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Nuove tecnologie, Finlandia all’avanguardia

Il Ministero dei Trasporti e delle Comunicazioni del paese nordico ha registrato la scorsa settimana dati significativi sulla valorizzazione di nuove tecnologie nello sviluppo economico

Il nove per cento del prodotto nazionale lordo finlandese viene dall’utilizzo di internet. La Finlandia è prima in questa capacità di valorizzare le nuove tecnologie ai fini dello sviluppo economico, seguono la Svezia e gli Stati Uniti, che si piazzano al secondo e terzo posto nella ricerca realizzata dalla Etlatieto Oy.

Vanno forte, nelle idee innovative legate alle tecnologie della comunicazione, anche Austria, Danimarca, Germania, Olanda, Regno Unito, confermando un particolare avanzamento del Nord Europa nel suo complesso, in questo settore e negli ambiti che richiedono di investire in ricerca ed in innovazione.

La Finlandia va bene soprattutto nelle esportazioni di prodotti e servizi nella informazione e nella comunicazione, parlando di infrastrutture, mezzi per l’utilizzo, contenuti, sinergia dei settori coinvolti dall’influenza di internet e ricerca in questo ambito.

E’ centrale nella questione il ruolo che lo stato può giocare, come in moltissimi casi ad Helsinki ha fatto, nel promuovere l’utilizzo professionale di internet. La Finlandia è nota per il progresso nella messa in rete delle amministrazioni e delle imprese anche nelle regioni più isolate del paese, la cui densità abitativa è estremamente bassa.

Aldo Ciummo

 

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La musica dell’estremo nord a Roma

L’Ambasciata della Norvegia presenta “Songs of the top of the world”, l’ultimo lavoro discografico di Nina Pedersen, jazz e musica tradizionale
Sabato 17 marzo alle 21.00 la Casa del Jazz e l’Ambasciata di Norvegia presenteranno in concerto l’ultimo lavoro discografico di Nina Pedersen, una autrice norvegese che vive in Italia: “Songs of the top of the world” è un’insieme di creazioni che ha al centro l’identità multinazionale di molte persone nell’Europa di oggi e gli autori dei brani sono italiani e norvegesi. Le sonorità tradizionali nordiche riscontrano oggi un grande interesse in Italia ed in Europa, specialmente nelle loro versioni moderne e contemporanee e caratterizzate da innesti provenienti da altre culture musicali, di tutto il mondo.
Sul palco ci saranno Nina Jori Pedersen alla voce, Aldo Bassi alla tromba, Massimo Carrano alle percussioni, Carlo Cossu al violino, Luca Pirozzi al contrabbasso e Lutte Berg alla chitarra. La partecipazione di musicisti italiani all’arrangiamento, in uno stile ethno-jazz, delle canzoni tradizionali norvegesi e di due brani inediti composti da Nina Jori Pedersen permette ai diversi retroterra musicali di appartenenza di giungere ad un risultato coerente con l’appartenenza a diversi paesi sperimentata già da molti europei oggi. La Casa del Jazz, dove a partire dalle 21.00 si svolgerà il concerto, è in Via di Porta Ardeatina 55. “Songs of the top of the world” è, nella definizione che la stessa autrice ne fornisce, un percorso in luoghi dove la natura assume tratti che non si finisce di esplorare, difatti l’autrice ha lasciato la Norvegia da molto tempo e come afferma si sente norvegese in Italia ed italiana in Norvegia.
Le radici musicali continuano a svilupparsi nell’ambito culturale, la Norvegia, in cui sono nate e portano a questi risultati, innovativi nel jazz contemporaneo, diventando una sorta di contrappeso alla decisione che tanti anni prima hanno condotto Nina Jori Pedersen a cambiare paese. Il disco che viene presentato a Roma comprende melodie, testi e canzoni che hanno caratterizzato i primi passi musicali dell’autrice ed altri accumulati con l’esperienza e lo studio all’estero.
Fa parte del progetto musicale anche il percussionista Arnaldo Vacca, mentre il chitarrista italosvedese Lutte Berg rappresenta ulteriori influssi presenti nei brani proposti. Nina Jori Pedersen è di Grimstad, in Norvegia, dove dopo l’attività con il gruppo vocale “Jubal” ha conseguito il diploma in arrangiamento e direzione corale ad Oslo.
Nel 1990 Pedersen si è trasferita in Italia, dove ha proseguito il proprio percorso di studi presso il Saint Louis College of Music, per approfondire il linguaggio jazzistico, studiandolo poi anche negli Stati Uniti. Da un decennio Nina Jori Pedersen è docente di canto jazz al “Saint Louis College of Music di Roma”, oltre a portare avanti diversi progetti con musicisti jazz italiani. 
 Aldo Ciummo

