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Le TV estranee alle ultime generazioni di europei

 

Secondo le conclusioni del Parlamento Europeo in materia di comunicazione, Radio e Televisioni hanno bisogno di unirsi alle nuove tecnologie per stare al passo con la società europea

Radio e televisioni pressate da esigenze economiche, indebolite nello specifico ruolo di soggetti indipendenti, in difficile confronto col mercato e spesso non in sintonia con giovani generazioni più abituate ai nuovi mass media: questi sono in sintesi i principali punti critici nel sistema della comunicazione di massa così come lo conosciamo e che tuttora è al centro della vita pubblica nella maggior parte dei paesi del continente.  A dirlo questa volta non è uno studio del settore ma il Parlamento Europeo, che il 25 novembre ha concluso così un dibattito che tocca uno dei nervi scoperti nella costruzione della democrazia europea.

Il paradosso dell’Europa è che il deficit di partecipazione nasce dall’unione di stati che per la stragrande maggioranza hanno forti e longeve tradizioni di dibattito pubblico e di rispetto dei diritti, ma che nella gelosa conservazione delle proprie vie nazionali alla democrazia finiscono per perdere la capacità di autorappresentarsi in una volontà politica comune, che di conseguenza è delegata ad un insieme di strutture burocratiche (le istituzioni dell’Unione Europea) a torto o a ragione percepito da moltissimi cittadini come distante dai propri problemi e dalle proprie aspirazioni e spesso dipinto per scopi demagogici addirittura come contraltare dei princìpi della rappresentanza assicurata dai parlamenti nazionali e come antagonista capace di indebolirli.

Il sistema radiotelevisivo è un nodo importante, perchè ogni paese sta sperimentando nel proprio mercato della comunicazione la miopia di politiche culturali tese a rinchiudere la prospettiva dei cittadini nella sfera nazionale. Certo, questo non avviene nei paesi più avanzati come il Regno Unito che hanno storicamente una prospettiva mondiale ed è un limite mitigato dalla consuetudine al confronto storico con altri culture anche in diversi altri casi di stati di grande peso nel continente, ma spesso avviene e specialmente ad Est e nel Mediterraneo radio e televisioni hanno giocato un ruolo che raramente è stato davvero europeista.

Le radio e le televisioni del servizio pubblico affrontano anche problemi di confronto con il mercato, ostacoli che l’ingerenza della politica non ha aiutato a superare. Con la risoluzione di Ivo Belet (PPE, Be), gli eurodeputati hanno affermato che l’indipendenza e la sicurezza finanziaria delle emittenti pubbliche ad oggi è pregiudicata da difficoltà di ogni ordine e grado.

Il documento, adottato con 522 voti a favore, 22 contrari e 62 astenuti, invita apertamente gli stati membri a porre fine alle interferenze politiche relative ai contenuti dei servizi offerti dalle emittenti di servizio pubblico, sottolineando che i valori europei della libertà di espressione, pluralismo dei media ed indipendenza dovrebbero essere la priorità per tutti i paesi membri.

Si immagini quanto occorrerebbe cambiare in profondità la situazione in Italia, dove sul pluralismo in un sistema monopolistico per la chiara riconducibilità delle emittenti presenti ad un unico soggetto privato ognuno può giudicare facilmente e dove la presenza di una evidente commistione tra pubblico e privato si accompagna ad un intervento sui contenuti che oltre ad ispirare il quadro generale raggiunge le singole puntate delle trasmissioni proposte ai cittadini.

Una proposta che viene dal parlamento di Strasburgo è quella di dare all’Osservatorio Europeo dell’Audiovisivo il mandato e le risorse di raccogliere dati e realizzare ricerche su come gli stati membri applicano tali principi, insistendo che dovrebbero essere chiamati a rispondere del mancato rispetto degli impegni.

