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La Grecia deve rimanere nell’euro

Francois Hollande continua a proporre un rilancio dell’Europa sociale per la quale i progressisti stanno lavorando in tutto il continente
Hollande ha evidenziato la necessità di supportare la Grecia negli sforzi che mirano a permettere allo stato ellenico di rimanere nell’euro e nell’Unione Europea: la rincorsa alle riforme strutturali sta assumendo troppo spesso la forma di una volontà miope di lasciare indietro una parte importante della popolazione della UE, la comunità deve ritrovare il progetto politico e sociale che le ha permesso di arrivare al superamento delle frontiere tra gli stati componenti negli ultimi decenni.
Il progetto nato nel 1951 e consolidatosi nel 1957, una costruzione comune che rende impossibile il ritorno ai rischi dei totalitarismi e dei conflitti dalle cui macerie i fondatori della Ue sono partiti per rafforzare la democrazia comunitaria, traballa oggi per gli attacchi congiunti di una versione ultraliberista dell’economia che contraddice l’economia sociale di mercato sulla quale si fonda il Trattato di Lisbona (nonostante i suoi limiti che spesso lasciano più spazio al mercato che alla solidarietà) e di tendenze populiste, euroscettiche e xenophobe che approfittano delle conseguenze sociali del liberismo per aggredire i vuoti di partecipazione che ancora oggi esistono nella Unione Europea.
Francois Hollande, come la maggior parte dei progressisti europei dalla Francia al Regno Unito, lavora perchè una Europa politica e quindi sociale si affianchi alla Ue dei mercati e renda possibile governarli. Gli stati più scettici verso le capacità della Grecia di ottemperare rapidamente alle condizioni stabilite in ambito comunitario, come la Germania, hanno le loro ragioni per valutare attentamente gli strumenti finanziari di tutela delle economie più deboli, perchè hanno dato moltissimo per permettere un equilibrio economico complessivo in Europa e hanno anche fornito aiuti diretti, sostenendo ad esempio con gli acquisti di titoli di stato i paesi in difficoltà, senza contare la quota enorme di fondi mirati alla coesione ed allo sviluppo che mettono a disposizione da molti anni.
Anche sulla sponda nord dell’Unione Europea però occorre uno sforzo di flessibilità maggiore, perchè una uscita della Grecia dall’euro oppure una messa in crisi della Spagna (così come un eventuale peggioramento delle condizioni di vita in Grecia o in Portogallo) non può portare nulla di buono ad economie come quella tedesca, fondate sulla esportazione in Europa, senza contare che l’impegno profuso dai fondatori e dai continuatori dell’Unione Europea, da Adenauer a Berlinguer e da De Gasperi a Delors, sarebbe vanificato da una possibile spaccatura dell’Unione Europea, se una eccessiva rigidità mentale venisse adottata da stati anche molto avanzati e che hanno delle ragioni valide, in un contesto che al di là di questo richiede anche una considerazione della realtà al di là dei pregiudizi, per quanto parzialmente giustificati da precedenti sforamenti di bilancio e inefficienze da parte da altri stati, fermo restando che tutti gli stati componenti la Ue hanno compiuto qualche errore, senza eccezioni. Occorre rilevare che paesi come l’Italia e la Francia, con tutti gli sbagli compiuti, hanno costruito alcuni pilastri della politica europea e non hanno rifiutato di sostenere gli altri, portando avanti nei decenni progetti concreti, al di là di stereotipi che adesso bisogna superare, se si vuole edificare insieme l’Unione politica europea.
Oggi, pur nel giusto riconoscimento di modelli e sistemi sociali validi, è opportuno rilevare che in un mondo dove contesti sociali, legali ed economici diversissimi da quello occidentale (come Cina e Federazione Russa) competono duramente su più fronti con Europa e con gli Stati Uniti,mettendone spesso in difficoltà la tenuta socioeconomica, in una situazione quindi dove Europa e Usa non possono nemmeno pensare realisticamente di organizzarsi in ordine sparso, l’ipotesi di ritornare a stati europei diffidenti l’uno dell’altro non è realistica e le ipotesi di stati europei che mantengano all’interno di un contesto federale e unitario europeo la possibilità di tirarsi fuori dai problemi degli altri componenti come se non avessero fatto ingresso nel corso dei decenni in questa comunità è una idea così poco affidabile come lo era stata l’opzione di sforamento di bilancio da parte di stati mediterranei, alcuni dei quali hanno modificato di molto la situazione dei propri conti. Bene è quindi che tutti i paesi europei cooperino realisticamente alla soluzione di problemi che sono comuni.
Aldo Ciummo

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