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UE, la Commissione per le Libertà Civili si riunisce lunedì

Una riunione straordinaria della Commissione per le Libertà Civili si terrà il 10 luglio, oltre a quelle previste lunedì 8 e martedì 9. Al centro ancora il datagate

La Commissione per le Libertà Civili del Parlamento Europeo si riunirà per affrontare il tema dell’inchiesta sul programma di sorveglianza della NSA (National Security Agency) statunitense e sui programmi di monitoraggio implementati da diversi stati componenti della Unione Europea.

Si discuterà quindi degli effetti delle attività emerse recentemente sull’esercizio dei diritti fondamentali dei cittadini europei e sulla cooperazione UE-USA in materia di Giustizia ed Affari Interni. Mercoledì si terrà una riunione straordinaria su procedure di lavoro e metodi da applicare nello svolgimento dell’inchiesta, decisa attraverso una votazione ieri dall’Europarlamento.

Sarà esaminato lo stato attuale della riforma sulla protezione dei dati, già al centro di discussioni di cui si è parlato anche su queste pagine web in occasione dei dibattiti sul tema che si sono svolti a Bruxelles a maggio e di cui sono relatori gli europarlamentari Jan Philipp Albrecht (The Greens/EFA, Germania) e Dimitrios Droutsas (Socialisti & Democratici, Grecia) i quali interverranno a questo proposito martedì prossimo.

Rispetto ai diritti fondamentali, lunedì 8 luglio si parlerà del Rapporto Annuale del 2012 sulla situazione dei Diritti Fondamentali nella UE, parteciperanno Morten Kjaerum, direttore della Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali, e Maja Sakslin, componente del consiglio direttivo che si occupa del rapporto.

Aldo Ciummo

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La sinistra europea riparte dalla Francia con Hollande

 La sinistra europea riparte dalla Francia con Hollande

I risultati parziali che emergono dal primo turno delle presidenziali francesi confermano che gli elettori europei voltano le spalle a tecnici e liberisti
Non ci sono sorprese nel primo turno di uno degli stati più importanti d’Europa, la Francia fondatrice della Ue con altri cinque paesi. Nicolas Sarkozy non si solleva dal venticinque per cento che aveva provato a superare con grandi sforzi pubblicitari e con la preoccupante rincorsa a destra cui ci si è purtroppo abituati soprattutto negli stati mediterranei della Ue.
L’affluenza è alta e la riserva di voti che i conservatori estremisti offrono a Sarkozy gli allontanerebbe tutti i centristi, anche la Francia non ha superato tutti i rigurgiti ultraconservatori che l’avevano snaturata nelle elezioni del 2002 in presenza di una bassa partecipazione e di tendenze nazionalistiche spinte dalle guerre e dalle varie leghe xenophobe europee che si avvantaggiavano del clima di tensioni internazionali sollevato dai conflitti.
Le vere novità in Francia si trovano a sinistra, un cambiamento che riecheggia altri segnali emersi negli ultimi due anni in tutta Europa (il successo dell’ambientalismo ed il fallimento della campagna elettorale euroscettica dei liberali nelle elezioni regionali in Germania, il ritorno di un governo di sinistra in Danimarca, il buon risultato della sinistra nelle presidenziali irlandesi ed il successo dei Verdi nel primo turno delle presidenziali in Finlandia), indizi di un progressivo rifiuto, da parte delle popolazioni europee, di entrambe le versioni liberista e xenofoba del conservatorismo di destra responsabile in questi ultimi due decenni di squilibri economici e chiusure culturali che hanno desertificato molte opportunità di sviluppo socioeconomico della UE.
In Francia, Francois Hollande sta vincendo le elezioni con un indirizzo di politica di sinistra progressista: ridurre le disparità tra i cittadini per difendere il concetto di cittadinanza, valorizzare il ruolo degli immigrati attraverso l’apertura e l’integrazione, sostenere la crescita sociale attraverso l’ecosostenibilità e l’Europa. Jean-Luc Melenchon, il candidato del raggruppamento di sinistra, sta viaggiando attorno al dodici per cento dei consensi, con progetti di redistribuzione e riconversione ancora più netti, oltre che con una critica forte all’Europa rigorosa solo con le popolazioni, nelle questioni sociali e con l’immigrazione e invece debolissima con gli eccessi della finanza, con le concentrazioni patrimoniali e le tendenze conservatrici.
Aldo Ciummo

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Populismo di destra, un pericolo per l’Europa

