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Europa ed Australia, crescono i legami economici

Per l’Italia il 2014 si è aperto con l’avvio di diverse iniziative in comune con il paese del Pacifico

 

 

Si moltiplicano le occasioni di cooperazione economica tra Europa ed Australia e l’Italia ha visto aprirsi varie opportunità di sviluppo nell’area dell’Asia-Pacifico tra 2013 e 2014. Quest’anno David Ritchie è passato a rappresentare l’Australia in Germania, mentre Doug Trappett è diventato il responsabile in Italia. Mentre Ritchie avrà a Berlino competenze che comprenderanno anche i rapporti con la Svizzera, Trappett ora sta aggiungendo la significativa esperienza in Italia ad impegni svolti in paesi emergenti, come gli Emirati Arabi.

L’Italia è stata al centro dell’attenzione australiana nel 2013, quando il portavoce laburista Anthony Albanese ha visitato il governo italiano, anticipando i temi del G20 che sarà presieduto da Canberra nel 2014. All’Australia spetterà l’allestimento di appuntamenti come il Business 20, con la prospettiva di avanzare proposte sull’incoraggiamento della crescita socioeconomica globale negli anni futuri.

L’autunno scorso si sono svolti in tutta Italia eventi finalizzati a diffondere la cultura del paese del Pacifico, come l’iniziativa della società Grande Exhibitions – attiva nella creazione di esposizioni caratterizzate da un rilevante investimento nella tecnologia – appuntamento che ha attraversato Milano, Roma, Venezia, Assisi.

Inoltre l’allora ambasciatore è intervenuto all’Università Ca’ Foscari sul tema dell’Asia-Pacifico e delle relazioni tra Italia ed Australia: con la partecipazione del rettore Carlo Carraro, di Rolf Petri (direttore della School of International Relations) di Alide Cagidemetrio (vice rettore per le relazioni internazionali) e del vice direttore della School for International Relations, Antonio Trampus, a partire da aprile del 2013 è stato siglato un memorandum di intesa tra l’Università Ca’ Foscari e la Sydney University of Technology.

Anche nel campo della cultura si guarda all’identità di questo paese ed ai suoi legami con il Mediterraneo, se già alla fine del 2013 il coro della Brighton Secondary School si è esibito a Pesaro e Roma, protagoniste saranno anche le arti visive: Fiona Hall, con le installazioni e l’architettura rappresenterà l’Australia alla Biennale di Venezia del 2015, con una attenzione particolare all’ecologia nell’epoca della globalizzazione.

Non manca la comunità scientifica, il programma di ricerca italiano in Antartide, battezzato “Auspicio” il cui finanziamento ha avuto il via libera a novembre, si basa su una collaborazione con il Bureau of Meteorology del governo australiano e riguarderà lo studio dell’alta atmosfera e delle sue le condizioni attuali.

Ma in questo periodo la collaborazione internazionale attira soprattutto l’interesse degli operatori economici: si è fatto notare il successo di Salini Impregilo nel vincere una commessa a Sidney per la progrettazione e la costruzione del ponte “Skytrain”, un tassello fondamentale della nuova North West Rail Link, importante opera ferroviaria di collegamento, dal valore di circa duecentoventi milioni di euro. L’assegnazione ha portato alla ufficializzazione dell’incarico il 18 dicembre dell’anno da poco conclusosi.

Aldo Ciummo

 

Dubai sentence, unacceptable violation of human rights

The victim of the assault, a Norwegian citizen, was not protected by local institutions that on the contrary caused her imprisonment with a decision determined by religious conservativism

A worrying sign for Westerners that live in countries where the legislation is affected by the intervention of religious confessions has come from the injustice suffered by a Norwegian citizen, who after she has been a victim of violence in Dubai during a business trip (from Quatar where she worked) and having reported this to the local police, found herself sentenced to sixteen months in detention, due to the fact that Islamic laws of the United Arab Emirates do not protect the victims of violence, considering only men as witnesses.

