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Solidarietà europea nella gestione del debito dei paesi

La UE rafforzerà i controlli sui bilanci, dopo che l’Europarlamento ha firmato l’accordo sul meccanismo che prevede maggiore equità

La nuova legislazione europea rafforzerà il coordinamento della sorveglianza sul bilancio per tutti i paesi dell’area euro, tale meccanismo, conosciuto come “Two Pack” (e firmato dal Parlamento Europeo il 12 marzo) in base all’accordo raggiunto nel febbraio precedente con il Consiglio e con la Commissione sarà accompagnato da una dichiarazione formale (della Commissione) con la quale questa istituirà un gruppo di esperti per valutare la fattibilità  dell’idea di mutualizzare parte dei debiti nazionali dell’ eurozona, attraverso un apposito fondo.
Il presidente del gruppo dei Liberali e Democratici (ALDE) al Parlamento Europeo, Guy Verhofstadt, ha dichiarato: “abbiamo sostenuto l’idea che un fondo di redenzione del debito, come suggerito dal consiglio consultivo economico tedesco, venisse adeguatamente esaminato sia come modo di abbassare il debito eccessivo dell’Eurozona che di ridurre gli alti interessi addebitati dai detentori dei titoli ai governi che prendono a prestito in molti stati componenti, il che sta trattenendo gli investimenti essenziali e la ripresa economica.”
L’apposito fondo col quale l’Europa dovrebbe essere in grado di mutualizzare e di gestire unitariamente una parte dei debiti più onerosi (che oggi pesano sui bilanci dei singoli stati) rappresenterebbe quindi un elemento di solidarietà, complementare alla disciplina rafforzata di una più stretta sorveglianza sul bilancio. Il gruppo di esperti dovrebbe presentare il suo rapporto finale (non più tardi del marzo 2014) sottoponendolo alla valutazione ed all’impegno ad agire da parte della Commissione prima della fine del suo mandato.
Ramon Tremosa i Barcells (CiU, Catalonia, Spain) portavoce dell’ALDE sull’efficacia della procedura di deficit eccessivo, ha dichiarato che ora “gli stati componenti si troveranno a portare avanti analisi di costi e benefici sugli investimenti e sulle riforme. Il tempo di costruire aeroporti non necessari e treni veloci che non vanno da nessuna parte è finito in Europa.” Difatti, a partire da adesso gli stati dovranno seguire agende di bilancio convergenti e sottoporre i loro budget nazionali alla Commissione per la valutazione e per possibili suggerimenti.
“Abbiamo nuovi strumenti preventivi ed un quadro legale per evitare che gli stati componenti accumulino debito, permettendo un monitoraggio delle situazioni finanziarie che possono minacciare l’intera area euro – ha affermato  il portavoce dell’ALDE sulla sorveglianza rafforzata per gli stati in difficoltà, Sylvie Goulard (Francia) – completando l’attuale quadro di governance, finalmente renderemo l’Europa libera di iniziare a lavorare su altri urgenti pilastri di costruzione europea verso una piena unione economica e monetaria.”
L’accordo, chiamato “Two-pack” consiste in una regolamentazione che stabilisce che i paesi della eurozona sottoporranno le loro bozze di bilancio alla Commissione, per permettere una revisione finalizzata ad un maggiore coordinamento economico, ma stabilisce anche un chiaro quadro legale nel quale la UE tratterà con gli stati che si trovano in difficoltà finanziare o nella necessità di assistenza finanziaria.
Aldo Ciummo

