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UE, si discute della protezione dei dati dei cittadini

Il 14 maggio si è svolto a Bruxelles un incontro informativo in cui esperti e tecnici hanno dibattuto del difficile equilibrio tra impresa e tutele dei cittadini

La protezione dei dati dei cittadini è un difficile compito per la UE, data che le nuove tecnologie e l’utilizzo di internet non sono limitate, nella maggior parte dei casi, da frontiere e legislazioni nazionali e tenere le pratiche di aziende e consumatori all’interno del quadro legale di ogni paese coinvolto dall’utilizzo commerciale e privato della rete è uno sforzo complesso.

Dopo l’apertura del dibattito da parte dei funzionari dell’Europarlamento presso l’edificio intitolato a Paul Henri Spaak, il 14 maggio 2013 esperti e tecnici del settore si sono confrontati in un dibattito sul tema menzionato.

Si è parlato delle proposte della Commissione Europea e della situazione attuale riguardo al lavoro della Commissione sulle libertà civili, giustizia ed affari interni dell’Europarlamento. Sono intervenuti Jean Gonié, direttore delle politiche di privacy per Microsoft in Europa, Medio Oriente e Africa; Jeremie Zimmermann, portavoce di “La Quadrature du Net”, sulla questione della privacy nell’epoca delle nuove tecnologie, mentre Kimon Zorbas (Vicepresidente dello IAB, Interactive Advertising Bureau Europe) e Joe McNamee, di European Digital Rights (EDRI) hanno discusso dei limiti e delle conseguenze del profiling dei consumatori da parte delle imprese che operano nel settore di internet, pratica consistente nella raccolta di parte dei dati personali degli utenti al fine di elaborare previsioni di mercato sui comportamenti di acquisto.

Naturalmente i punti di vista delle organizzazioni costituitesi a tutela dei diritti degli individui e dei cittadini sono molto diversi da quelli delle imprese che operano nel settore e che traggono la redditività delle proprie iniziative in gran parte proprio dall’utilizzo dei dati personali cui gli utenti consentono l’accesso entrando ad esempio nei social network. Il problema allora diventa il grado di consapevolezza che le imprese operanti nel settore consentono agli utenti, ad esempio spiegando le condizioni di utilizzo in modo più semplice a tutti e chiedendo esplicitamente il consenso all’utilizzo dei dati in maniera dettagliata, questa chiarezza attualmente non sempre viene applicata dalle aziende.

Sul tema della persistenza dei dati messi on line nel tempo e sulle loro possibili conseguenze sono intervenuti Sébastian de Brouwer (direttore esecutivo delle politiche di vendita, legali, economiche e sociali per la European Banking Federation) e per l’organizzazione europea dei consumatori (BEUC) il consigliere legale Nuria Rodríguez. Attualmente la legislazione europea in materia consiste in un regolamento generale della protezione dei dati e in una direttiva sulla protezione dei dati personali, aggiornamenti a parte si tratta di un insieme di norme risalenti al 1995, quando i problemi del settore erano molto diversi, quindi è concreto il rischio che le possibilità tecnologiche in mano a quanti le sviluppano, imprese ed utenti, scavalchino le norme esistenti, anche perché le leggi nazionali sono diverse ma la fruizione della rete nella maggior parte dei casi non conosce confini.

Aldo Ciummo

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