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Ebba Witt-Brattstrom: “nella UE c’è ancora strada da fare per la parità di genere”

 

Attivista per i diritti delle donne e ricercatrice nelle questioni di genere, a Roma Ebba Witt-Brattstrom ha ripercorso parte del cammino dei movimenti femministi degli ultimi decenni

 di Aldo Ciummo

La visita di Ebba Witt-Brattstrom a Roma è avvenuta in un periodo in cui il ruolo delle donne è al centro del dibattito in Europa e nel Mediterraneo. Il 4 marzo, presso l’Auditorium dell’Ara Pacis di Roma, la docente universitaria svedese è intervenuta in occasione di “Transeuropa Express”, un evento dedicato all’identità dell’Unione Europea. L’iniziativa, intitolata “La Svezia Il paese delle donne” per sottolineare il rapporto tra la crescita della cultura dei diritti e le sue criticità in uno stato i cui progressi nel campo della parità tra i sessi hanno ottenuto effetti positivi riconosciuti in tutto il mondo, è stata organizzata dall’Ambasciata Svedese di Roma. Tra la fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta, Ebba Witt-Brattstrom ha partecipato alla creazione di Grupp8 (un coordinamento di donne che si battè per obiettivi come il limite di sei ore di lavoro e l’ampliamento degli asili nido) in seguito ha contribuito alla fondazione del primo partito femminista svedese nel 2005 (“Feministiskt Initiativ”), da cui è poi uscita per disaccordi sul programma, sottolineando tuttora l’importanza della partecipazione in politica di questi movimenti. La lista, attiva nella promozione dei diritti delle donne, ha avuto molta visibilità anche per l’appoggio manifestato dall’attrice Jane Fonda nel 2005. Witt-Brattstrom, docente di letteratura presso l’Università Humboldt di Berlino, nella sua attività di ricercatrice di genere ha approfondito il tema della letteratura femminile nordica (anche scrivendone una storia in cinque volumi) e nel 1994 ha introdotto con successo il dibattito sul ruolo delle donne nella politica e nella amministrazione.

La Svezia, nel senso comune, è associata alle pari opportunità, effetto di una legislazione più avanzata di altre: la nascita di movimenti come il Feministisk Initiative significa che la disparità di genere è tuttora un problema?

“Occorre dire che rispetto al passato, la società svedese è ora più accogliente nei confronti delle donne grazie ai molti interventi legislativi che sono stati promossi: c’è uguaglianza in politica, senza bisogno di quote che non sono previste, ma ci troviamo oggi in una società che sebbene in quanto ai numeri sia paritaria, non sempre vede la presenza femminile incidere in termini di trasformazione della società.”

La crescita di una società che valorizzi il potenziale femminile costituisce, a suo avviso, un problema politico di cui l’Unione Europea deve farsi carico oppure solo le società nazionali possono maturare i progressi al loro interno?

“Il superamento delle barriere alla piena realizzazione di ognuno come cittadino deve essere portato avanti dalla Unione Europea, Margot Wallstrom sta facendo un grande lavoro impegnandosi per il diritto delle donne a livello continentale presso un ufficio a questo dedicato in Bruxelles (come rappresentante speciale del segretariato per la tutela dei diritti delle donne nei conflitti, Ndr), ma la risposta concreta al problema può giungere soltanto da ogni paese.”

 Lei insegna da tanto tempo letteratura. I giovani hanno risolto questi problemi oppure hanno ereditato la difficoltà di superarli?

 “La nuova generazione è molto influenzata dalla teoria Queer e questa vede il percorso dei movimenti femminili come una parte limitata del problema delle diseguaglianze di genere, che oggi includono anche i problemi di omosessuali, lesbiche e transgender, ma almeno a mio parere i movimenti femministi in Svezia hanno posto il problema della condizione femminile senza chiusure al resto dei problemi contemporanei”

 Storia ed identità nazionale: la Svezia ha voluto intitolare questo dibattito “Il paese delle donne”, è uno stato che ha, più di altri, una storia al femminile?

“La Svezia si è costruita una identità particolarmente associata al femminile ed alle pari opportunità attraverso la sua storia legislativa nell’ultimo secolo e grazie alle disposizioni più recenti, che attraverso il riconoscimento dei diritti delle donne hanno favorito una crescita dei diritti complessivi dell’individuo”

Lei ha dedicato degli studi a Edith Sodergran (scrittrice finnosvedese, Ndr), i problemi della identità femminile nel mondo contemporaneo, erano già sentiti nella letteratura di un secolo fa?

 “Tutte le scrittrici hanno sempre portato avanti una grande individualità, ma tante storie particolari hanno arricchito molto il dibattito del femminile, ampliatosi enormemente nel corso di secoli in cui si è intrecciato con le vicende sociali”

 Grupp8, aveva richieste concrete: lo sforzo per la parità di genere è soprattutto una questione sociale?

 “Il lavoro portato avanti dal gruppo è stato uno sforzo che ha portato a delle risposte legislative importanti nelle istituzioni, il problema adesso è farle rispettare, cioè ottenere che le conquiste istituzionali favoriscano la maturazione della società civile”

Avete lavorato molto all’approfondimento dei vantaggi che il superamento delle distorsioni sessiste comporta per la società nel suo insieme?

 “I movimenti femministi, attraverso i passi in avanti ottenuti, hanno comunicato con i fatti i miglioramenti per tutti: oggi in Svezia è riconosciuta la paternità, con la relativa esenzione dal lavoro e la possibilità per gli uomini di stare assieme ai figli nel primissimo periodo della loro crescita, un diritto molto apprezzato dai maschi”.

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