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Le biblioteche e le città al Goethe Institut

 

Il 26 e 27 maggio presso l’Istituto di Via Savoia si sono incontrati con il pubblico ideatori e creatori di alcune delle biblioteche europee all’avanguardia nel rapporto con le città d’appartenenza

di   Aldo Ciummo
 
La scorsa settimana il Goethe Institut di Roma ha organizzato una delle manifestazioni centrali nello sforzo che l’istituto germanico sito in via Savoia sta portando avanti per rafforzare i rapporti culturali tra Italia e Germania.
L’evento è stato anche un incontro delle culture europee, affrontando problemi diversi come la divulgazione della cultura e della storia nella società contemporanea, la funzione sociale delle biblioteche oltre la conservazione
del sapere e la responsabilità dell’architettura per l’inclusione sociale. Il 26 maggio, giovedì, si è svolto un interessante convegno mentre il giorno successivo gli studenti di Architettura di Roma Tre hanno partecipato ad un workshop.
 
Nella mattinata hanno trovato spazio interventi su diversi aspetti della geografia contemporanea delle biblioteche: Giuseppe Carrus (Università degli Studi di Roma Tre) ha parlato di ambiente fisico e benessere delle persone,
in una riflessione su spazi urbani e biblioteche in relazione alla psicologia ambientale, mentre Giovanni Solimine (della Scuola Speciale per archivisti e bibliotecari de “La Sapienza”) si è soffermato anche sugli aspetti economici,
introducendo poi la funzione sociale delle biblioteche comunali.
 
Franco Neri, Direttore della Biblioteca Lazzerini di Prato ha illustrato al pubblico il ruolo che un sistema librario è in grado di giocare nella ridefinizione e nel recupero dell’identità urbanistica di una città a origine industriale.
Una fabbrica della fine dell’ottocento e la tintoria aggiunta alla metà del novecento diventano un ambiente dove servizi di integrazione e spazi di incontro trasformano la vecchia idea di biblioteca in una nuova fabbrica sociale.
 
Ingrid Bussmann, direttrice della biblioteca comunale di Stoccarda, ha ripercorso la scelta di destinare un’area occupata da binari e merci alla nascita del quartiere 21, dove la biblioteca la cui apertura è prevista
nel prossimo autunno sarà punto di riferimento di tutta l’area, rispondendo con i suoi spazi vuoti e con una galleria appositamente progettata al bisogno di evasione dall’urbanizzazione spesso avvertito nelle metropoli.
 
Numerosi interventi si sono svolti nel resto della mattinata e nel corso del pomeriggio, l’architetto Robert Miller ha esposto le linee guida del progetto della Biblioteca Pubblica di Seattle (la nuova Ballard Library ed il Neighborhood
Service Centre di Seattle), mentre il suo collega Ernst Mayr ha spiegato la logica seguita nel progettare la Biblioteca Centrale di Vienna, centro di una rete bibliotecaria presente anche in periferia.
 
Il dibattito ha toccato tipi di servizio pubblico alla cultura molto diversi tra loro, dalla biblioteca di Torino con la sua visione di integrazione sociale e partecipazione attraverso la cultura (ne ha parlato il direttore Paolo Messina)
alla struttura pubblica di Ciudad Real la cui storia è stata tratteggiata dal capo area della pianificazione statale in questo settore Joacquìn Selgas Gutiérrez, passando per la biblioteca centrale civica di Berlino e le prospettive
che ad essa si aprono nell’ex aeroporto di Tempelhof.
 
Una vera e propria finestra sulle opportunità di sinergia tra librerie del passato e mezzi di apprendimento tecnologici viene offerta dalla nascente biblioteca pubblica comunale di Oslo, i cui lavori saranno finiti nel 2014. La direttrice Liv Saeteren
ha sottolineato come sia essenziale introdurre l’area cittadina che ospiterà un insieme di servizi capace di attirare una intera comunità ai cambiamenti che le nuove abitudini di fruizione della cultura determineranno. Di questa opera la cui
inaugurazione è prevista nel 2017 e delle altre realtà cui si sta accennando brevemente queste pagine vi parleranno in maniera più approfondita nel corso dell’attività di enti in gran parte nuovi o in via di realizzazione.
 
Nel pomeriggio un capitolo importante è stato aperto sulle Biblioteche universitarie, si è parlato della biblioteca dell’EPFL all’interno del Rolex Learning Center, con David Aymonin che dirige questo centro facente parte
della Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne e con Mirjana Rittmayer; della Biblioteca Universitaria di Varsavia con Marék Budzynski, ingegnere e docente al Politecnico di Varsavia; sono intervenuti
Marie-Lise Tsagouria, direttrice della Biblioteca universitaria di lingue e civiltà (BULAC) di Parigi e Mario Panizza, che ha presentato una selezione dei lavori degli studenti del secondo anno della Facoltà di “Roma Tre”
e Simonetta Buttò, direttrice della biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea di Genova.
 