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Displacement e percezione nella mostra di Adlandsvik a Roma

Alla galleria 1/9 unosunove di arte contemporanea l’esposizione “So near the Garden but Still Miles Away” presenta l’opera dell’artista norvegese Stian Adlandsvik

Il concetto di displacement, letteralmente spostamento, qui inteso come smarrimento della percezione, è al centro della mostra che si è aperta il 29 febbraio e che resterà visitabile fino al 14 aprile. In linguistica, chiariscono gli organizzatori, lo spostamento significa una capacità di comunicare concetti non immediatamente evidenti.

Ad interpretare con le loro opere l’estraniamento come spostamento di segni e significati al di fuori del loro ambito originario sono stati chiamati Stian Adlandsvik, Keren Benbenisty, Jacqueline Doyen, Sarah Ortmeyer, Giuseppe Pietroniro.

La scelta dell’argomento è stata dovuta alla condizione sociopolitica ed economica del mondo attuale, che spiazza le visioni considerate acquisite. Partecipazione, confronto e conflitto, curiosità, ironia, sono le chiavi di lettura citate nel progetto espositivo.

Le opere che vengono esposte sono state realizzate appositamente per la mostra e in relazione ai concetti sui quali l’esposizione ha voluto concentrarsi. Il pubblico viene chiamato ad interpretare, nell’assenza di punti di riferimento che sembra caratterizzare la realtà attuale e nella ricerca di modi di percezione adatti a rappresentarla.

Stian Adlandsvik, norvegese, lavora tra Oslo e Berlino, Karen Benbenisty, israeliana, tra Parigi e New York, mentre Jacqueline Doyen, francese, in Germania tra Berlino e Braunschweig. Sara Ortmeyer, tedesca, vive e lavora a Frankfurt am Main mentre Giuseppe Pietroniro, nato in Canada, lavora a Roma.

Aldo Ciummo

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L’opera di Strindberg al teatro Eliseo

All’iniziativa promossa dall’Ambasciata di Svezia sono intervenuti regista e attori,  ha partecipato lo studioso dell’opera di Strindberg, Björn Meidal

Il 23 febbraio, al teatro Eliseo (via Nazionale 183, Roma), Björn Meidal, studioso del drammaturgo svedese a livello mondiale, ha presentato l’incontro “Strindberg e le donne”, presenti Valter Malosti, Valeria Solarino, Federica Fracassi, regista ed interpreti dello spettacolo “Signorina Giulia” di August Strindberg, in scena dal 14 al 26 febbraio. L’incontro è stato introdotto dalla ambasciatrice di Svezia, Ruth Jacoby e dal direttore del teatro Eliseo, Massimo Monaci.

Famoso presso il grande pubblico per opere come “La stanza rossa” che hanno descritto in maniera critica la società dell’epoca e conosciuto per i suoi rapporti con il mondo dell’espressionismo nordico, Edward Munch ed altri movimenti delle avanguardie artistiche, Strindberg morì nel 1912 ed è tuttora considerato uno degli autori più moderni e per questo è tra i più rappresentati nel teatro.

Nelle sue opere Strindberg partì da presupposti naturalistici e cercò di applicare rigorosamente metodi scientifici che permettessero di rappresentare le dinamiche dei sentimenti umani, ma di fatto arrivò ad essere riconosciuto come uno dei fondatori dell’espressionismo in Europa, ricorrendo a situazioni estreme nei suoi racconti, al fine di portare alla luce aspetti particolari della psicologia dei personaggi.

