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Dubai sentence, unacceptable violation of human rights

The victim of the assault, a Norwegian citizen, was not protected by local institutions that on the contrary caused her imprisonment with a decision determined by religious conservativism

A worrying sign for Westerners that live in countries where the legislation is affected by the intervention of religious confessions has come from the injustice suffered by a Norwegian citizen, who after she has been a victim of violence in Dubai during a business trip (from Quatar where she worked) and having reported this to the local police, found herself sentenced to sixteen months in detention, due to the fact that Islamic laws of the United Arab Emirates do not protect the victims of violence, considering only men as witnesses.

The victim of this worrying story remains in a Norwegian center in Dubai, avoiding her so at least the detention (after the release agreed by the local authorities with the Oslo diplomacy) but what had happened is seriously disturbing for Westerners who work in similar contexts and describes what is the grave and unacceptable situation of women’s rights in many countries. Instead of being protected as a victim of violence, the Norwegian citizen has been accused of adultery.

There is a clear violation of the human rights by the local courts, conditioned by a reactionary interpretation of the Islamic religion. The incident has rightly drawn the attention of organizations of based in the UK and in other European states: people coming from the United Arab Emirates reveal (also following the case which is discussed) the intolerable situation of women in many Arab countries. The Norwegian Minister of Foreign Affairs, Espen Barth Eide, underlined the extraneousness of this sentence to the principles of protection of human rights.

Aldo Ciummo

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UE, la Commissione per le Libertà Civili si riunisce lunedì

Una riunione straordinaria della Commissione per le Libertà Civili si terrà il 10 luglio, oltre a quelle previste lunedì 8 e martedì 9. Al centro ancora il datagate

La Commissione per le Libertà Civili del Parlamento Europeo si riunirà per affrontare il tema dell’inchiesta sul programma di sorveglianza della NSA (National Security Agency) statunitense e sui programmi di monitoraggio implementati da diversi stati componenti della Unione Europea.

Si discuterà quindi degli effetti delle attività emerse recentemente sull’esercizio dei diritti fondamentali dei cittadini europei e sulla cooperazione UE-USA in materia di Giustizia ed Affari Interni. Mercoledì si terrà una riunione straordinaria su procedure di lavoro e metodi da applicare nello svolgimento dell’inchiesta, decisa attraverso una votazione ieri dall’Europarlamento.

Sarà esaminato lo stato attuale della riforma sulla protezione dei dati, già al centro di discussioni di cui si è parlato anche su queste pagine web in occasione dei dibattiti sul tema che si sono svolti a Bruxelles a maggio e di cui sono relatori gli europarlamentari Jan Philipp Albrecht (The Greens/EFA, Germania) e Dimitrios Droutsas (Socialisti & Democratici, Grecia) i quali interverranno a questo proposito martedì prossimo.

Rispetto ai diritti fondamentali, lunedì 8 luglio si parlerà del Rapporto Annuale del 2012 sulla situazione dei Diritti Fondamentali nella UE, parteciperanno Morten Kjaerum, direttore della Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali, e Maja Sakslin, componente del consiglio direttivo che si occupa del rapporto.

Aldo Ciummo

Lavori in corso per l’allargamento UE

Molte le questioni che sono ancora sul tavolo mentre il primo luglio la Croazia sarà nell’Unione Europea

In vista dell’imminente ingresso della Croazia nella UE sono stati firmati accordi tra Zagabria e Sarajevo: la Bosnia, data la complessità della sua situazione, è al centro di molte delle criticità legate all’ingresso nella Unione Europea da parte della Croazia, ragion per cui i problemi derivanti dalla vicinanza dei due paesi sono da tempo sotto esame Ue, in materia di immigrazione come di economia.

Il Commissario all’Allargamento dell’Unione Europea, Stefan Fule, ha espresso soddisfazione per il risultato raggiunto dai due paesi il 20 giugno. Ieri è stata invece Catherine Ashton, Alto Rappresentante per la Politica Estera della UE, a sottolineare un altro capitolo nel quale si registrano avanzamenti, ossia il confronto tra Serbia e Kosovo (incessante dall’accordo del 19 aprile in poi).

Ormai le due entità statali cooperano costantemente nonostante le tensioni che non hanno mai cessato di ostacolare una piena collaborazione nella zona. Ad ottobre si svolgeranno nella ex provincia serba consultazioni locali la cui riuscita significherà molto nel riconoscimento di una completa normalizzazione della regione balcanica.

