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Michael Higgins presidente dell’Irlanda, la città di Dublino sempre più a sinistra

I dubbi sulla regolarità di alcuni episodi nell’ex partito di governo sono stati fatali per le aspirazioni di Sean Gallagher, mentre il candidato del Labour, Higgins, è stato riconosciuto come proposta autorevole

di   Aldo Ciummo

L’Irlanda continua nello spostamento significativo di vecchi equilibri, scomparsi assieme al ruolo di partito semi-permanente di governo accordato nei decenni passati al Fianna Fàil (una forza conservatrice di centro nazionalista), dopo la vittoria alle politiche di quest’anno dell’alleanza formata da Fine Gael (centrodestra liberale) e Laburisti, che ha portato Enda Kenny alla carica di Taoiseach (Primo Ministro).

Adesso è la volta della Presidenza della Repubblica, il nuovo Uachtaràn na hEireann è Michael D. Higgins, sostenuto dal Partito Laburista, una forza che partendo da un ruolo storicamente secondario (non oltre il quattordici per cento ancora in anni recenti) ha compiuto un ingresso ragguardevole nell’arena dei maggiori soggetti politici in Irlanda, a partire dalle elezioni europee del 2009 che hanno anche anticipato il peso che i laburisti stavano acquisendo a Dublino, dove oggi sono il primo partito e hanno raccolto un altro successo con l’elezione, nelle suppletive del collegio di Dublino Ovest, di Patrick Nulty. Il Fianna Fàil scompare da Dublino.

Sean Gallagher era favorito fino all’inizio di questa settimana, con un vantaggio di una decina di punti percentuali su Higgins, mentre gli altri candidati rimanevano molto indietro. L’emergere di una possibile irregolarità nelle modalità della raccolta dei fondi per il Fianna Fàil, in realtà del tutto presunta e legata ad una limitata donazione di un privato al FF (non in questa elezione) ha fatto crollare in pochi giorni il consenso di Gallagher.

Probabilmente a permettere a Higgins di diventare il nono presidente della repubblica irlandese è stata anche la voglia di riportare al centro una figura in grado di ricordare l’immagine presidenziale che lo stesso candidato del Labour ha tratteggiato dichiarando di voler essere “un presidente di cui andare fieri”. Il suo maggiore avversario, Sean Gallagher, ha detto “sono sicuro che sarà quel presidente” e lo ha ringraziato per la campagna positiva. Ma il primo a contratularsi con Michael Higgins è stato David Norris, uno dei candidati sconfitti, che ha una lunga storia per i diritti delle minoranze in Irlanda.

Sono stati battuti anche la cattolica Dana Rosemary Scallon, la civica Mary Davis e Gay Mitchell, che correva per il Fine Gael (il maggior partito di governo, mentre il secondo è il Labour in base alle ultime elezioni politiche nazionali), mentre ha avuto un buon risultato, che supera quello del partito, il candidato dello Sinn Féin Martin Mc Guinness, uno dei dirigenti dello Sinn Fein in Irlanda del Nord, con un passato nell’Ira: la lista nazionalista con sfumature socialiste ha intercettato molto del malcontento dovuto alla crisi in questi ultimi anni ed alle elezioni politiche di questa primavera ha tallonato i tre partiti maggiori.

I primi risultati sono arrivati da Dublino Midwest e danno Higgins oltre il 40 per cento, Gallagher poco sopra il 20, Mc Guinness al 16 per cento, Norris intorno al dieci, Gay Mitchell al sei, Mary Davis e Dana Scallon intorno al tre per cento a testa. Gli esiti che arrivano dalle altre circoscrizioni non sono molto diversi. Dublino Sudovest ricalca praticamente la situazione del collegio precedente, in particolare per i due principali contendenti. Ieri mattina Michael Higgins, accompagnato dalla moglie Sabina e dai figli Michael e Daniel è rimasto per un pò intrappolato nel traffico nella zona ovest di Galway, hanno riportato i giornali.