In arrivo una supervisione rafforzata sui bilanci Ue

              Il provvedimento associa un contrappeso sociale ai nuovi poteri di sorveglianza sui bilanci della zona euro
Il meccanismo così detto del “Two-Pack” fornisce alla Commissione maggiori poteri, rafforzandone però il controllo democratico: regole quindi più chiare per i paesi che richiedono assistenza finanziaria alla UE, con assicurazioni di trasparenza da parte dei supervisori. Il Parlamento Europeo coi propri emendamenti ha mirato a sostenere l’economia, prevedendo che la Commissione sui bilanci consideri (nella valutazione della situazione di ogni paese) aspetti concreti come la necessità di salvaguardare gli investimenti finalizzati alla crescita.
Quando un paese verrà spinto a riduzioni di spesa, bisognerà evitare che queste colpiscano l’istruzione e la sanità e la valutazione dovrà essere resa più flessibile nel caso di gravi recessioni. Insomma, c’è da sperare che questo secondo capitolo venga implementato e non rimanga solo la gestione della cassa attraverso il rigore, sistema che ha dimostrato un palese fallimento in Grecia e nel Mediterraneo.
Mentre Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica si organizzano per finanziare infrastrutture in paesi che oramai anche singolarmente sono in grado di sfidare l’Europa sul piano economico, l’Unione Europea (dopo aver superato attraverso i decenni conflitti armati e confini) approda a discutibili soluzioni delle crisi finanziarie prendendosela con Cipro, segno che i tempi in cui la competitività socioeconomica e intellettuale del vecchio continente potrebbe essere messa alla prova da realtà geopolitiche più agili potrebbero avvicinarsi davvero rapidamente.
La Grecia è stata condotta dalla politica del rigore in condizioni note, il Portogallo vede crescere fenomeni come l’aumento della mortalità causa assenza di cure (e fenomeni simili si affacciano in Spagna, comunicati dalle agenzie di statistica nazionali e non certo da gruppi alternativi) sarebbe ora di chiedersi dove sia l’eccellenza tecnica e politica nel farsi scavalcare nella promozione delle politiche di welfare.   Si dimentica troppo spesso che l’Unione Europea ha conosciuto la propria crescita anche economica e finanziaria soltanto quando attraverso la cooperazione di tutti gli stati coinvolti ha costruito (con l’aiuto degli USA, senza il quale la UE non avrebbe potuto realizzarsi)  quei meccanismi di coesione, solidarietà, innovazione che i singoli paesi da soli non avrebbero potuto o voluto davvero sviluppare.
Ridurre la popolazione a trovarsi senza un tetto ed a chiedere i generi alimentari agli estremisti xenophobi, il che è poi la situazione che è stata determinata in Grecia (e che è stata registrata spesso anche in Francia ed altrove) non sembra proprio un esempio di lungimiranza, per quanto le classi dirigenti che ha causato questo panorama ritengano che sia una soluzione preferibile alla redistribuzione del reddito.
L’Unione Europea deve cooperare con gli Stati Uniti e gli altri stati occidentali, se intende reggere la scommessa di fronte ad aree geopolitiche emergenti, ma se mentre gli USA si costruiscono un sistema sanitario per tutti l’Unione Europea smantella il welfare nei paesi che violano le sue norme di bilancio questo diventerà molto difficile, perché gli USA per primi rifiuteranno di incagliarsi in un’area economica che accetta la povertà di massa pur di difendere la concentrazione di risorse e di opportunità di una piccolissima percentuale della sua popolazione e finiranno per cooperare piuttosto, come stanno già facendo del tutto comprensibilmente, con paesi come India e Brasile che – pur tra le contraddizioni – stanno promuovendo una crescita di possibilità per la maggioranza delle loro popolazioni.
La destra liberista europea, alleata di destre populiste intente a trovare colpevoli tra gli svantaggiati, vuole che l’Europa competa con i paesi in via di sviluppo sull’abbassamento del costo del lavoro e sull’eliminazione dei diritti, una operazione che toglie all’Unione Europea i suoi punti di forza (diritti, partecipazione, istruzione, innovazione) in nome della competizione in un ambito – l’abbassamento di pari opportunità e del costo delle “risorse umane” come i liberisti le chiamano – nel quale i paesi in via di sviluppo hanno già vinto e dal quale si stanno intelligentemente staccando, proprio mentre tanti paesi europei vogliono invece buttare a mare welfare e cultura promuovendo, nemmeno tanto indirettamente, quegli estremismi di destra che a tempo pieno se la prendono con gli immigrati oggi come nella crisi degli anni trenta.
Aldo Ciummo