 Ci sono in questa proposta due carenze che spesso sono notate dal comune cittadino quando guarda alle iniziative politiche europee: la prima è che ci si ferma alla dichiarazione d’intenti, perchè manca il “come” gli stati saranno chiamati a rispondere, lacuna che suggerisce agli abitanti “della strada” in Europa che subiranno esborsi di fondi pubblici per poter sapere come e quando i loro diritti non sono stati rispettati e contemporaneamente resteranno certi che la situazione resterà immutabile, la seconda è che il Parlamento chiamato dai cittadini (in quanto unico organo da loro direttamente eletto) a disegnare quale sarà l’Europa, non ha di fatto ancora poteri sufficientemente solidi per imporre la propria prospettiva, faticando pertanto ad essere riconosciuto come una assemblea eletta per qualcosa di cui potrà farsi responsabile di fronte a coloro che lo hanno nominato.

Un capitolo particolare su cui la UE continua a battere è anche l’opportunità di offrire contenuti online di qualità, una politica che guarda alla realtà dei consumi di media e di informazione, nel quadro della crescita dell’utilizzo del web soprattutto da parte delle ultime generazioni di utenti. A questo proposito il Parlamento Europeo si preoccupa del completamento delle disposizioni giuridiche in merito alle attività su internet del servizio pubblico di radiodiffusione, mancanti in alcuni paesi. E’ un pò come se si dicesse: spesso le televisioni hanno contribuito a costruire l’identità nazionale, oggi dovrebbero far parte del cemento che farà stare insieme l’Europa, non si può pensare di includervi soltanto le vecchie generazioni di europei.

Aldo Ciummo

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Energia priorità per l’Europa

 

Ieri è stata approvata dal Parlamento Europeo una risoluzione che mette nero su bianco ciò che la cronaca aveva dimostrato: la UE deve migliorare la sua efficienza energetica prima di avviare politiche di autonomia nel settore

La risoluzione approvata ieri dal Parlamento Europeo (con 560 voti a favore, 52 contrari e 62 astensioni) ha messo in cima alla lista delle preoccupazioni comunitarie l’efficienza energetica, perno della strategia europea per l’energia per il 2011-2020. La legislazione esistente è in grado di fare fronte a molti dei problemi irrisolti, se applicata ed affiancata alla promozione di progetti nuovi nel settore e al rafforzamento della politica esterna.

L’obiettivo di Strasburgo è la creazione di un mercato davvero unico per l’energia, dotato di sicurezza di approvvigionamento e di prezzi. La risoluzione elaborata da Lena Kolarska – Bobinska (PPE, Pl) sottolinea il nodo delle forniture, che devono essere accessibili ai consumatori.

Per ridurre la dipendenza energetica della UE, dunque, il capitolo più importante comprende efficienza energetica e risparmio energetico,  elementi centrali anche nel contrasto al cambiamento climatico (oltre che ai fini del contenimento delle tariffe) e nell’introduzione di nuova occupazione. I deputati chiedono perciò alla Commissione di intensificare l’attuazione delle leggi e di adottare un piano di azione in materia. L’assemblea vuole che nel 2015  si arrivi all’installazione di contatori “intelligenti” nel 50% delle abitazioni europee e che gli stati membri ottengano, entro il 2020, che l’80% dei consumatori sia dotato di sistemi di misurazione degli sprechi.

Riguardo ai singoli progetti, emergono per importanza l’Anello Mediterraneo ed il Progetto di Interconnessione del Baltico, basi per una rete europea capace di portare ad un salto di qualità rispetto ad oggi. La risoluzione invita anche i governi nazionali a risparmiare le risorse necessarie per lo sviluppo di una rete off-shore nel Mare del Nord. Altri progetti motivatamente al centro dell’attenzione della politica europea sono “Desertec” (che si occuperà dello sviluppo dell’energia pulita nei deserti) e “Transgreen” (si tratta di reti di distribuzione di energie rinnovabili).

L’ottica nella quale ci si muove è l’esigenza dell’Europa di rafforzare il proprio ruolo internazionale in fatto di energia: quindi si è chiesto di estendere il Trattato Istitutivo della Comunità dell’Energia (ETC) ad un numero più elevato di paesi vicini all’Unione Europea e di potenziare la flotta europea per il trasporto energetico, in modo da rafforzare la sicurezza europea da questo punto di vista. Nella risoluzione è stato sottolineato anche il rapporto di collaborazione della Nato all’interno del nostro Occidente per procedere con coerenza tra le strategie adottate nel settore.

