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La Commissione Europea ha presentato gli investimenti in Ricerca ed Innovazione

Questa settimana la  UE ha invitato  a presentare i progetti sotto il Settimo Programma Quadro per la Ricerca e lo Sviluppo Tecnologico

Sette miliardi di euro è la somma destinata dalla Commissione Europea al Programma Quadro per promuovere l’innovazione nella Comunità. L’esecutivo Ue ha adottato il 19 luglio l’impegno, lanciato il 20 luglio.  I termini delle domande arrivano fino alla fine dell’anno e le decisioni sull’assegnazione dei fondi verranno prese nel 2012.

Rispetto all’ultimo round di “call for proposals”, gli inviti a presentare i progetti, gli investimenti sono aumentati del 9 per cento. Il piano è strutturato in base all’Innovation Union action plane, piano d’azione precedente e definito lo scorso ottobre (2010).

Cambiamento climatico, energia, sicurezza alimentare, hanno un ruolo centrale. Un aspetto significativo dell’investimento europeo ora è la spinta verso il mercato unico della conoscenza, con un incoraggiamento alla circolazione di idee e di ricercatori nel continente.

La Commissione ritiene che la scelta a favore di ricerca e innovazione in frangenti di crisi economica sia uno degli strumenti in grado di determinare la futura crescita e rendere l’uscita dalla crisi un risultato duraturo.

 La UE si è posta l’obiettivo di raggiungere il 3 per cento di Prodotto Interno Lordo investito in Ricerca e Sviluppo nel 2020, reperendo l’uno per cento nel pubblico ed il due per cento coinvolgendo  investimenti privati.

Aldo Ciummo

Geoghegan-Quinn presenta a Roma il programma UE

 

 

La Commissione europea martedì illustra a Roma il bando annuale del settimo programma quadro UE per l’innovazione

Il piano che verrà presentato a Roma martedì, per finanziare la ricerca e l’innovazione in Europa, è il più consistente fino ad oggi. Si parla di circa sette miliardi di euro e  soprattutto dell’uso strategico che la UE può farne, per rafforzare l’area politica emergente nel mondo, formata dai ventisette stati che si avviano a diventare una trentina in tempi rapidi.

La Commissaria europea per la ricerca e ‘innovazione, Màire Geoghegan-Quinn, illustrerà il bando agli addetti ai lavori martedì 19 luglio presso la Rappresentanza in Italia della Commissione Europea (Via IV Novembre). Questo è il primo “call for proposal” dopo l’adozione dell’iniziativa “Innovation Union”  l’anno scorso.

Gli interessati possono ricevere dettagli sui settori coinvolti e sulle best practices. La presentazione partirà alle 11.00 di mattina. Il bando sarà presentato da Alessandra Lucchetti della Direzione generale Istruzione e Cultura. Interverranno i National Contacts Points per l’Italia. Obiettivo del programma quadro è integrare la ricerca con l’innovazione.

Piccole e medie imprese saranno i protagonisti di una partecipazione sempre maggiore da parte della ricerca ai cambiamenti dell’economia e del territorio. L’Unione Europea oggi finanzia il più grande programma comune di ricerca nel mondo: il settimo programma quadro (più di 53 miliardi di euro) per il periodo 2007-2013.

La Strategia Europa 2020 come è noto punta sulla ricerca: l’iniziativa “Innovation Union”, che ne fa parte, considera la crescita sostenibile alla base dello sviluppo del continente. Il 29 giugno la Commissione ha proposto di aumentare del 46 per cento di fondi per la ricerca nel prossimo quadro finanziario pluriennale 2014-2020. Il programma “Horizon 2020” dovrebbe, a partire dal 2014, semplificare l’accesso ai finanziamenti.