Björn Meidal ha partecipato a diversi progetti scientifici ed ha ricoperto cattedre universitarie nel mondo come professore visitatore, tra queste cattedre la Humboldt Universität di Berlino, la Catholic University of Pennsylvania, Philadelphia ed University of Maryland ed è stato autore di numerosi libri su Strindberg. Nel maggio di quest’anno uscirà anche la biografia fotografica “I mondi di Strindberg”, redatto in collaborazione con il fotografo Bengt Wanselius.

Aldo Ciummo

 

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Il fumetto tedesco a Terni

Il Goethe Institut promuove una interessante iniziativa culturale, che mette a confronto diverse generazioni di fumettisti, in un contesto che sta diventando centrale nel settore

A partire da marzo, a Terni, si svolgerà una mostra sul fumetto tedesco, che a partire dalla riunificazione della Germania sta conoscendo un periodo di sperimentazione, arrivando a rappresentare una delle scene più interessanti nel settore, dopo decenni in cui si è parlato soprattutto di altri paesi a proposito di questa forma di espressione. Ne ha dato notizia il Goethe Institut di Roma sul proprio sito. Molti degli artisti che stanno fornendo nuovi spunto sono originari della ex Repubblica Democratica Tedesca.

“Il fumetto tedesco è tornato” è il titolo scelto da Andreas Platthaus per il saggio introduttivo. La mostra si svolgerà dal martedì alla domenica (lunedì chiuso), dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00. Tra i nomi presenti nell’esposizione ci sono Anke Feuchtenberger, Henning Wagenbreth e Martin Tom Dieck, provenienti dall’avanguardia tedesca del fumetto e docenti di illustrazione.

La mostra itinerante ideata dal Goethe Institut assieme a Matthias Schneider riguarda due generazioni di fumettisti, l’avanguardia menzionata poco prima che ha consolidato la tradizione indipendente in questo settore e la più recente generazione di autori di fumetti.

All’inaugurazione dell’esposizione (l’8 marzo 2012), interverranno il sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo, l’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania con il primo segretario Dirk Lolke, l’assessore alla cultura del comune di Terni, Simone Guerra, e due autori di fumetti, Reinhard Kleist e Mawil. La conferenza stampa d’apertura, l’8 marzo, avrà luogo al Caos-Centro Arti Opificio Siri, viale Campofregoso 98, a Terni. L’esposizione continuerà fino al 9 aprile e comprenderà una apertura straordinaria il 10 aprile.

Aldo Ciummo

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Esposizione di arte danese a Roma

Officine Fotografiche , in via Libetta, ospita l’iniziativa promossa dal Circolo Scandinavo di Roma. L’esposizione continuerà fino al 24 febbraio

Le arti visive sono protagoniste alle Officine Fotografiche di Roma, in via Libetta 1. L’iniziativa è del Circolo Scandinavo di Via della Lungara. L’esposizione, che si inaugura venerdì 27 gennaio alle 18.30, andrà avanti dal lunedì al venerdì di ogni settimana dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00, fino al 24 febbraio. La mostra si intitola “Obiettivi Obiettività” (“Objectives Objectivity”) ed è chiusa nel fine settimana. L’ingresso è libero. Gli artisti che presenteranno le loro opere sono KirsiMarja Metsahuone (Finlandia), Tero Puha (Finlandia), Mikkel Olaf Eskildsen  (Danimarca), David Morrow (Danimarca).

La selezione di opere audiovisive e fotografiche è curata da Mette Perregard, direttrice del Circolo Scandinavo di Roma. Tra i promotori dell’evento ci sono, oltre al circolo, il Ministero degli Affari Esteri ed Europei della Repubblica Francese, l’Istituto Pasteur, I Paesi Bassi, il Koninklijk Nederlands Institut Rome, The British School of Rome, l’istituto Svizzero.

Il Circolo Scandinavo di Roma è ormai una istituzione per i norvegesi, svedesi, finlandesi, danesi, islandesi residenti nella capitale e questo ormai da un secolo e mezzo, durante il quale le biblioteche danese (creata da Thorvaldsen e Hansen), svedese, norvegese hanno finito per unire le forze ed organizzare un centro di incontro e di discussione per gli artisti scandinavi che decidevano di risiedere a Roma per conoscere la cultura del paese ed elaborare le proprie idee.