Aldo Ciummo

Carl Bildt: “bisogna parlare di allargamento della Unione Europea anche per la Turchia”

 

Il Ministro degli Esteri Svedese ha criticato l’atteggiamento della Ue nelle dichiarazioni sull’allargamento della Comunità, il governo Reinfeldt sostiene l’ingresso della Turchia nella UE

Carl Bildt ha dichiarato che l’Unione Europea attraverso il Presidente Herman Van Rompuy sta avendo un atteggiamento particolare e non propriamente positivo in merito alle discussioni che hanno in oggettp l’allargamento dell’Unione.

Soprattutto i ripetuti riferimenti ai Balcani occidentali come ad altri paesi, dimenticando sempre Ankara, appare come un segnale non incoraggiante in un’ottica di coinvolgimento di nazioni già largamente associate al percorso del continente.

Bildt ha sottolineato il silenzio di Van Rompuy sulla questione affermando che non si tratta di un fatto positivo ed ha sottolineato che la Presidenza dell’Unione Europea dovrebbe portare avanti quello che è la UE a decidere.

Occorre aggiungere che se da una parte la Svezia sostiene con forza l’ingresso della Turchia nella Comunità, l’argomento non è semplice ed i paesi europei sono attraversati da un dibattito che è bene non venga contratto artificialmente, il recente ingresso di stati che hanno avuto una storia differente dal nucleo originario del mercato comune ha insegnato già qualcosa in fatto di criticità degli allargamenti affrettati.

La Turchia ha iniziato già dal 2005 i colloqui finalizzati all’ingresso, chiudendo finora compiutamente soltanto uno dei trentacinque capitoli che attendono la conclusione dei negoziati. Diciotto capitoli sono stati bloccati in vario modo da Cipro, dalla Francia o dalla UE stessa.

Aldo Ciummo

Mantova, Parma, Ancona: la cultura norvegese attraversa le regioni italiane

 

Diverse iniziative promosse dall’Ambasciata norvegese in Italia hanno attraversato le regioni italiane questo ottobre e novembre, sottolineando il legame tra il paese scandinavo ed il nostro territorio

di   Aldo Ciummo

L’autunno italiano è stato fitto di eventi che hanno coinvolto la comunità norvegese nella penisola: a Mantova l’iniziativa avviata il 7 novembre ha avuto al centro, per una settimana, i giovanissimi. Nel quadro della manifestazione “Segni d’infanzia”, Terje Isungset si è esibito con un tributo sonoro alla natura, come gli organizzatori hanno voluto definirlo.

Inconsuete percussioni inclusi rami e oggetti di uso comune sono “la firma” dell’artista nordico, innovativo nel campo del jazz. Al teatro Bibiena di Mantova si sono svolti gli spettacoli dedicati ai bambini. L’evento è stato caratterizzato dagli spunti elaborati da Dario Moretti, ideatore del singolare festival.

 Intanto la musica ha fatto conoscere la cultura norvegese anche a Parma, dove è iniziato dal 18 novembre (e proseguirà fino al 5 dicembre) il Parmajazz Frontiere Festival, alla sua quindicesima edizione, tuttora un affresco della scena musicale contemporanea: tra i protagonisti, ci sono i norvegesi Mathis Eick, Stian Westerhus e Asne Valland Nordli.

La manifestazione a Parma prevede il 2 dicembre l’esibizione di Stian Westerhus all’Auditorium del Carmine (ore 21.00) ed il 5 dicembre la presenza di Asne Valland Nordli (alla voce) e di altri apprezzati musicisti quali Nils Okland Hardanger (fiddle), Sigmund Apeland (harmonium), Oyvind Skarbo (batteria). Sono in programma nello stesso festival molte altre date con apprezzati esponenti della musica contemporanea europea.

Un evento importante è stato senza dubbio rappresentato dalla mostra di architettura di Kristin Jarmund, ad Ancona presso la Mole Vanvitelliana: dalla produzione più recente del suo studio (le opere più conosciute vanno dal Caffè nella galleria nazionale di Oslo all’ambasciata norvegese in Nepal) sono state scelte dieci opere, apprezzate dal pubblico dal 4 novembre ad oggi (l’esposizione rimane aperta fino al 28 novembre 2010), con la collaborazione del Comune di Ancona, il Museo Nazionale della Norvegia, l’Ambasciata di Norvegia in Italia ed il Dipartimento Dardus dell’Università Politecnica delle Marche hanno reso possibile questa iniziativa.