Aldo Ciummo

Abbassamento dell’età elettorale, dibattito urgente

La proposta di Sandro Gozi e altri deputati sottolinea una contraddizione che trattiene l’Italia in una situazione di scarsa rappresentatività

di  Aldo Ciummo

Modificare gli articoli 56 e 58 della Costituzione, riguardanti l’elezione dei deputati e senatori: la recente proposta di Sandro Gozi e di altri deputati come Graziano, Formichella, Cementero (espressione di un lungo impegno in questo senso da parte dei sottoscrittori) mirata a permettere l’elezione in Parlamento di rappresentanti delle ultime generazioni ed il voto anche al Senato da parte di cinque milioni di cittadini che ad oggi non sono intitolati ad esercitarlo, potrebbe aprire un dibattito molto ampio, soprattutto considerando che l’Italia si trova vicina alla possibilità di un riavvicinamento all’Europa.

Logicamente si osserva, da parte dei promotori che l’abbassamento dell’età di elettorato dei candidati e dei votanti produrrebbe quasi automaticamente un maggior peso di temi oggi ignorati e una maggiore partecipazione di parte della popolazione. Ma a questi cambiamenti occorrerebbe aggiungere rilevanti modifiche delle dinamiche di partecipazione e di decisione a molti altri livelli della società, dato che la libertà politica si sviluppa in condizioni di effettiva partecipazione ed autonomia, aspetti il cui percorso oggi deve procedere in una situazione di fragilità della società italiana ben note a tutti.

Certo l’abbassamento dell’età necessaria per essere eletti in Senato da 40 a 25 anni e di quella richiesta per votare a 18 completerebbe la rappresentanza (per altro oggi inficiata dall’impossibilità di indicare le preferenze elettorali e dalla presenza di meccanismi di premio maggioritario distorsivi delle proporzioni che emergono dal voto). In realtà anche il limite di 25 anni d’età resterebbe un dato che si discosta da quello della maggiore età.  Alla Camera il limite alla eleggibilità andrebbe abbassato a 18 anni, come chiedono gli autori della proposta, consentendo l’apporto di una parte importante della cittadinanza a decisioni che soprattutto in questo periodo storico influenzano maggiormente il futuro di questo settore della popolazione, ad esempio in materia di istruzione, lavoro ed ambiente.

Attualmente l’Italia e Cipro sono i paesi europei con la più alta età richiesta per il riconoscimento dell’elettorato. In undici paesi nella UE l’età che consente di votare e di essere eletti negli organi rappresentativi è la stessa. Al di là della proposta specifica, che apre un dibattito importante in Italia, in un momento in cui l’agenda delle generazioni anziane è più forte e preponderante che mai in tutti i settori della vita associata e nella geografia istituzionale, si possono aggiungere alcune considerazioni sulle opportunità di democratizzare, in maniera realistica, le organizzazioni decisionali in Europa.

Nelle recenti elezioni regionali tedesche si è visto come il land di Brema abbia consentito il voto a partire dai sedici anni, una decisione che ha tenuto conto del fatto che proprio la parte della popolazione “in entrata” nella realtà del lavoro ha il maggior interesse e diritto di partecipare ai cambiamenti. I media europei ed  italiani hanno riportato l’intenzione, affermata dalle regioni di Brandeburgo ed Amburgo (che come Brema sono Stati della Repubblica Federale) di adottare regole simili per le future consultazioni. Meccanismi attivati non in uno stato “avventurista”, ma nella nazione che molto concretamente sta reggendo, con pochi vicini, l’intera UE.

Una riflessione che si può tagliare su misura per il caso italiano (di sovrarappresentazione della terza età in tutti i settori della vita associata) è il seguente: una correzione abbastanza incisiva dei sistemi di partecipazione e di decisione, inclusiva di parti della popolazione (giovani, donne, immigrati) oggi determinanti più che in passato nella gestione delle trasformazioni in atto, ma sottorapresentate politicamente, si tradurrebbe anche in un riequilibrio necessario in uno stato dove la preponderanza numerica delle anziani generazioni è di per sè un fattore che trattiene il paese in tendenze che lo allontanano dal resto del continente.