Nel Kildare i due politici in testa sono preponderanti con il 45 per Higgins e il 25 per Gallagher. Mc Guinness è un pò più debole a Dublino Ovest e Sud ed in quest’ultima ripartizione Higgins va ancora più forte, con oltre il 50% dei voti. In Dun Laoghaire (Dublino) la storia è la stessa, con Gallagher e Mc Guinness meno votati che in altre aree. Il conteggio finale arriverà questa sera ma le indicazioni sono chiare. Il Fianna Fàil, teoricamente più vicino a Gallagher e seriamente destabilizzato dalle elezioni che alcuni mesi fa lo hanno visto spintonato da largamente primo (e longevo) partito di maggioranza a malapena terzo, si è congratulato con Higgins attraverso il leader del FF Michael Martin, che ha affermato: ” sarà un eccellente presidente e rappresentante per l’Irlanda”.

Nel Tipperary (sud) Higgins e Gallagher sono testa a testa e McGuinness è un candidato forte con il 13 per cento, mentre a Donegal Nordest (vicino l’Irlanda del Nord) il primo è McGuinness dello Sinn Fein con il 32 per cento ed in controtendenza seguono Gallagher (ventotto) e dietro Higgins (ventitre), a Limerik (sud della repubblica) Higgins prende più della metà dei voti, in Cavan Monaghan (appena a sud dell’Irlanda del Nord, a nordovest di Dublino) è primo Gallagher e seguono, alla pari Higgins e McGuinness.

Ritornando alle elezioni suppletive di Dublino circoscrizione Ovest, con l’elezione di Patrick Nulty il Labour conferma l’andamento positivo avviato diventando il primo partito della città nelle elezioni europee del 2009 e (nella capitale) anche alle politiche, ma un altra corrente di sinistra maggioritaria riconferma la sua forza in città, l’area movimentista che permise alle liste a sinistra del Labour di ottenere un eurodeputato (sui dodici irlandesi a Strasburgo) del Socialist Party e che con la formula dell’United Left Alliance (ULA) ha portato quattro deputati del Socialist Party e del People Before Profit nel parlamento irlandese questo marzo.

Ruth Coppinger (Socialist Party) infatti ha ottenuto circa il 20 per cento nella circoscrizione ovest chiamata alle urne per un seggio del Dàil Eireann, composto da 166 deputati. Il Fianna Fàil qui ha ottenuto il 21 per cento con un altro McGuinness, David, da non confondere con quello più noto dello Sinn Fèin, Martin. Il FF però resta senza rappresentanti a Dublino e questo è indicativo dell’attuale situazione del partito che ancora con Bertie Ahern e Brian Cowen pareva in grado di reggere questa crisi di consenso come aveva fatto in tante occasioni nei decenni. Riguardo all’eletto, Patrick Nulty (28 anni) si è impegnato molto per i senzatetto.

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Ormai solo l’Europa investe su innovazione e coesione

Mentre si assiste alla perseveranza di alcuni stati, Italia in testa, nel trascinare indietro lo sviluppo continentale con politiche recessive, la UE inizia ad affrontare la difficile situazione economica internazionale

di  Aldo Ciummo

I duri fatti economici fanno venire a galla anche i dati politici: le forze che in Europa, soprattutto a sud, proponevano di affrontare la crisi ripetendo che andava tutto bene, nell’intenzione probabile di tamponare la recessione economica spingendo alla spesa di risorse residuali o inesistenti e nell’intento più che probabile di rimandare di qualche mese o anno il conto in termini di consenso e di posizioni acquisite hanno danneggiato assieme ai singoli stati tutti i componenti della UE. Di fronte a questa situazione, su queste pagine si è ripetuto più volte che la crescita degli euroscetticismi nei paesi che hanno gestito adeguatamente le proprie finanze non era del tutto priva di giustificazioni oggettive. La finanza creativa o negligente ha danneggiato anche i vicini, che hanno sostenuto l’Italia con generosità.