The victim of this worrying story remains in a Norwegian center in Dubai, avoiding her so at least the detention (after the release agreed by the local authorities with the Oslo diplomacy) but what had happened is seriously disturbing for Westerners who work in similar contexts and describes what is the grave and unacceptable situation of women’s rights in many countries. Instead of being protected as a victim of violence, the Norwegian citizen has been accused of adultery.

There is a clear violation of the human rights by the local courts, conditioned by a reactionary interpretation of the Islamic religion. The incident has rightly drawn the attention of organizations of based in the UK and in other European states: people coming from the United Arab Emirates reveal (also following the case which is discussed) the intolerable situation of women in many Arab countries. The Norwegian Minister of Foreign Affairs, Espen Barth Eide, underlined the extraneousness of this sentence to the principles of protection of human rights.

Aldo Ciummo

Diritti, ora si riconoscano anche quelli degli immigrati

Il Consiglio dei Ministri ha parificato i nati nel matrimonio o non, l’aula regolarizzi ora anche i nati in Italia

Il decreto del Consiglio dei Ministri che ha riconosciuto l’uguaglianza tra nati nel matrimonio o meno all’interno del codice civile, sia pure riferito ad una residua distinzione formale, contribuisce a definire l’Italia come un paese civile. E’ auspicabile che ora sia il Parlamento a superare i diversi ostacoli posti negli anni scorsi da gran parte delle compagini conservatrici (e da una eccessiva incertezza nel campo alternativo a queste ultime) e riconosca come cittadini italiani quanti sono nati nel territorio nazionale e vi hanno studiato e lavorato.

La valutazione delle diverse situazioni è necessaria, così come l’obiettivo di una integrazione effettiva e comprensiva dell’acquisizione dei princìpi della democrazia costituzionale di cui si entra a far parte, ma ai nuovi cittadini, provenienti da altre parti del mondo, è urgente dare una prospettiva chiara di diritti ottenibili in tempi certi e realistici, non più attraverso un calvario annoso che non tiene conto della realtà di centinaia di migliaia di persone, spesso professionalmente qualificate ed ormai integrate da anni, anzi molte volte italiani di fatto dopo un percorso scolastico ed in tutte le esperienze di attività nel paese ospitante, persone che il paese ostacola frenando il suo stesso sviluppo.

La comunicazione distorta di un sistema più interessato a evidenziare esclusivamente tematiche securitarie ed a determinare deprezzamenti del valore del lavoro attraverso il ricatto di permessi brevi, che non a rendere maggiormente semplice e logica la vita di tutti i cittadini, inclusi gli immigrati, rende difficile da anni riconoscere i diritti dei nuovi cittadini, nati in Italia o che vi lavorano e vivono da tanti anni:  lo ius soli è una realtà nella gran parte d’Europa e del mondo occidentale, un princìpio portatore di maggiore equità nella certezza della dignità delle persone e del lavoro dell’intera popolazione e non solo di un segmento, un parlamento che intenda rappresentare un paese laico nel senso più ampio del termine deve riconoscere al più presto anche questo diritto.

UE: decisa oggi inchiesta sulla raccolta dei dati

 

 L’indagine sarà portata avanti dalla Commissione Libertà Civili dopo la vicenda del monitoraggio Usa sulle informazioni in Europa

Una inchiesta a tutto campo per chiarire le implicazioni dei programmi statunitensi di sorveglianza, che hanno messo in allarme le cancellerie europee, soprattutto per quanto riguarda Germania e Francia. L’Europarlamento ha votato oggi, giovedì 4 luglio (approvando con 483 voti favorevoli, 98 contrari e 65 astensioni), una risoluzione che esprime serie preoccupazioni sul cosidetto “Prism” e su altre attività di monitoraggio portate avanti in Europa dalle autorità Usa.