Nella proposta citata non si parla nè delle elezioni tedesche, che fanno parte della cronaca, nè di aspetti demografici del paese, che sono dinamiche di lunghissimo periodo. Ed anche volendo aggiungere, dopo aver letto la proposta, osservazioni sulla realtà italiana, occorre tenere fermo il principio che tutte le parti della società contribuiscono in maniera importante alla crescita italiana: purchè non ci si diriga in modo eccessivamente miope verso l’espulsione di  settori della popolazione dalla partecipazione alla vita del paese, come negli ultimi quindici anni si sta purtroppo cercando di fare in Italia contro le  recenti generazioni, che invece sono comprensibilmente al centro di significativi investimenti nelle aree più avanzate dell’ Unione Europea.

Gli investimenti UE per la futura crescita

 

Giugno si è chiuso con l’impegno della Commissione Europea su alcuni punti fondamentali come sviluppo e formazione: anche il Parlamento Europeo è impegnato nella definizione di linee guida che peseranno sui cambiamenti nelle regioni della UE

di    Aldo Ciummo

Se si chiede dove va l’Europa forse il modo migliore per iniziare a cercare risposte è guardare dove investe: una caratteristica del bilancio Ue è che contemporaneamente è esiguo rispetto al reddito lordo dei cittadini dei ventisette ma significativo rispetto ai settori di cui l’Europa deve occuparsi senza le uscite fisse tipiche dello stato nazionale (controllo del territorio, spesa pensionistica e le altre voci ad oggi coperte soprattutto o unicamente dagli stati).

La dotazione finanziaria comunitaria è importante in particolare nei confronti di quelle regioni dove interventi e sostegni mirati servono a riequilibrare situazioni di svantaggio o di mancato collegamento rispetto alla comunità nel suo complesso e perciò ad assicurare la competitività europea nel suo insieme.

Dal 29 giugno sappiamo che il bilancio pluriennale per il periodo 2014-2020 presenta, tra le innovazioni rilevanti, il Meccanismo per collegare l’Europa, dedicato a progetti transnazionali nel campo dell’energia, dei trasporti, delle tecnologie dell’informazione: il fine è consolidare il mercato interno.

Finanziamenti maggiori andranno alla ricerca ed alla innovazione, fondi anche destinati alle ultime generazioni, nel mirino della crisi economica globale in corso.

Per i prossimi sette anni si propongono 1025 miliardi di euro in stanziamenti di impegno (1,05%) del reddito nazionale lordo della UE) e 972, 2 miliardi di euro in stanziamenti di pagamento (1% del reddito nazionale lordo della UE).

Janusz Lewandowski, Commissario per la Programmazione Finanziaria ed il Bilancio, ha affermato che redistribuendo tra le priorità le risorse è possibile incoraggiare le infrastrutture transnazionali, la ricerca e lo sviluppo, l’istruzione e la cultura, con effetti positivi anche nelle relazioni con i vicini a Sud ed a Est della nostra Europa.

UE: all’Italia restituiti 572 milioni dal bilancio comunitario‏

 
Il Parlamento UE oggi ha approvato la riduzione di quasi 572 milioni di euro al contributo italiano al bilancio comunitario, fondi che la comunità europea non ha utilizzato nel 2010
 
 
Stanziamenti non utilizzati per i programmi realizzati nel 2010, interessi ed eccedenze di varia natura ammontano nella UE a 4,54 miliardi di euro (dei quali 2,72 miliardi riferiti proprio ai fondi non utilizzati) che andranno restituiti agli stati componenti l’Unione Europea.
 
Il Parlamento Europeo infatti oggi ha votato in favore dela restituzione dei contributi in questione agli stati (625 favorevoli, 14 contrari e 29 astenuti).
 
