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Dubai sentence, unacceptable violation of human rights

The victim of the assault, a Norwegian citizen, was not protected by local institutions that on the contrary caused her imprisonment with a decision determined by religious conservativism

A worrying sign for Westerners that live in countries where the legislation is affected by the intervention of religious confessions has come from the injustice suffered by a Norwegian citizen, who after she has been a victim of violence in Dubai during a business trip (from Quatar where she worked) and having reported this to the local police, found herself sentenced to sixteen months in detention, due to the fact that Islamic laws of the United Arab Emirates do not protect the victims of violence, considering only men as witnesses.

The victim of this worrying story remains in a Norwegian center in Dubai, avoiding her so at least the detention (after the release agreed by the local authorities with the Oslo diplomacy) but what had happened is seriously disturbing for Westerners who work in similar contexts and describes what is the grave and unacceptable situation of women’s rights in many countries. Instead of being protected as a victim of violence, the Norwegian citizen has been accused of adultery.

There is a clear violation of the human rights by the local courts, conditioned by a reactionary interpretation of the Islamic religion. The incident has rightly drawn the attention of organizations of based in the UK and in other European states: people coming from the United Arab Emirates reveal (also following the case which is discussed) the intolerable situation of women in many Arab countries. The Norwegian Minister of Foreign Affairs, Espen Barth Eide, underlined the extraneousness of this sentence to the principles of protection of human rights.

Aldo Ciummo

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Caso di Dubai, inaccettabile violazione dei diritti

Caso di Dubai, inaccettabile violazione dei diritti

La vittima di una aggressione, cittadina norvegese, non è stata tutelata dalle istituzioni locali che anzi ne hanno causato l’arresto con una sentenza influenzata dal conservativismo religioso

Un segnale preoccupante per gli occidentali che vivono in paesi dove la legislazione risente dell’intervento delle confessioni religiose è venuto da quanto subìto da una cittadina norvegese, la quale dopo essere stata vittima di una violenza a Dubai durante una trasferta (dal Qatar dove lavorava) ed averla denunciata alle autorità locali, si è ritrovata condannata a causa delle leggi islamiche degli Emirati Arabi che di fatto non tutelano le vittime di violenza, trattandosi di leggi che riconoscono soltanto le testimonianze di uomini.

La vittima di questa assurda vicenda resta in un centro norvegese a Dubai, evitando così almeno la detenzione (dopo il rilascio concordato dalle autorità locali con la diplomazia di Oslo) ma l’accaduto è seriamente preoccupante per gli occidentali che si trovino ad operare in contesti simili e segnala drammaticamente quale sia la grave ed inaccettabile situazione dei diritti delle donne in molti paesi. Invece di essere tutelata come vittima di una violenza, la cittadina norvegese è stata accusata di adulterio.

La violazione dei diritti da parte dei tribunali locali, influenzati da una interpretazione retriva della religione islamica, è evidente. L’accaduto ha giustamente richiamato l’attenzione delle organizzazioni di persone provenienti dagli Emirati Arabi che dal Regno Unito e da altri paesi europei denunciano (anche in seguito a questo caso) l’insopportabile situazione delle donne in molti paesi arabi. Il Ministro norvegese degli Esteri, Espen Barth Eide, ha sottolineato l’estraneità della sentenza ai princìpi di tutela dei diritti umani.

Aldo Ciummo

Germania, la coalizione progressista può farcela

Il partito anti-euro non decolla nei sondaggi, ma pochi voti erosi ai liberali nelle elezioni di settembre archivierebbero i governi conservatori

Non manca molto a settembre, quando si svolgeranno quelle elezioni tedesche che ormai nelle preoccupazioni di tutti i cittadini europei ricordano l’ansia precedente alle consultazioni americane del 2008, e ciò non a torto: le conseguenze sulle linee di politica economica sono prevedibilmente significative, sia nel caso di una riedizione del centrodestra liberata dal timore della defezione elettorale dei conservatori euroscettici, sia in quello di un partito socialdemocratico che mantenga al suo interno (e nelle alleanze) almeno un po’ di sinistra, che teoricamente non dovrebbe avere molto a che fare con la strana accoppiata rigore-liberismo sperimentata in questi ultimi anni.

Stando ai sondaggi, la nuova formazione populista “Alternative fuer Deutschland” (AfD), che propaganda l’uscita dall’euro, raccoglierebbe appena pochi punti percentuali, addirittura sarebbe soltanto vicina al due per cento, rimanendo quindi fuori dal Parlamento tedesco. Se questi pochi consensi fossero tolti alla componente liberale di governo (l’ Fdp, nel cui campo d’opinione si ritiene da più parti che si collochi una buona parte degli euroscettici vicini alle posizioni dell’Afd) l’effetto potrebbe essere però abbastanza rilevante: i liberali infatti hanno già perso molti consensi nelle ultime consultazioni e potrebbero fermarsi ora ad un soffio dalla soglia di sbarramento del cinque per cento.

