manovra è stata imposta al paese in virtù di una maggioranza di deputati non eletti direttamente ma nominati, da liste la cui composizione rispecchia una piccola parte del panorama sociale italiano, perchè i costi elettorali in epoca di campagne televisive e di abdicazione delle forze politiche organizzate rispetto al proprio ruolo crea una situazione di notabilato che stride con una costituzione che è sulla carta un modello e che è stata conquistata a caro prezzo e conservata con sforzi non trascurabili (nel 1959, nel 1968, durante gli anni settanta e attraverso sacrifici non indifferenti di lavoratori e sindacati fino ad oggi).

Anche stendendo un velo pietoso su confronti con aree dell’Europa che si trovano in condizioni migliori non per grazia ricevuta ma per scelte oculate (valga per tutte la Germania che taglia molto ma investe sull’ istruzione, non è casuale che poi la sua industria cresca proprio nei settori a più alto valore aggiunto e tasso di conoscenza), le lezioni degli economisti, in gran parte appartenenti a fasce della popolazione meno colpiti dalla crisi, non possono nascondere il fatto che l’aumento della disoccupazione è un fatto fortemente recessivo e decisamente favorito dagli aumenti dell’età pensionabili prima e adesso da leggi incostituzionali che reintroducono surrettiziamente l’indebolimento dell’articolo 18, un chiodo fisso del Centrodestra italiano che era stato sonoramente bocciato da un referendum apposito.

Indebolire lo Statuto dei Lavoratori con l’introduzione del principio della deroga contenuto nell’articolo 8 della manovra voluta dal Governo mira chiaramente all’indebolimento di una categoria, rappresentata dai sindacati e soprattutto dal sindacato che più concretamente è stato vicino a coloro che lavorano effettivamente, la Cgil. Questa categoria è una sorta di roccia che con l’appoggio di altri gruppi come gli studenti permette alla costituzione italiana di non franare, in una Italia dove la solidarietà sociale è destrutturata dalle enormi difficoltà (determinate dalle politiche economiche) che colpiscono immigrati, precari, giovani e che rendono tuttora poco coordinate le iniziative pur importanti che tutti questi diversi soggetti pongono in atto per difendere il proprio futuro ed il proprio paese.

Laddove le differenti realtà sane della società hanno trovato, come a Milano nella campagna per Pisapia, un punto di incontro per abbattere questo tipo di destra particolarmente virulento nei confronti dei valori costruiti nella storia dell’Italia democratica e delle condizioni di democrazia sostanziale che necessariamente a questi si accompagnano, è stato possibile avviare percorsi di ricostruzione del tessuto sociale o almeno delle regole essenziali che lo sottraggono alla creazione di situazioni monopoliste che portano al declino economico ed alla regressione civile. Qualsiasi itinerario tracciato per fuoriuscire dalla stretta dei settori oggi più aggressivi nei confronti dei più deboli e di ogni straccio di regola che resiste per tutelarli però non può fare a meno dell’appoggio alla categoria dei lavoratori, quella che organizzandosi nei sindacati ha più contribuito a costruire l’Italia così come la conosciamo e come è stata capace di proiettarsi in una Europa della solidarietà e della conoscenza, un progetto che si incrinerebbe se si permette che il paese venga consegnato definitamente alla morsa di monopoli interni e speculazioni globali.

Stati Uniti ed Europa, problemi comuni

Dopo il taglio del rating da parte delle agenzie agli USA la crisi globale ritorna ad essere un problema che investe l’occidente nella sua interezza

Il taglio del rating alla prima economia del mondo, che significa in sintesi la retrocessione in una fascia di minore fiducia nella sua capacitù di ripagare i debiti, nei fatti diventa subito un declassamento di tutta l’area economico politica occidentale, (non tecnicamente, perchè ai diversi paesi, ad esempio alla Francia che ancora se la cava bene, vengono riconosciute solidità diverse caso per caso), ma in qualche modo l’attacco politico della Cina agli Usa, dopo la decisione di Standars e Poor’s di tagliare da tripla A a AA+ la posizione degli Stati Uniti, è un richiamo che si rivolge anche a sfavore dell’Unione Europea, che agli Stati Uniti è strettamente legata non solo dagli immediati riflessi dell’economia, ma dalla condivisione di percorsi storico politici e culturali.