Mostra di arte moderna promossa dalla Lituania a Milano

 

Il più rappresentativo artista lituano, scomparso nel 1911, al centro della retrospettiva italiana promossa dall’Ambasciata Lituana in Italia

Palazzo Reale, la Fondazione Antonio Mazzotta, l’Ambasciata ed il Consolato della Repubblica di Lituania ed il Museo Nazionale d’Arte intitolato all’artista Mikalojus Konstantinas Ciurlonis (1875-1911) hanno promosso a Milano un evento che sarà al centro della cultura lituana in Italia in questo periodo. Il Comune di Milano ha sostenuto l’iniziativa, in un’ottica di crescita dei rapporti culturali tra i territori dell’Unione Europea.

L’iniziativa è stata resa possibile anche dalla Fondazione Cariplo, dalla Viscione Editore, dalla “Valartes” e dall’associazione culturale “Vytis”. Nella mostra saranno esposte 79 opere, dipinte su tela oppure cartoncino, in tempera e pastello, 30 acquerelli, chine, disegni, 24 fotografie e documenti inediti, tra cui lettere provenienti dal Museo dedicato al pittore a Kaunas, in Lituania.

Mikalojus K.C sognava di far conoscere le sue opere in Europa Occidentale, riferiscono gli organizzatori della esposizione: l’occasione gli venne offerta dall’invito di Vasilij Kandiskij, che in quegli anni contribuiva a cambiare il volto dell’arte contemporanea con le sue tesi e con le sue tele astratte e che era rimasto colpito da opere del lituano viste a San Pietroburgo.

Kandiskji infatti invitò l’innovatore ad esporre a Parigi e nello stesso anno un invito simile arrivò da Monaco: ma Ciurlonis morì, a trentasei anni, quindi mancò il tempo. Ieva Gaizutytè, Coordinatrice della mostra, sottolinea il contributo del pittore alla formazione dell’identità culturale nella Repubblica baltica: “era il periodo della dominazione dell’impero russo, veniva fatto divieto di insegnare, scrivere e pubblicare in lingua lituana”.

L’artista al centro dell’esposizione diffuse la cultura d’origine con le sue opere: enigmi della natura, archetipi di un mondo arcaico, sensibilità umana, sono visti dagli studiosi delle sue tele come esempi dell’ultimo popolo pagano d’Europa.

La mostra, che sarà presentata il 16 novembre a Palazzo Reale in Piazza Duomo, resterà aperta fino al 13 febbraio 2011. Nella conferenza d’apertura interverranno Domenico Piraina, responsabile del Coordinamento delle esposizioni nel Comune, Massimiliano Finazzer Flory, assessore alla Cultura di Milano, Martina Mazzotta (curatore della Fondazione Antonio Mazzotta), Yeva Gaizutytè, addetto culturale dell’Ambasciata della Repubblica di Lituania in Italia, Osvaldas Daugelis, Direttore del Museo Nazionale d’Arte M.K Ciurlonis e curatore della mostra, Gabriella di Milia (curatrice della mostra).

Aldo Ciummo

Centocinquanta anni di storia scandinava a Roma

Il 9 e 10 novembre svedesi, finlandesi, norvegesi, danesi ed islandesi hanno festeggiato la nascita di uno dei più importanti centri culturali nordeuropei nel Mediterraneo

di   Aldo Ciummo
 
Via della Lungara è un suggestivo angolo di Trastevere: vi si trovano, l’una accanto all’altra, testimonianze storiche come Villa Farnesina e Palazzo Corsini, dove una regina svedese, Christina, spese trentacinque anni della sua vita. Ma a rendere particolare questa parte di Roma, ricercata da pittori e musicisti, è il fatto che questa storia così lunga prosegue: il Circolo Scandinavo, che si trova qui da centocinquanta anni, è una comunità di norvegesi, danesi, finlandesi, svedesi, islandesi trapiantati a a Roma, sia pure per una parte della propria vita.
 