Questo aprirebbe la strada ad un governo progressista, a patto che i Socialdemocratici abbandonino le tendenze rigoriste e conservatrici  e preferiscano la strada dell’equità e dello sviluppo, la linea già indicata dalla governatrice del Nord-Reno Vestfalia, Hannelore Kraft e proposta con successo ai tedeschi per vincere nel 2010 nello stato nordoccidentale del paese. I Socialdemocratici dovrebbero, in questo caso, allearsi con i Verdi e con le sinistre alternative, offrendo ai cittadini un opportunità europea, laddove negli ultimi tempi l’Europa è stata spesso dipinta come un peso, nonostante gli indubbi vantaggi che la Germania ha sempre avuto come frutto della partecipazione alla costruzione europea e nonostante l’evidenza che la crisi in altri paesi del continente è presto divenuta un grosso freno anche per Berlino.

La crescita socioeconomica nella UE è il migliore investimento che la Germania, al pari di altri grandi paesi componenti della Unione Europea, può compiere per diventare più competitiva. Gli outsider che rifiutano l’euro non sembrano in grado di intercettare l’interesse dei tedeschi, i quali pur diffidenti su alcuni temi comunitari sanno che l’euro non ha prodotto chissà quali problemi, (peraltro scarsi in Germania riguardo ad occupazione e profitti). Il Centrodestra e buona parte dei Socialdemocratici hanno gestito i temi europei con una attenzione piuttosto ferma agli interessi nazionali, come sanno bene anche gli altri paesi, lasciando poco spazio ad una forza monotematica come il partito anti-euro AfD, che tra l’altro è poco gradito all’elettorato perché esiste il sospetto che questo partito accolga estremisti destrorzi.

La debolezza del Centrodestra tedesco è più che altro nel fatto che a settembre un margine infinitesimale nel voto basterebbe ed avanzerebbe ad archiviarlo. Il tallone d’achille dei Progressisti invece è lo stesso che purtroppo conosciamo da vicino, cioè la grande difficoltà che si avrebbe a convincere un elettore di quali sono le differenze evidenti con l’avversario, così da spostare quel margine.

Aldo Ciummo

Diritti, ora si riconoscano anche quelli degli immigrati

Il Consiglio dei Ministri ha parificato i nati nel matrimonio o non, l’aula regolarizzi ora anche i nati in Italia

Il decreto del Consiglio dei Ministri che ha riconosciuto l’uguaglianza tra nati nel matrimonio o meno all’interno del codice civile, sia pure riferito ad una residua distinzione formale, contribuisce a definire l’Italia come un paese civile. E’ auspicabile che ora sia il Parlamento a superare i diversi ostacoli posti negli anni scorsi da gran parte delle compagini conservatrici (e da una eccessiva incertezza nel campo alternativo a queste ultime) e riconosca come cittadini italiani quanti sono nati nel territorio nazionale e vi hanno studiato e lavorato.

La valutazione delle diverse situazioni è necessaria, così come l’obiettivo di una integrazione effettiva e comprensiva dell’acquisizione dei princìpi della democrazia costituzionale di cui si entra a far parte, ma ai nuovi cittadini, provenienti da altre parti del mondo, è urgente dare una prospettiva chiara di diritti ottenibili in tempi certi e realistici, non più attraverso un calvario annoso che non tiene conto della realtà di centinaia di migliaia di persone, spesso professionalmente qualificate ed ormai integrate da anni, anzi molte volte italiani di fatto dopo un percorso scolastico ed in tutte le esperienze di attività nel paese ospitante, persone che il paese ostacola frenando il suo stesso sviluppo.

La comunicazione distorta di un sistema più interessato a evidenziare esclusivamente tematiche securitarie ed a determinare deprezzamenti del valore del lavoro attraverso il ricatto di permessi brevi, che non a rendere maggiormente semplice e logica la vita di tutti i cittadini, inclusi gli immigrati, rende difficile da anni riconoscere i diritti dei nuovi cittadini, nati in Italia o che vi lavorano e vivono da tanti anni:  lo ius soli è una realtà nella gran parte d’Europa e del mondo occidentale, un princìpio portatore di maggiore equità nella certezza della dignità delle persone e del lavoro dell’intera popolazione e non solo di un segmento, un parlamento che intenda rappresentare un paese laico nel senso più ampio del termine deve riconoscere al più presto anche questo diritto.

UE, l’inchiesta sul datagate sarà avviata in settembre

Il Parlamento Europeo interpellerà legali ed esperti del settore, ma anche organizzazioni non governative

L’inchiesta stabilita dall’Europarlamento, riguardo alla raccolta di informazioni dei cittadini comunitari da parte delle autorità degli Stati Uniti e di paesi componenti la UE, sarà avviata a settembre. Lo ha deciso, mercoledì 10 luglio, la commissione europarlamentare per le Libertà Civili.

