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Il Parlamento Europeo: “la soluzione in Palestina deve trovarsi nell’Onu”

I negoziati delle Nazioni Unite rappresentano la strada giusta per gli eurodeputati, che chiedono alla UE di fare la propria parte

 La richiesta di riconoscimento dello stato palestinese è legittima, secondo la maggioranza degli eletti a rappresentare i cittadini europei. In una risoluzione non legislativa approvata oggi, gli eurodeputati chiedono ai governi della UE di assumere una posizione comune a tale proposito, ma ribadiscono anche che il riconoscimento dovrebbe essere il risultato di negoziati in seno alla Assemblea Generale.

Il testo approvato afferma sia il diritto del popolo palestinese alla autodeterminazione, sia il diritto all’esistenza dello stato di Israele entro frontiere sicure. L’Europarlamento ha ribadito il suo sostegno alla soluzione dei due stati sulla base dei confini del 1967, con Gerusalemme capitale dei due stati ed ha chiesto la ripresa dei negoziati.

La risoluzione europea si oppone a modifiche rispetto ai confini precedenti il 1967, eccetto quelle concordate tra le parti.  L’assemblea eletta dai cittadini europei ha chiesto all’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri, Catherine Ashton, oltre che agli stati componenti la comunità, di raggiungere una posizione comune sulla richiesta palestinese, per evitare divisioni.

Il Parlamento Europeo ha confermato che la comunità internazionale deve garantire la sicurezza di Israele ed ha chiesto al governo israeliano di interrompere la costruzione e l’ampliamento degli insediamenti in Cisgiordania ed a Gerusalemme est e sottolineato che occorre arrivare ad una tregua definitiva.

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Nuove stagioni della cooperazione UE-USA

In Europa si apre un ciclo di appuntamenti di approfondimento delle relazioni internazionali nell’epoca della necessità di una rinnovata cooperazione occidentale

Domani, 14 settembre, a Roma lo IAI, istituto di affari internazionali, si incontra sul tema “Politica estera, uso della forza e lotta al terrorismo. Europa e Stati Uniti a confronto”, verrà presentato in questa occasione il rapporto Transatlantic Trends 2011, sugli orientamenti dell’opinione pubblica americana e di quella europea. L’argomento è complesso, come si è sottolineato spesso su queste pagine l’azione a guida statunitense negli anni tra 2000 e 2008 ha mostrato la sua inefficacia in relazione a diversi aspetti importanti, ma problemi di valutazione sono emersi anche in Europa, dove i modelli di integrazione francese ed inglese sono entrati in crisi.

A Vienna, il 14 e 15 settembre, sarà presentato il documento “Recent Policy Developments Regarding European Access to Space” (di Veclani, Sartori e Rosanelli) che verrà inserito come contributo nello “Yearbook on Space Policy 2010-2011” (Springer, pubblicazione prevista a inizio del 2012). Nell’ambito aerospaziale si esprime una delle competizioni nelle quali Europa e Stati Uniti si confrontano con altri modelli di sviluppo.

Il 22 settembre, a Roma si svolgerà il seminario sul tema “Promoting Regional Integration: lessons learned from UE-Latin American Relations”, comprendente la discussione sul documento di Miguel Haubrich-Seco “Decouping Trade from Politics: the EU and Region-Building in the Andes”. E’ importante il ruolo anche di esempio istituzionale che la UE gioca in molte parti del mondo, ma occorre ora superare la fase pur significativa della integrazione economica e portare il continente a livelli di coesione istituzionale, sociale e culturale che rendano Europa e Stati Uniti in grado di affrontare le scommesse attuali, mantenendo una funzione di primo piano in un contesto dove la crescita economica di alcune aree concorrenti non è equilibrata dal punto di vista delle condizioni sociali e della tutela dei diritti.

