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NOW Norvegian Way da Nord a Sud Europa

 

Inaugurato l’anno di Roald Amudsen e Fridtjof Nansen le organizzazioni norvegesi hanno avviato un anno di cultura arte e spettacolo per favorire l’incontro tra le culture sui diversi territori, grande l’impegno dell’ Ambasciata di Norvegia a Roma

Questo è un anno importante per la Norvegia, che proprio il 23 gennaio 2011 presso il centro Fram, a Tromso, ha visto l’inaugurazione degli eventi dedicati a Fridjof Nansen (1861 – 1930) ed a Roald Amudsen (1872 – 1928), la cui fama è partita rispettivamente dal Polo Nord e dal Polo Sud e che ricorda oggi l’istinto per la scoperta del popolo nordico.

La Norvegia, grazie all’impegno dell’Ambasciata a Roma sta ripartendo anche quest’anno con una serie di iniziative per avvicinare all’Italia la cultura che si è espressa nei diversi settori della letteratura, dello spettacolo, dell’arte e della ricerca scientifica, protagonista oggi anche con il contributo importante che Oslo sta dando con le energie alternative anche in Italia con i suoi investimenti.

Cominciamo dal ricordare che in Italia saranno promosse diverse iniziative dedicate ai due esploratori, ma segnaleremo ai nostri lettori molti altri eventi che lo stato nordico e le associazioni ed organizzazioni di cittadini norvegesi in Italia porteranno avanti nel corso dell’anno e molte delle quali come di consueto saranno seguite da vicino dal sito e con gli altri spazi a disposizione. 

Per quanto riguarda Roald Amudsen, sono oramai trascorsi cento anni da quando l’esploratore raggiuse il Polo Sud e ne sono passati ben centocinquanta dalla nascita di Nansen, che ebbe anche un ruolo di primo piano come diplomatico, molto attivo in favore di popolazioni oppresse e premio Nobel nel 1922. Nel Polo Nord Nansen arrivò a piedi alla latidudine di 86° 14′, prima di lui nessuno lo aveva fatto.

Il 17 febbraio, presso il Circolo Scandinavo di Roma del cui impegno nella cura della cultura delle comunità nordiche presenti a Roma anche la stampa nazionale si è occupata recentemente, l’Ambasciata Norvegese a Roma ha presentato la serie di iniziative per promuovere in Italia le espressioni artistiche contemporanee della Norvegia e molti eventi sono in programma a Milano e Roma come a Bologna, Firenze, Foligno, Isola d’Elba, Mantova, Venezia, Cosenza ed altri centri.

Sono previsti appuntamenti di musica, cinema, teatro e molti altri spunti di conoscenza di una nazione il cui ruolo internazionale va consolidandosi e di cui si auspica una cooperazione sempre maggiore con il resto d’Europa.

Aldo Ciummo

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Europa nazione “insulare” o nazione di nazioni come il Regno Unito?

Nel corso dell’iniziativa “Transeuropa” che ha riunito a Roma questa settimana studiosi di diversa estrazione, un contributo interessante all’analisi è venuto dal Regno Unito
Con l’organizzazione delle Rappresentanze di Commissione Europea, Ambasciata Irlandese, Svedese, Finlandese, Danese, dell’UK e del British Council e di numerose altre ambasciate europee, oltre che dell’assessorato alle politiche culturali del comune di Roma si è svolto all’Ara Pacis di Roma il 3 e 4 marzoTranseuropa Express, un appuntamento in occasione del quale storici e studiosi di varia estrazione discutono sulla coesione culturale in Europa, ogni anno con un tema specifico al centro dell’agenda.

L’argomento scelto per questa edizione era “Storia ed identità: l’Europa degli intellettuali”, in sintesi il ruolo che in maniera analoga a quella giocata nella costruzione delle identità nazionali si richiede a chi si occupa di cultura nella nascita dell’Unione Europea che si avvia alla sua coesione politica, dopo il completamento del mercato interno.

Ad occuparsi in particolare dell’identità europea in base ad un confronto con quella del Regno Unito è stato Paul Torday, che dopo una carriera di business ha avviato una attività di scrittore. Con un suo testo e con l’intervento di questa settimana, Torday ha voluto sottolineare come il Regno Unito abbia già da lungo tempo alcune delle caratteristiche multinazionali che negli ultimi decenni sono diventate tipiche della nascente Unione Europea.

L’U.K è infatti una “nazione di nazioni”. Una affinità ulteriore con l’Europa è colta da Torday nelle nuove comunità di internet, spesso globali. “Dopo il successo di Waterloo si è sviluppata la famosa insularità inglese, ma dalla metà del 1900 l’impero è diventato parte della storia – ha detto Paul Torday ripercorrendo rapidamente la storia del R.U – gli scrittori indiani e americani in lingua inglese sono disponibili a tutti e anche per questo l’identità odierna di chi vive a Londra è più che mai risultato di spinte globali”.

Lo studioso britannico nota soprattutto il travasamento dell’identità inglese in una gran parte delle abitudini globali attraverso la lingua ed attraverso le nuove tecnologie, in parte anche con i social network, osservazioni che lo spingono ad affermare che “si vede forse più britannicità guardando il mondo nei media che per strada nelle città inglesi”.

Sicuramente l’esperienza sociale britannica, rimandandoci ad un’area politico culturale molto avanzata e che ha contribuito alla diffusione delle istituzioni democratiche e della cultura europea in gran parte del pianeta (ed anche dato molto all’Europa sia in termini di peso economico e di prestigio che di pressione per il miglioramento delle istituzioni democratiche dentro la stessa UE) costituisce un paragone valido per elaborare strategie in grado di evitare all’Unione Europea quel rifugio nella “insularità” di cui parla Torday e che l’Inghilterra si è lasciata alle spalle con un esempio di accoglienza che al di là dei dibattiti legittimi sul multiculturalismo prosegue verso una sempre maggiore integrazione: in questo senso sono leggibili anche i richiami odierni di Cameron ad un sostegno più forte al liberalismo tra i nuovi cittadini, che significa piena inclusione dei nuovi arrivati senza inculturazione nè creazione di segmenti isolati dalla società ma scambio culturale sulla base dell’accettazione dei princìpi della nazione di arrivo.

Aldo Ciummo