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UE. L’ingresso nell’unione della Croazia sarà condotto dal Centrosinistra

La coalizione di governo del paese che entrerà nella UE il primo luglio ha ottenuto l’altroieri la maggioranza nelle amministrative

Al voto in Croazia, in consultazioni amministrative abbastanza caricate di significato politico anche a causa della data ravvicinata del prossimo ingresso nella UE, Spalato, Vukovar e le principali città sono andate al Centrosinistra, che ha perso però nella capitale Zagabria. Nell’insieme, la coalizione di Centrosinistra che governa a livello nazionale ed ha visto vincere i suoi alleati della dieta democratica istriana (Ids) ha riscosso un risultato indice anche di una tendenza positiva verso l’imminente ingresso nella comunità.

L’adesione alla Ue (del paese in passato facente parte della ex Yugoslavia) rimette sul tavolo l’attenzione europea – e delle nazioni confinanti all’interno della comunità – per l’intera area geografica, nella quale l’Unione Europea è tuttora impegnata a valutare diverse richieste di ingresso, rese ancora difficili, per alcuni degli stati candidati, dalle tensioni che permangono ad esempio in relazione alla situazione del Kosovo, che la Serbia continua a guardare con preoccupazione a causa dello status incerto dei comuni a maggioranza serba nella regione autonoma, mentre le relazioni internazionali tra Serbia e Macedonia vanno avanti nel segno di una progressiva collaborazione.

Ma l’Unione Europea continua a monitorare anche le criticità che emergono in alcuni dei paesi che sono già da tempo diventati parte della UE, è il caso della Slovenia, che si è vista ridimensionare le previsioni di crescita per il prossimo anno, non scampando quindi ad un andamento che trattiene ancora di molto il continente dal rilanciare la propria crescita socioeconomica, necessaria anche per ridare respiro al progetto di integrazione. Nel piccolo paese, aggregatosi alla Ue nel 2004 assieme a molti stati vicini, non mancano problemi oramai ben noti nel resto del continente, legati agli insoddisfacenti livelli occupazionali delle popolazioni ed agli effetti dei tagli operati per far quadrare i bilanci.

Non sfugga che anche la situazione che si è venuta a determinare in Turchia e che evidenzia le carenze dello stato di diritto in questo stato chiave nel Mediterraneo, rappresenta chiaramente un quadro poco rassicurante di un paese di cui si ipotizza in futuro l’ingresso nella Unione Europea ed una anticipazione delle complesse frizioni che potrebbero verificarsi in presenza di una giustapposizione tra i riflessi condizionati di uno stato consolidato ed un quadro normativo alternativo (quello europeo) cui la parte più avanzata della società potrebbe appellarsi in maniera crescente, il che è ciò che in parte sta già avvenendo oggi con la giusta rivendicazione del diritto a manifestare il proprio dissenso.

Aldo Ciummo

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