Un’altra idea curiosa di alcune delle maggiori voci televisive, a cominciare da quella pubblica, è l’immagine di una Europa che detta dure condizioni e che viene presentata quasi come la responsabile delle difficoltà (di posizioni curiose non ne mancano nella corrente maggioritaria dell’informazione, a partire dall’opinione che un paese declassato tre volte in tempi record sia dotato di credibilità internazionale e che la sua guida politica sia considerata affidabile) : il Parlamento Europeo oggi ha approvato un bilancio comunitario per il 2012 per stimolare la crescita e l’innovazione, al contrario di diversi parlamenti nazionali, alcuni formati da personale selezionato dai capi delle segreterie, che annaspano disperatamente per sopravvivere mentre fuori dai corridoi del palazzo i servizi essenziali agonizzano.

Il Parlamento Europeo di Strasburgo, con una maggioranza di 431 voti a favore, 120 contrari e 124 astenuti ha approvato un bilancio di 133 miliardi di euro. Ulteriori riunioni della Commissione Bilancio sono previste per l’8 ed il 18 novembre e l’approvazione definitiva potrebbe arrivare già a dicembre. L’azione politica europea, nel difficile contesto di questi anni, è stata quella che concretamente ha creato un’area di stabilità nella quale la società ha potuto aprirsi e progredire: lo stesso non si può dire di gruppi regionalisti e contrari all’integrazione che hanno piuttosto peggiorato gli standard delle finanze pubbliche attraverso una serie di iniziative folcloristiche finalizzate al mantenimento dei ruoli ottenuti nello stato centrale.

I settori che vengono più favoriti dalle iniziative dell’Unione Europea sono, non a caso, “Ricerca e Sviluppo” e “Fondi di Coesione e Strutturali”, gli stessi che contribuiscono all’affermazione di una società aperta, basata su criteri certi di adozione delle decisioni: libera da eccessi ultraliberisti, chiusure anacronistiche e personalismi inefficienti (gli elementi che hanno portato in molti paesi alla crisi, alcuni dei quali a diventare un fanalino di coda all’interno del già difficile contesto generale). Ricerca e Sviluppo è un settore che vede aumenti di quasi il 9% per cento e i Fondi Strutturali e di Coesione superano il 10%.

Sostenere stati in difficoltà ma in crescita durante i periodi in cui ve ne è bisogno ed opportunità significa che l’Europa nel suo insieme è poi in grado di supportare anche nazioni che si ritenevano più solide nel momento in cui queste scoprano di averne bisogno più di tutti gli altri: che poi è il caso concreto in cui si trova l’Italia, con una Unione Europea che si troverebbe nelle condizioni di indicare regole meno rigide se gli stati fondatori avessero fatto la loro parte in tempo quando sono iniziate le crisi economiche nel continente e se avessero aiutato con un pò più di convinzione (e meno ricatti di liste elettorali montane o nostalgiche) i componenti di recente ingresso, molti dei quali probabilmente stanno per battere ironicamente una mano sulla spalla a soci UE più vecchi e sulla carta importanti.

Un altro capitolo su cui l’Unione Europea vuole investire di più è “Libertà, Sicurezza e Giustizia”, un settore storico della comunità e necessario a gestire i confini e preparare l’integrazione, perchè senza fondi e impegni complessi tanta sbandierata voglia di controllo del territorio da parte di molti si riduce ad un insieme di triti slogan elettorali, che ripetendosi nelle stagioni hanno cambiato in peggio, negli ultimi quindici anni, la cultura di paesi mediterranei che fino all’inizio degli anni novanta almeno erano conosciuti come abbastanza tolleranti.

Certo l’Europa nel suo insieme non sfugge da tristi coazioni a ripetere, come i tagli proposti dal Consiglio al Fondo per i Rifugiati, che avrebbe come contrappeso un aumento per il bilancio dell’Agenzia per le Frontiere Esterne Frontex: è verò che questa svolge compiti che non si limitano al controllo, ma il segnale è lugubre per una costruzione geopolitica cui piace chiamarsi potenza civile. L’Unione Europea continua però ad essere una forza stabilizzatrice importante nella cooperazione ed è stato approvato un aumento di cento milioni di euro di aiuti alla Palestina, al processo di Pace in Medio Oriente ed al Fondo per i rifugiati palestinesi dell’Onu (UNRWA) e ventisette milioni di euro per la cooperazione per Asia e America Latina.

