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L’economia svedese continua a crescere

L’economia della Svezia secondo le previsioni crescerà di un altro punto percentuale durante l’anno, la crescita dell’anno è intorno al cinque per cento

 La borsa di Stoccolma avrà anche risentito delle turbolenze della metà di questa settimana sui mercati, ma ci si aspetta (Dow Jones Newswire) una crescita di un punto percentuale ulteriore quest’anno nello stato scandinavo.

La crescita dell’intero anno si dovrebbe attestare intorno al cinque per cento. La spesa per i consumi è salita del 2, 3 per cento, ma la ricchezza disponibile è in aumento e il numero delle persone occupate nel lavoro è cresciuto del due e mezzo per cento.

Le esportazione nel secondo quarto dell’anno corrente sono cresciute di quasi l’otto per cento e le importazioni quasi il sei. Riksbank e Nordea non avevano previsto una crescita del prodotto interno lordo pari a quella che poi si è verificata, ma Nordea ci era andata vicino nelle sue previsioni.

Sono state le esportazioni, secondo gli analisti, a fare la differenza. La Riksbank continuerà con la sua politica di austerità, osserva Nordea. Nel primo quarto del 2011 la Svezia ha avuto una crescita quasi del sei e mezzo per cento, una delle più alte in Europa.

Aldo Ciummo

Sauli Ninistö possibile prossimo presidente in Finlandia

 

Nelle elezioni per la Presidenza della Repubblica che si svolgeranno il prossimo inverno Sauli Ninistö è indicato dai sondaggi come il favorito

di  Aldo Ciummo

Sauli Ninistö, nome prestigioso del partito della Coalizione Nazionale (Centrodestra),  potrebbe contare se candidato per il Partito della Coalizione Nazionale (Centrodestra) su un sessanta per cento pieno di supporto popolare secondo diversi sondaggi, un consenso che potrebbe sfiorare l’ottanta per cento in un eventuale secondo turno.

L’outsider Timo Soini, autore del successo politico dei cosidetti Veri Finlandesi, una lista euroscettica e critica verso l’immigrazione, sarebbe votato in una elezione presidenziale dall’undici per cento, una quota rappresentativa dello scontento verso la UE di un settore marginale dell’elettorato, ma ulteriormente chiarificatrice del ruolo minoritario di posizioni di questo tipo nel paese.

Olli Rehn, esponente di rilievo del Centro, non peserebbe tanto nelle urne, nonostante la sua azione presso la UE, la sua porzione di voti si aggirerebbe intorno al nove per cento:  il partito della ex premier Mari Kiviniemi è quello che ha pagato nelle urne delle ultime consultazioni la scelta europeista, peraltro confermata complessivamente dall’elettorato, sia pure con il successo di un profilo più puntiglioso nel merito come quello di Jyrki Katainen, ieri alleato del Centro (di cui oggi però fa a meno nell’esecutivo) che assicura ai finlandesi un controllo oculato dei piani europei da parte della Coalizione Nazionale e dei Socialdemocratici oggi in coalizione con lui.

Non è  il momento dei Socialdemocratici come affidatari dei simboli rappresentativi della Finlandia, sempre stando ai sondaggi che pongono Eero Heinäluoma, personaggio di punta per la presidenza della repubblica secondo molti, poco sotto di Rehn, praticamente assieme a Pekka Haavisto dei Verdi e poco avanti rispetto  a Paavo Arhinmäki dell’Alleanza di Sinistra.

 Trascurabile il consenso oggi prevedibile per Cristiano Democratici e lista degli Svedesi che in Finlandia pur mantenendo sempre un certo supporto all’interno della propria area non lo hanno mai reso in qualche modo universale nel paese.

Sauli Ninistö ha lavorato a molte riforme promosse dal Partito della Coalizione Nazionale, assieme al Centro ed a Verdi e Svedesi, ricoprendo anche il ruolo di Presidente del Parlamento Finlandese, l’Eduskunta, annunciando già nella primavera del 2010 che non si sarebbe ricandidato nelle elezioni successive.

Votatissimo nelle elezioni politiche precedenti le ultime nel distretto di Uusima (il più popoloso del paese), è stato Ministro delle Finanze e Vicepresidente della Banca Europea per gli investimenti. Ninisto ha fatto parte anche di governi a guida socialdemocratica, quelli di Paavo Lipponen tra 1996 e 2003. I partiti indicheranno i candidati delle elezioni presidenziali del 22 gennaio 2012 questo autunno.