Entra nel vivo del progetto “MedPro: prospective analysis for the Mediterranean Region” (finanziato dalla Commissione Europea) un altro seminario il 22 e 23 settembre a Bruxelles. Il Mediterraneo è un’area di primo piano per l’Unione Europea, il che è anche alla base delle preoccupazioni per il rispetto degli standard minimi di pluralismo, solidarietà e concorrenza da parte dei paesi, europei e non, più attardati nelle stagioni dello stato patrimoniale personale, risalenti a prima della nascita degli stati nazionali e foriere di gravi retrocessioni da parte dei mercati e rifiuti da parte del contesto occidentale nel terzo millennio.

Il 28 settembre a Roma, con “The EU and the Libyan crisis: in quest of coherence?” Nicole Koenig fornisce lo spunto per una riflessione sulla crisi regionale che ha posto e pone più problemi a qualsiasi avanzamento dei progetti euromediterranei, una situazione che rilancia l’insieme delle difficoltà ad operare nell’area, dato il dilemma tra stabilità, ormai neppure più garantita dai vecchi e discutibili depositari di questa garanzia sulla sponda sud ed est del Mediterraneo, e diritti, il cui cammino dovrebbe acquistare costanza attraverso gli sforzi dei gruppi emergenti in Libia, Siria e negli altri paesi che sono sotto i riflettori a seguito della primavera araba. Le guerre preventive non hanno aiutato e neppure la fiducia incondizionata concessa fino a ieri ai diversi raìs.

Il Mediterraneo sarà nuovamente al centro della scena a Barcellona, in occasione dell’Assemblea Generale e della Conferenza Annuale della rete euromediterranea, si tratta di occasioni rilevanti per lo scambio di informazioni e prospettive, l’Europa e di conseguenza gli Stati Uniti, che lavorano da sempre assieme nella difesa del continente dalle varie forme di intolleranza e dispotismo politico e religioso tipiche dell’ultimo secolo, devono considerare attentamente questa area geopolitica che è una delle più importanti in ragione della sua posizione diplomatica tra culture diverse e prestigiose e che come la primavera araba ha dimostrato esprime energie capaci di elaborare anche in condizioni difficili una strada originale allo sviluppo dei diritti e delle riforme politiche.

Il 13 ottobre a Roma un convegno tratterà dei “Centocinquanta anni di diplomazia italiana: la diplomazia dell’integrazione”, in collaborazione con Luiss-Guido Carli, nell’ambito del Festival della Diplomazia. Come più volte sottolineato su queste pagine web, i processi di sviluppo e di integrazione non passano solo per le legittime alternative e posizioni nè solo per gli auspicabili e urgenti cambiamenti, ma anche attraverso la capacità di perseguire obiettivi comuni nel tempo e nella realtà, che è ciò che si spera l’Europa abbia fatto e stia facendo da Nizza all’Atto unico fino al recente Trattato di Lisbona.

Aldo Ciummo

Abbassamento dell’età elettorale, dibattito urgente

La proposta di Sandro Gozi e altri deputati sottolinea una contraddizione che trattiene l’Italia in una situazione di scarsa rappresentatività

di  Aldo Ciummo

Modificare gli articoli 56 e 58 della Costituzione, riguardanti l’elezione dei deputati e senatori: la recente proposta di Sandro Gozi e di altri deputati come Graziano, Formichella, Cementero (espressione di un lungo impegno in questo senso da parte dei sottoscrittori) mirata a permettere l’elezione in Parlamento di rappresentanti delle ultime generazioni ed il voto anche al Senato da parte di cinque milioni di cittadini che ad oggi non sono intitolati ad esercitarlo, potrebbe aprire un dibattito molto ampio, soprattutto considerando che l’Italia si trova vicina alla possibilità di un riavvicinamento all’Europa.

Logicamente si osserva, da parte dei promotori che l’abbassamento dell’età di elettorato dei candidati e dei votanti produrrebbe quasi automaticamente un maggior peso di temi oggi ignorati e una maggiore partecipazione di parte della popolazione. Ma a questi cambiamenti occorrerebbe aggiungere rilevanti modifiche delle dinamiche di partecipazione e di decisione a molti altri livelli della società, dato che la libertà politica si sviluppa in condizioni di effettiva partecipazione ed autonomia, aspetti il cui percorso oggi deve procedere in una situazione di fragilità della società italiana ben note a tutti.

