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Unione Europea, passi avanti sulle banche

 

La Banca Centrale Europea controllerà più da vicino gli istituti di credito, un progresso significativo verso l’unione della politica bancaria

Le divisioni e la mancanza di trasparenza sono stati all’origine della crisi che frena l’Europa e rischia di riportare indietro l’intero occidente, con riflessi tutt’altro che trascurabili a livello mondiale. Obiettivi prioritari che la UE dovrebbe darsi per rimettere in moto la crescita socioeconomica sono la promozione dello sviluppo sostenibile e una distribuzione più equa delle risorse, ma strumenti necessari per mettere la comunità in grado di smuoversi sono anche i meccanismi decisionali delle istituzioni politiche ed economiche, oggi ingolfati dalle diatribe tra gli stati e dagli interessi particolari delle diverse organizzazioni.
Si è parlato molto di unione bancaria e si è parlato molto di unione politica, perchè il caso greco (e i casi portoghese e spagnolo) hanno dimostrato in maniera evidente che l’Europa spesso non decide nemmeno di fronte ad un baratro, quando c’è più bisogno di superare immediatamente diffidenze tra gli stati componenti ed intromissioni di soggetti economici interessati soltanto alle speculazioni di breve e medio termine. In Italia ad esempio ci si è trovati con banche che hanno ricevuto fondi europei (derivanti dalle tasse dei cittadini inclusi i tanti in gravi difficoltà) utilizzandole per rinsaldare i propri conti e per le proprie operazioni di profitto, senza che l’economia reale ne abbia ricavato grandi benefici, il che era invece la logica alla base della decisione europea.
Occorre che l’Unione Europea possa decidere di più, almeno sui fondi (provenienti dalle risorse dei cittadini che pagano le imposte) che investe direttamente, in modo da poter rispondere della efficacia o meno delle strategie politiche ed economiche adottate. C’è bisogno anche che il bilancio europeo comprenda una percentuale maggiore dei fondi che oggi rimangono agli stati, che spesso li usano per imprese discutibili come accrescere armamenti nazionali inefficienti e sproporzionati al ruolo dei paesi interessati. Senza contare che il bilancio europeo può essere un punto di partenza per invertire il metodo che fino ad oggi ha sfavorito il sociale e la redistribuzione per finanziare soltanto macroprogetti sulla testa delle popolazioni e che una disciplina europea efficiente può forzare positivamente diversi paesi mediterranei ed orientali in direzione di buone pratiche, metodi più corretti di cui più che mai è urgente l’adozione in paesi di inutili ponti non finiti sugli stretti (e di debiti che continuano a crescere in conseguenza delle imprese avviate, inutilmente almeno per il novantanove utilmente della popolazione).
Ora le banche dell’Eurozona, secondo quanto prevedono le proposte europee per rafforzare l’integrazione finanziaria, dovrebbero ricevere la licenza direttamente dalla Banca Centrale Europea. L’annuncio del piano è previsto per il 12 settembre. La Banca Centrale Europea avrà la discrezionalità per decidere quali banche lasciare sotto le autorità nazionali, ma a partire dal 2014 dovrebbe vedersi assegnare la competenza sulle licenze bancarie di tutti i paesi della eurozona, cominciando nel 2013 da quelle che ricevono gli aiuti della Ue.
Di fatto, non si vede perchè alcuni paesi dovrebbero affidare a scatola chiusa gli aiuti alle banche di altri, così come avviene concretamente attraverso la partecipazione al bilancio complessivo europeo da cui partono salvataggi e stimoli, mentre è opportuno che attraverso regole davvero comuni tutti gli stati che contribuiscono possano sapere che attraverso l’adozione e l’imposizione di buone pratiche i finanziamenti erogati vadano a vantaggio della cittadinanza dei paesi sostenuti ed a rafforzamento dell’Europa e della sua capacità di competere in un contesto sempre più difficile. Le autorità di supervisione nazionale saranno comunque coinvolte nella preparazione delle decisioni della Banca Centrale Europea riguardo alle licenze. La BCE valuterà i rischi ma gli stati restereranno incaricati di gestirne la soluzione.
Aldo Ciummo

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