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Iniziative svedesi per l’ecologia al Festival del Verde e del Paesaggio

L’associazione parchi pubblici e giardini “Swedish Garden” promuove la cultura della sostenibilità ambientale a Roma

L’ente del turismo svedese “VisitSweden” e l’associazione dei parchi pubblici e giardini “Swedish Gardens” saranno presenti all’evento “Festival del Verde e del Paesaggio” in programma a Roma il 17, 18 e 19 maggio.

All’interno della manifestazione i promotori cureranno lo spazio “Swedish Garden Lifestyle”, con piante tipiche e con l’intervento di Sonia Santella, autrice del libro “Giardini di Svezia”.

Tra le iniziative previste nell’ambito del festival del verde e del paesaggio ci sono dimostrazioni sulla elaborazione di spazi verdi outdoor in ombra ed in luce, di decorazione di interni, con ospiti tra gli altri Patrick Sewerin per quanto riguarda la cucina svedese. Il Festival del Verde e del Paesaggio si svolgerà presso Via degli Orti D’ Alibert a Roma.

Aldo Ciummo

L’Europa, grande assente della campagna elettorale

Proprio nei paesi come l’Italia dove più evidenti sono gli effetti di arretratezza dovuti alla miopia delle politiche attuate, ad affrontarsi sono vecchie gerarchie di provincia
Dove è l’Unione Europea nella campagna elettorale? è solo la parola d’ordine acritica di destre ultraliberiste travestite da coalizioni tecniche oppure bersaglio senza volto di populismi nuovi o tradizionali. Eppure quel poco di argine alla crisi economica (che sarebbe meglio chiamare incremento progettato del divario tra popolazioni sempre più povere e ristretti gruppi di privilegiati sempre più ricchi) è stato costruito, con tutti i suoi limiti dovuti ad una impostazione comunque molto influenzata dal liberismo economico e politico, soltanto grazie alla Unione Europea. Quei minimi meccanismi di contropotere, rispetto allo straripare della finanza e delle sue illimitate libertà sono stati predisposti solo all’interno dell’Unione Europea.
La nascita della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio nel 1951, la Comunità Economica Europea nel 1957 ed in seguito e l’Unione Europea dal 1992 ad oggi non hanno rappresentato soltanto un mercato unico, come l’irresolutezza degli Stati di fronte all’obiettivo di creare una unione politica le ha ridotte a essere, rappresentano piuttosto il progetto, radicato nella storia, di persone e società intere che hanno voluto, con l’intuizione di una progressiva unione economica e politica, evitare il ritorno delle tragedie che l’Europa ha conosciuto, un progetto teso quindi a sconfiggere in maniera duratura le divisioni, i conflitti, i fascismi ed i totalitarismi. L’Unione Europea è nata dalla Resistenza ai fascismi ed ai totalitarismi, dalla sconfitta di questi ultimi, dalla costruzione di una economia sociale di mercato interrelata all’interno del continente (come lo è la società e la cultura dei paesi componenti).
Il rigore a senso unico, eretto a protezione della stabilità finanziaria per pochi e portatore di destabilizzazione per i diritti sociali faticosamente costruito da molti, rischia di alimentare populismi, neofascismi, intollerenze, lasciando spazio a quel liberismo che ha creato la crisi finanziaria attraverso la sua licenza di sollevarsi al di sopra degli stati e della economia concreta. L’Unione Europea ha sconfitto il classismo fascista già una volta, a partire dalla Resistenza di quanti hanno liberato l’Europa al di là delle frontiere nazionaliste, utilizzate per un mercato monopolistico e senza regole per i suoi obiettivi.
Ma le divisioni e le diseguaglianze non sono sparite, e dopo venti anni di aumento del divario tra poveri e ricchi, di ingigantimento del peso acquisito da questi ultimi nei governi e nel governo dell’economia, istituzioni come quelle europee e dei singoli stati rischiano di essere percepite soltanto come strutture di privilegio inutili alla progettazione di soluzioni e di obiettivi per le comunità, se non accettano la responsabilità di governare l’economia e la società e di farlo per conto di tutti e non soltanto di piccoli gruppi che detengono la quasi totalità delle risorse e delle opportunità di decisione.
Paradossalmente la campagna elettorale, che dovrebbe essere un momento di lungimiranza, si svolge invece – soprattutto in Italia – all’insegna dell’arretratezza, a pesare maggiormente sono dispute provinciali in grado di determinare regione per regione gli equilibri al Senato, appare quindi incredibile come qui, in una delle aree più attardate dei ventisette, non si veda che le prospettive per il futuro ormai da decenni richiedono proprio l’inverso, cioè un’ottica di insieme, dato che gli elementi che risulteranno determinanti per le sorti delle società, per l’avvenire dei diritti e dell’economia dei singoli paesi e delle singole regioni saranno quanta e quale coesione, quali strumenti di equità, che tipo di innovazione e quale capacità di esprimere la partecipazione popolare saranno messi in campo a livello europeo.
Aldo Ciummo