Certo l’abbassamento dell’età necessaria per essere eletti in Senato da 40 a 25 anni e di quella richiesta per votare a 18 completerebbe la rappresentanza (per altro oggi inficiata dall’impossibilità di indicare le preferenze elettorali e dalla presenza di meccanismi di premio maggioritario distorsivi delle proporzioni che emergono dal voto). In realtà anche il limite di 25 anni d’età resterebbe un dato che si discosta da quello della maggiore età.  Alla Camera il limite alla eleggibilità andrebbe abbassato a 18 anni, come chiedono gli autori della proposta, consentendo l’apporto di una parte importante della cittadinanza a decisioni che soprattutto in questo periodo storico influenzano maggiormente il futuro di questo settore della popolazione, ad esempio in materia di istruzione, lavoro ed ambiente.

Attualmente l’Italia e Cipro sono i paesi europei con la più alta età richiesta per il riconoscimento dell’elettorato. In undici paesi nella UE l’età che consente di votare e di essere eletti negli organi rappresentativi è la stessa. Al di là della proposta specifica, che apre un dibattito importante in Italia, in un momento in cui l’agenda delle generazioni anziane è più forte e preponderante che mai in tutti i settori della vita associata e nella geografia istituzionale, si possono aggiungere alcune considerazioni sulle opportunità di democratizzare, in maniera realistica, le organizzazioni decisionali in Europa.

Nelle recenti elezioni regionali tedesche si è visto come il land di Brema abbia consentito il voto a partire dai sedici anni, una decisione che ha tenuto conto del fatto che proprio la parte della popolazione “in entrata” nella realtà del lavoro ha il maggior interesse e diritto di partecipare ai cambiamenti. I media europei ed  italiani hanno riportato l’intenzione, affermata dalle regioni di Brandeburgo ed Amburgo (che come Brema sono Stati della Repubblica Federale) di adottare regole simili per le future consultazioni. Meccanismi attivati non in uno stato “avventurista”, ma nella nazione che molto concretamente sta reggendo, con pochi vicini, l’intera UE.

Una riflessione che si può tagliare su misura per il caso italiano (di sovrarappresentazione della terza età in tutti i settori della vita associata) è il seguente: una correzione abbastanza incisiva dei sistemi di partecipazione e di decisione, inclusiva di parti della popolazione (giovani, donne, immigrati) oggi determinanti più che in passato nella gestione delle trasformazioni in atto, ma sottorapresentate politicamente, si tradurrebbe anche in un riequilibrio necessario in uno stato dove la preponderanza numerica delle anziani generazioni è di per sè un fattore che trattiene il paese in tendenze che lo allontanano dal resto del continente.

Nella proposta citata non si parla nè delle elezioni tedesche, che fanno parte della cronaca, nè di aspetti demografici del paese, che sono dinamiche di lunghissimo periodo. Ed anche volendo aggiungere, dopo aver letto la proposta, osservazioni sulla realtà italiana, occorre tenere fermo il principio che tutte le parti della società contribuiscono in maniera importante alla crescita italiana: purchè non ci si diriga in modo eccessivamente miope verso l’espulsione di  settori della popolazione dalla partecipazione alla vita del paese, come negli ultimi quindici anni si sta purtroppo cercando di fare in Italia contro le  recenti generazioni, che invece sono comprensibilmente al centro di significativi investimenti nelle aree più avanzate dell’ Unione Europea.

UE: iniziative congiunte col Mercosur

Questa settimana l’Unione Europea ha portato avanti importanti contatti con l’America Latina, mercato ed ambiente istituzionale emergente

Martedì si è svolto in incontro tra il vicepresidente del Parlamento Europeo, Gianni Pittella (gruppo dei Socialisti e Democratici) ed il presidente del Paraguay, Fernando Lugo Mendez. Gli argomenti trattati erano l’avanzamento dei negoziati con il Mercosur, il processo di integrazione continentale in America Latina e la necessità di azioni congiunte nelle questioni mondiali.