Il documento, sostenuto dagli europarlamentari, biasima nettamente la raccolta di informazioni presso le rappresentanze della UE e chiede alle autorità degli Stati Uniti di fornire spiegazioni esaustive sui fatti.

Sono state avanzate critiche ad iniziative simili a quella statunitense portate avanti da molti stati europei, a cominciare proprio da Germania e Regno Unito (che nel caso del datagate Usa sono stati tra i maggiori bersagli dello spionaggio di cui si parla), difatti Berlino, Londra ed anche Parigi non sono stati da meno dell’alleato, dimostrando una simile sete di informazioni al riguardo di Washington, per ragioni sia politiche che commerciali. Però questo non toglie che sia urgente esaminare la compatibilità con le leggi europee delle attività di monitoraggio che gli stati conducono tra i propri cittadini, che proteggono la sfera personale da intrusioni pubbliche nella privacy.

L’inchiesta del Comitato per le Libertà Civili raccoglierà elementi sull’accaduto (sia da fonti USA che da fonti UE) ed alla fine dell’anno presenterà le sue conclusioni, per stabilire l’impatto che le attività di sorveglianza hanno avuto e per prevenire attraverso la legislazione futura che azioni del genere si ripetano.

L’Europarlamento ha sottolineato la necessità di procedure che permettano la protezione di quanti siano in grado di svelare violazioni di diritti fondamentali, fornendo a queste persone la protezione di cui hanno bisogno a livello internazionale: non è certo difficile notare che ciò è proprio quanto invece non sta affatto accadendo nel caso di Snowden, nei fatti bersaglio di una vera caccia all’uomo internazionale.

Gli europarlamentari hanno anche chiesto alla Commissione Europea ed al Consiglio dei Ministri delle Unione Europea di riconsiderare, a diversi livelli, le negoziazioni in corso con gli Stati Uniti, sospendendo ad esempio gli accordi sui dati dei passeggeri del traffico aereo e sui dati bancari.

Restano invece saldamente sui binari le negoziazioni sugli accordi doganali UE-USA, ma anche a questo proposito l’Europarlamento ha puntualizzato che le novità in arrivo non dovrebbero influire sugli standard europei di protezione dei dati, di cui va rafforzata l’efficacia alla luce degli elementi emersi di recente.

Aldo Ciummo

La Croazia è nella UE

Il primo luglio è scattato l’allargamento al paese balcanico, avvio del completamento della Ue ad est

Zagabria festeggia l’ingresso del paese nell’Unione Europea, avvio di un più ampio allargamento ad est, dove sono in corso itinerari d’adesione per molti dei vicini della repubblica centroeuropea. Le autorità di diversi stati sono state presenti alla cerimonia. La Croazia non aderirà subito all’area Schengen, in modo da evitare grandi spostamenti dei propri professionisti altrove, fenomeno che nel caso di altre nazioni ha suscitato preoccupazioni dei paesi tradizionalmente meta di buona parte degli immigrati comunitari.

L’accesso alla UE lascia aperti alcuni problemi, l’apertura di un nuovo mercato corrisponde, per il piccolo paese balcanico, alla chiusura di sinergie come quelle che esistevano coi paesi non comunitari confinanti e che vedranno applicare alcune limitazioni ai propri contatti commerciali col vicino, proprio in conseguenza dell’appartenenza della Croazia all’Unione Europea, che questi stati ancora non hanno raggiunto.

La Croazia ha poco più di quattro milioni di abitanti, meno della centesima parte della popolazione della UE e la sua economia attualmente è attraversata da problemi come l’alta disoccupazione associata alla disomogenea efficienza delle grandi industrie nazionali, soltanto in parte adeguate al contesto attuale. Ma l’ingresso del ventottesimo paese nella comunità significa molto perché è stato un territorio più volte conteso e dilaniato dalle pulsioni nazionaliste e totalitariste ed ora è come se un confine a lungo considerato una cicatrice diventerà il punto di collegamento con una intera area, centroeuropea e balcanica, che guarda alla UE come ad una occasione di propulsione socioeconomica, il che non è stata trascurato dall’Italia, presente con varie iniziative imprenditoriali anche negli stati che dovranno attendere ancora a lungo per l’ingresso nella Unione, ad esempio la Serbia.