L’esempio ambientale di Copenaghen

La Danimarca è diventata uno dei modelli di ecosostenibilità, impegnata nella UE e nel pianeta per sostenere soluzioni efficaci per la crescita economica

La crisi è stata una prova in più della necessità di una transizione dell’economia verso in modello ambientale, mentre la crescita di paesi emergenti mette ulteriormente sotto stress l’equilibrio ecologico, se non è accompagnata da modifiche sostanziali nelle caratteristiche della produzione industriale. Diverse esperienze in Europa hanno dimostrato che l’ecosostenibilità crea anche occupazione.
La preparazione della conferenza mondiale sul clima in America Latina ha riportato in cima all’agenda il problema ambientale. Danimarca ed Unione Europea stanno impiegando grandi sforzi nel raggiungimento di una consapevolezza adeguata a raggiungere obiettivi concreti, le difficoltà economiche rendono scettici molti paesi.
La società civile ed in particolare municipi e settore privato hanno fatto molti passi in avanti nelle soluzioni pratiche. Copenaghen, la capitale della Danimarca, sta procedendo velocemente nel suo obiettivo, diventare la prima capitale libera dall’anidride carbonica nel 2025. Già nel corso del 2011 Copenaghen ha ridotto del ventuno per cento (rispetto al 2005) le sue emissioni.
Nel piano della città il settore pubblico e quello privato cooperano nell’assicurare l’installazione di impianti capaci di sfruttare l’energia del vento e del sole, mentre si sta passando dall’energia del combustibile fossile a quella della biomassa. Attualmente la Danimarca sta incrementando anche la disponibilità delle piste ciclabili e l’efficienza del trasporto pubblico, inoltre vanno avanti le sperimentazioni per rendere gli edifici più ecologici nel senso della efficienza energetica. Il piano avviato nella primavera di quest’anno sta garantendo agli abitanti di Copenaghen una migliore qualità della vita per quanto riguarda il minore inquinamento e l’occupazione.
I progetti includono una previsione di risparmio, dovuto alle scelte verdi, che ripagherà ampiamente gli investimenti attraverso l’efficienza di scuole, centri culturali, uffici. Copenaghen ha acquisito queste esperienze basandosi su buone pratiche messe in atto precedentemente a Londra ed Amburgo e perfezionandole. Tecnologia, organizzazione e conoscenza hanno pesato di più delle ciminiere, delle condutture o del software.
Nello stesso modo, le soluzioni studiate a Copenaghen potranno essere preziose altrove, in un periodo in cui la riduzione delle emissioni inquinanti e la ridefinizione dell’economia sono priorità. Sono proprio le grandi città che producono i quattro quinti delle emissioni che le conferenze intergovernative mirano a contrastare.
Un aspetto poco approfondito è la sostenibilità economica delle riduzioni di CO2, oltre alla sostenibilità ambientale che tale riduzione deve proporsi di raggiungere, difatti occorre trovare le soluzioni che non deprimano inutilmente la crescita economica per rendere l’ecosostenibilità realistica.
Il governo danese perciò ha promosso iniziative globali come il Global Green Growth Forum (3GF) assieme a paesi come Il Messico, al fine di accelerare la transizione in direzione di una economia verde, per avvicinare politica, finanza, produzione, tecnologia e facilitarne le soluzioni orientate all’energia verde, alla tutela dell’acqua, la razionalizzazione della finanza e dell’urbanizzazione.
Aldo Ciummo