Vivere in un paese lontano non è facile neppure se lo si ama, tantomeno doveva esserlo quasi due secoli fa: incontrare una cultura diversa è più naturale se si ha la possibilità di curare la propria identità. Perciò nel 1833 i danesi di Roma crearono una biblioteca che annoverava tra i suoi promotori Bertel Thorvaldsen, Constantin Hansen e altri intellettuali dell’epoca. Nel 1845 fu la volta degli svedesi, venuti a cercare ispirazione nella storia della città eterna, l’iniziativa di raccogliere opere in una libreria fu dello scultore Fogelberg.
 
Nel 1854 i norvegesi trovarono l’appoggio dell’Università di Oslo per raccogliere i propri libri a Roma: mancava poco al 2 giugno 1860, quando i tre luoghi di incontro si fusero nello “Skandinavisk forening for kunstnere og vidensskabsdyrkere”, che è ancora oggi per gli italiani il Circolo Scandinavo. Artisti finlandesi ed islandesi si aggiunsero nel tempo, attirando sempre di più l’attenzione dei rispettivi governi dell’area nordica, il cui appoggio ha permesso a questa istituzione culturale di Roma di ospitare pittori, musicisti, scrittori di ogni corrente proveniente da Danimarca, Svezia, Norvegia, Islanda, Finlandia di soggiornare nella città e di conoscerla veramente attraverso la vita quotidiana.
 
Ecco perchè arrivare al traguardo dei centocinquanta anni è stata una occasione per proiettare le comunità nordeuropee di Roma nelle prospettive future, in un tempo così diverso da quello della sua nascita: il 9 novembre componenti ed amici dello Skandinavisk si sono incontrati a Villa Farnesina e poi nella Sede Nazionale dell’Accademia dei Lincei, dove la Direttrice del Circolo Scandinavo, la danese Mette Perregaard, ha ricordato gli enormi cambiamenti che la vita delle comunità nordiche a Roma ha conosciuto e le novità più importanti intervenute nei decenni, prima tra tutte l’Europa unita. Hanno preso la parola anche l’Ambasciatore della Danimarca in Italia, Gunnar Ortmann, il responsabile per la cultura dell’Ambasciata norvegese Lubna Jaffery, il Direttore Generale per le Biblioteche e gli Istituti Culturali, Maurizio Fallace, il presidente del consiglio del Circolo Scandinavo, Richard Lydiker.
 
A Richard Lydiker va il merito di aver promosso negli anni l’importanza dello Skandinavisk di Roma presso l’Italia e le madrepatrie nordeuropee. La serata ha fatto conoscere meglio ai presenti anche le opere di poesia di  Johanna Ekstrom (Svezia), l’architetto Thomas Thiis-Evensen e l’artista visuale Randi Nygard (Norvegia) ed è stata l’occasione per presentare il libro “Till Rom”, edito da Carlsson (Stoccolma) e scritto da Ann Katrin Pihl Atmer, Fredrik Lang e Brita Carlens, che lo ha presentato. 
 
L’assessore alle Politiche Culturali e della Comunicazione del comune di Roma, Umberto Croppi, ha sottolineato la continuità per Roma del carattere di città dello scambio culturale. La serata si è chiusa con una visita alla sede del circolo e agli studi degli artisti visuali Jeannette Castioni e Erik Snedsbol, ma la sera successiva, il 10 novembre, la Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica di Roma è stata teatro della celebrazione vera e propria del centocinquantenario del Circolo Scandinavo, si sono esibiti infatti musicisti come Matts Zetterqvist (al violino), Roland Pöntinen (pianoforte), Anders Loguin (percussioni), Roberto Prosseda ed Alessandra Ammara al pianoforte, Rodolfo Rossi alle percussioni.
 
Niccolò Castiiglioni ha eseguito un omaggio a Grieg, Eero Hämmeeniemi “Dall’Inverno all’Estate” (prima esecuzione inedita). Sono stati molto apprezzati anche anche Giacinto Scelsi, Wilhelm Stenhammar, Bach-Kurtag, Luciano Berio ed Anders Eliasson. L’iniziativa, che ha contribuito a stringere i rapporti tra l’Italia ed il Nord Europa, è stata resa possibile dall’impegno del circolo scandinavo stesso, dal sostegno dell’Ambasciata Svedese a Roma, dalla Helge Ax:son Johnson Foundation e dall’Accademia Nazionale di Santa Ceciiia.