Le informazioni necessarie saranno reperite dalla commissione al fine di stabilire l’impatto che le procedure emerse dal datagate hanno avuto su alcuni diritti fondamentali nella UE, soprattutto nel campo della protezione della vita privata, della libertà di espressione, della presunzione di innocenza e della possibilità effettiva di rimediare alle eventuali conseguenze.

Un secondo passaggio scatterà in caso di accertate violazioni di questi diritti, qualora occorra valutare le iniziative da implementare per rafforzare la sicurezza dei dati, innanzitutto delle stesse istituzioni europee.

Da settembre saranno ascoltati non soltanto rappresentanti delle autorità statunitensi e comunitarie europee, ma anche esponenti dei parlamenti nazionali ed esperti, legali, associazioni non governative e compagnie coinvolte nel trasferimento dei dati alla NSA (National Security Agency) statunitense.

Avranno la precedenza i programmi di cui più si è parlato in questo periodo, ad esempio “Prism” e gli aspetti legali relativi a quest’ultimo ed all’US Foreign Intelligence Surveillance Act. Alla fine dell’anno l’Europarlamento nel suo insieme presenterà una relazione sul problema.

Aldo Ciummo

 

UE: la riforma sulla protezione dei dati sarà votata nell’Europarlamento

Il dibattito nella commissione per i diritti civili ha sottolineato l’importanza di regole comuni nella UE

Tanto il regolamento quanto la direttiva sulla protezione dei dati dovranno essere votati al più tardi in ottobre, questa è la conclusione raggiunta nel corso della discussione di martedì 9 luglio nella commissione per i Diritti Civili dell’Europarlamento. Gli europarlamentari ritengono che l’itinerario della legislazione comunitaria in materia sia lento e insistono molto sul ruolo di regole simili all’interno della Unione Europea.

Il regolamento riguarderà l’insieme dei dati (dei cittadini europei) trattati, mentre la direttiva sarà in merito al segmento particolare dei dati trattati per ragioni di polizia in procedimenti giudiziari.  La prima a votare sarà la Commissione per le Libertà Civili, che fornirà poi all’Europarlamento il mandato per iniziare il negoziato con il Consiglio dei Ministri, nel quale sono rappresentati gli stati componenti la UE.

Quasi cinquemila emendamenti testeranno le due parti menzionate della legge, ma i negoziati all’interno dell’assemblea dovrebbero riassorbirne un numero consistente, velocizzando l’iter dell’approvazione.  Philipp Albrecht (Verdi-Alleanza Libera Europea, Germania) ha detto che la votazione non dovrebbe ritardare oltre ottobre. Dimitrios Droutsas (Socialisti e Democratici, Grecia) ha sottolineato che il periodo è adatto ad affrontare l’argomento: il dibattito sul programma statunitense “Prism” ha reso l’opinione pubblica internazionale attenta al tema. Axel Voss (PPE, Germania) ha dichiarato che gli eurodeputati sono concentrati sul problema, ma che questo richiede minore precipitazione nella sua soluzione legislativa.

Sarah Ludford (Alleanza dei Liberali e Democratici, Regno Unito) ha affermato che la scelta migliore non è la ricerca del consenso, ma l’elaborazione di una legislazione efficace. Cornelia Ernst (Sinistra Unitaria Europea, Germania) ha detto invece che l’obiettivo non può essere soltanto un compromesso tra gli stati componenti, ma piuttosto il raggiungimento di regole comprensibili in tutta la Unione Europea.  Il prossimo incontro rilevante della commissione per le Libertà Civili è stato fissato per il 5 settembre.                                                                                                                 

UE, in agenda l’inizio del prossimo semestre di presidenza

La Commissione per le Libertà Civili del Parlamento Europeo dibatterà il tema martedì in ambito di Giustizia e Affari Interni in vista della presidenza lituana

La Commissione per le Libertà Civili dell’Europarlamento martedì 15 luglio dibatterà con due componenti del governo lituano, il Ministro della Giustizia Jouzas Bernatonis ed il Ministro dell’Interno Dailis Barakauskas, le priorità della Lituania nel semestre di presidenza di turno del paese baltico.

Si parlerà di immigrazione e sviluppo nell’incontro congiunto con la Commissione per lo Sviluppo. Altri temi che verranno affrontati sono gli accordi tra Unione Europea e Capo Verde sulla questione dei permessi dei cittadini che si spostano in Europa e sul problema delle persone attualmente senza permesso di residenza. Interverrà in proposito Mariya Gabriel  (PPE, Belgio).

Aldo Ciummo