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L’intervento UE argina la crisi in Spagna

La UE trae benefici finanziari dal salvataggio al sistema creditizio spagnolo, ma per superare la crisi nel continente occorre pensare alle popolazioni

I mercati europei avvertono immediatamente gli effetti positivi del piano europeo in favore del sistema bancario iberico, dalla borsa di Madrid che guadagna il cinque per cento a quella di Francoforte che registra un più due, tutte le borse mondiali seguono, con poche eccezioni, ormai non è un mistero che la stessa ripresa americana dipenda direttamente da quella europea.

Come al solito però gli interventi sono di emergenza, non a caso in Spagna si sono verificate numerose manifestazioni di protesta, perchè la popolazione intuisce che gli aiuti vanno nuovamente nelle casse di soggetti che sono stati alla base della crisi, gli istituti di credito, e che comunque la si pensi non sono in grado (e soprattutto non sono minimamente intenzionati) di alleviare le difficoltà degli abitanti della UE, che, siano pensionati o immigrati, studenti o professionisti, disoccupati o piccoli imprenditori, vedono comunque scritto sul proprio conto il debito da pagare per errori e lucide scelte dell’economia liberista.

Ciò che serve (e che la crescita della sinistra in Francia Grecia e Germania potrà aiutare a realizzare se le coalizioni progressiste abbandoneranno il complesso di subordinazione alle politiche ultraliberiste che ha determinato il fallimento di tanti governi di Centrosinistra nella UE in questi ultimi due decenni) è una politica autenticamente europea di promozione dell’economia e soprattutto di uno sviluppo socioeconomico diverso da un dogma del rigore slegato da una equilibrata valorizzazione delle politiche sociali ed ambientali.

Il ruolo della crescita, di tutte le parti della società e non solo dei facoltosi fautori del rigore (esentati però dal rigore, come testimonia l’assenza di patrimoniali nei paesi di nuova adesione a questa filosofia, Italia in testa) è centrale nel superamento della crisi, lo dimostrano i richiami di Stati Uniti e Regno Unito di questi giorni a non reprimere la ripresa con atteggiamenti privi di flessibilità: dato che si tratta di paesi spesso dipinti come liberisti ma che attualmente stanno affrontando la crisi economica meglio di tante realtà mediterranee, ciò dovrebbe far riflettere sulla immagine di legnosità che l’Unione Europea sta fornendo con il suo rifiuto di assumere una funzione sociale e con la sua dedizione a questa veste di guardia del rigore finanziario e soprattutto sulle conseguenze che tale miopia continuerà ad assumere se la sinistra, che ha ottenuto il governo in Francia e potrebbe ottenerlo in Grecia, in Germania ed altrove, non scardinerà finalmente il blocco conservatore che in questi ultimi dieci anni ha coalizzato in Europa liberisti, leghisti, populisti e forze corporative di vario genere con i risultati visibili ad occhio nudo alle popolazioni del continente.

Aldo Ciummo

 

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Dibattito europeo sulla situazione in Ungheria

Il 14 giugno, a Roma, si svolgerà il dibattito “L’Ungheria di Orban: una sfida all’Europa” sui problemi dell’integrazione europea

Il 14 giugno alla Sala Conferenze dell’ex Hotel Bologna (Senato della Repubblica) si svolgerà il dibattito “L’Ungheria di Orban: una sfida all’Europa” Interverranno il senatore Roberto Di Giovan Paolo, l’ambasciatore di Ungheria in Italia Jànos Balla, il docente di Storia dell’Europa Orientale, Andrea Carteny (La Sapienza di Roma), Giorgio Anselmi  (movimento federalista europeo), Federico Eichberg, della Fondazione Fare Futuro.
Modererà l’incontro Luca Gramaglia Il governo di Orban in Ungheria, con le sue leggi restrittive nei confronti del pluralismo e le politiche mirate a sottoporre al controllo governativo le organizzazioni di controllo economico, che nel contesto europeo debbono rimanere indipendenti dall’esecutivo, ha posto problemi all’Unione Europea e suscitato un dibattito sulla rapida integrazione nella UE, senza passaggi intermedi, dei paesi dell’Est.
Il tema pone anche importanti interrogativi sui meccanismi decisionali in Europa, troppo deboli in quanto ad efficacia e troppo poco legittimati dalla partecipazione politica dei cittadini alle scelte che riguardano l’intero continente. Un altro problema è la crisi economica, con i connessi fenomeni di rigetto delle istituzioni internazionali e sovranazionali da parte delle popolazioni più in difficoltà per le conseguenze delle speculazioni e per i cambiamenti globali, fenomeni che portano spesso alla nascita di movimenti di rinazionalizzazione come accaduto con Le Pen in Francia.
Il dibattito del 14 giugno, partendo dalla situazione particolare dell’Ungheria, intende affrontare il nodo della costruzione di una Europa sempre più democratica attraverso la riforma del funzionamento della UE, per giungere ad una capacità di adottare decisioni effettive ed esprimere la volontà popolare, contemperando le dinamiche comunitarie con le esigenze dei diversi componenti dell’Unione Europea.
Aldo Ciummo