Le difficoltà sociali che l’Europa deve affrontare lasciano ancora spazio a pessime tendenze da cui nessun paese è al riparo

Nonostante la crisi economica stia mettendo a dura prova il tessuto sociale in molti paesi dell’Unione Europea e gli squilibri nella distribuzione delle risorse aggravino questa situazione, complessivamente al momento i populismi di destra stanno arretrando, sia nei paesi del Mediterraneo, che vedono riorganizzarsi progetti di alternativa sociale progressista (come risposta all’iniquità della gestione della crisi come elaborata dai rappresentanti tecnici delle tendenze liberiste di destra), sia negli stati economicamente più solidi che hanno sperimentato ugualmente negli scorsi anni l’emergere di forze politiche euroscettiche (a volte con sfumature xenophobe preoccupanti) si guardi al Belgio e ad alcuni paesi scandinavi dove le liste ultraconservatrici che avevano ottenuto qualche consenso negli anni passati si stanno ritirando ad ogni elezione, perdendo voti nelle elezioni che si sono svolte nel 2011 e nel 2012.

Attualmente si sta svolgendo in Norvegia il processo all’estremista di destra che l’estate scorsa ha causato la morte di decine di persone ad Oslo e sull’isola di Utoya, sollevando preoccupazioni ulteriori sull’aggressività dei gruppi xenophobi, ultraconservatori o integralisti religiosi cristiani in Europa e nella Unione Europea, anche se formalmente la Norvegia non fa parte della UE. Mentre in Norvegia ci si è trovati di fronte all’azione di un criminale isolato, la tragedia del paese nordico ha attirato l’attenzione sul fatto preoccupante che in molte parti d’Europa i partiti che portano avanti discorsi inaccettabilmente razzisti e populisti di estrema destra vengono perfino accettati negli esecutivi di governo oppure accolti in una sorta di cooperazione informale con altre forze di destra tradizionale e più moderate.

Per quanto riguarda la Norvegia ed i paesi vicini, l’azione criminale isolata di un estremista di destra, oggetto del processo in atto, non può far registrare molti contatti con la realtà politica e la società colpita da quell’attentato, perchè i partiti che portano avanti idee inaccettabili per razzismo e xenophobia sono sempre stati abbastanza isolati nelle istituzioni in Norvegia (anche in Svezia ed in Finlandia non sono mai stati ammessi in compagini governative i gruppi di estrema destra, anche quando si trattava di liste che non avevano una chiara tendenza ultraconservatrice come nel caso del partito dei “Veri Finlandesi”) e quando i movimenti politici hanno fatto parte di esecutivi in qualche appoggio esterno, come in Danimarca, non si trattava di forze politiche propriamente estremiste. Inoltre le posizioni di chiusura verso l’immigrazione hanno sempre raccolto consensi solo marginali e i candidati che si rifacevano a queste posizioni hanno generalmente evitato di aderire a vere e proprie ideologie estreme.

E’ stato sottolineato da molti giornali in Europa, dopo la tragedia che ha colpito la Norvegia, che le forze politiche conservatrici o liberali che esprimono critiche riguardo alle politiche dell’immigrazione o della laicità hanno diritto di partecipare alla vita politica (senza vedersi associate ad atti orribili compiuti da estremisti di destra o alle forze ultraconservatrici più estreme). Bisogna però dire che non è logico preoccuparsi soltanto delle conseguenze estreme del razzismo e dell’estremismo di destra, quando queste si verificano come è avvenuto a spese di uno stato come la Norvegia che resta un modello di democrazia, anche nel modo civile con il quale ha affrontato la tragedia e sta portando avanti il processo al responsabile di quel massacro, perchè è molto preoccupante in Europa anche la diffusione silenziosa del razzismo, della xenophobia, dell’ultraconservatorismo e di tutte le minacce alla società aperta e multiculturale: un fenomeno, questo del populismo di destra, che da anni si sviluppa soprattutto a livello culturale e specialmente nell’Europa continentale, venendo a volte quasi accettato, (soprattutto nell’area mediterranea e nell’est) purtroppo anche da spezzoni del mondo politico e istituzionale.