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Corsi di informatica gratuiti a Roma

Si svolgeranno presso la fondazione Lelio Basso a Roma con l’obiettivo di rafforzare la preparazione professionale, iniziano a fine novembre

Il 28 novembre presso la Fondazione Internazionale Lelio Basso di Roma iniziano due programmi base gratuiti di preparazione informatica: il corso di Java Programmer, rivolto ad utenti che partono da zero senza nessuna esperienza di programmazione (è un requisito la conoscenza del sistema operativo Gnu/Linux), le informazioni sul corso si trovano all’indirizzo http://www.linuxshell.it/modules.php?name=News&file=article&sid=45  e sempre il 28 novembre parte il corso gratuito su “Introduzione alla certificazione Gnu/Linux”, informazioni si trovano all’indirizzo http://www.linuxshell.it/modules.php?name=News&file=article&sid=44 altre informazioni sulle iscrizioni si trovano all’indirizzo info@linushell.it . La Fondazione Lelio e Lisli Basso è nata a Roma nel 1973 dalla fusione della biblioteca di Lelio Basso con l’Istituto per lo studio della società contemporanea Issoco.

 

 

Il coro norvegese in Italia

Elsa Myhre, Liv Langeland, Pal Christian Moller, Lars Isdhal e tanti altri stanno portando in tutta Europa l’esperienza del coro nato nel Postkontor, l’ufficio postale di Oslo

I componenti del “Coro Post Canto”, nato quarantacinque anni fa nel Postkontor di Oslo, l’ufficio postale della capitale norvegese. Sabato 22 ottobre il gruppo si è esibito nella basilica di Santa Maria Maggiore e nel Pantheon di Roma. Sono stati cantati brani tradizionali come “Locus Iste”; “Richte Mich Gott”; “Jesus Gimeg Nage” ed il piccolo pubblico che si è formato in entrambe le occasioni di mattina e di pomeriggio. Inizialmente il gruppo era il coro dell’ufficio postale, ma oggi riunisce appassionati di musica anche al di fuori dall’ambiente lavorativo.

Il percorso del complesso è iniziato con la passione in comune per la musica, racconta l’organizzatrice è Elsa Myhre, il gruppo esiste fin dal 1966. Liv Langeland è stata nel coro per quaranta anni, fin dal 1968. Il repertorio del coro va dalla musica folk e swing al musical. Il gruppo è stato anche a Praga (2006) ed a Dublino dove si è esibito all’interno della cattedrale di San Patrizio (2009). Lars Isdhal ha diretto il concerto.

I componenti del coro sono: Norunn Alling, Johanne Halset, Gerd Halsvik, Tone Grete Hast, Lise Beate Karlsen, Caroline Jahr, Solveig Roland Krogh, Randi Langbekkhei, Aas Arne Birger, Liv Arnesen Langeland, Lillian Olafsen, Unni Olavsen, Merete Holten, Bjorn Rugesaeter, Liv Rottingen, Hans Erik Andersen, Bjorn Arnoy, Midtgaard Knut, Pal Christian Moller, Roy Lund, Odd Magne Jarle Overa, Bjornar Overland, Tove Merete Berg, Aina Fjelstad, Anne-May Hybertsen, Unni Ingebrigtsen, Solveig Morthen, Else Margrethe Myhre, Mette Marie Norbeck, Anne Nygard, Hanne Raaberg, Linda Stensnes, John Kvernrod, Terje Kvaerhellen, Gaute Loge Pedersen, Lars Isdahl.