European Alternatives il 2 e 3 giugno a Roma

Si chiama Agorà Transeuropa la due giorni di dibattiti che coinvolgerà le realtà impegnate nel raggiungimento della piena integrazione nella UE

Il 2 e 3 giugno il Teatro Valle Occupato ospiterà l’Agorà Transeuropa, una due giorni di riflessione e azione per dibattere sui temi più urgenti per la Unione Europea. L’iniziatuva raccoglie i risultati del Transeuropa Festival e delle attività di European Alternatives, per dare vita ad una Europa alternativa, dove il mercato non sia più l’unico legislatore e dove l’immigrazione e l’integrazione siano valorizzati in una ottica di sviluppo multiculturale che rafforzi l’Unione Europea con il potenziamento della sua più grande qualità storica, l’apertura culturale, che dal Mediterraneo al Mare del Nord ha permesso la crescita di una delle identità più riconoscibili e variegate del pianeta, forte del suo confronto e arricchimento storico con l’Africa, l’Asia, il Mediterraneo, l’Est, l’America Latina e della sua naturale cooperazione con gli Stati Uniti d’America, il Canada, l’Australia ed il mondo anglosassone, peraltro parte fondamentale della costruzione europea attraverso il Regno Unito.

Sono previsti dibattiti, esposizioni, musica, per affrontare le sfide poste dalla crisi e dalla ricerca di alternative alla austerità, con la partecipazione di Guy Standing, presidente della Basic Income Earth Network, di Carlo Vercellone, economista alla Sorbona di Parigi, che insieme alla Fiom ed alle reti di studenti parteciperanno al lancio di una campagna europea per il reddito garantito, ci saranno anche Franco Berardi Bifo ed avrà luogo la mostra “Nobody Expects…” ospitata sempre dal teatro Valle durante la due giorni.

Un argomento importante dei dibattiti sarà la migrazione come elemento essenziale di una società europea plurale e cosmopolita, in collaborazione con le campagne come LasciateCIEntrare e L’Italia sono anch’io. Un altro tema fondamentale saranno i beni comuni come chiave per affrontare le crisi, interverranno a questo proposito Ugo Mattei, i rappresentanti del Caravan dei Commons, mentre Roberto Natale (Presidente FNSI), Luca Telese (Il Fatto, La7) e Alberto Negri (Il Sole 24 Ore) interverranno a proposito della libertà di informazione in Italia ed in Europa.

Prenderà parte all’iniziativa anche il Movimento Federalista Europeo, presente con la sezione di Roma dell’organizzazione e con il gruppo dei Giovani Federalisti Europei, che si occuperà di allestire un punto informativo sui problemi dell’Unione Europea. Il Movimento Federalista Europeo comprende persone di tutti gli orientamenti politici, convinti della necessità di una vera federazione europea, che assicuri rapidità e democraticità delle decisioni di governo in Europa.

Aldo Ciummo

 

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Adesso l’Italia risponda con la politica alle crisi

La partecipazione popolare allo sviluppo socioeconomico ed un percorso di politiche progressiste sono sempre più necessari mentre la società subisce eventi traumatici

La società italiana ha subìto un colpo allo stomaco sabato, con l’attacco a sangue freddo contro persone che andavano a scuola, una aggressione che ha ferito di conseguenza tutta la società italiana ed europea come si vede dalle reazioni che si sono avute ovunque e che nella penisola hanno dimostrato una notevole capacità di partecipazione democratica, con le manifestazioni spontanee che si sono avute. L’ambiente dell’istruzione è, assieme al mondo del lavoro, la parte più importante della società, di più perchè contribuisce a strutturare in maniera decisiva la capacità di sviluppo futuro del paese, sviluppo nella accezione più ampia. Non a caso i paesi che stanno dimostrando maggiore capacità di adattamento e di coesione in un mondo in rapido mutamento sono quelli che investono sempre in questo settore.