La destra repubblicana, con gli ostacoli posti fino all’ultimo ad un piano dei Democratici che si contraddistingueva per le molte concessioni alle categorie meno toccate dalla crisi economica e con l’ottenimento da parte dei Repubblicani dello spostamento dei sacrifici sui settori che avevano bisogno di investimenti sociali ha contribuito negativamente all’esito cui si sta assistendo, un fenomeno che trova tendenze speculari anche in Europa ed in Italia, dove le operazioni di salvataggio più urgenti e macroscopiche come quella in corso in Grecia e le misure parzialmente preventive, come quella in atto in Italia, concentrano i tagli finanziari sulle parti della popolazione che meno sono state responsabili delle decisioni economiche che hanno portato al sorgere dei problemi attuali e indirizzano i pesi maggiori sulle categorie più in difficoltà, appartenti alle fasce più modeste della classe media o direttamente alle sacche di disoccupazione, precariato e marginalità.

In molti casi, specialmente nei paesi più arretrati (Italia) in aspetti qualificanti come l’occupazione femminile, l’investimento sulla ricerca, la certezza del diritto, si taglia proprio negli ingranaggi necessari a far ripartire le attività dalle premesse carenti: istruzione, orientamento all’impresa, riduzione delle disparità. Ben venga l’azione dell’Unione Europea nel supportare e indirizzare gli sforzi degli stati, ma occorre rafforzare e democratizzare le politiche della comunità, perchè all’autorità correttiva che induce i paesi componenti a risolvere i propri problemi finanziari si aggiungano più poteri volti a costringere gli stati a operare all’interno dei valori della UE anche in fatto di protezione e valorizzazione della cultura, del pluralismo e della concorrenza, perlomeno nelle aree dove culture politiche più attardate nell’anteguerra e tradizioni culturali più impermeabili ai princìpi dell’autodeterminazione degli individui ed al ruolo delle scienze positive potrebbero aggravare le crisi economiche e gli effetti delle speculazioni fino a sedimentare pesi insostenibili anche per tutto il resto d’Europa, in gran parte impegnato per ridurre i danni.

E’ auspicabile quindi che di fronte ad atteggiamenti aggressivi da parte di stati come la Cina e l’India, che pur criticando legittimamente errori gravi si trovano in una posizione di minori costi finanziari a causa di minori costi sociali (direttamente riconducibili nel caso della Cina all’assenza di democrazie paragonabili a Usa e Ue), Stati Uniti ed Unione Europea siano sì consapevoli di trovarsi tuttora nelle condizioni di prendere le maggiori decisioni, ma rafforzino quegli aspetti di democrazia sostanziale (incompatibili ad esempio con il taglio della sanità ai più deboli) necessari a mantenere e sviluppare la forza specifica dell’Occidente, democrazia e sviluppo.

Sarebbe paradossale se Stati Uniti e UE fossero indotti a ridurre le spese sociali e di difesa, favorendo l’ascesa di sistemi tuttora poco esemplari rispetto all’area occidentale, perlomeno finchè basati sul partito unico, sulla religione o sullo sfruttamento indiscriminato dell’ambiente. E’ urgente quindi che l’Unione Europea inizi a riparare al suo interno i danni economici, culturali e sociali causati dalle scelte che tuttora le destre populiste sostengono in sintonia con le concentrazioni finanziarie sia in America che in Europa, che l’Unione Europea investa di più sull’occupazione, sulla ricerca, sulla valorizzazione dell’immigrazione e sull’integrazione al suo interno e approfitti delle energie alternative per accentuare la sua autonomia energetica da sistemi nettamente estranei alle sue finalità socioeconomiche.

Soprattutto è importante che la UE comprenda l’importanza del suo legame con gli USA e che anche in fatto di economia punti a rafforzare la solidità, la partecipazione e l’innovazione politica e dello sviluppo all’interno dell’area culturale che comprende Europa e Stati Uniti, evitando di dimenticare che nella attuale assetto delle istituzioni nelle varie aree geopolitiche la crescita di democrazie e mercati dipende strettamente dalla diffusione delle soluzioni individuate in Europa, Stati Uniti, Australia, Canada e negli stati, mercati ed istituzioni che a questa area sono più strettamente legati e che da questa sono maggiormente condizionati.

Aldo Ciummo