 Il PE ha reso noto l’importo che ogni stato potrà dedurre dai propri contributi per il 2011, le somme di cui si parla sono le seguenti: 130.911.830 (Belgio); 12.599.367 (Bulgaria); 50.621.080 (Repubblica Ceca); 88.583.723 (Danimarca); 922.894.175 (Germania); 4.980.590 (Estonia); 48.123.148 (Irlanda); 84.195.529 (Grecia); 381.161.659 (Spagna); 740.852.370 (Francia); 571.966.026 (Italia); 6.293.730 (Cipro); 6.191.661 (Lettonia); 9.860.488 (Lituania); 10.570.481 (Lussemburgo); 35.811.599 (Ungheria); 2.088.825 (Malta); 218.397.409 (Paesi Bassi); 104.337.375 (Austria); 133.314.462 (Polonia); 59.119.421 (Portogallo); 46.336.945 (Romania); 12.888.128 (Slovenia); 24.905.776 (Slovacchia); 66.270.167 (Finlandia); 126.883.265 (Svezia); 639.235.054 (Regno Unito).

UE: iniziative congiunte col Mercosur

Questa settimana l’Unione Europea ha portato avanti importanti contatti con l’America Latina, mercato ed ambiente istituzionale emergente

Martedì si è svolto in incontro tra il vicepresidente del Parlamento Europeo, Gianni Pittella (gruppo dei Socialisti e Democratici) ed il presidente del Paraguay, Fernando Lugo Mendez. Gli argomenti trattati erano l’avanzamento dei negoziati con il Mercosur, il processo di integrazione continentale in America Latina e la necessità di azioni congiunte nelle questioni mondiali.

L’accordo di libero scambio con i paesi del Mercosur è stato definito un accordo che deve essere in grado di gestire il settore del commercio attraverso concessioni reciproche. Pittella ha auspicato una conclusione positiva dei negoziati che sono ripresi recentemente.

Il Parlamento Europeo ha affermato la propria disponibilità a collaborare con i paesi dell’America Latina, se richiesto, per supportare con l’esperienza europea il processo di integrazione in corso nel continente nel rispetto delle differenze nazionali e con l’obiettivo di creare una organizzazione sovranazionale come avvenuto in Europa.

Il vicepresidente del Parlamento Europeo ha incoraggiato il presidente del Paraguay Fernando Lugo a continuare negli sforzi messi in atto con il Mercosur, con l’Unasur e con le varie organizzazioni a carattere sovranazionale dell’area ed ha sottolineato che nell’attuale situazione internazionale sono necessarie forme di governo mondiali per le questioni più importanti come sviluppo sostenibile e migrazioni.

Aldo Ciummo

Da L’Aquila a Kajaani dialogano le università europee

 

 

I docenti Iapadre e Mori riferiscono dati interessanti su iniziative congiunte di atenei del continente capaci di coinvolgere tanti insegnanti e studenti anche in periodi molto difficili da gestire

A  L’Aquila l’impatto del sisma del 2009 ha compromesso gravemente la capacità dell’Università di ospitare studenti e docenti, dopo i problemi della vita accademica generati dai danni il 6 aprile, ma ha suscitato una serie di iniziative di cooperazione da parte di diverse università straniere, come riferito dal professor Lelio Iapadre (associato di Economia Internazionale e Delegato di Facoltà per le Relazioni Internazionali della Facoltà di Economia dell’Università de L’Aquila): “abbiamo cercato immediatamente di ricostruire un minimo di capacità di accoglienza e, pur tra molte difficoltà, siamo riusciti ad ospitare già nell’anno accademico 2009-2010 oltre settanta studenti. Si tratta in gran parte di studenti Erasmus, ma va considerata anche una dozzina di studenti pakistani nell’ambito del progetto Europeo Eureka. Nell’anno in corso il numero di studenti stranieri in entrata ha già raggiunto i cento e sono in preparazione altre attività di accoglienza di studenti extra-europei nell’ambito di progetti Erasmus Mundus e Tempus”.”

 Anche al di fuori delle convenzioni in vigore sono arrivate offerte da istituzioni ed università di paesi esteri in favore degli iscritti a L’Aquila: l’organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica (OCSE) ha offerto all’ateneo un accordo per ospitare studenti del centro universitario abruzzese in tirocinio presso la sede di Parigi dell’organizzazione. La National Italian American Foundation (NIAF) ha messo a disposizione borse di studio per un anno di corsi presso il Sierra Nevada College.