A Roma la Ue discute di coesione economica e sociale

 

La Rappresentanza in Italia della Commissione Europea presenterà domani la quinta relazione sull’argomento

Si svolgerà domani a Roma una sessione di informazione sulla coesione economica e sociale: la quinta relazione elaborata dalla Commissione Europea  sul tema sarà presentata alle 15.30 presso lo Spazio Europa, sede della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, in via IV Novembre 149. Il documento comprende una analisi dettagliata delle disparità regionali nell’Unione Europea e dell’impatto della politica di coesione sul territorio.

Il punto di vista che ha animato il presente sito fin dagli inizi si colloca nel quadro di una Europa basata sull’equilibrio sociale, in contrasto con la prospettiva di assalto da parte delle rendite acquisite ad ogni residuo di equilibrio sociale e pluralistico, come purtroppo stiamo vedendo continuativamente in molte parti d’Europa negli ultimi quindici anni, specialmente a sud nel continente e specialmente in Italia.

E’ evidente che riparazioni parziali del contesto socioeconomico e culturale, pur importanti come potrebbe essere il ritorno di una applicazione effettiva della Costituzione repubblicana in Italia, non basterebbero ad assicurare contenuto democratico alla UE.

La partecipazione dei cittadini in Europa richiede come presupposto la presenza di una Europa sociale, non limitata alle misure significative che le istituzioni comunitarie assumono e alla limitatissima conoscenza che le popolazioni ne hanno, ma che sia percepibile per il comune cittadino.

La maggioranza degli europei vecchi e nuovi sempre più spesso non appartiene alla categoria dei “colletti bianchi” come si usava dire in passato, nè a quella delle rendite e di profitti che sono esponenziali anche e soprattutto in tempi di crisi (secondo le statistiche non secondo gruppuscoli rivoluzionari) ma alle larghissime fasce dei liberi professionisti, dei precari, degli studenti, degli immigrati e dell’ex ceto medio, settori della cittadinanza da quest’ ultima sempre più di fatto esclusi e alle prese con le stesse questioni in tutta l’Europa.

L’Unione come istituzione può sperare di diventare uno stato soltanto riconoscendo l’esistenza di questa popolazione, non certo appoggiandosi su interessi ormai largamente indipendenti dalla volontà degli stati e spesso nettamente sovraordinati agli stati nazionali anche quando questi ultimi possono contare su dimensioni e pesi continentali (interessi finanziari che hanno dettato legge negli ultimi venti anni magnificando il liberismo incondizionato e che oggi continuano a dettare legge, dopo che in casi come la crisi greca hanno seriamente rischiato di trascinare l’intera Europa in una depressione dagli esiti più che incerti ed a oggi non scongiurati).

L’Unione Europea ha dimostrato nei decenni di avere la capacità e quindi la forza di riempire i suoi obiettivi economici di significati politici, solidamente fondati nel sentire degli europei ma strutturati ad un livello consapevole solo per delle élites cuturali: l’attuale situazione non permette più all’Europa di progredire nel suo percorso senza offrire elementi di democrazia formale e sostanziale ai cittadini, che solo in questo caso possono avere il tempo di accorgersi della sua esistenza e di occuparsene partecipando.

I dibattiti come quello di domani rappresentano quindi un valido contributo, che resterebbe inerte però senza la determinazione degli abitanti del continente a forzare la porta delle sedi decisionali e senza una scelta di classi dirigenti che politicamente corretto a parte esistono e sono determinanti in direzione di una costruzione realistica dello stato europeo, non ridotto a club dei potentati economici.

L’incontro verrà introdotto da Lucio Battistotti, Direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, interverranno Michele Pasca-Raymondo, vice direttore generale della Politica Regionale della Commissione Europea, Paolo Pasimeni (Occupazione, Affari Sociali e Pari Opportunità), Sabina De Luca (Direzione Generale per la Politica regionale comunitaria del Ministero dello Sviluppo Economico), Alessandra Tomai, Politiche per l’orientamento e la formazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Aldo Ciummo