L’accordo di libero scambio con i paesi del Mercosur è stato definito un accordo che deve essere in grado di gestire il settore del commercio attraverso concessioni reciproche. Pittella ha auspicato una conclusione positiva dei negoziati che sono ripresi recentemente.

Il Parlamento Europeo ha affermato la propria disponibilità a collaborare con i paesi dell’America Latina, se richiesto, per supportare con l’esperienza europea il processo di integrazione in corso nel continente nel rispetto delle differenze nazionali e con l’obiettivo di creare una organizzazione sovranazionale come avvenuto in Europa.

Il vicepresidente del Parlamento Europeo ha incoraggiato il presidente del Paraguay Fernando Lugo a continuare negli sforzi messi in atto con il Mercosur, con l’Unasur e con le varie organizzazioni a carattere sovranazionale dell’area ed ha sottolineato che nell’attuale situazione internazionale sono necessarie forme di governo mondiali per le questioni più importanti come sviluppo sostenibile e migrazioni.

Aldo Ciummo

Dublino la rossa vota Labour e Sinistra

 

Nelle elezioni che hanno consegnato la vittoria al Fine Gael e colpito duramente il Governo uscente Dublino consegna il primo posto al labour party guidato da Eamon Gilmore e consensi significativi all’estrema sinistra di Joe Higgings (Socialist Party) ed ai movimentisti. Exploit in città per lo Sinn Fèin e per gli indipendenti, il collasso del Fianna Fàil è amplificato nella capitale, con l’8 per cento il partito di massa storico non è nemmeno terzo e prende solo un deputato su quarantasette.

A Dublino il Fianna Fàil non esiste più, la capitale trasforma in una sentenza capitale per il Governo quella che su scala nazionale era già una punizione impressionante scritta dall’elettorato irlandese nelle urne del dopo salvataggio delle banche da parte del Governo e dello Stato da parte dell’Europa e della comunità internazionale. Circoscrizione per circoscrizione sono gli ex partiti di minoranza a litigarsi seggi e seggi aggiuntivi in base alle preferenze personali.

La capitale conferma l’andamento avviato con le europee ed amministrative del 2009, amplificandone soprattutto un aspetto (a parte la sconfitta del FF), lo spostamento a sinistra di Dublino. Se si sommano il Labour, oggi primo partito della città, la rinnovata sorpresa delle sinistre antagoniste raggruppate sotto il cartello elettorale ULA (United Left Alliance) e spinte dal trotzkista Joe Higgins, i tanti indipendenti che conservatori non sono di sicuro (anche se qualcuno ce n’è) e lo Sinn Fein che nella capitale come al solito fa bene, la sinistra è protagonista a Dublino.

Le elezioni ribaltano in un panorama dai colori invertiti lo schema Fine Gael forte nell’est e Fianna Fàil nel sudovest, solo che adesso il Fianna Fàil non si vede proprio ed è Labour a Dublino (che è la metà dell’Irlanda) e Fine Gael nel resto di Irlanda (e anche a Dublino). La capitale consegna diciotto dei suoi quarantasette seggi al Labour, diciassette al Fine Gael, quattro allo Sinn Fein e quattro all’ULA-United Left Alliance (Socialist Party e People Before Profit), tre agli indipendenti.

 Brian Lenihan, ministro delle finanze del Governo uscente, è l’unico eletto del Fianna Fàil che nelle aree popolari di Dublino aveva roccaforti. I verdi pagano anche qui l’alleanza col centrodestra di governo, non sono rieletti il ministro Gormley e l’ex leader Sargent.

A Dublino centrale passano Paschal Donohue (Fine Gael), Joe Costello (Labour), Maureen O’ Sullivan (Indipendente), Mary Lou Mc Donald (Sinn Féin). Mary Lou Mc Donald è un esempio dello Sinn Féin “alternativo” che si vede nella Repubblica irlandese, spesso a fianco degli studenti o contro gli interventi militari ed è popolare nelle università. Nella circoscrizione “West” Dublino Joan Burton, volto noto del Labour, viene eletto e così Leo Varadkar, uno dei pochi esponenti effettivamente di destra del Fine Gael, ce l’hanno fatta in quest’area anche il trotzkista Joe Higgins e l’unico superstite del Fianna Fàil a Dublino, Brian Lenihan che è stato Ministro delle Finanze nel Governo.