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Olimpiadi a Londra, una festa europea

L’apertura dei giochi olimpici è stata l’occasione per ricordare il contributo britannico all’insieme della cultura europea occidentale

 

Con l’atteso evento mediatico dell’apertura delle Olimpiadi si è assistito all’entusiasmo di tutti i paesi e dei pubblici coinvolti, ma l’evento è stato anche l’occasione per ricordare il contributo inglese e britannico, che prosegue massicciamente, all’insieme della cultura europea ed occidentale ed ai suoi valori sociali e politici, che dal Canada all’Australia sono stati all’origine di una ampia diffusione di sistemi democratici in aree geopolitiche molto diverse tra loro e dove, diversamente, molti vicini (dalla Cina alla Federazione Russa) fanno ancora oggi molta fatica a ipotizzare di costruire qualcosa di simile. Il Regno Unito ha di fatto integrato un numero elevato di nuovi cittadini, generazioni, provenienti da culture molto diverse ed ha ottenuto entrambi i meritori obiettivi di renderli effettivamente ed in maniera riconoscibile cittadini al pari di coloro che erano originari del paese e di permettere la conservazione e lo sviluppo delle culture di provenienza, il che ha determinato un arricchimento della cultura inglese e britannica, non a caso divenuta una cultura in grado di influenzare molte aree della conoscenza e della vita in altri paesi, partendo dall’apertura mentale di una comunità estesa da lungo tempo a diverse aree del pianeta.

Lo spettacolo d’apertura dell’evento sportivo, che è stato logicamente una occasione di incontro e di riconoscimento di paesi diversi in una nazione guida riguardo a molti aspetti dell’insieme di princìpi europei ed occidentali, dalle tutele sociali ai diritti civili individuali, non si può ridurre solamente al riassunto del complesso contributo (del paese ospitante la competizione sportiva) alla cultura moderna e contemporanea, ma ricorda anche che l’ingresso del Regno Unito nell’Unione Europea nel 1973 significa da allora un valore aggiunto che difficilmente può essere cancellato dalle sterili polemiche sulla politica monetaria o sui settori peculiari sui quali vi sono disaccordi specifici e motivati con la UE a livello centrale. Questi disaccordi esistono da parte di molti paesi nei confronti del sistema burocratico europeo così come è oggi e nella realtà sono alimentati ampiamente anche dai paesi che prendono spunto dalle differenti opinioni di stati come il Regno Unito per sostenere polemiche politiche a livello continentale.

La realtà è un’altra, rispetto alle polemiche alimentate da stati magari più antichi come componenti della comunità, perchè anche prendendo in considerazione soltanto il dato del prodotto interno lordo e della produzione industriale, sostanziale in una realtà politica come l’Unione Europea che ancora si basa quasi unicamente sulle dinamiche di integrazione economica, il Regno Unito dal momento del suo ingresso nella Ue ha soprattutto aggiunto peso specifico, economico e politico, alla comunità, che non è certo soltanto zona euro. A ciò bisogna aggiungere che i risultati raggiunti in Inghilterra in fatto di economia sociale si devono soprattutto al grado di progresso sociale complessivo raggiunto, che dalle tutele sindacali e nella sanità e quelle individuali e del diritto allo studio ha permesso un elevato sviluppo umano e della ricerca, elemento che nel mondo contemporaneo è alla base della crescita sostenibile, almeno in Occidente, e a meno che non si vogliano applicare altri modelli di sviluppo (si sono viste le contraddizioni di quello cinese). Di fatto, nonostante le contraddizioni che come in ogni altro stato componente la UE rischiano di rallentare l’integrazione, l’Europa di oggi, guardando all’UK ha soprattutto da ringraziare.