Il nordest dell’Italia, cui si guarda spesso per le opportunità di fare leva sui settori più dinamici per avviare la completa ripresa dello stivale, si sta inserendo rapidamente nel risveglio economico della regione europea interessata dall’allargamento odierno.

Aldo Ciummo

Lavori in corso per l’allargamento UE

Molte le questioni che sono ancora sul tavolo mentre il primo luglio la Croazia sarà nell’Unione Europea

In vista dell’imminente ingresso della Croazia nella UE sono stati firmati accordi tra Zagabria e Sarajevo: la Bosnia, data la complessità della sua situazione, è al centro di molte delle criticità legate all’ingresso nella Unione Europea da parte della Croazia, ragion per cui i problemi derivanti dalla vicinanza dei due paesi sono da tempo sotto esame Ue, in materia di immigrazione come di economia.

Il Commissario all’Allargamento dell’Unione Europea, Stefan Fule, ha espresso soddisfazione per il risultato raggiunto dai due paesi il 20 giugno. Ieri è stata invece Catherine Ashton, Alto Rappresentante per la Politica Estera della UE, a sottolineare un altro capitolo nel quale si registrano avanzamenti, ossia il confronto tra Serbia e Kosovo (incessante dall’accordo del 19 aprile in poi).

Ormai le due entità statali cooperano costantemente nonostante le tensioni che non hanno mai cessato di ostacolare una piena collaborazione nella zona. Ad ottobre si svolgeranno nella ex provincia serba consultazioni locali la cui riuscita significherà molto nel riconoscimento di una completa normalizzazione della regione balcanica.

Aldo Ciummo

UE. L’ingresso nell’unione della Croazia sarà condotto dal Centrosinistra

La coalizione di governo del paese che entrerà nella UE il primo luglio ha ottenuto l’altroieri la maggioranza nelle amministrative

Al voto in Croazia, in consultazioni amministrative abbastanza caricate di significato politico anche a causa della data ravvicinata del prossimo ingresso nella UE, Spalato, Vukovar e le principali città sono andate al Centrosinistra, che ha perso però nella capitale Zagabria. Nell’insieme, la coalizione di Centrosinistra che governa a livello nazionale ed ha visto vincere i suoi alleati della dieta democratica istriana (Ids) ha riscosso un risultato indice anche di una tendenza positiva verso l’imminente ingresso nella comunità.

L’adesione alla Ue (del paese in passato facente parte della ex Yugoslavia) rimette sul tavolo l’attenzione europea – e delle nazioni confinanti all’interno della comunità – per l’intera area geografica, nella quale l’Unione Europea è tuttora impegnata a valutare diverse richieste di ingresso, rese ancora difficili, per alcuni degli stati candidati, dalle tensioni che permangono ad esempio in relazione alla situazione del Kosovo, che la Serbia continua a guardare con preoccupazione a causa dello status incerto dei comuni a maggioranza serba nella regione autonoma, mentre le relazioni internazionali tra Serbia e Macedonia vanno avanti nel segno di una progressiva collaborazione.

Ma l’Unione Europea continua a monitorare anche le criticità che emergono in alcuni dei paesi che sono già da tempo diventati parte della UE, è il caso della Slovenia, che si è vista ridimensionare le previsioni di crescita per il prossimo anno, non scampando quindi ad un andamento che trattiene ancora di molto il continente dal rilanciare la propria crescita socioeconomica, necessaria anche per ridare respiro al progetto di integrazione. Nel piccolo paese, aggregatosi alla Ue nel 2004 assieme a molti stati vicini, non mancano problemi oramai ben noti nel resto del continente, legati agli insoddisfacenti livelli occupazionali delle popolazioni ed agli effetti dei tagli operati per far quadrare i bilanci.