 “Nell’ambito del programma Fulbright abbiamo ricevuto la visita del professor Charles D’Agostino, che ha tenuto lezioni e seminari sulla sua esperienza di sostegno allo sviluppo economico in aree colpite da catastrofi naturali – dice Iapadre – una delegazione di docenti e studenti del Politecnico di Osnabruk (Germania) ci ha fatto visita nel mese di maggio, ponendo le basi per un rapporto di collaborazione didattica e scientifica nei prossimi anni. ” Uno dei progetti più interessati di cui l’Università del capoluogo dell’Abruzzo è stata protagonista è quello di cui si è occupata la Vice Preside della Facoltà di Economia della Università degli Studi de L’Aquila, Margherita Mori, presso la Kajani University of Applied Sciences, School of Business, in Finlandia.

Durante il periodo dei seminari (tenuti in inglese da Margherita Mori, ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari dal 19 al 24 settembre 2010) sono stati trattati argomenti di carattere finanziario (Financial Developments in Italy, the Italian Banking System e Financial Innovation) e altri riconducibili al terremoto che ha devastato la città abruzzese il 6 aprile del 2009 (Redevelopment after a natural disaster, Principles of disaster managemente e Funding the recovery process). “I destinatari del corso erano gli studenti undergraduate del Finish Degree Programme e dell’International Degree Programme, circa 40 persone in ciascuna classe – ha spiegato Margherita Mori – il progetto rientra nell’ambito del programma Erasmus, gli studenti hanno mostrato profondo interesse e sensibilità, con riferimento alle problematiche scaturite dal terremoto all’Aquila e si sono appassionati alle vicende della ricostruzione, così come alla fase dell’emergenza.”

 L’iniziativa ha avuto un ulteriore seguito comunitario, presso la “South East European University” di Tetovo (Macedonia), dove la vicepreside dell’ateneo aquilano ha tenuto seminari specialistici sul turismo sostenibile, fra il 19 ed il 22 ottobre 2010, nell’ambito del progetto Tempus Satis (“Using Local Resources for Microregional Development – Sustainable Agribusiness and Tourism in the Southern Balkans”) di cui l’Università degli Studi de L’Aquila è partner. L’esperienza sviluppata a Kajaani in Finlandia è stata valorizzata nel modulo relativo a “Sustainable Tourism – Service Industry” il seminario “The case of Finland”.

“L’Università di Kajaani conta 2000 studenti e diversi corsi di laurea, con quattro principali aree di istruzione: School of Business, School of Tourism, School of Health and Sports e School of Engineering – riferisce Margherita Mori – le attività si svolgono su un ampio campus unitario e le strutture comprendono una fornitissima biblioteca, liberamente accessibile, non solo a studenti, docenti ed al personale universitario, ma anche agli abitanti, nell’ottica della prestazione di un servizio alla collettività. L’ orientamento alla internazionalizzazione è molto accentuato e la Kajaani University partecipa a numerosi programmi di scambi culturali.”

 Con il sistema universitario finlandese sono auspicabili quindi ulteriori collaborazioni, sia sul piano sia della didattica che della ricerca scientifica. L’impressione emersa a Kajaani infatti si riassume in termini di “student-centered learning”, sullo sfondo di un ambiente multiculturale nel quale si offrono i servizi agli studenti, abbinando teoria e laboratori, e stimolando il merito. L’obiettivo sembra alimentare la gioia di apprendere, più che “far rispettare il dovere” di studiare.

 Aldo Ciummo

Dublino la rossa vota Labour e Sinistra

 

Nelle elezioni che hanno consegnato la vittoria al Fine Gael e colpito duramente il Governo uscente Dublino consegna il primo posto al labour party guidato da Eamon Gilmore e consensi significativi all’estrema sinistra di Joe Higgings (Socialist Party) ed ai movimentisti. Exploit in città per lo Sinn Fèin e per gli indipendenti, il collasso del Fianna Fàil è amplificato nella capitale, con l’8 per cento il partito di massa storico non è nemmeno terzo e prende solo un deputato su quarantasette.