A Dublino Sudovest Pat Rabbitte, protagonista della crescita del Labour in anni recenti, ottiene un seggio e seguono anche Brian Hayes del Fine Gael e Seàn Crowe dello Sinn Fèin, più un altro esponente del Labour, Eamon Maloney. Qui Conor Lenihan e Charlie O’ Connor sono tra le “vittime” illustri del Fianna Fàil.

“Dublin Mid West” è un altro dei luoghi dove il Labour può cantare vittoria anche sugli amici-concorrenti del Fine Gael, con il quale non sono ancora aperte le trattative su scala nazionale (mossa che spetta ad Enda Kenny cioè al Fine Gael perchè il primo partito a livello nazionale è il FG). Joanna Tuffy è prima col simbolo del Labour, poi sono passati Frances Fitgzerald del Fine Gael, Robert Dowds ancora per il Labour e Derek Keating per il Fine Gael.

Anche a Dublino Nordovest il Labour fa ambo con Roisin Shortall e John Lyons, prima e terzo, mentre lo Sinn Féin è riuscito a far eleggere Dessie Ellis. A Dublino Sud invece il protagonista è stato l’indipendente Shane Ross, affiancato da Alex White del Labour, Olivia Mitchell, Alan Shatter e Pete Matthews del Fine Gael.

Non ce l’ha fatta, come i suoi colleghi di partito (evidentemente da ricostruire su scala nazionale dopo l’alleanza con il Fianna Fàil) il verde Eamon Ryan che per il Green Party era stato ministro. Nella circoscrizione South East (teatro di un’altra casualità eccellente, il ministro e leader verde Gormley) Lucinda Greighton è stata eletta per il Fine Gael, il Labour si è imposto con Ruarì Quinn ed ha doppiato con Kevin Humpreys, cosa che ha fatto anche il Fine Gael con Eoghan Murphy.

 Nella circoscrizione di Dublino Nord il Fine Gael è riuscito ad eleggere James Reilly e Alan Farrell, questa area popolare è stata una di quelle che hanno assegnato nuovamente seggi alla sinistra antagonista (Clare Daly del Socialist Party) ed al Labour (Brendan Ryan). Nell’area di “Dublin North Central” Richard Bruton, volto noto del Fine Gael, Aodhan O’ Riordan del Labour e l’indipendente Finian Mc Grath sono stati tutti eletti, mentre a Dublino “South Central” le diversissime sinistre del panorama politico irlandese, moderata, nazionalista e antagonista hanno messo a segno una sorta di tripletta con Eric Byrne (Labour), Aengus O’ Snodalg (Sinn Féin) e Joan Collins (People Before Profit Alliance).

A Dublino Nord Est hanno ottenuto più voti il Fine Gael (Terrence Flanagan), il Labour (Tommy Broughan e Sean Kenny). Il conteggio ha fatto tenere il fiato in sospeso nel collegio di Dun Laoghaire, dove i candidati del People Before Profit (RIchard Boyd-Barrett), Fine Gael (Sean Barrett e Mary MItchell O’ Connor) e del Labour (il leader del partito laburista Eamon Gilmore) hanno battuto la vicepresidente del Fianna Fàil Mary Hanafin ed l’ex viceministro Barry Andrews (FF).

 Aldo Ciummo

IL CASO|Berlusconi visto dall’estero: “Il clown ha gettato la maschera”

Il Cav. tiene banco anche sulle pagine dei giornali stranieri. Lì la censura non la può fare.

di Simone Di Stefano/Dazebao, l’informazione on-line

Ce la farà Silvio a passare “a nuttata” anche stavolta. Ne ha dormite di più dolenti, ma come direbbe Lubrano, la domanda sorge spontanea, anche perché ora accanto allo scandalo più grosso, il “Noemi-gate”, il premier ne sta collezionando altri. L’ultimo, in ordine di tempo, sono i voli di rappresentanza dello Stato messi a disposizione della corte dell’imperatore, ragazzine seminude in testa e il menestrello, Apicella, a chiudere il baraccone.