Non sfugga che anche la situazione che si è venuta a determinare in Turchia e che evidenzia le carenze dello stato di diritto in questo stato chiave nel Mediterraneo, rappresenta chiaramente un quadro poco rassicurante di un paese di cui si ipotizza in futuro l’ingresso nella Unione Europea ed una anticipazione delle complesse frizioni che potrebbero verificarsi in presenza di una giustapposizione tra i riflessi condizionati di uno stato consolidato ed un quadro normativo alternativo (quello europeo) cui la parte più avanzata della società potrebbe appellarsi in maniera crescente, il che è ciò che in parte sta già avvenendo oggi con la giusta rivendicazione del diritto a manifestare il proprio dissenso.

Aldo Ciummo

Nuove regole per il rating nella UE

L’Europarlamento ha confermato oggi una normativa che limita le possibilità di speculazione da parte delle agenzie di rating
Secondo la nuova legislazione votata oggi dall’Europarlamento, le agenzie di rating potranno emettere giudizi non richiesti soltanto in periodi specifici e vedranno controllati in maniera più stringente i conflitti di interessi, inoltre ci sarà un tetto alle quote azionarie che queste agenzie potranno possedere negli enti che sono chiamate a valutare.
Gli investitori potranno richiedere i danni causati da rating infondati. Le nuove regole sono state concordate con il Consiglio della UE ed ora hanno passato l’esame parlamentare. Il relatore Leonardo Domenici (Socialisti e Democratici, Italia) ha descritto il testo come un passo in avanti che favorisce un rating interno alla UE e garantisce una pluralità di voci affidabili, incrinando l’oligopolio conosciuto fino ad oggi.
La nuova legislazione infatti introduce l’obbligo di spiegare nel dettaglio gli elementi che hanno condotto ad una determinata valutazione e scoraggia tentativi di influenzare politiche nazionali. In sintesi i rating non richiesti sul debito sovrano potranno essere pubblicati un paio di volte l’anno, in date stabilite alla fine dell’anno precedente e potranno essere pubblicati soltanto dopo la chiusura dei mercati europei.
Le agenzie di rating potranno essere citate in giudizio dagli investitori eventualmente danneggiati da note emanate in contrasto con le regole e si interviene nella riduzione dell’affidamento ai rating: istituti di credito e privati di investimento dovranno valutare in anticipo il rischio creditizio ed a questo scopo la Commissione europea svilupperà delle linee guida per la UE: entro il 2020 nessuna legislazione europea dovrà fare riferimento a rating esterni e il ruolo delle agenzie mondiali si ridurrà.
In casi di conflitti di interesse, le agenzie non potranno pubblicare rating, oppure dovranno informare gli azionisti sul conflitto di interessi esistente e sarà vietato anche possedere più del cinque per cento di diverse agenzie. La relazione è stata adottata con 579 voti a favore, 58 contrari, 60 astenuti, la relativa direttiva ha avuto 599 voti a favore, 27 contrari, 68 astenuti.
Aldo Ciummo

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Riconferma di Obama, Occidente più unito

Problemi ed obiettivi comuni per UE ed USA nel prossimo futuro

Problemi ed obiettivi comuni per UE ed USA nel prossimo futuro

I risultati delle elezioni mantengono gli Stati Uniti nel percorso di riforme sociali e strategia di crescita determinanti anche per il resto dell’area euroatlantica

Il candidato democratico Barack Obama, presidente riconfermato nelle elezioni presidenziali statunitensi, ha prevalso sia nel conteggio dei grandi elettori designati stato per stato che nelle proporzioni elettorali nazionali. Le proposte liberiste ripresentate all’elettorato americano dai Repubblicani di Mitt Romney non hanno convinto la maggioranza dei cittadini (compresi quelli che hanno assistito alla campagna elettorale dal resto del mondo) e difficilmente avrebbero potuto, dato che se ne vedono i risultati socioeconomici disastrosi in tutto l’occidente, da quando le presidenze Bush hanno innescato definitivamente la crisi mondiale, inasprendo le diseguaglianze sociali e le licenze della finanza.