Aldo Ciummo

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L’intervento UE argina la crisi in Spagna

La UE trae benefici finanziari dal salvataggio al sistema creditizio spagnolo, ma per superare la crisi nel continente occorre pensare alle popolazioni

I mercati europei avvertono immediatamente gli effetti positivi del piano europeo in favore del sistema bancario iberico, dalla borsa di Madrid che guadagna il cinque per cento a quella di Francoforte che registra un più due, tutte le borse mondiali seguono, con poche eccezioni, ormai non è un mistero che la stessa ripresa americana dipenda direttamente da quella europea.

Come al solito però gli interventi sono di emergenza, non a caso in Spagna si sono verificate numerose manifestazioni di protesta, perchè la popolazione intuisce che gli aiuti vanno nuovamente nelle casse di soggetti che sono stati alla base della crisi, gli istituti di credito, e che comunque la si pensi non sono in grado (e soprattutto non sono minimamente intenzionati) di alleviare le difficoltà degli abitanti della UE, che, siano pensionati o immigrati, studenti o professionisti, disoccupati o piccoli imprenditori, vedono comunque scritto sul proprio conto il debito da pagare per errori e lucide scelte dell’economia liberista.

Ciò che serve (e che la crescita della sinistra in Francia Grecia e Germania potrà aiutare a realizzare se le coalizioni progressiste abbandoneranno il complesso di subordinazione alle politiche ultraliberiste che ha determinato il fallimento di tanti governi di Centrosinistra nella UE in questi ultimi due decenni) è una politica autenticamente europea di promozione dell’economia e soprattutto di uno sviluppo socioeconomico diverso da un dogma del rigore slegato da una equilibrata valorizzazione delle politiche sociali ed ambientali.

Il ruolo della crescita, di tutte le parti della società e non solo dei facoltosi fautori del rigore (esentati però dal rigore, come testimonia l’assenza di patrimoniali nei paesi di nuova adesione a questa filosofia, Italia in testa) è centrale nel superamento della crisi, lo dimostrano i richiami di Stati Uniti e Regno Unito di questi giorni a non reprimere la ripresa con atteggiamenti privi di flessibilità: dato che si tratta di paesi spesso dipinti come liberisti ma che attualmente stanno affrontando la crisi economica meglio di tante realtà mediterranee, ciò dovrebbe far riflettere sulla immagine di legnosità che l’Unione Europea sta fornendo con il suo rifiuto di assumere una funzione sociale e con la sua dedizione a questa veste di guardia del rigore finanziario e soprattutto sulle conseguenze che tale miopia continuerà ad assumere se la sinistra, che ha ottenuto il governo in Francia e potrebbe ottenerlo in Grecia, in Germania ed altrove, non scardinerà finalmente il blocco conservatore che in questi ultimi dieci anni ha coalizzato in Europa liberisti, leghisti, populisti e forze corporative di vario genere con i risultati visibili ad occhio nudo alle popolazioni del continente.

Aldo Ciummo

 

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Dibattito europeo sulla situazione in Ungheria

Il 14 giugno, a Roma, si svolgerà il dibattito “L’Ungheria di Orban: una sfida all’Europa” sui problemi dell’integrazione europea

