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La UE impedisce il mercato selvaggio

Il Parlamento Europeo ha approvato oggi nuove limitazioni al mercato selvaggio ed ha proposto l’introduzione di nuove regole sul debito sovrano

Gli eurodeputati martedì hanno deciso di limitare le vendite allo scoperto ed il commercio in credit default swap (prodotti finanziari noti anche attraverso l’abbreviazione cds e consistenti in assicurazioni verso i fallimenti). L’Europa impone nuove regole che assicurano maggiore trasparenza e vietano l’utilizzo di alcuni CDS, rendendo in pratica più difficile speculare sui paesi in difficoltà. L’attivismo della Unione Europea è in netto contrasto con il ritratto romanzesco di mostro burocratico tracciato dalle forze ultraliberiste e dalle liste di chiusura regionalista che le hanno appoggiate fino ad oggi. E’ comprensibile che gli stessi settori redditieri, corporativi e monopolisto che hanno portato interi paesi in condizioni ben note si oppongano all’Unione Europea, perchè questa è favorevole alla concorrenza ed all’economia sociale di mercato, avendo ereditato questi princìpi elementari dalle grandi nazioni che hanno costruito uno stato compiuto da più lungo tempo, stati protestanti o laici.

L’Unione Europea conserva limiti vistosi, dovuti a squilibri sociali e carenze politiche, ma presenta un importante pregio: aiuta e talvolta spinge attivamente le aree più arretrate culturalmente ed economicamente ad avvicinarsi agli stati rispettosi della concorrenza e avanzati nello stato sociali, paesi alcuni dei quali stanno trainando l’economia del continente (Germania e stati limitrofi) e ne rappresentano valide punte di esempio di organicità dello stato sociale (Regno Unito, Germania), di autonomia dei mezzi di informazione (Regno Unito), di laicità (Regno Unito, Francia). Una Europa trainata in basso da stati che difendono l’accrescimento del proprio debito a dismisura e proteggono la tutela di poche sacche di privilegio e di età (avanzata) invece non avrebbe speranze in un mondo dove anche le cosidette potenze emergenti come la Cina hanno capito (scavalcando alcune tradizionali potenze industriali in dismissione) che puntare solo sulla riduzione delle tutele del lavoro è una strada sicura per il declino di tutti i settori produttivi.

L’attuale regolamento è uno dei mezzi legislativi presentati dalla Commissione per affrontare la crisi finanziaria determinata da settori limitati del mercato e da stati spesso direttamente controllati dai proprietari di fatto di questi settori, in particolare negli stati dove la concorrenza in pratica non esiste. Le vendite allo scoperto ed i credit default swap sono diventati tristemente noti, perchè dipinti inizialmente come fattori di dinamismo del mercato e di supporto ad aree del mercato in difficoltà, si sono rivelati colpi di grazia a situazioni di crollo generate dalla malapolitica come in Grecia e altrove.

Il Parlamento Europeo, tradizionalmente considerato uno strumento della finanza tecnocratica da alcune liste montane che però vi siedono tranquillamente oltre che da alcune delle forze autrici del raddoppiamento del già enorme debito pubblico nel loro paese, di fatto sta difendendo l’Europa dalle speculazioni ed oggi ha introdotto un divieto di commercio di credit default swap allo scoperto, ossia di acquistare contratti di assicurazione sul debito senza avere i relativi titoli (un’operazione che molte incertezze ha introdotto ad esempio nel caso greco quando questi divieti non esistevano). Risultano accresciuti anche i poteri dell’ESMA, l’European Securities and Markets Authority: un segnale che sarebbe stato ora di vedere in precedenza, dato che da una decina di anni a questa parte l’idea di lasciare che il mercato si “autoregolasse” senza altri interventi da parte degli stati che non fossero distruzioni varie di settori pubblici e l’aggiunta di politiche privatistiche che spesso si risolvevano nella creazione di monopòli ha dimostrato la sua debolezza sociale, economica e politica, questo in maniera esponenziale e disastrosa se si guarda agli ultimi tre anni.

Oltre alla legislazione mirata a impedire che i cds vengano acquistati al solo fine di speculare su paesi in difficoltà, si è intervenuti sulle vendite allo scoperto, purtroppo l’intento di regolare decisivamente le più rischiose di queste operazioni non è andata in porto a causa dell’opposizione dei governi nazionali (evidentemente i famosi tecnocrati favorevoli alla finanza tanto cari all’immaginazione di varie liste euroscettiche non stanno solo nelle metropoli federaliste ma anche e forse soprattutto nelle capitali e in qualche capoluogo degli stati componenti): queste regole perciò sono state un pò diluite. Un altro capitolo affrontato in Parlamento Europeo è stato quello della trasparenza, in pratica adesso i supervisori finanziari dovranno essere informati più rapidamente dei cambiamenti dei mercati. E’ importante che l’ESMA sia stata rafforzata nei suoi poteri, in particolare quello di limitare le vendite allo scoperto. Riguardo ai debiti sovrani, gli stati componenti si sono opposti ad attribuire maggiori poteri all’Esma, un aspetto che sarà bene ricordarsi quando si sente ripetere che la UE non prende iniziative efficaci per difendere gli stati dagli eventi macroeconomici: gli stati nazionali, anche in situazioni di emergenza non vogliono dargliene i mezzi. La risoluzione legislativa di cui si parla sulle limitazioni di particolari tipi di vendite è stata approvata con 507 voti a favore, 25 contrari e 109 astensioni ed in codecisione con la Commissione.

Aldo Ciummo

 

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