Aldo Ciummo

Europarlamento: non fermare la riforma finanziaria

Gli eurodeputati chiederanno alla Commissione europea ed al Consiglio dei Ministri della Ue di uscire dallo stallo sulla riforma del settore finanziario

Commissione e stati componenti della Ue non hanno portato a termine la legislazione per quanto riguarda la riforma del settore finanziario e l’Europarlamento interverrà giovedì con una aperta critica su questo tema.

Le regole per proteggere i depositi bancari sono bloccate da più di un anno e l’impressione generale tra gli eurodeputati è che il Consiglio dei Ministri della UE, che rappresenta gli stati componenti, abbia perso troppo tempo sulla questione.

La Commissione a sua volta ha presentato le proposte di legge che aveva annunciato con molto ritardo. Un esempio è la normativa sulla procedura da adottare con le banche in difficoltà, le regole in materia sono state ipotizzate con un anno di ritardo. Il dibattito sul tema ci sarà mercoledì e la votazione è prevista per giovedì.

La relatrice della risoluzione con la quale gli eurodeputati si esprimeranno è Sharon Bowles (Alleanza Liberali e Democratici Europei, Regno Unito). Le leggi che regolamentano il settore finanziario, da tempo al centro dei maggiori ritardi da parte delle istituzioni europee, sono tra le norme attese con più ansia dalla maggior parte dei cittadini della Ue.

Aldo Ciummo

Svezia, inizia il dialogo sui problemi delle periferie

 

Si sono avviati alla conclusione gli incidenti a Stoccolma, al termine di una settimana caratterizzata da parecchie esagerazioni dei media internazionali e da sforzi di dialogo da parte delle istituzioni svedesi

 

Le proteste che sono andate avanti per una settimana stanno cedendo il passo alla rimodulazione delle politiche di integrazione nelle periferie. Gli isolati disordini (registrati in zone al di fuori del centro della città) hanno scosso la vita dell’hinterland di Stoccolma, sconfinando talvolta in altri centri, ma si sono ormai avviate alla conclusione. Tra le aree in cui si sono verificati problemi ci sono state Norsborg, Älvsjö, Tensta, Södertälje, Sollentuna, come riportato dai maggiori giornali svedesi, tra cui “Aftonbladet”.

Le forze dell’ordine hanno evitato (al fine di non alimentare tensioni) di scontrarsi pesantemente con la parte dei manifestanti responsabili dei danneggiamenti, degli isolati incidenti hanno fatto le spese le periferie, su cui si appuntano le polemiche dei media. Riguardo alla morte dell’uomo colpito dalle forze dell’ordine mentre brandiva un machete, episodio all’origine dei disordini, è prevista una inchiesta.

Alcune scuole, biblioteche, sedi di servizi sociali evidentemente ben presenti nelle periferie (stranamente descritte da parte dei mass media internazionali quasi come copie delle periferie parigine) sono state danneggiate, ma la volontà di dialogo del governo e della società svedese è evidente, dato che non sono state usate misure di polizia particolarmente pesanti nelle zone interessate, una scelta che – fatti i dovuti confronti con eventi che si sono visti in questi anni in varie capitali europee – sembra avere avuto risultati.

Davvero non si può descrivere una città come fuori controllo per la presenza in poche periferie di qualche decina di auto danneggiate, per il fermo di una trentina di persone e nell’evidenza che non c’è stato nessun caso grave di scontro, se si pensa a quanto accaduto negli ultimi anni in grandi centri inglesi o francesi.

Ma negli ultimi tempi è di moda cercare malfunzionamenti nei sistemi sociali e di governo delle società che hanno un welfare socialdemocratico, da una parte questo atteggiamento dei media internazionali rappresenta una marcia indietro rispetto ad un periodo in cui gli stati di cui si parla sono stati a lungo elogiati come modelli in tutto, ma in parte si può notare semplicemente che oggi i paesi dell’area Nordeuropea sono presi come un bersaglio polemico da estremismi di varia natura: ad attaccare gli stati organizzatisi negli anni delle socialdemocrazie ci sono sia i sostenitori del liberismo, che ormai da decenni coltivano una tradizione di ricerca dei presunti mali del welfare state e poi ci sono quanti sono contrari all’integrazione, i quali criticando i sistemi di welfare nordici cercano di dimostrare che l’accoglienza non può dare buoni risultati, infine non mancano quanti all’opposto vogliono sostenere continuativamente che le società di approdo degli immigrati sono sempre e comunque negative verso questi ultimi e che qualsiasi atto del quale dei nuovi cittadini si rendano responsabili sarebbe una risposta ad ingiustizie dei luoghi di arrivo.