Il 14 giugno alla Sala Conferenze dell’ex Hotel Bologna (Senato della Repubblica) si svolgerà il dibattito “L’Ungheria di Orban: una sfida all’Europa” Interverranno il senatore Roberto Di Giovan Paolo, l’ambasciatore di Ungheria in Italia Jànos Balla, il docente di Storia dell’Europa Orientale, Andrea Carteny (La Sapienza di Roma), Giorgio Anselmi  (movimento federalista europeo), Federico Eichberg, della Fondazione Fare Futuro.
Modererà l’incontro Luca Gramaglia Il governo di Orban in Ungheria, con le sue leggi restrittive nei confronti del pluralismo e le politiche mirate a sottoporre al controllo governativo le organizzazioni di controllo economico, che nel contesto europeo debbono rimanere indipendenti dall’esecutivo, ha posto problemi all’Unione Europea e suscitato un dibattito sulla rapida integrazione nella UE, senza passaggi intermedi, dei paesi dell’Est.
Il tema pone anche importanti interrogativi sui meccanismi decisionali in Europa, troppo deboli in quanto ad efficacia e troppo poco legittimati dalla partecipazione politica dei cittadini alle scelte che riguardano l’intero continente. Un altro problema è la crisi economica, con i connessi fenomeni di rigetto delle istituzioni internazionali e sovranazionali da parte delle popolazioni più in difficoltà per le conseguenze delle speculazioni e per i cambiamenti globali, fenomeni che portano spesso alla nascita di movimenti di rinazionalizzazione come accaduto con Le Pen in Francia.
Il dibattito del 14 giugno, partendo dalla situazione particolare dell’Ungheria, intende affrontare il nodo della costruzione di una Europa sempre più democratica attraverso la riforma del funzionamento della UE, per giungere ad una capacità di adottare decisioni effettive ed esprimere la volontà popolare, contemperando le dinamiche comunitarie con le esigenze dei diversi componenti dell’Unione Europea.
Aldo Ciummo

European Alternatives il 2 e 3 giugno a Roma

Si chiama Agorà Transeuropa la due giorni di dibattiti che coinvolgerà le realtà impegnate nel raggiungimento della piena integrazione nella UE

Il 2 e 3 giugno il Teatro Valle Occupato ospiterà l’Agorà Transeuropa, una due giorni di riflessione e azione per dibattere sui temi più urgenti per la Unione Europea. L’iniziatuva raccoglie i risultati del Transeuropa Festival e delle attività di European Alternatives, per dare vita ad una Europa alternativa, dove il mercato non sia più l’unico legislatore e dove l’immigrazione e l’integrazione siano valorizzati in una ottica di sviluppo multiculturale che rafforzi l’Unione Europea con il potenziamento della sua più grande qualità storica, l’apertura culturale, che dal Mediterraneo al Mare del Nord ha permesso la crescita di una delle identità più riconoscibili e variegate del pianeta, forte del suo confronto e arricchimento storico con l’Africa, l’Asia, il Mediterraneo, l’Est, l’America Latina e della sua naturale cooperazione con gli Stati Uniti d’America, il Canada, l’Australia ed il mondo anglosassone, peraltro parte fondamentale della costruzione europea attraverso il Regno Unito.

Sono previsti dibattiti, esposizioni, musica, per affrontare le sfide poste dalla crisi e dalla ricerca di alternative alla austerità, con la partecipazione di Guy Standing, presidente della Basic Income Earth Network, di Carlo Vercellone, economista alla Sorbona di Parigi, che insieme alla Fiom ed alle reti di studenti parteciperanno al lancio di una campagna europea per il reddito garantito, ci saranno anche Franco Berardi Bifo ed avrà luogo la mostra “Nobody Expects…” ospitata sempre dal teatro Valle durante la due giorni.

Un argomento importante dei dibattiti sarà la migrazione come elemento essenziale di una società europea plurale e cosmopolita, in collaborazione con le campagne come LasciateCIEntrare e L’Italia sono anch’io. Un altro tema fondamentale saranno i beni comuni come chiave per affrontare le crisi, interverranno a questo proposito Ugo Mattei, i rappresentanti del Caravan dei Commons, mentre Roberto Natale (Presidente FNSI), Luca Telese (Il Fatto, La7) e Alberto Negri (Il Sole 24 Ore) interverranno a proposito della libertà di informazione in Italia ed in Europa.