Un’altra questione particolarmente attuale che è stata affrontata riguarda il recupero degli edifici per uso bibliotecario, la professoressa Petra Hauke ha trattato della trasformazione di edifici come supermercati
e caserme e Chiara Basalti, curatrice della biblioteca della Fondazione Federico Zeri ha delineato le caratteristiche dello spazio ricavato dall’ex convento di Santa Cristina a Bologna.
 
Per concludere, con spunti che comunque saranno sviluppati più nel dettaglio, Hellen Niegaard (Chief Consultanti dell’Associazione Biblioteche Danesi) ha esposto le tendenze danesi ed internazionali di valorizzazione dei mezzi digitali
e l’architetto Raffaella Inglese, che presiede il Coordinamento Nazionale delle Biblioteche di Architettura, ha esemplificato le novità del sistema olandese in questo settore.

QUESTA ESTATE LE NOTIZIE E GLI APPROFONDIMENTI SUL NORDEUROPA SUL SITO NORDEUROPANEWS

UE: iniziative congiunte col Mercosur

Questa settimana l’Unione Europea ha portato avanti importanti contatti con l’America Latina, mercato ed ambiente istituzionale emergente

Martedì si è svolto in incontro tra il vicepresidente del Parlamento Europeo, Gianni Pittella (gruppo dei Socialisti e Democratici) ed il presidente del Paraguay, Fernando Lugo Mendez. Gli argomenti trattati erano l’avanzamento dei negoziati con il Mercosur, il processo di integrazione continentale in America Latina e la necessità di azioni congiunte nelle questioni mondiali.

L’accordo di libero scambio con i paesi del Mercosur è stato definito un accordo che deve essere in grado di gestire il settore del commercio attraverso concessioni reciproche. Pittella ha auspicato una conclusione positiva dei negoziati che sono ripresi recentemente.

Il Parlamento Europeo ha affermato la propria disponibilità a collaborare con i paesi dell’America Latina, se richiesto, per supportare con l’esperienza europea il processo di integrazione in corso nel continente nel rispetto delle differenze nazionali e con l’obiettivo di creare una organizzazione sovranazionale come avvenuto in Europa.

Il vicepresidente del Parlamento Europeo ha incoraggiato il presidente del Paraguay Fernando Lugo a continuare negli sforzi messi in atto con il Mercosur, con l’Unasur e con le varie organizzazioni a carattere sovranazionale dell’area ed ha sottolineato che nell’attuale situazione internazionale sono necessarie forme di governo mondiali per le questioni più importanti come sviluppo sostenibile e migrazioni.

Aldo Ciummo

Occidente unito nelle questioni internazionali

 

 L’Istituto Affari Internazionali IAI nella sua analisi sulla sicurezza globale richiama ad una più forte cooperazione UE-USA a protezione dello spazio  atlantico

 

di Aldo Ciummo

Una cooperazione tra Europa e Stati Uniti più forte e concrieta a protezione dello spazio atlantico favorirebbe la sicurezza globale nel suo insieme.

Per l’Istituto Affari Internazionali di Roma l’Europa si trova di fronte alla necessità di acquisire maggiore visione per arrivare ad una difesa effettiva.

Si è più volte ripetuto che la situazione attuale richiede il superamento di prospettive antiche e l’adozione di una collaborazione tra i soggetti storicamente vicini per interessi e valori condivisi.

L’Unione Europea dovrebbe giungere a livelli di elaborazione paragonabili a quelli statunitensi e trasformare il supporto in vera e propria partnership.

Su queste basi i due paesi possono accordarsi su punti di partenza comuni e iniziare a lavorare su temi specifici, a cominciare dai vari capitoli della sicurezza interna ed esterna.

Una maggiore condivisione delle informazioni porterebbe ad un risposta più rapida ai problemi ed a una nuova cooperazione tra Europa e Nato. L’obiettivo più importante è una collaborazione integrata di sicurezza e politica.

Il mondo dell’informazione saluta Morrione, testimone europeo

Lunedì a Palazzo Valentini i colleghi salutano per l’ultima volta Roberto Morrione, protagonista della prima tv all news italiana

Si è spento nella capitale Roberto Morrione, a lungo direttore di Rainews noto per il suo impegno al fianco dell’associazione di don Ciotti, contro la malavita nel meridione del nostro paese:  il suo impegno in collaborazione con Enzo Biagi in Rai (in “Rotocalco Televisivo” ed in seguito con “Servizi Speciali”) risale al 1962.