Tutto testimoniato dagli oltre 400 scatti di un fotoreporter, ora posti sotto sequestro con l’accusa di violazione della privacy. Scandalo minorenni, peculato, divorzio da Veronica Lario, processo Mills, tutti argomenti sviscerati fin troppo in profondità dalla stampa italiana, tra favorevoli e contrari, ma che negli ultimi giorni stanno tenendo alta l’attenzione verso il nostro paese anche da parte dei media internazionali. Soprattutto in vista del prossimo G8, di cui l’Italia è paese organizzatore. E allora ecco la carrellata dei più autorevoli quotidiani internazionali che trattano degli scandali del nostro premier.

L’inglese Times, in un lungo editoriale dal titolo «Cala la maschera del clown» ha lanciato le accuse più dure alla condotta politica del premier italiano. «L’aspetto più sgradevole del comportamento di Silvio Berlusconi – recita l’articolo, tra i primi tre della testata in ordine di preferenze giornaliere – non è che è un pagliaccio sciovinista, né che corre dietro a donne di 50 anni più giovani di lui, abusando della sua posizione per offrire loro posti di lavoro come modelle, assistenti o perfino, assurdamente, come candidate al parlamento europeo. Ciò che è più scioccante è il completo disprezzo con cui egli tratta l’opinione pubblica italiana. Il senile dongiovanni può trovare divertente agire da playboy, vantarsi delle sue conquiste, umiliare la moglie e fare commenti che molte donne troverebbero grottescamente inappropriati. Ma quando vengono poste domande legittime su relazioni scandalose e i giornali lo sfidano a spiegare legami che come minimo suscitano dubbi, la maschera del clown cala. Egli minaccia quei giornali, invoca la legge per difendere la propria ‘privacy’, pronuncia dichiarazioni evasive e contraddittorie, e poi melodrammaticamente promette di dimettersi se si scoprisse che mente».

Quello che non va giù agli inglesi – nella cultura anglo-sassone il giornalismo rasenta la pratica investigativa e gode di molto credito presso le commissioni istituzionali – è l’inusitata leggerezza con cui il presidente del consiglio si permette di tappare la bocca a cronisti e a giornali che pretendono spiegazioni circa il suo comportamento. Ma per il Times questa è una situazione inaccettabile, tanto più che «l’Italia – precisa il quotidiano britannico – ospita quest’anno il summit del G8, dove si discuterà di maggiore cooperazione nella lotta al terrorismo e al crimine internazionale. E’ un importante membro della Nato. Fa parte dell’eurozona, che è confrontata dalla crisi finanziaria globale. Non sono soltanto gli elettori italiani a domandarsi cosa sta succedendo. Se lo chiedono anche i perplessi alleati dell’Italia».

Un Berlusconi vago, che si allaccia il colletto della camicia come di ritorno dall’alcova. È la foto di copertina del quotidiano francese “Liberation”, con un titolo a tutta pagina: «Lo scandalo alle calcagna». All’interno, in due pagine il succo del discorso: «Rivelando la tresca il quotidiano ‘La Repubblica’ ha fatto vacillare la popolarità del presidente del consiglio. È una battaglia portata avanti nel nome di una certa concezione dell’interesse pubblico».

Il Financial Times fotografa la crisi attorno al premier italiano incentrando l’attenzione su «l’ondata di gossip» e «l’odore di scandalo, oltre a menzionare le pagine del quotidiano “Libero” di Vittorio Feltri, che oggi riporta un articolo-verità sulle confessioni di Daniela Santanché circa un compagno di Veronica Lario. «Gli alleati di Berlusconi mettono nel mirino la moglie», la sentenza del Daily Telegraph.

L’Indipendent punta sulla libertà di informazione dei media, proponendo un’intervista al premio Nobel per la letteratura Josè Saramago, il cui ultimo libro, proposto alla Einaudi, «parte dell’impero Mondadori di Berlusconi», non è stato fatto pubblicare, forse perché, secondo il quotidiano statunitense, descrive tra l’altro il primo ministro come «un delinquente».