Se ci sono soggetti che intendono colpire la democrazia in Italia ed in Europa, sia che questi soggetti siano riconducibili a manovre autoritarie conservatrici (come si è visto altre volte nella storia italiana) sia che si trovino nella volontà delle mafie di intimidire la popolazione di una parte dell’Italia, l’istruzione rappresenta un baluardo contro questi soggetti sociali e politici deviati, perchè la cultura è alla base della libertà, della solidarietà e della partecipazione democratica, in particolare la cultura come si esprime nella scuola, attraverso la condivisione nell’apprendimento e la collaborazione reciproca nella formazione.

Ora fa molto male vedere le immagini della ragazza che è stata vittima e delle altre persone ferite, ma se gli attentatori riuscissero, con questa infamia, a generare fenomeni di chiusura e di disorientamento, l’Italia entrerebbe in una spirale drammatica, perchè le prime cose che verrebbero danneggiate sarebbero il diritto dei ragazzi ad una scuola aperta, il valore della apertura reciproca tra settori diversi della società, la formazione come processo che avanza nella condivisione della formazione (dentro e fuori dalle strutture scolastiche), la presenza del dibattito e della solidarietà nella partecipazione democratica, tutti elementi che da sessantasette anni sono aspetti fondanti la vita sociale in un paese come l’Italia ed in Europa e che verrebbero mutilati dalle conseguenze della paura e della chiusura che ne consegue.

I diritti alle opportunità di istruzione, sviluppo e partecipazione della parte più giovane della società in Italia vanno sostenuti attraverso una partecipazione della società alle scelte che è irrinunciabile proprio nel momento in cui coloro che andrebbero tutelati vengono feriti da una infamia che lascia il paese senza respiro, mentre altri eventi negativi si vanno aggiungendo nei territori, senza che esistano strumenti di sostegno alle zone colpite da drammi e mentre l’assenza di una rappresentanza effettiva e di un sistema sociale solido aggravano la frammentazione e la disgregazione della società: per questo ora è più che mai necessario che l’Italia risponda, con la partecipazione politica, alla pericolosa alternativa di un richiudersi del paese in logiche feudali già rafforzate dalle difficoltà economiche e dalla perdita di diritti.

La politica è la partecipazione responsabile alla vita della comunità, per cui la mobilitazione antimafia e a favore dei diritti degli studenti di questi giorni è un inizio, il proseguimento efficace è la costruzione a partire dal mondo dell’istruzione, del lavoro, dei territori, di politiche progressiste che aprano l’Italia all’Europa, alla crescita dei diritti, al valore della produzione e della coesione, un percorso che dovrà essere costruito dal basso, data l’assenza di promotori efficaci di una crescita democratica complessiva ai vertici delle organizzazioni che hanno indirizzato il paese negli ultimi venti anni: un impegno progressista dovrà essere preso perchè le persone possano entrare nei luoghi dove si forma il loro futuro e possano uscirne con la possibilità concreta di proseguire in un’ottica di sviluppo, di solidarietà e di partecipazione.

Aldo Ciummo

Svezia, Socialdemocratici in vantaggio

Le opposizioni di Centrosinistra guidate dai Socialdemocratici in base ai sondaggi supererebbero di dieci punti percentuali il governo moderato in carica se si votasse ora

I Socialdemocratici, guidati da Stefan Löfven, sono accreditati attorno al trentasette per cento dagli ultimi sondaggi di questo mese. Il governo di Centrodestra resterà in carica fino al 2014, ma intanto il maggiore partito del Centrosinistra, nel corso del 2012, ha riportato al centro i temi storici del partito di sinistra cioè lavoro, integrazione, uguaglianza di opportunità, riguadagnando terreno rispetto agli anni passati che avevano visto la Socialdemocrazia in flessione per quanto riguarda i consensi, dopo essersi avvicinata allo schieramento moderato di centrodestra in molte politiche economiche e culturali.