Katainen preoccupato per la UE, al lavoro i nuovi ministri

 

La formazione del nuovo governo vede in ruoli di responsabilità di nuovo i Verdi e l’ingresso di esponenti dell’alleanza della Sinistra

Il Primo Ministro Finlandese Jirki Katainen oggi ha detto alla televisione finlandese YLE che l’Europa si trova in una situazione molto difficile e deve sostenere la ripresa di paesi come Spagna e Italia. Il Governo di Katainen è nato proprio sulla indicazione della maggior parte dei cittadini, l’ottanta per cento, a favore di un esecutivo europeista.

Il Governo in carica dal 22 giugno in Finlandia include oltre ai due maggiori partiti (Moderati e Socialdemocratici) partiti minori che hanno fatto parte del governo precedente, come i Verdi, e gruppi nuovi come l’alleanza di sinistra.

 I Moderati, cui appartiene il Primo Ministro Jyrki Katainen prendono parte all’esecutivo di coalizione con Paula Risikko al Ministero per la Salute e agli Affari Sociali, Henna Virkkunen alla Pubblica Amministrazione ed agli Affari Municipali, Jyri Häkämies alle Attività Economiche, Alexander Stubb al Commercio Estero ed agli Affari Europei e Jari Koskinen a Agricoltura e Foreste.

 I Socialdemocratici partecipano all’esecutivo con la leader Jutta Urpilainen alle Finanze, Erkki Tomioja agli Esteri, Lauri Ihlainen al Lavoro, Maria Guzenina-Richardson ai Servizi Sociali, Jukka Gustafsson all’Educazione e Krista Kiuru alle Politiche della Casa e della Comunicazione. L’alleanza di Sinistra ottiene il Ministero della Cultura e dello Sport con il suo leader Paavo Arhinmäki e quello dei Trasporti con Merja Kyllonen.

La lista degli Svedesi manda Stefan Wallin alla difesa e Anna-Marja Henriksson alla Giustizia. I Verdi sono al Ministero dell’Ambiente con Ville Niinistö (leader del partito) e della Cooperazione con Heidi Hautala, mentre i Cristiano Democratici guidano il Ministero dell’Interno con Päivi Räsänen.

Aldo Ciummo

Il vero problema è la negazione dei diritti degli immigrati

Gli scontri a Bari e Crotone di questi giorni sono il risultato delle condizioni inaccettabili nelle quali le persone vengono tenute

Bari, Crotone, immagini della cronaca ormai quotidiana, di binari bloccati e strade occupate dagli scontri, ma soprattutto teatro di una quotidianità molto meno evidenziata dalla informazione a senso unico delle televisioni nazionali e dei maggiori mezzi di informazione: le condizioni di vita, non solo materiale, di persone che ora rischiano di restare come fantasmi privi di documenti anche fino a diciotto mesi nei centri di identificazione e di espulsione.

Una reclusione che prelude ad un rifiuto è quanto di più contrastante con la Costituzione che l’Italia si è data ad un prezzo molto alto e che con estrema difficoltà sta conservando in questi ultimi venti anni di colpi quotidiani alle sue caratteristiche sostanziali: la carta italiana esprime molto chiaramente l’affermazione di diritti universali che escludono limiti di reddito, nazionalità, religione e che rappresentano valori abbastanza chiari da non essere eclissati dalle diversità del contesto sociale odierno rispetto alla data della sua firma.

Persone che non hanno commesso nessun reato non dovrebbero essere recluse a tempo praticamente indeterminato in base a decreti tesi ad accontentare parte del pubblico di una comunicazione generalista sulla cui obiettività e pluralismo ci sarebbe molto da ridire, pubblico peraltro largamente in disaccordo con queste distorsioni dei princìpi costituzionali e con l’allontanamento dalle consuetudini di apertura consolidate in Italia dal dopoguerra al 1993, nonostante l’ampiezza della propaganda che si è imposta in seguito.

La realtà dei cie e dei cara, centri di prima accoglienza spesso inesistenti o assimilabili per concretezza del trattamento riservato a coloro che vi vengono trattenuti, rende del tutto comprensibile l’insorgere di sommosse fra i destinatari di questa gestione non proprio illuminata dell’ordine pubblico, non da parte di chi è costretto a gestirlo ma di un governo e di forze politiche che anche all’interno opposizione spesso condividono nei fatti l’emergere di una cultura che collega i diritti alla provenienza ed al reddito, sganciandoli dalle persone.