Prenderà parte all’iniziativa anche il Movimento Federalista Europeo, presente con la sezione di Roma dell’organizzazione e con il gruppo dei Giovani Federalisti Europei, che si occuperà di allestire un punto informativo sui problemi dell’Unione Europea. Il Movimento Federalista Europeo comprende persone di tutti gli orientamenti politici, convinti della necessità di una vera federazione europea, che assicuri rapidità e democraticità delle decisioni di governo in Europa.

Aldo Ciummo

 

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Adesso l’Italia risponda con la politica alle crisi

La partecipazione popolare allo sviluppo socioeconomico ed un percorso di politiche progressiste sono sempre più necessari mentre la società subisce eventi traumatici

La società italiana ha subìto un colpo allo stomaco sabato, con l’attacco a sangue freddo contro persone che andavano a scuola, una aggressione che ha ferito di conseguenza tutta la società italiana ed europea come si vede dalle reazioni che si sono avute ovunque e che nella penisola hanno dimostrato una notevole capacità di partecipazione democratica, con le manifestazioni spontanee che si sono avute. L’ambiente dell’istruzione è, assieme al mondo del lavoro, la parte più importante della società, di più perchè contribuisce a strutturare in maniera decisiva la capacità di sviluppo futuro del paese, sviluppo nella accezione più ampia. Non a caso i paesi che stanno dimostrando maggiore capacità di adattamento e di coesione in un mondo in rapido mutamento sono quelli che investono sempre in questo settore.

Se ci sono soggetti che intendono colpire la democrazia in Italia ed in Europa, sia che questi soggetti siano riconducibili a manovre autoritarie conservatrici (come si è visto altre volte nella storia italiana) sia che si trovino nella volontà delle mafie di intimidire la popolazione di una parte dell’Italia, l’istruzione rappresenta un baluardo contro questi soggetti sociali e politici deviati, perchè la cultura è alla base della libertà, della solidarietà e della partecipazione democratica, in particolare la cultura come si esprime nella scuola, attraverso la condivisione nell’apprendimento e la collaborazione reciproca nella formazione.

Ora fa molto male vedere le immagini della ragazza che è stata vittima e delle altre persone ferite, ma se gli attentatori riuscissero, con questa infamia, a generare fenomeni di chiusura e di disorientamento, l’Italia entrerebbe in una spirale drammatica, perchè le prime cose che verrebbero danneggiate sarebbero il diritto dei ragazzi ad una scuola aperta, il valore della apertura reciproca tra settori diversi della società, la formazione come processo che avanza nella condivisione della formazione (dentro e fuori dalle strutture scolastiche), la presenza del dibattito e della solidarietà nella partecipazione democratica, tutti elementi che da sessantasette anni sono aspetti fondanti la vita sociale in un paese come l’Italia ed in Europa e che verrebbero mutilati dalle conseguenze della paura e della chiusura che ne consegue.

I diritti alle opportunità di istruzione, sviluppo e partecipazione della parte più giovane della società in Italia vanno sostenuti attraverso una partecipazione della società alle scelte che è irrinunciabile proprio nel momento in cui coloro che andrebbero tutelati vengono feriti da una infamia che lascia il paese senza respiro, mentre altri eventi negativi si vanno aggiungendo nei territori, senza che esistano strumenti di sostegno alle zone colpite da drammi e mentre l’assenza di una rappresentanza effettiva e di un sistema sociale solido aggravano la frammentazione e la disgregazione della società: per questo ora è più che mai necessario che l’Italia risponda, con la partecipazione politica, alla pericolosa alternativa di un richiudersi del paese in logiche feudali già rafforzate dalle difficoltà economiche e dalla perdita di diritti.