Aldo Ciummo

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Mercoledì a Roma i giovani e l’Europa

Una Germania Europea o un’Europa tedesca: nell’incontro promosso dai Giovani Federalisti Europei di Roma si discute del futuro della comunità

L’Unione Europea diventerà un’arena di discussione sempre più aperta nella quale i cittadini saranno capaci di partecipare e creare le precondizioni per lo sviluppo, oppure un’organizzazione dal funzionamento sempre più complesso per le realtà più piccole e guidato dagli stati più solidi finanziariamente? Mercoledì 12 ottobre, dalle 17.00 alle 19.00, se ne discute a Roma, alla sede del Cife, Salita dei Crescenzi 26 (zona Pantheon), in un incontro nel quale interverranno Hartmut Marhold-Direttore del Centro Internazionale di Formazione Europea (CIFE) e Francesco Gui (MFE) Professore Ordinario di “Storia dell’Europa” dell’Università La Sapienza.

L’iniziativa è organizzata dal CIFE, dal CIME (Consiglio Italiano del Movimento Europeo), dalla sezione “Altiero Spinelli” del Movimento Federalista Europeo e dalla Gioventù Federalista Europea (GFE) di Roma, il cui presidente, Tommaso Visone, modererà il dibattito. Sarà una importante occasione per discutere su una tematica attuale quale il ruolo della Germania nella gestione della delicata situazione europea ed internazionale.

“Durante la Prima Guerra mondiale, Thomas Mann chiedeva ai suoi connazionali: “vogliamo un’Europa tedesca o una Germania europea?”. Molti anni dopo Helmut Kohl rispose: “Non voglio un’Europa germanizzata, ma una Germania Europea”. Quale versione darebbe, oggi, Angela Merkel, circondata com’è da un dilagante verdrossenheit, come i tedeschi chiamano il malumore, nei confronti dell’Europa?” (Di Robilant), citano gli europeisti di Roma. Per informazioni sull’incontro, il CIME, l’MFE ed il GFE di Roma ( www.movimentoeuropeo.it ).

Il contributo al dibattito, da parte dei giovani federalisti di Roma, che riuniscono europeisti di tutti gli orientamenti, arriva in un momento in cui il senso di responsabilità da parte di stati come la Germania e gli sforzi da parte di diversi paesi all’interno della comunità risolvono problemi urgenti ma non possono  colmare la mancanza di partecipazione dei cittadini e la carenza dei progetti a lungo termine in Europa, punti critici che vengono avvertiti in maniera particolare dalle giovani generazioni, delle quali in Europa il movimento federalista intende essere il luogo di dibattito sulle tematiche dell’Unione Europea.

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Scultura: l’esposizione “7 artists” arriva a Roma

A Villa Borghese a Roma ad ottobre l’esposizione delle opere scultoree di sette artisti, svedesi, norvegesi e della Repubblica Ceca

L’esposizione “7 artists” all’Istituto Svedese di Studi Classici di Roma, sarà aperta dal 10 al 31 ottobre (dal lunedì al venerdì, dalle 09.00 alle 19.00). Inger Sannes, Yemisi Wilson, Lars Widenfalk, Alena Matèjkovà, Eva Ziggy Berglund, Diana Andersson e Dag Birkeland, formano un gruppo le cui recenti opere hanno preso forma in una cava di marmo a Colonnata. 

L’esposizione ha preso il nome “Sette scultori alla Cava Querciola” anche nel suo proseguimento: gli artisti hanno lavorato fianco a fianco con i cavatori, realizzando le loro opere. Il lavoro è stato documentato con un film a cura di Giampiero Tartagni e con diverse fotografie, di autori che sono stati invitati ad inviare le loro immagini per un concorso (una selezione di queste fotografie è esposta con le sculture nel corso della mostra). Nel pomeriggio dell’8 ottobre l’arrivo della mostra verrà inaugurato a Roma.

L’esposizione resterà quindi l’Istituto Svedese di Studi Classici di Roma nel mese di ottobre 2011. A maggio 2012 la mostra arriverà alla Waterfront Gallery del Municipio di Oslo (Norvegia) mentre a luglio ed agosto 2012 continuerà al Millesgården a Stoccolma (Svezia).