I problemi finanziari e sociali degli Stati Uniti travalicano ovviamente le differenze tra le proposte di governo e affondano le loro radici non solo nella delega in bianco che dagli anni ottanta in poi sono state accordate all’economia finanziarizzata, ma anche nella pressione economica che l’Occidente affronta con la concorrenza spesso sleale e segnata da condizioni inaccettabili del lavoro e del ruolo totalizzante dello stato da parte di paesi emergenti il cui peso è cresciuto rapidamente negli ultimi due decenni.

Romney, con tutte le critiche che giustamente vengono rivolte alla campagna condotta ed ai contenuti che l’hanno caratterizzata, ha proposto il suo appoggio all’esecutivo che entrerà in carica e (sempre nell’immediato lasso di tempo che ha seguito le elezioni) il presidente eletto Barack Obama ha espresso delle congratulazioni all’avversario. Molto diverso è stato il trattamento degli avversari degli esecutivi di Cina e Federazione Russa in questi anni, lo stesso si può osservare anche di strani alleati della UE come Turchia e Pakistan, dove la prospettiva dei nati dalle minoranze nazionali si distanzia significativamente dall’opportunità di raggiungere le più alte cariche dello stato.

E’ positivo per l’Europa il fatto che le spinte isolazioniste e militariste allo stesso tempo, che hanno spesso condizionato i Repubblicani, siano state rigettate (assieme ad una proposta liberista che non ha ancora finito di causare danni anche nell’Unione Europea, una ripetizione di politiche economiche ultraconservatrici che oggi sono promosse dai tecnici) gli Stati Uniti hanno iniziato a superare quelle tendenze conservatrici con riforme sociali come l’estensione dei diritti alla sanità pubblica e con politiche di crescita che stanno già dimostrando effetti concreti. Ma tutto l’esempio che si è sviluppato durante la campagna, dalle primarie che hanno dato effettivamente la possibilità di scegliere i candidati ad elettorati di diverso orientamento nei diversi stati, fino all’atteggiamento propositivo della formazione battuta nelle consultazioni, rappresentano un sistema di coesione che difficilmente può essere archiviato come formalità. Le regole civili sono importanti, l’Unione Europea farebbe bene a darsene, al di là di manuali e vincoli fiscali.

Inoltre, l’attesa per i risultati in tutte le capitali dei ventisette, dovuta alla consapevolezza dei danni che una nuova presidenza liberista dopo quelle di Bush Junior avrebbe apportato anche alla Ue, ha mostrato in modo evidente l’interrelazione tra le due maggiori economie dell’occidente, Usa e Ue, legame che la crisi aveva già sottolineato in maniera pesante. Stati Uniti ed Europa servono all’Occidente, un’area geopolitica indubbiamente accomunata dalla promozione del pluralismo, dell’economia sociale di mercato, dei diritti del lavoro, le gravi contraddizioni che esistono in questa regione del mondo vanno risolte facendo leva su questi princìpi, se si intende dirigersi verso una nuova crescita socioeconomica. Gli Stati Uniti se non intendono restare schiacciati dal debito e dalle diseguaglianze hanno bisogno di restituire diritti agli immigrati e cittadinanza alle fasce svantaggiate della popolazione, hanno necessità della crescita dell’Europa. L’Unione Europea se intende evitare ritorni alla frammentazione economica e politica deve accelerare l’integrazione, rendendo effettiva la sua costituzione, superando l’impostazione liberista ricalcata su una visione degli Usa sorpassata da lustri e cooperando con gli Usa.