A Dublino il Fianna Fàil non esiste più, la capitale trasforma in una sentenza capitale per il Governo quella che su scala nazionale era già una punizione impressionante scritta dall’elettorato irlandese nelle urne del dopo salvataggio delle banche da parte del Governo e dello Stato da parte dell’Europa e della comunità internazionale. Circoscrizione per circoscrizione sono gli ex partiti di minoranza a litigarsi seggi e seggi aggiuntivi in base alle preferenze personali.

La capitale conferma l’andamento avviato con le europee ed amministrative del 2009, amplificandone soprattutto un aspetto (a parte la sconfitta del FF), lo spostamento a sinistra di Dublino. Se si sommano il Labour, oggi primo partito della città, la rinnovata sorpresa delle sinistre antagoniste raggruppate sotto il cartello elettorale ULA (United Left Alliance) e spinte dal trotzkista Joe Higgins, i tanti indipendenti che conservatori non sono di sicuro (anche se qualcuno ce n’è) e lo Sinn Fein che nella capitale come al solito fa bene, la sinistra è protagonista a Dublino.

Le elezioni ribaltano in un panorama dai colori invertiti lo schema Fine Gael forte nell’est e Fianna Fàil nel sudovest, solo che adesso il Fianna Fàil non si vede proprio ed è Labour a Dublino (che è la metà dell’Irlanda) e Fine Gael nel resto di Irlanda (e anche a Dublino). La capitale consegna diciotto dei suoi quarantasette seggi al Labour, diciassette al Fine Gael, quattro allo Sinn Fein e quattro all’ULA-United Left Alliance (Socialist Party e People Before Profit), tre agli indipendenti.

 Brian Lenihan, ministro delle finanze del Governo uscente, è l’unico eletto del Fianna Fàil che nelle aree popolari di Dublino aveva roccaforti. I verdi pagano anche qui l’alleanza col centrodestra di governo, non sono rieletti il ministro Gormley e l’ex leader Sargent.

A Dublino centrale passano Paschal Donohue (Fine Gael), Joe Costello (Labour), Maureen O’ Sullivan (Indipendente), Mary Lou Mc Donald (Sinn Féin). Mary Lou Mc Donald è un esempio dello Sinn Féin “alternativo” che si vede nella Repubblica irlandese, spesso a fianco degli studenti o contro gli interventi militari ed è popolare nelle università. Nella circoscrizione “West” Dublino Joan Burton, volto noto del Labour, viene eletto e così Leo Varadkar, uno dei pochi esponenti effettivamente di destra del Fine Gael, ce l’hanno fatta in quest’area anche il trotzkista Joe Higgins e l’unico superstite del Fianna Fàil a Dublino, Brian Lenihan che è stato Ministro delle Finanze nel Governo.

A Dublino Sudovest Pat Rabbitte, protagonista della crescita del Labour in anni recenti, ottiene un seggio e seguono anche Brian Hayes del Fine Gael e Seàn Crowe dello Sinn Fèin, più un altro esponente del Labour, Eamon Maloney. Qui Conor Lenihan e Charlie O’ Connor sono tra le “vittime” illustri del Fianna Fàil.

“Dublin Mid West” è un altro dei luoghi dove il Labour può cantare vittoria anche sugli amici-concorrenti del Fine Gael, con il quale non sono ancora aperte le trattative su scala nazionale (mossa che spetta ad Enda Kenny cioè al Fine Gael perchè il primo partito a livello nazionale è il FG). Joanna Tuffy è prima col simbolo del Labour, poi sono passati Frances Fitgzerald del Fine Gael, Robert Dowds ancora per il Labour e Derek Keating per il Fine Gael.

Anche a Dublino Nordovest il Labour fa ambo con Roisin Shortall e John Lyons, prima e terzo, mentre lo Sinn Féin è riuscito a far eleggere Dessie Ellis. A Dublino Sud invece il protagonista è stato l’indipendente Shane Ross, affiancato da Alex White del Labour, Olivia Mitchell, Alan Shatter e Pete Matthews del Fine Gael.