Attraverso un percorso che ha compreso “TV Sette” con Brando Giordani ed il Tg1, Morrione ha contribuito molto all’identità del servizio pubblico italiano. All’inizio degli anni novanta il giornalista diventa attivo nel Tg3, con servizi e dirette da diversi stati europei. Nel 1994 e nel 1995 il giornalista è stato vicedirettore nel Tg2.

Dal 1996 il giornalista trasforma l’iniziale immagine “secondaria” di Rai International in una realtà importante nel Pacifico ed in America, questa è l’anticipazione di ciò che costruirà dal 1999 con Rainews24, prima emittente all news italiana e ai primi posti nel mondo (che si è aggiudicata con Morrione il premio Horbird Tv Awards).

L’attività di Morrione è stata caratterizzata dall’interesse per i temi del Sud del Mondo, della cooperazione internazionale, dell’immigrazione. Rainews24 e l’Usigrai hanno ricordato il collega anche sullo spazio web della emittente all news  che Morrione ha diretto per sette anni e lo saluteranno infine lunedì pomeriggio a Palazzo Valentini nel commiato pubblico.

Musica norvegese a Bologna

 

Dal 19 maggio al 21 maggio al Teatro San Leonardo di Bologna nell’ambito del Festival Internazionale di Musica troverà spazio “Focus Norge”

Numerosi musicisti norvegesi parteciperanno al Festival Internazionale di Musica “Angelica” che si svolgerà a Bologna dal 19 al 21 maggio, “Focus Norge” è il programma elaborato per gli artisti norvegesi e curato da Luca Vitali. La rassegna è dedicata alla scena musicale contemporanea norvegese, che come sottolineano gli organizzatori è cresciuta molto in quest’ultimo decennio.

Luca Vitali ha pensato ad una residenza temporanea a Bologna per ventuno tra compositori e musicisti, che per tre giorni saranno impegnati in concerti e collaborazioni musicali. La programmazione, come annunciato dallo stesso Vitali, evidenzierà diverse caratteristiche delle estetiche musicali provenienti da un paese di meno di cinque milioni di abitanti.

Le proposte andranno dalla musica acustica dell’Ensemble di Christian Wallumrod alla improvvisazione di Dans les Arbres, passando per l’elettronica di Maja Solveig Kielstrup Raykie ed i paesaggi sonori di Lasse Marhaug, di Huntsville.

Ma verrà dato spazio anche alla progettualità internazionale, con il sassofonista Edoardo Maraffa e Paal Nilssen-Love: il Teatro San Leonardo sarà trasformato insomma in un vero e proprio laboratorio di ricerca musicale, capace di offrire al pubblico bolognese un panorama musicale vario e rappresentativo degli ultimi venti anni di cultura norvegese emergente.

NOTIZIE APPROFONDITE SU NORVEGIA, DANIMARCA, SVEZIA, FINLANDIA PRESTO SU NORDEUROPANEWS

Teatro norvegese a Firenze

 

Nell’ambito del Festival Fabbrica Europa a Firenze si esibirà il Gruppo di danza Zero Visibility Corp in (IM)POSSIBLE, alla Stazione Leopolda il 22 maggio

La coreografa norvegese Ina Christel Johnannsenn e il Zero Visibility Corp rivisitano in uno spettacolo il tema delle relazioni e della comunicazione. Lo spettacolo in programma rimanda a opere precedenti (“It’s only a reharsal 2003; BUT that night I find her very alluring”), ma è incentrato sulla rilessione della presenza fisica, associando forma coreografica e seduzione come strategia artistica.

Obiettivo dell’autore è attrarre gli spettatori nello spettacolo e non soltanto di rappresentare, e i movimenti creano un gioco tra possibile e irreale. Le strutture visive prendono il sopravvento sulla narrazione e la coreografia di Ina Christel Johannssen si avvale dei danzatori Line Tormoen, Dimitri Jourde, Sudesh Adhana, Kristina Soertop, Cecilie Lindeman Steen.

Le luci sono di Kyrre Heldal Karlsen, il suono di Morten Pettersen, la musica di Irisarri, Jacaszek, Kreng, BJNilsen, la direzione di produzione di Gunn Hernes, il coordinamento delle tournée internazionali di Lene Bang, la fotografia di Erik Berg.

 La produzione è di Zero Visibility in coproduzione con il Centre de développment choréographique de Marne du Perreux-sur-Marne, Théàtre Silvia Monfort, Fabbrica Europa, Fondazione Pontedera Teatro, Pontedera, Dansens Hus Oslo Zero Visibility Corp ed è sostenuta da Arts Council Norway. La presentazione dello spettacolo nel contesto di Fabbrica Europa è finanziata dal Ministero degli Affari Esteri Norvegese.