Cina e Federazione Russa, sono realtà emergenti ed interessanti, ma non sono modelli nè di pluralismo, nè di economia sociale di mercato, nè tantomeno di diritti del lavoro. Europa e Stati Uniti sono limitate da carenze strutturali, però hanno sviluppato (a livelli molto alti di resistenza alle instabilità) quelle che chiamiamo strutture democratiche e che come il presidente rieletto ha ricordato in un passaggio del suo discorso sono comprensibilmente oggetto di speranze in molte parti del mondo: questo mondo è in rapido mutamento e registra una crescita di peso da parte di stati emergenti spesso non accompagnata da una altrettanto rapida maturazione democratica nei paesi interessati, Unione Europea e Stati Uniti dovranno formare un Occidente sempre più unito se vorranno restare interi, a vantaggio anche delle altre aree geopolitiche come è stato storicamente.

Aldo Ciummo

 

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Una aggregazione progressista aperta per cambiare il paese

una aggregazione progressista aperta per cambiare il paese

una aggregazione progressista per cambiare il paese

L’associazione della sinistra diffusa  “Tilt” chiede di aprire il centrosinistra alla società se la coalizione intende risolvere i problemi quotidiani

Tilt si è riunita per fare il punto della situazione nella coalizione progressista ancora da costruire ed ha sottolineato come la popolazione, alla prese con difficoltà giornaliere non si senta minimamente rappresentata da una politica di palazzo che rischia di imporre ancora una volta anche all’interno del centrosinistra logiche ricalcate da quelle liberiste e burocratiche, ossia dalle mentalità che hanno portato all’attuale panorama, caratterizzato dallo strapotere delle dinamiche finanziarie (slegate da qualsiasi partecipazione democratica) ed in più aggravato da istituzioni che si allontanano dai cittadini.

La sinistra ed i progressisti, nella base delle diverse forze politiche da SEL all’IdV (passando per il Prc e i movimenti civici) hanno bisogno di trovare sintesi che affrontino i problemi sociali e “Tilt”, in cui si incontrano attivisti di diversi orientamenti uniti nella richiesta di una alternativa all’austerity ed al liberismo violento (austerità e liberismo che sono due facce della stessa medaglia e tendenze che hanno proseguito nella cancellazione di diritti e di prospettive dagli esecutivi Berlusconi a quelli Monti, dalla destra liberista e populista di Pdl e Lega a quella tecnica e finanziaria dell’attuale coalizione di governo) propone come associazione della sinistra diffusa nei partiti come nella società civile che si dia avvio ad una fase costituente che riporti la sinistra tra la popolazione e veda partire le iniziative della sinistra e dei progressisti dalla popolazione, non da organizzazioni tradizionali ormai rappresentative solo della volontà di autoconservazione delle strutture che hanno inventato i sistemi maggioritari senza preferenze.

Tilt sottolinea la centralità dei programmi rispetto al leaderismo ed alle contese interne ai grandi partiti in declino, afferma l’urgenza di occuparsi dei problemi concreti, dato che alla popolazione oggi interessano pochissimo gli scontri tra segretari scelti dal funzionariato e politici neoliberisti appoggiati da settori conservatori della società. “Vogliamo scegliere tra idee contrapposte di uscita dalla crisi – dicono i ragazzi dell’associazione nazionale “Tilt” – un nuovo modello di sviluppo parte proprio dal ribaltare l’agenda Monti”.

Quindi il gruppo chiede primarie aperte in cui si possa discutere di temi e di contenuti, perchè la gente per “Tilt” ha ancora voglia di democrazia e di immergersi nella partecipazione e nel confronto, come ripetono gli attivisti dell’associazione, che concludono così “Non c’è buona politica senza dialettica sul progetto di paese per chi si candica al governo, vogliamo starci ma per cambiare il paese, non per ricollocare questa vecchia classe dirigente”.

Aldo Ciummo