L’opposizione (Centrosinistra) nel suo insieme, se si votasse oggi, supererebbe di più di dieci punti i partiti conservatori, indicando una dinamica positiva per i progressisti da quando Stefan Löfven ha iniziato a guidare il Partito Socialdemocratico (da gennaio di questo anno). Il sondaggio è stato pubblicato sui giornali “Svenska Dagbladet” e “Göteborgs-Posten”. I Cristiano Democratici sembrano in difficoltà nel superamento della soglia di sbarramento del quattro per cento. Contrariamente alle previsioni che erano circolate in questi anni,  i consensi dell’estrema destra degli Sverigedemokraterna non crescono, la lista, piuttosto xenophoba, degli Sverigedemokraterna, non è riuscita infatti ad estendere di molto la piccola base di consenso che era stata incentrata principalmente sui problemi legati alla immigrazione.

E’ invece il Partito Socialdemocratico (“Socialdemokraterna”) ad essere nuovamente protagonista della scena politica svedese, da quando Stefan Löfven ha preso la guida della forza politica, evidenziando una identità più chiaramente definita a sinistra per l’area istituzionale che ha a lungo governato in Svezia e che era stata messa in difficoltà dalle ultime due legislature di Centrodestra. Il Partito dei Moderati (“Moderata Samlingspartiet”) guidato da Fredrik Reinfeldt infatti è sceso negli ultimi mesi sotto il ventotto per cento e comincia quindi a trovarsi in una posizione dalla quale non gli sarà facile recuperare tutto il consenso non soltanto perduto dai moderati, ma stando ai sondaggi anche guadagnato dal Centrosinistra.

L’istituto “Demoskop” ed il quotidiano “Expressen” hanno svolto una indagine sul gradimento dei candidati e delle liste politiche, rilevando che il Partito Socialdemocratico, dopo aver virato a sinistra, ha ottenuto nuovi consensi in tutti i segmenti dell’elettorato, inclusi vari settori della classe media, lavoratori, donne, pensionati e cittadini che vivono nei piccoli centri. Inoltre, in soli tre mesi, i Socialdemocratici hanno aumentato il consenso tra gli anziani dal ventisei al quarantuno per cento ed hanno visto crescere molto anche le intenzioni di voto da parte delle donne, in un periodo che è stato caratterizzato dalle difficoltà incontrate dal governo nel gestire adeguatamente il settore sanitario ed attraversato da una campagna di tutto il Centrosinistra a favore del settore pubblico e dell’importanza del welfare.

Aldo Ciummo

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Domenica in Serbia un voto per l’Europa

L’Unione Europea è al centro delle divergenze tra i maggiori partiti, l’esito delle elezioni influenzerà l’atteggiamento dello stato verso la comunità

In Serbia domenica si svolgeranno sia le elezioni presidenziali che le legislative. I due candidati maggiori, Boris Tadic (attuale presidente) e Tomislav Nikolic (nazionalista) sono valutati attorno al trentacinque per cento dei consensi ciascuno. Tadic sarebbe tuttavia in vantaggio (attorno al 36 per cento dei voti) con un leggero scarto che non gli eviterebbe comunque il ballottaggio. Nel marzo scorso la Serbia è diventata ufficialmente paese candidato all’adesione all’Unione Europea, superando quindi un primo ostacolo, un primo esame, nel tragitto in direzione dell’integrazione.

La posizione della Serbia all’interno dell’Unione Europea è logicamente uno dei temi che ha dominato la campagna politica nel paese balcanico, assieme alle tematiche sociali ed al problema del Kosovo. La questione dell’ex provincia serba oggi autonoma non ha comunque ottenuto un rilievo maggiore rispetto agli altri problemi, lasciando a corto di carburante la propaganda nazionalista.

La disoccupazione, superiore al venti per cento, fa pensare che il percorso verso l’Unione Europea incontri il favore della maggioranza, anche se per conoscere risultati definitivi occorrerà attendere il ballottaggio. I principali contendenti avranno dunque bisogno dei voti degli altri partiti e il gruppo nazionalista appare piuttosto isolato.

Tadic ha buon gioco nel presentare la propria coalizione come quella che ha ottenuto il favore dell’Europa e che ora deve completare il lavoro portando lo stato all’interno della UE. Nikolic riesce a sua volta a trovare un argomento nella crisi economica che colpisce il paese.

Aldo Ciummo

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