Gli scultori hanno ringraziato l’Ambasciata di Svezia in Italia (l’Ambasciatrice Ruth Jacoby e l’addetta agli Affari Culturali, Ann-Louice Dahlgren); l’Ambasciata di Norvegia in Italia (l’Ambasciatore Bjorn Grydeland e l’addetta agli Affari Culturali Else L’Orange); Barbro Santillo Frizell, direttore e professore per l’Istituto Svedese; Valentina Fogher, curatrice della mostra per l’Italia; Maria Wiberg, curatrice per la Svezia; Arve Bringaker, curatore per la Norvegia; il regista Giampiero Tartagni; la ricercatrice Agneta Freccero; lo Swedish Art Council; lo Swedish Art Granst Committee; il Ministero degli Affari Esteri in Norvegia; il Nordic Council (ufficiale cooperazione nella regione nordica); l’Istituto Italiano di Stoccolma; gli sponsor Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, SAS Institute, Atlas Copco, Volvo Trucks, Fantini Sud Spa, Fondazione Bergsen, The Swedish Cultural Fund, la Città di Oslo.

Aldo Ciummo

Finisce la stagione della destra per la Danimarca

Oggi Helle Thorning-Schmidt ha presentato il governo, è la prima donna Primo Ministro in Danimarca. Soevndahl (Sinistra) è ministro degli Esteri

I Socialdemocratici sono tornati al governo a Copenaghen, in una coalizione che include la sinistra postcomunista e i liberali.

Il paese nordico è da anni alle prese con un peso crescente delle spese pubbliche e come in altre nazioni dove la destra liberista (alleata di partiti tradizionalisti o regionalisti) ha governato, la politica conservatrice di colpire lo stato sociale e l’integrazione non ha migliorato la situazione.

La coalizione, che prende il posto dell’esecutivo di Lars Lokke Rasmussen, preceduto da altri governi di destra guidati dai Liberali (Venstre) di Anders Fogh Rasmussen appoggiati dal partito populista di destra Dansk Folkeparti di Pia Kjaersgaard, utilizzerà nuove risorse fiscali e stimolerà l’economia con interventi pubblici, un tabù delle destre, ma oggi abbastanza evidentemente necessari quasi ovunque in Europa.

Il partito liberale proprio in quest’ultimo decennio ha modificato la sua tradizionale particolarità rispetto alla maggior parte delle formazioni conservatrici continentali, promuovendo misure liberiste.

Elle Thorning-Schmidt ha 44 anni, l’insediamento del nuovo governo lascia prevedere una più stretta cooperazione all’interno della UE, in aree come difesa e giurisprudenza, dove gli opt out che consentono alla Danimarca di seguire proprie linee di azione avevano parzialmente differenziato questo paese (come Irlanda e Regno Unito) all’interno della comunità.

Non si prevedono ad oggi cambiamenti in merito all’euro. La maggioranza raggiunta dalla coalizione di Social Democratici, Partito Socialista del Popolo e Social-liberali è di 92 seggi su 179 nelle elezioni che si sono tenute a metà settembre 2011. Nel nuovo governo il partito del Primo Ministro Helle Thorning-Schmidt (Socialdemokraterne) avrà 13 ministri, gli altri due partiti ne avranno 6 a testa: tra questi la leader dei Social Liberali (Det Radikale Venstre), Margrethe Vestager, nominata Vice Primo Ministro e Ministro dell’Economia e Villy Soevndal (Socialistisk Folkeparti), il popolare politico del Partito Socialista del Popolo, Ministro degli Affari Esteri.

Tra le proposte diffuse durante la campagna elettorale che ha portato all’esito della messa fuori gioco della coalizione conservatrice al governo in questi 10 anni, un leggero allungamento della giornata lavorativa e una tassazione delle banche, ma non l’austerità antisociale che molti stati europei stanno conoscendo. La vittoria elettorale dei progressisti a settembre però è stata di poche frazioni di punto percentuale e alcune delle questioni riguardanti la tassazione progressiva sono immediatamente diventate oggetto di trattative ulteriori tra le forze politiche che compongono la coalizione di Centrosinistra.

Aldo Ciummo