Tuttora il circolo, che si trova a Trastevere, permette a diversi scultori, fotografi, artisti audiovisivi, scrittori e musicisti norvegesi, danesi, finlandesi, islandesi, svedesi, di soggiornare a Roma e confrontarsi con la cultura italiana. Richard Lydiker ha fatto molto nel corso degli ultimi anni per promuovere il ruolo dello Skandinavisk (questo è il nome del circolo scandinavo) in Italia e nel Nord Europa. Nella sede del Circolo, in via della Lungara, si sono svolte esposizioni, presentazioni di libri, concerti di musica classica.

Aldo Ciummo

 

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Finisce il copyright sulle opere di James Joyce

Nel 2012 scade il termine della normativa europea al riguardo delle opere del drammaturgo irlandese, compagnie teatrali ed autori potranno riadattarne le opere senza oneri

Questa mezzanotte, mentre tutti festeggeremo il nuovo anno, si aprirà anche qualche nuova possibilità espressiva per le compagnie teatrali e gli autori, infatti scadrà, nell’Unione Europea, il termine ultimo del copyright sulle opere di James Joyce: “Dubliners” (la notissima raccolta di racconti), “Finnegans”, “Ritratto dell’Artista da giovane” e l’Ulisse, studiato come uno dei punti di partenza del rinnovamento del linguaggio, diventeranno pubblicabili, citabili e rappresentabili senza oneri economici legati al diritto d’autore.

James Joyce, nato nel 1882 a Rathgar, tuttora un quartiere residenziale molto bello nell’area sudest di Dublino, partì dal cattolicesimo ma sviluppò una visione indipendente, coerentemente con la quale da giovanissimo prese le difese di Henrik Ibsen nelle dispute letterarie che vedevano il drammaturgo norvegese attaccato (perchè all’epoca considerato immorale da parte della critica).

Lo scrittore irlandese abbandonò Dublino ed il suo paese agli inizi del novecento, iniziando un percorso in Europa che si svolse per gran parte in Italia, soprattutto a Trieste, dove ritroviamo nella storia della letteratura europea anche gli influssi e gli scambi che nel rinnovamento del linguaggio e nell’introspezione caratterizzano le opere di Italo Svevo e di James Joyce. Un’altro elemento che accomuna i due autori è la condizione di identità già allora sospesa tra diversi territori e culture in un’epoca in cui l’Europa era molto più frammentata rispetto ad oggi ed attraversata dalla crisi di certezze che segnava l’occidente nel suo insieme. Joyce visse in seguito anche a Parigi e Zurigo.

L’autore irlandese è scomparso nel 1941, all’inizio i diritti comprendevano il mezzo secolo successivo, ma le leggi europee in seguito hanno portato questo termine a settanta anni (fino al 2011 compreso). In Irlanda la Pan Pan ed il New Theatre, sono soltanto alcuni dei gruppi e dei teatri interessati a rielaborare opere che fanno parte profondamente della cultura irlandese del millenovecento, percorsa dai movimenti letterari ed artistici più innovativi. Rimarranno ancora alcuni scritti che non essendo ancora mai stati pubblicati ricadono sotto regole diverse, manoscritti sui quali hanno voce in capitolo il James Joyce Archive e la National Library of Ireland.

Aldo Ciummo

 

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Scomparso Vaclav Havel, simbolo della libertà nella UE

L’ Ex presidente della Repubblica Ceca aveva sempre insistito perchè l’Unione Europea non ponga gli interessi quotidiani della politica al di sopra della libertà dei suoi vicini.

E’ morto oggi Vàclav Havel, simbolo della lunga marcia dei diritti e della libertà nella parte d’Europa (l’Est) che ne era priva.  Scrittore e drammaturgo, Vaclav Havel è stato presidente dal 1993 al 2003, dopo la caduta del regime che aveva  combattuto, diventando un elemento che ha unificato tutte le persone normali che si erano opposte ai regimi.