Aldo Ciummo

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Nuove tecnologie, Finlandia all’avanguardia

Il Ministero dei Trasporti e delle Comunicazioni del paese nordico ha registrato la scorsa settimana dati significativi sulla valorizzazione di nuove tecnologie nello sviluppo economico

Il nove per cento del prodotto nazionale lordo finlandese viene dall’utilizzo di internet. La Finlandia è prima in questa capacità di valorizzare le nuove tecnologie ai fini dello sviluppo economico, seguono la Svezia e gli Stati Uniti, che si piazzano al secondo e terzo posto nella ricerca realizzata dalla Etlatieto Oy.

Vanno forte, nelle idee innovative legate alle tecnologie della comunicazione, anche Austria, Danimarca, Germania, Olanda, Regno Unito, confermando un particolare avanzamento del Nord Europa nel suo complesso, in questo settore e negli ambiti che richiedono di investire in ricerca ed in innovazione.

La Finlandia va bene soprattutto nelle esportazioni di prodotti e servizi nella informazione e nella comunicazione, parlando di infrastrutture, mezzi per l’utilizzo, contenuti, sinergia dei settori coinvolti dall’influenza di internet e ricerca in questo ambito.

E’ centrale nella questione il ruolo che lo stato può giocare, come in moltissimi casi ad Helsinki ha fatto, nel promuovere l’utilizzo professionale di internet. La Finlandia è nota per il progresso nella messa in rete delle amministrazioni e delle imprese anche nelle regioni più isolate del paese, la cui densità abitativa è estremamente bassa.

Aldo Ciummo

 

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Immagini al tempo della crisi

Il 12 aprile si inaugura al cinema Quattro Fontane una mostra di fotografie aventi come tema il problema della disoccupazione, partecipa l’Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata

L’Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata (ISFCI) di Roma (San Lorenzo) partecipa al progetto fotografico sul tema della disoccupazione che a partire dal 12 aprile si concretizzerà in una esposizione al cinema Quattro Fontane.

La scuola si è distinta in questi ultimi anni per l’attenzione ai mezzi di comunicazione visiva emergenti come il final cut, oggetto di un corso apposito quest’anno. In occasione della proiezione del film “Il posto dell’anima”, alla presenza degli autori, verrà inaugurata anche questa mostra, il cui obiettivo è invitare alla riflessione sulla attuale situazione sociale italiana.

L’evento si inserisce tra le altre interessanti iniziative promosse dall’Istituto, ad esempio gli incontri che si stanno svolgendo in questo periodo con il fotografo Tano D’Amico, autore di inchieste sociali. Il lavoro per quanto riguarda la partecipazione dell’ISFCI al progetto è coordinato da Carla Rak sotto la supervisione di Dario Coletti e si sta articolando attraverso una serie di incontri.

L’Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata è stato fondato a Roma nel 1985. Rinnovato all’interno dell’ex palazzo Cerere, l’ISFCI è un punto di riferimento nella formazione di fotografi qualificati in Italia. Un altro appuntamento che ha trovato posto nel corso del 2012 tra le proposte dell’Istituto è stata la presentazione del libro fotografico “Okeanos e Hades” di Dario Coletti nello scorso gennaio.

Aldo Ciummo

 

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Herning ospita alcune tappe del giro d’Italia

Parte della storica competizione sportiva si svolgerà nella cittadina danese, l’iniziativa è stata presentata dall’Ambasciata Danese in questa settimana

L’ Ambasciata danese il 14 marzo ha presentato, presso la residenza dell’ambasciatore a Roma Birger Riis-Jorgensen, il novantacinquasimo giro d’Italia, che per tre tappe si svolgerà in Danimarca, partendo da Herning il 5 maggio.

All’evento hanno preso parte anche diversi esponenti delle istituzioni italiane, dal presidente della Commissione sulla sanità, Antonio Tomassini, al direttore degli Affari Internazionali nel Ministero della Salute, Giuseppe Ruocco. Hanno partecipato alla iniziativa anche la Novo Nordisk Italia e la Italian Welness Alliance.

La Rcs sport ha ricordato che la Danimarca ha chiesto di ottenere la tappa nel 2013 quando si era ancora nel 2010, in modo da avere a disposizione tutto il tempo di organizzarla. Herning è una città che si trova nella regione del Midtjylland, ha circa cinquantamila abitanti e la sua crescita risale agli inizi del milleottocento, quando si sviluppò in questa zona l’industria tessile.

Lo sport ed il ciclismo in particolare sono al centro di una articolata politica ambientale in Danimarca, dove i problemi relativi all’inquinamento ed al traffico urbano sono stati in gran parte limitati attraverso una decennale programmazione dell’edilizia e della viabilità.

Aldo Ciummo

 

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