Funge da parziale alibi dell’esecutivo (obiettivamente non lo è) l’assenza della UE, prodiga di richiami ai diritti ma latitante in fatto di supporto organizzativo, materiale e logistico, di fronte a fenomeni storici che riguardano il continente nel suo complesso e vedono l’Italia come uno dei paesi al centro di trasformazioni che difficilmente possono essere gestite da un gruppo arroccato a difesa del proprio mantenimento con il sostegno di forze regionali con sfumature xenofobe e dotate di una vista che non supera i confini del circondario.

Il motivo per cui oggi alle 17.30, mentre il Senato discute il decreto Maroni sui rimpatri European Alternatives e altri gruppi terranno un presidio all’esterno, è che la UE non sarà questa e non sarà l’Italia a incoraggiare preoccupanti segnali di chiusura nella nostra Europa, che si pone come forza di apertura nel mondo di oggi.

Le ingenti risorse che vengono dissipate per recludere cittadini senza altre colpe che essere stati costretti da svariati e tragici eventi ad abbandonare i propri paesi sono risorse sufficienti ad iniziare un lavoro sull’integrazione che raccolga le migliori esperienze europee ed includa progressivamente il sostegno ai cambiamenti in atto nel Mediterraneo, coerentemente con i diritti umani.

Aldo Ciummo

Finlandia, Governo di apertura all’Europa

Un difficile compito si profila per il governo che dovrà tenere assieme sei soggetti politici molto diversi tra loro, ma le basi sono solide

Comincia a delinearsi l’azione del nuovo governo, la cui nascita era stata attesa fino al 22 giugno, singolarmente a lungo, per quelle che sono le abitudini istituzionali del paese (di consueto la formazione di esecutivi formati dai maggiori partiti avveniva più rapidamente), fin dal 17 aprile. Jyrki Katainen, leader del maggioritario partito Moderato ha confermato le premesse che lo volevano in carica dopo il calo di consensi dell’alleato principale, il partito di Centro, oggi all’opposizione proprio in considerazione del proprio crollo.

Evoluzione positiva anche per Socialdemocratici, Verdi, Sinistra, Cristiano Democratici e Partito degli Svedesi, che entrano a far parte di questa coalizione nazionale che è soprattutto una coalizione europea, nata sulla base della volontà di supportare Grecia e Portogallo e confermare il contributo finlandese all’Unione Europea. Difatti il partito dei Veri Finlandesi, dipinto, forse con alcuni eccessi, come un pericolo all’assetto esistente, si è di fatto autoescluso con il rifiuto completo di ragionare sugli aiuti all’Europa.

Timo Soini, che aveva fatto del diniego ai salvataggi degli stati in difficoltà la sua proposta all’elettorato, non poteva cambiare all’indomani del consenso che questa aveva riscosso, di fatto però non era realistico trasformare un rifiuto della realtà in un programma di governo. Resta il segnale dato da una parte significativa elettorato,  intimorito dalla possibilità che il peso di scelte operate altrove possa trasferire oneri finanziari su un paese relativamente piccolo e molto efficiente nella sua amministrazione. In ogni caso il raggiungimento di un accordo ha chiarito che più dell’ottanta per cento dei finlandesi avrà il governo europeista che ha in stragrande maggioranza indicato, una buona notizia anche per la UE.

Non mancano le difficoltà di un esecutivo nel quale lavoreranno assieme i moderati del Partito della Coalizione Nazionale in continuità con gli anni passati e i Socialdemocratici (fino a quest’anno in opposizione), più i Verdi e il Partito degli Svedesi (al governo con Moderati e Centro fino a poco fa) e l’alleanza di Sinistra, infine i Cristiano Democratici. La politica del Governo si profila come molto favorevole all’ecologia ed all’economia ecosostenibile, ma diversità di opinioni esistono, ad esempio riguardo la tassazione. Anche qui una soluzione che introduce imposte sui redditi più alti sarebbe in arrivo. I Cristiano Democratici però potrebbero modificare alcune delle norme di laicità.

L’esecutivo è nato con una impronta fortemente favorevole all’Europa, all’Ambiente, all’uguaglianza di opportunità e rappresenta, con l’apertura del primo ministro Jirki Katainen a forze molto diverse anche nell’elaborazione del programma, un esperimento cui guardare con interesse e che ha opportunità di riuscire specialmente in un paese come la Finlandia che ha una esperienza molto lunga in fatto di coalizioni nate con pragmatismo sulla soluzione di problemi concreti.

Aldo Ciummo