Queste tendenze, pur così diverse tra loro, non vedono di buon occhio il modello sociale nordico, nonostante i risultati che ha conseguito, costruendo anche nelle periferie scuole e biblioteche che nei pochi casi in cui sono state danneggiate lo sono state perché la polizia non ha voluto usare la forza, preferendo lasciare aperto il dialogo, metodo che ha permesso ai disordini di esaurirsi con pochissime conseguenze.

La più recente di queste mentalità critiche a prendere piede nel vecchio continente è quella che descrive i paesi d’Europa che si trovano in condizioni socioeconomiche migliori come responsabili delle difficoltà dell’Europa unita: proprio questo atteggiamento è in gran parte all’origine della diffusa voglia di cercare nella cronaca internazionali disastri in casa altrui nel nord del continente per non affrontare guai che esistono invece in casa propria nel Mediterraneo e nell’Europa centrale ed occidentale, dove aumentano problemi annosi come il divario economico tra diverse fasce sociali, la passione per spese burocratiche insensate, le gravi carenze nella programmazione dell’innovazione e della formazione, la mancanza di concorrenza nel mercato interno.

La recente invenzione di creare un capro espiatorio per le attuali difficoltà europee, individuandolo in una parte del continente colpevolizzata per il fatto di non poter pagare debiti altrui, ha portato la moda – diffusa a sud come a est ed a ovest – di cercare con il lanternino presunte contraddizioni in un po’ tutta la parte d’Europa che non ha gli stessi problemi di bilancio di altri stati, che sono viceversa paesi in difficoltà che debbono sì trovare collaborazione, ma anche adeguare finalmente i propri sistemi socioeconomici.

Avere costruito sistemi di welfare – da cui deriva la solidità socioeconomica dei paesi di cui oggi si vogliono scoprire le contraddizioni – non è un demerito, così come non è un demerito utilizzare le forze dell’ordine in funzione dissuasiva ma senza cercare scontri (al fine di permettere piuttosto che nelle periferie oggetto della strana curiosità internazionale di questi giorni si trovino soluzioni condivise) scelta che non è una debolezza, ma una prova di civiltà. Nel senso di misura col quale le istituzioni stanno affrontando i problemi delle aree urbane dove si sono verificati problemi si può vedere anzi perché tuttora la Svezia è uno dei paesi dove le diseguaglianze sociali sono minori e le tutele dei diritti più forti rispetto al resto del mondo.

Aldo Ciummo

Finlandia al salone del libro a Torino

L’associazione Minuksi, che si occupa di promozione culturale a livello europeo, è presente nelle iniziative che vanno dal 16 al 20 maggio

Presso il Caffè letterario del Salone del Libro di Torino, lunedì 20 maggio alle 12,00, si svolgerà l’incontro intitolato “investire in arte e cultura: propulsore dell’economia in Finlandia”.

Interverranno nella discussione Katia Lemberg, presidente dell’associazione “Benessere dalla Cultura” di Kotka (Finlandia); Eija Tarkiainen, presidente dell’associazione Minuksi APS; Rossana Becarelli: Direttrice Scientifica Giornale Internazionale dell’Arte e Medicina.

Come ogni anno la maggior parte delle iniziative legate al salone del libro di Torino si svolge al Lingotto Fiere di via Nizza 280. L’associazione Minuksi mira a promuovere attraverso arte e cultura l’espressione delle capacità individuali, con l’organizzazione di iniziative di letteratura, spettacolo, impresa.

Aldo Ciummo

Nel vivo delle trattative sulla Politica Agricola Europea

Europarlamento, Consiglio e Commissione si confrontano sulla PAC ridefinita dall’aula di Strasburgo

 

Il 17 aprile è entrato nel vivo il dibattito sulla Politica Agricola Europea (PAC) tra Europarlamento, Consiglio dei Ministri della Unione Europea e Commissione, questa è la fase cosidetta dei triloghi, nella quale le maggiori istituzioni europee dovranno raggiungere un accordo entro la conclusione del semestre di presidenza irlandese (conclusione prevista per il mese di giugno).

