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In arrivo una supervisione rafforzata sui bilanci Ue

              Il provvedimento associa un contrappeso sociale ai nuovi poteri di sorveglianza sui bilanci della zona euro
Il meccanismo così detto del “Two-Pack” fornisce alla Commissione maggiori poteri, rafforzandone però il controllo democratico: regole quindi più chiare per i paesi che richiedono assistenza finanziaria alla UE, con assicurazioni di trasparenza da parte dei supervisori. Il Parlamento Europeo coi propri emendamenti ha mirato a sostenere l’economia, prevedendo che la Commissione sui bilanci consideri (nella valutazione della situazione di ogni paese) aspetti concreti come la necessità di salvaguardare gli investimenti finalizzati alla crescita.
Quando un paese verrà spinto a riduzioni di spesa, bisognerà evitare che queste colpiscano l’istruzione e la sanità e la valutazione dovrà essere resa più flessibile nel caso di gravi recessioni. Insomma, c’è da sperare che questo secondo capitolo venga implementato e non rimanga solo la gestione della cassa attraverso il rigore, sistema che ha dimostrato un palese fallimento in Grecia e nel Mediterraneo.
Mentre Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica si organizzano per finanziare infrastrutture in paesi che oramai anche singolarmente sono in grado di sfidare l’Europa sul piano economico, l’Unione Europea (dopo aver superato attraverso i decenni conflitti armati e confini) approda a discutibili soluzioni delle crisi finanziarie prendendosela con Cipro, segno che i tempi in cui la competitività socioeconomica e intellettuale del vecchio continente potrebbe essere messa alla prova da realtà geopolitiche più agili potrebbero avvicinarsi davvero rapidamente.
La Grecia è stata condotta dalla politica del rigore in condizioni note, il Portogallo vede crescere fenomeni come l’aumento della mortalità causa assenza di cure (e fenomeni simili si affacciano in Spagna, comunicati dalle agenzie di statistica nazionali e non certo da gruppi alternativi) sarebbe ora di chiedersi dove sia l’eccellenza tecnica e politica nel farsi scavalcare nella promozione delle politiche di welfare.   Si dimentica troppo spesso che l’Unione Europea ha conosciuto la propria crescita anche economica e finanziaria soltanto quando attraverso la cooperazione di tutti gli stati coinvolti ha costruito (con l’aiuto degli USA, senza il quale la UE non avrebbe potuto realizzarsi)  quei meccanismi di coesione, solidarietà, innovazione che i singoli paesi da soli non avrebbero potuto o voluto davvero sviluppare.
Ridurre la popolazione a trovarsi senza un tetto ed a chiedere i generi alimentari agli estremisti xenophobi, il che è poi la situazione che è stata determinata in Grecia (e che è stata registrata spesso anche in Francia ed altrove) non sembra proprio un esempio di lungimiranza, per quanto le classi dirigenti che ha causato questo panorama ritengano che sia una soluzione preferibile alla redistribuzione del reddito.
L’Unione Europea deve cooperare con gli Stati Uniti e gli altri stati occidentali, se intende reggere la scommessa di fronte ad aree geopolitiche emergenti, ma se mentre gli USA si costruiscono un sistema sanitario per tutti l’Unione Europea smantella il welfare nei paesi che violano le sue norme di bilancio questo diventerà molto difficile, perché gli USA per primi rifiuteranno di incagliarsi in un’area economica che accetta la povertà di massa pur di difendere la concentrazione di risorse e di opportunità di una piccolissima percentuale della sua popolazione e finiranno per cooperare piuttosto, come stanno già facendo del tutto comprensibilmente, con paesi come India e Brasile che – pur tra le contraddizioni – stanno promuovendo una crescita di possibilità per la maggioranza delle loro popolazioni.
La destra liberista europea, alleata di destre populiste intente a trovare colpevoli tra gli svantaggiati, vuole che l’Europa competa con i paesi in via di sviluppo sull’abbassamento del costo del lavoro e sull’eliminazione dei diritti, una operazione che toglie all’Unione Europea i suoi punti di forza (diritti, partecipazione, istruzione, innovazione) in nome della competizione in un ambito – l’abbassamento di pari opportunità e del costo delle “risorse umane” come i liberisti le chiamano – nel quale i paesi in via di sviluppo hanno già vinto e dal quale si stanno intelligentemente staccando, proprio mentre tanti paesi europei vogliono invece buttare a mare welfare e cultura promuovendo, nemmeno tanto indirettamente, quegli estremismi di destra che a tempo pieno se la prendono con gli immigrati oggi come nella crisi degli anni trenta.
Aldo Ciummo
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