Non ce l’ha fatta, come i suoi colleghi di partito (evidentemente da ricostruire su scala nazionale dopo l’alleanza con il Fianna Fàil) il verde Eamon Ryan che per il Green Party era stato ministro. Nella circoscrizione South East (teatro di un’altra casualità eccellente, il ministro e leader verde Gormley) Lucinda Greighton è stata eletta per il Fine Gael, il Labour si è imposto con Ruarì Quinn ed ha doppiato con Kevin Humpreys, cosa che ha fatto anche il Fine Gael con Eoghan Murphy.

 Nella circoscrizione di Dublino Nord il Fine Gael è riuscito ad eleggere James Reilly e Alan Farrell, questa area popolare è stata una di quelle che hanno assegnato nuovamente seggi alla sinistra antagonista (Clare Daly del Socialist Party) ed al Labour (Brendan Ryan). Nell’area di “Dublin North Central” Richard Bruton, volto noto del Fine Gael, Aodhan O’ Riordan del Labour e l’indipendente Finian Mc Grath sono stati tutti eletti, mentre a Dublino “South Central” le diversissime sinistre del panorama politico irlandese, moderata, nazionalista e antagonista hanno messo a segno una sorta di tripletta con Eric Byrne (Labour), Aengus O’ Snodalg (Sinn Féin) e Joan Collins (People Before Profit Alliance).

A Dublino Nord Est hanno ottenuto più voti il Fine Gael (Terrence Flanagan), il Labour (Tommy Broughan e Sean Kenny). Il conteggio ha fatto tenere il fiato in sospeso nel collegio di Dun Laoghaire, dove i candidati del People Before Profit (RIchard Boyd-Barrett), Fine Gael (Sean Barrett e Mary MItchell O’ Connor) e del Labour (il leader del partito laburista Eamon Gilmore) hanno battuto la vicepresidente del Fianna Fàil Mary Hanafin ed l’ex viceministro Barry Andrews (FF).

 Aldo Ciummo

La Svezia traina l’Europa nell’innovazione

La Commissione Europea ha pubblicato oggi il Quadro Valutativo dell’Unione dell’innovazione del 2010

Quest’anno l’Unione Europea ha aggiunto all’analisi annuale della crescita un Quadro europeo di valutazione dell’innovazione, al fine di supportare lo sforzo degli stati componenti la UE di valorizzare le eccellenze individuate nel proprio sistema sociale e produttivo e rafforzare i comparti più deboli.

La strategia 2020 trova al suo centro la ricerca: all’interno della UE la Svezia ha registrato i migliori risultati, ma ottimi esiti sono stati raggiunti anche da Danimarca, Finlandia e Germania: la comunità vede l’area nord del continente trainare tutto il gruppo dei ventisette. Vicino alla UE è molto attiva anche la Norvegia in fatto di ricerca scientifica e culturale e di innovazione tecnologica, altro dato incoraggiante dato il crescente interesse UE per il coinvolgimento dei paesi più affini ai progetti di collaborazione nati nelle istituzioni intergovernative.

La valutazione si basa su indicatori raggruppati in tre categorie:”Elementi abilitanti” (risorse umane, finanziamenti ed aiuti, sistemi di ricerca aperti, di eccellenza ed attrattivi);  “Attività delle imprese” (investimenti, collaborazione ed attività imprenditoriali, patrimonio intellettuale) e “Risultati” (effetti economici).

A livello europeo esiste ancora un ritardo nei confronti di USA e Giappone. Inoltre le economie emergenti (in particolare il Brasile) avanzano rapidamente e paradossalmente il progetto geopolitico europeo, che da anni insiste tanto sull’economia della conoscenza, è stretta in questa tenaglia.

Logicamente l’innovazione va vista in un contesto di cooperazione, specialmente con le nazioni più vicine culturalmente come gli Stati Uniti, ma occorre anche tenere presente la realtà della competizione internazionale, in cui la possibilità di influire nelle decisioni condivise si guadagna essenzialmente grazie alle posizioni raggiunte anche nel progresso sociale, scientifico e tecnologico.