Havel, in uno dei suoi ultimi interventi al Parlamento Europeo, ha ricordato come l’esito della transizione dal totalitarismo alla democrazia non fosse scontato, perchè i nazionalismi avrebbero potuto prendere il sopravvento ed ha invitato il Parlamento Europeo a non permettere che l’Unione Europea scenda a patti con la negazione della dignità umana, ma raccolga piuttosto le esigenze di quanti si sforzano di portare avanti i diritti in Birmania, Iran, Bielorussia.

“L’Europa è la patria delle nostre patrie – affermò una volta Vàclav Havel – mi sento europeo senza rinunciare alla mia identità”. Il presidente ed ex dissidente era evidentemente concentrato sulla necessità di andare al di là della politica economica e di proseguire risolutamente nella promozione delle caratteristiche della cultura europea, sia di quelle nate dalle religioni che hanno partecipato alla costruzione del senso comune nel continente che di quelle radicate a partire dall’illuminismo.

L’aazione di Vaclav Havel sottolinea la necessità di assicurare i diritti sociali e la cooperazione che serve alla coesione nei paesi che hanno fatto parte della sfera di influenza sovietica ed in tutta questa nostra Europa. Il tentativo di superare il passato attraverso eccessi liberisti ha dimostrato i suoi drammatici limiti, emersi con le diverse tensioni anche militari nei Balcani prima ed il preoccupante exploit delle estreme destre nelle ultime elezioni europee.

L’Europa non può essere soltanto un insieme di protocolli istituzionali: è un processo di integrazione che oggi può e deve trovare nuove strade per essere fonte di  ispirazione per il resto del mondo come storicamente ha sempre fatto, dando risposte ai bisogni di libertà delle aree del pianeta che sono in relazione con noi (come il politico ceco auspicava che il Parlamento Europeo facesse, in quanto unico organo eletto dalle popolazioni della comunità), democratizzando le strutture della UE in modo che la gente imprima all’Unione la propria agenda politica ed armonizzando i propri progetti con gli Stati Uniti e l’intera area occidentale di cui fa parte per dirigerne assieme gli sviluppi futuri.

Aldo Ciummo

 

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Dibattito a Roma: ci può essere democrazia in Europa?

Martedì 29 novembre a Roma gli europeisti si incontrano per discutere del libro del problema della partecipazione nell’Unione Europea

Martedì 29 novembre 2011, dalle 18.30 alle 20.00 presso la rappresentanza in Italia della Commissione Europea, lo Spazio Europa (Via IV Novembre, 149, Roma) si svolgerà il dibattito sul libro “Democracy in the EU after the Lisbon Treaty”, pubblicazione IAI, Notre Europe, Centro studi sul federalismo (a cura di Raffaello Matarazzo).

Parteciperanno all’incontro l’ambasciatore Rocco Cangelosi, il deputato Sandro Gozi, il professore di diritto dell’Unione Europea Gian Luigi Tosato e modererà Giampiero Gramaglia, giornalista e consigliere per la comunicazione allo Iai. Il tema del dibattito è la crisi del debito sovrano che colpisce i paesi della UE e che rende sempre più urgente il  controllo democratico delle istitituzioni.

La ricerca condotta dai tre istituti europei sottolinea le innovazioni contenute nei trattati comunitari. La legislazione della Ue comprende molte norme che se applicate possono rafforzare la legittimità democratica della UE, a partire dal consolidamento di una dimensione europea nelle forze politiche, fino ad arrivare al ruolo dei parlamenti nazionali.

Il problema della partecipazione si fa sempre più difficile perchè il legame della comunità (così come è stata organizzata) con i mercati stride con le crescenti sofferenze di popolazioni che subiscono le conseguenze degli squilibri economici e redistributivi alla base delle stesse crisi mondiali di questi anni. L’intenzione degli europeisti è portare la partecipazione dei cittadini in Europa facendo leva sulle possibilità di pressione democratica già presenti in molte parti dei Trattati esistenti e di quello di Lisbona, il quale prevede che le istituzioni europee non si limitino ad essere organizzazioni di controllo tecnico e monetario, ma conducano all’integrazione politica e sociale nella UE.

Aldo Ciummo

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