FINLANDIA, SVEZIA, DANIMARCA, NORVEGIA: TUTTO SU NORDEUROPANEWS

Al Palazzo Vecchio di Firenze la Svezia presenta la gastronomia del nord

 

 

A Roma e Firenze la comunità svedese ha illustrato la sua tradizione gastronomica ed ha lanciato una scommessa: renna e bacche possono affiancarsi alle abitudini alimentari del Mediterraneo
 
 
Gli chef svedesi lo dicono subito: riconosciamo senz’altro il primato raggiunto dalla cucina italiana. Questa è la premessa ripetuta domenica 8 maggio a Firenze in una sala del Palazzo Vecchio a Piazza della Signoria, letteralmente imbandita di specialità delle diverse regioni della Svezia (intanto in città si svolgeva una festa di cui questo evento fa parte, il Festival d’Europa, che ha coinvolto storie e proposte di diverse nazioni) ed a Roma lunedì 9 maggio alla Città del Gusto in via Enrico Fermi, in una iniziativa organizzata da Ambasciata di Svezia, Gambero Rosso e Swedish Trade Council.
 
Intanto però gli invitati sono stati vivamente incoraggiati ad assaggiare perchè, come fanno notare gli chef KC Wallberg e Görgen Tidén, arrivato dalla pittoresca regione della Dalecarlia, la cucina svedese oggi è molto di più che qualche piatto di carne o dolce natalizio e non si limita certo alla gamma di biscotti conosciuta qua e là attraverso qualche puntata nelle catene commerciali internazionali del paese scandinavo, che pure hanno contribuito ad alimentare la curiosità verso i prodotti gastronomici di un paese che storicamente gode di una immagine positiva in Italia per istituzioni e cultura.
 
L’impressione è che attraverso secoli di affinamento del gusto (attorno alle carni selvatiche di alce, renna, capriolo, formaggi di piccoli produttori, pesce di mare e di lago, anatra e maiale di fattoria, che gli invitati hanno potuto apprezzare davvero nelle iniziative di questo inizio di maggio nel centro della penisola) gli chef svedesi abbiano preso coraggio e deciso che fosse venuto il momento di proporre i sapori della propria terra, anche in aree dove la tradizione agroalimentare autoctona è forte ed anzi è un marchio internazionale strettamente associato ai tratti distintivi del paese, come avviene in Italia.
 
Yrja Haglund, che insegna svedese all’Università a Firenze, racconta: “in Scandinavia si è dovuta usare la fantasia, perchè il freddo costringeva a prendere come un lusso i frutti freschi durante la breve estate e poi a conservare in tutti i modi utili a diversificare i piatti le risorse disponibili”. Un tipico esempio della rivincita di tutti i sapori preparati e rimasti chiusi in barattoli di ogni genere durante l’anno è lo Julbord, il delizioso tavolo natalizio dove salmone e differenti tipi di pane e di derivati del latte rallegrano gli svedesi assieme agli ortaggi disponibili ed ai dolci tradizionali.
 
Anna Brännström, che insegna svedese all’Università di Milano, ha cantato un breve brano che si usa intonare nelle feste davanti alla tavola, per sottolineare che la gastronomia è una parte importante della cultura svedese. Durante le varie stagioni dell’anno, compaiono in casa frequentemente Svenska gardsostar (formaggi casarecci serviti con bacche marinate), Högtempererad Grissida fran fran Nibble gard (pancetta alla salsa di senape con miele locale e sedano e rapa) e molte altre ricette che probabilmente in Italia sarà più rapido apprezzare con il palato che non pronunciare con il loro nome originale.
 
La ristorazione non sfugge alla tendenza che vede i paesi scandinavi esportare con maggiore agilità la propria cultura, si pensi al cinema oppure ai libri: il cuoco Karl-Christer Wallberg, molto conosciuto in Svezia come “KC” è un esempio di questa aggiornata continuità con la tradizione: di casa fin da quando aveva dodici anni tra le pentole di uno dei più raffinati ristoranti di Stoccolma, è arrivato a creare il suo ristorante (Gubbhyllan, a Skansen, Stoccolma) attraverso l’insegnamento in accademie specializzate e le esperienze in California, Repubblica Dominicana e Abu Dhabi e conoscendo il mercato della gastronomia internazionale, fatto di comunicazione e di gestione di eventi: in Italia ha parlato piacevolmente della sua terra e in sintesi è sembrato che dicesse “nessuno vi toglierà gli spaghetti o le abitudini della cultura mediterranea, ma potreste affezionarvi anche a renna affumicata e lamponi selvatici”.

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