La politica è la partecipazione responsabile alla vita della comunità, per cui la mobilitazione antimafia e a favore dei diritti degli studenti di questi giorni è un inizio, il proseguimento efficace è la costruzione a partire dal mondo dell’istruzione, del lavoro, dei territori, di politiche progressiste che aprano l’Italia all’Europa, alla crescita dei diritti, al valore della produzione e della coesione, un percorso che dovrà essere costruito dal basso, data l’assenza di promotori efficaci di una crescita democratica complessiva ai vertici delle organizzazioni che hanno indirizzato il paese negli ultimi venti anni: un impegno progressista dovrà essere preso perchè le persone possano entrare nei luoghi dove si forma il loro futuro e possano uscirne con la possibilità concreta di proseguire in un’ottica di sviluppo, di solidarietà e di partecipazione.

Aldo Ciummo

Svezia, Socialdemocratici in vantaggio

Le opposizioni di Centrosinistra guidate dai Socialdemocratici in base ai sondaggi supererebbero di dieci punti percentuali il governo moderato in carica se si votasse ora

I Socialdemocratici, guidati da Stefan Löfven, sono accreditati attorno al trentasette per cento dagli ultimi sondaggi di questo mese. Il governo di Centrodestra resterà in carica fino al 2014, ma intanto il maggiore partito del Centrosinistra, nel corso del 2012, ha riportato al centro i temi storici del partito di sinistra cioè lavoro, integrazione, uguaglianza di opportunità, riguadagnando terreno rispetto agli anni passati che avevano visto la Socialdemocrazia in flessione per quanto riguarda i consensi, dopo essersi avvicinata allo schieramento moderato di centrodestra in molte politiche economiche e culturali.

L’opposizione (Centrosinistra) nel suo insieme, se si votasse oggi, supererebbe di più di dieci punti i partiti conservatori, indicando una dinamica positiva per i progressisti da quando Stefan Löfven ha iniziato a guidare il Partito Socialdemocratico (da gennaio di questo anno). Il sondaggio è stato pubblicato sui giornali “Svenska Dagbladet” e “Göteborgs-Posten”. I Cristiano Democratici sembrano in difficoltà nel superamento della soglia di sbarramento del quattro per cento. Contrariamente alle previsioni che erano circolate in questi anni,  i consensi dell’estrema destra degli Sverigedemokraterna non crescono, la lista, piuttosto xenophoba, degli Sverigedemokraterna, non è riuscita infatti ad estendere di molto la piccola base di consenso che era stata incentrata principalmente sui problemi legati alla immigrazione.

E’ invece il Partito Socialdemocratico (“Socialdemokraterna”) ad essere nuovamente protagonista della scena politica svedese, da quando Stefan Löfven ha preso la guida della forza politica, evidenziando una identità più chiaramente definita a sinistra per l’area istituzionale che ha a lungo governato in Svezia e che era stata messa in difficoltà dalle ultime due legislature di Centrodestra. Il Partito dei Moderati (“Moderata Samlingspartiet”) guidato da Fredrik Reinfeldt infatti è sceso negli ultimi mesi sotto il ventotto per cento e comincia quindi a trovarsi in una posizione dalla quale non gli sarà facile recuperare tutto il consenso non soltanto perduto dai moderati, ma stando ai sondaggi anche guadagnato dal Centrosinistra.

L’istituto “Demoskop” ed il quotidiano “Expressen” hanno svolto una indagine sul gradimento dei candidati e delle liste politiche, rilevando che il Partito Socialdemocratico, dopo aver virato a sinistra, ha ottenuto nuovi consensi in tutti i segmenti dell’elettorato, inclusi vari settori della classe media, lavoratori, donne, pensionati e cittadini che vivono nei piccoli centri. Inoltre, in soli tre mesi, i Socialdemocratici hanno aumentato il consenso tra gli anziani dal ventisei al quarantuno per cento ed hanno visto crescere molto anche le intenzioni di voto da parte delle donne, in un periodo che è stato caratterizzato dalle difficoltà incontrate dal governo nel gestire adeguatamente il settore sanitario ed attraversato da una campagna di tutto il Centrosinistra a favore del settore pubblico e dell’importanza del welfare.

Aldo Ciummo

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