Il dibattito in aula degli eurodeputati sulla politica agricola si è svolto in occasione della seduta plenaria il 12 marzo, concentrandosi sulla garanzia di una produzione stabile in Europa. Il 13 marzo si è votato e poi al termine di marzo è iniziata la negoziazione con gli stati componenti della UE. Ben trecentotrentaquattro emendamenti sono stati proposti dai diversi gruppi politici. La previsione per gli stati baltici è tra il cinquantacinque ed il settantacinque per cento della media comunitaria (riguardo ai rimborsi previsti relativi ai terreni).

Il Greening, l’insieme delle tutele ambientali incentivate attraverso il sostegno agli agricoltori che ne assicurano la difesa nel proprio territorio, rientra tra i compromessi raggiunti. L’intervento dei Liberali e Democratici (ALDE) è stato contrario alla sovrapproduzione di generi alimentari dovuta a sovvenzioni, secondo l’ALDE il Comitato Agricoltura si è indirizzato in tal senso all’inizio dell’anno.

George Lyon (UK, Lib Dem) coordinatore del Comitato Agricoltura, ha dichiarato: “la proposta di riforma della PAC più radicale è sostenere gli agricoltori perché realizzino beni comuni, come la protezione dell’ambiente”. Il gruppo europarlamentare dei Liberali e Democratici sostiene che i singoli stati dovrebbero avere più autonomia, nel decidere in merito ai metodi migliori per implementare le misure di “Greening”, ma anche che la Commissione dovrebbe avere l’ultima parola nel valutarne l’efficacia. Ciò garantirebbe, secondo l’ALDE, una maggiore parità di trattamento per gli agricoltori.

Per i Liberali e Democratici è intervenuta anche Britta Reimers (Germania, FDP) che ha aggiunto: “le proposte di organizzazione del mercato in comitato sono inaccettabili, perché indeboliscono l’efficienza e l’innovazione nel settore agricolo.” I liberali rifiutano misure restrittive sulle regole della competizione europea, considerandole come obblighi che influenzano perfino stati che non sono componenti della UE.

Giovanni La Via (Italia, PPE) ha dichiarato che la recente approvazione di una Politica Agricola Comune più semplificata ha reso gli agricoltori parte attiva di un meccanismo più efficace, favorendo il rispetto delle regole. E’ stata infatti la prima volta che l’Europarlamento ha preso parte, nel ruolo di codecisore, alla PAC. L’eurodeputato La Via, relatore del dossier che regola il finanziamento, la gestione ed il monitoraggio della Politica Agricola Comune, ha sottolineato le semplificazioni nella domanda per accedere ai sostegni e nel sistema che avviserà tempestivamente l’agricoltore della conformità alla legge delle sue azioni, evitando quindi la confusione tra inadempienze e frodi. “La riforma della PAC mira a favorire gli stati componenti della UE che adotteranno le migliori pratiche ed a garantire che i fondi stanziati rimangano nello stato, venendo avviati a regioni più efficienti, in casi di inutilizzo da parte di alcune delle regioni” ha detto La Via.

Paolo de Castro ha definito l’approvazione della riforma della PAC una pagina importante per l’agricoltura europea, dopo che l’apposita Commissione ha registrato l’approvazione dei quattro dossier legislativi da parte dell’Aula e l’adozione delle correzioni apportate proprio dalla Commissione Agricoltura su trasparenza e doppi finanziamenti. “La Pac interessa ovviamente gli agricoltori, ma l’alimentazione interessa tutti e la domanda alimentare cresce più della offerta, il sostegno all’agricoltura garantisce quindi il fabbisogno nell’Europa, che è la più grande area di importazione di prodotti alimentari” ha dichiarato De Castro riguardo al nuovo testo elaborato dall’ Europarlamento.

La Commissione Agricoltura, nell’ultimo anno, si è concentrata sulla definizione di una politica di sostegno e sviluppo del settore agricolo. Il voto della COM AGRI ha sottolineato il rafforzamento del capitolo ambientale. Il sistema di progressività (capping) previsto dall’europarlamento è diverso da ciò che aveva proposto il Consiglio, non c’è stata la riduzione del tetto dei contributi diretti da 300.000 a 200.000 euro.

I temi della politica agricola sono stati rilevanti in paesi come l’Estonia, a causa della diversità dei criteri rispetto all’ammontare previsto per altri stati, nel nuovo accordo infine è stato previsto che nessuno stato possa avere meno del sessanta per cento rispetto alla media degli stati componenti la UE. La riforma entrerà effettivamente in vigore nel 2015, fino a quando resteranno invece valide le norme attuali.

Aldo Ciummo