In Spagna l’attacco a Silvio Berlusconi e a i suoi costumi arriva dal quotidiano El Pais, che in una corrispondenza da Roma scrive: «L’opposizione italiana chiede a Berlusconi che spieghi in parlamento se abbia portato nell’organizzazione elettorale del partito i suoi invitati delle feste private in Sardegna» e si chiede: «Berlusconi utilizza gli aerei ufficiali dello stato Italiano per portare gli artisti, ballerine e veline a Villa Certosa? Ha fatto uso improprio dei beni dello stato? È l’ultimo capitolo del Naomi-gate che ha trasformato l’Italia in un manicomio semplicemente portando allo scoperto l’abitudinaria mescolanza tra vita privata e pubblica di Berlusconi e la sua tendenza a conquistarsi amici e amiche dell’ambiente televisivo portandoli in quello politico».

Infine non può non essere citato l’appellativo che al premier del bel paese è stato affibbiato dall’autorevole quotidiano tedesco “Bild”, che spiega «il fascino del primo ministro italiano», niente di meno che etichettandolo come «fenomeno», non è chiaro se da baraccone. Il sottotitolo gioca con l’edonistico magnetismo berlusconiano, «l’attira donne». «Il premier italiano – sottolinea il Bild – ha 72 anni, non è più giovane, non è alto, ha capelli finissimi che egli cerca di ricostruire con i trapianti».

Insomma, se in Italia ci facciamo scrupolo di invadere troppo la vita di personaggi pubblici fin troppo lautamente pagati per apparire in pubblico e perdere una parte di quell’intimità che si conviene soprattutto quando si parla di cariche di Stato, oltre le Alpi non ci vanno troppo per il sottile. In fondo non è poi lontano dal vero ciò che ha detto Massimo D’Alema: «Berlusconi è stato il primo ad andare a spiattellare i suoi affari privati a Porta a Porta», e ora di che si lamenta?

IL CASO|Le due giacche di Adriano

Fra Milan e Mediaset, paga la Rai, riscuote sempre lui

Le due facce della stessa medaglia. Come accadeva ai tempi in cui guidava la Lega e insieme il Milan di Silvio Berlusconi, Adriano Galliani è tornato a far pesare il conflitto d’interesse, presiedendo l’assemblea straordinaria di Lega di martedì scorso, in cui le società di calcio hanno rifiutato le offerte delle reti tv per i diritti in chiaro. Si è riaperta la vecchia ferita del calcio italiano. Che si arrivi a un accordo in tempo utile per la prima giornata di campionato oppure no, resta il sospetto che a pagare le trasmissioni di Mediaset saranno i soldi della tv di Stato, quindi degli italiani.

Come rappresentante delle società si è lamentato delle basse offerte (anche di Mediaset, cioé della sua azienda, visto che ne è dirigente). E adesso bisogna monetizzare, e fare gli interessi sia del Milan che della tv del padrone. Come fare? Ecco allora aprirsi la strada del compromesso. Un colpo al cerchio e uno alla botte. Salvaguardare l’unico programma che realmente interessa a Mediaset, Controcampo. Per far ciò serve che i 30,6 milioni offerti dalla Rai vengano accettati dalla Lega solo per le fasce orarie, pomeridana e in prima serata, ma non per l’esclusiva.

Si aprirebbe così una spartizione tra Mediaset e Rai per la fascia che più interessa alla prima, quella che va dalle 22.40 alle 24. Proprio quella in cui va in onda Controcampo. In questo modo una parte dei soldi della Rai entrerebbero comunque nelle casse del calcio, compreso il Milan, e allo stesso tempo Controcampo sarebbe salva, per molto meno di 61 milioni offerti da Mediaset lo scorso anno per l’esclusiva.
Se ne saprà di più dagli esiti dell’incontro di stasera, tra l’azienda di Viale Mazzini e la Lega Calcio.

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 28-08-2008