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Europa: attenzione ai populismi

A fine agosto la Commissione Europea si occuperà del problema dei nazionalismi che stanno crescendo nel continente in forme diverse

di    Aldo Ciummo

Due giorni a Bruxelles per definire un programma dei lavori che riguarderà anche la prevenzione dei populismi. Bisogna dire che in parte i buoi sono già scappati: durante gli anni in cui i rischi del terrorismo sono stati spesso usati per dipingere con tratti grotteschi intere culture extraeuropee alcuni fenomeni di intolleranza sono stati in qualche modo favoriti dalla propaganda governativa in occidente, per giustificare azioni militari che spesso avevano poco di legale, in base all’assetto diplomatico che il mondo si era dato fino agli anni novanta proprio per evitare l’uso indiscriminato della forza e le sue conseguenze culturali.

Un altro elemento che ha favorito l’insorgere di fenomeni di rinazionalizzazione, molto spesso poco edificanti, è stata la lontananza delle istituzioni dalla gente comune in tempi in cui le crisi economiche (o comunque si vogliano chiamare i massicci processi di redistribuzione delle risorse a favore delle concentrazioni di capitali finanziari) rendono gli effetti dei cambiamenti sociali e culturali più pesanti per le parti più deboli (ormai maggioritarie) della popolazione.

L’immigrazione e l’integrazione rappresentano risorse importanti per la crescita della nostra Europa e dell’Occidente, sia per quanto riguarda i movimenti migratori interni al nostro continente ed alle aree più legate culturalmente e politicamente alla UE sia per quanto concerne le culture che entrano a far parte dell’Europa provenendo dall’Asia, dall’Africa, dal Mediterraneo e dalle altre zone più interessate dal fenomeno.

L’integrazione però richiede volontà politica e risorse, difficilmente reperibili se le maggiori concentrazioni finanziarie non vengono toccate dai tagli e dalle imposte o vengono toccate in maniera marginale o anche matematicamente corretta ma non abbastanza proporzionale. Non è una considerazione originale l’affermazione che un cinque, dieci o quindici per cento tolto a soggetti, cittadini o nuovi cittadini, che fanno affidamento su un piccolo quantitativo di risorse per destinarle alle spese di abitazione, alimentazione e attività quotidiane pesa di più di un cinque, dieci o quindici per cento tolto a coloro che negli ultimi anni hanno fatto aumentare i consumi di extra lusso (vedere qualsiasi statistica) mentre il resto delle spese veniva compresso.  Non è una considerazione originale ma è un fatto che ci scordiamo spesso, un pò come il dato che, superficialità o meno, alla gente comune non piace molto fare sacrifici mentre altri rappresentano istituzioni.

A parte le opinioni di studiosi di economia appartenenti a piccoli gruppi che si trovano in condizioni molto migliori delle fasce di cittadini interessate dai fenomeni che analizzano, non è un mistero che l’andamento (negativo) dell’economia ha tenuto conto soprattutto della sorte della maggioranza della popolazione e dei consumatori, col risultato che sono cresciuti i paesi che nel mondo stanno promuovendo, con tante contraddizioni, la crescita del benessere della maggioranza della popolazione. Anche l’Occidente è cresciuto tra gli anni cinquanta e ottanta, quando ha considerato importante la democrazia anche sostanziale.

Occorre premettere questo perchè non a caso i populismi e i nazionalismi ruggiscono proprio in quei periodi storici ed in quelle aree urbane dove la gente viene portata alla disperazione attraverso la perentoria affermazione che la democrazia è viva e vegeta però comprende il fatto che in tanti non debbono mangiare. In questi periodi storici ed in queste aree geografiche, che crescono in maniera preoccupante in occidente, è molto difficile che le persone comuni siano aperte all’integrazione, perchè percepiscono che l’inclusione di nuovi cittadini, svantaggiati, si risolverà in una concorrenza sulle scarse risorse disponibili. Nelle stesse situazioni è poco probabile che i nuovi cittadini si sentano equiparati alla popolazione preesistente, perchè si vedono negati i mezzi per integrarsi con quest’ultima.

Insomma, ben venga la lettura da parte dei commissari europei del nuovo rapporto sulla xenofobia e sul populismo, che poi verranno discussi il 30 ed il 31 agosto (il documento è stato presentato in aprile per conto del Consiglio d’Europa da un gruppo di personalità tra le quali Emma Bonino) perchè la conoscenza del fenomeno è necessaria per contrastarlo, prevenirlo e soprattutto porgli di fronte delle alternative, però la cosa necessaria è dare diritti agli immigrati nella cittadinanza e nell’occupazione e mettere la società civile di approdo nelle condizioni di aprirsi all’integrazione.

E’ un problema il fatto che le proposte del Parlamento Europeo riguardo all’incremento delle risorse disponibili alla UE incontrino una così fredda accoglienza da parte di Commissione e Governi, perchè senza avere a disposizione le risorse per affrontare i problemi l’Europa potrà produrre prevalentemente discorsi, che sono importanti, ma che in situazioni di difficoltà delle popolazioni componenti la UE potrebbero risolversi addirittura in un vantaggio per i promotori dei fenomeni negativi di intolleranza reciproca che crescono in Europa, qualora questi soggetti riuscissero ad apparire più presenti alla realtà rispetto alle istituzioni.

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