Oltre all’azione avanzata dell’area dell’estremo nord e del nord storico della comunità emergono anche i traguardi raggiunti da nazioni come Regno Unito, Irlanda, Estonia, nonostante i diversi ostacoli legati negli ultimi anni alle crisi che hanno colpito le economie più legate alle vicende finanziarie statunitensi e alle fasi dello sviluppo dei paesi di recente ingresso.

Marie Geoghegan Quinn, la quale è Commissario per la Ricerca, l’Innovazione e la Scienza ha dichiarato che “il nuovo e migliorato quadro valutativo dell’Unione dell’ Innovazione mette in luce l’emergenza a cui l’Europa deve far fronte in tema di innovazione” ed ha concluso che l’innovazione è essenziale per una economia moderna e per la crescita della occupazione.

Il documento rileva però che la relativa debolezza dell’Europa in questo capitolo deriva dalla mancanza di investimenti specifici da parte del settore privato e che anzi nell’ambito della spesa pubblica per Ricerca e Sviluppo l’Unione Europea vanta risultati migliori di quelli degli Stati Uniti.

L’Europa si è mossa velocemente sui sistemi di ricerca aperti, di ricerca ed attrattivo (co-pubblicazioni scientifiche internazionali, pubblicazioni ad alto impatto, dottorandi extraeuropei) e nel patrimonio intellettuale (deposito di marchi UE, brevetti PCT e disegni e modelli della UE) riuscendo a determinare una grande crescita degli indicatori di innovazione in questi capitoli.

Risulta evidente come diventino sempre più importanti da una parte l’investimento pubblico e privato su ricerca ed istruzione avanzata e dall’altra una cooperazione in grado di compensare i rispettivi squilibri tra le diverse aree dell’Europa e dell’Occidente, mezzo necessario a riportare la regione geopolitica al suo ruolo dopo le contraddizioni aperte dalla crisi globale.

Aldo Ciummo

I CONTI IN TASCA|Silvio è tornato e io…speriamo che me la cavo

Nuove misure escono dal cdm di Napoli: taglio dell’Ici sulla prima casa e detassamento degli straordinari. Ma è proprio questo quello che serve all’Italia?

Napoli ieri ha vissuto un giorno da leone. Per un giorno la città partenopea è stata considerata per la sua bellezza e per quello che rappresenta al mondo e per l’Italia. Di Napoli ieri si è parlato dopo tanto, troppo tempo passato all’addiaccio, di qualcosa che non aveva a che fare assolutamente con le sue rughe di vecchia signora malata e pusciescente, di camorra e di rifiuti. O meglio lo si è fatto, ma con stile. Tanto che per un giorno siamo riusciti a ridar voce ai poveri ed esausti cittadini napoletani, attraverso le loro manifestazioni di protesta, sit-in e cortei che per tutto il giorno hanno presenziato la zona limitrofa al palazzo reale dove Silvio Berlusconi e i suoi ministri, se ne stavano raccolti a discutere, sentenziare, decidere del futuro nostro e di quanti erano lì sotto a gridare con forza, che non serve tanto per restituire il sorriso a un popolo oppresso, non dal nemico ma dalla puzza. Passeggiando per le vie di Napoli è facile trovare i manifesti con su scritto: «Silvio santo subito se ci togli la monnezza». E lui, il principe degli istrioni non ci ha pensato due volte e portare il cdm qui. «Dovremmo fare più spesso i cdm itineranti, se solo non pesassero sull’economia del paese».

Beh, la notizia credo sia proprio questa: ora Berlusconi sta anche attento all’economia del paese. E a chi gli rinfaccia da piazza del Plebiscito che è stato lui a rovinare il lavoro in Italia facendoci diventare «tutti disoccupati», lui risponde con nuove misure economiche. «Grazie a Tremonti che con le sue soluzioni ci ha salvato spesso, anche se deve fare i conti con una coperta più corta del letto», più p meno recitava così il requiem del Cavaliere verso il suo tesoriere.

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