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Norvegia, il turismo punta sulla varietà architettonica

 

Innovasjonnorway, che si occupa della promozione della Norvegia in Italia, individua nelle opere d’arte disseminate nel paese scandinavo un fattore per attirare visitatori e appassionati di architettura. La capitale Oslo negli ultimi anni è diventata un punto di riferimento in questo ambito.

 

Recentemente Pia Bodhal di Norsk Form, Fondazione per il Design e l’Architettura in Norvegia, ha elaborato un elenco di opere che hanno caratterizzato in profondità la fisionomia di Oslo.

Il Parco Vigeland, il Museo Munch, quello delle Navi Vichinghe e la Galleria Nazionale sono diventati percorsi privilegiati per la scoperta di questa capitale. La parte del leone la fa l’Opera House, che è stata nominata all’Architectural World Festival 2008 di Barcellona “il miglior edificio culturale”. Studio di architetti internazionali, il teatro in marmo bianco e vetro ha attirato molti appassionati di musica.

C’è poi il Centro Nazionale di Danza Contemporanea, Dansens Hus, edificio industriale ristrutturato con effetti artistici di contrasto tra novità e continuità architettonica. Molto apprezzata dalle riviste specializzate è stata anche la Chiesa di Mortensrud, nata nel 2002 con la sovrapposizione di pietre e di mattoni senza l’uso della malta, con il risultato di lasciare spazi al passaggio della luce ed ai suoi effetti estetici.

Riguardo all’arte Oslo vanta un nuovo polo museale che riunisce musei dell’arte, del design e dell’architettura nel National Museum of Art, Architecture and Design. Per chi si concentra sulla capitale Oslo, occorre menzionare il nuovo quartiere, Tjuvholmen, estensione costiera della zona di Aker Brygge, un’area destinata a quanto pare ad un rapido sviluppo.

Le informazioni base sono state tratte da materiale gentilmente concesso da Innovasjonnorway.

Islanda più accessibile che mai nel 2010

 

L' Islanda, più accessibile anche dal punto di vista dei trasporti, ha avviato negoziati di adesione alla Unione Europea. La crescita del peso dell'area scandinava nella Ue rafforza lo sviluppo dei diritti nella comunità, indirizzata verso elevati standard durante il semestre di presidenza svedese nella seconda metà del 2009

Mentre cresce la domanda turistica verso una delle località più particolari d’Europa, le nuove iniziative imprenditoriali di Iceland Express e Icelandair rendono le destinazioni islandesi agevolmente raggiungibili

 

L’Islanda non è più la meta lontana di viaggi quasi esotici per la difficoltà di organizzazione e la scarsa conoscenza della cultura. L’interesse per l’isola cresce, così come il contatto dei suoi abitanti con cittadini provenienti dal resto di quella che a quanto sembra sarà presto la comunità europea anche per Reykjavik.

Nella primavera del 2010, per quanto riguarda l’Italia, la traiettoria da Bergamo si aggiungerà al già esistente servizio estivo da Bologna, mentre le rotte da Milano incrementeranno fino a tre voli settimanali durante l’estate.

VisitIceland ha annunciato anche che dal 2011 Reykjavik si proporrà ai visitatori ed ai professionisti di ogni settore e di tutto il mondo con un nuovo centro per concerti e conferenze, una struttura ultramoderna tra il centro della capitale ed il Nord dell’Atlantico, dove sorgeva un vecchio porto.

Il design dell’opera architettonica, ispirato alla natura selvaggia delll’Islanda, avrà una spettacolare facciata di vetro, creata dall’artista Olafur Eliasson. L’edificio si estenderà per 28.000 metri quadrati e sarà composto di quattro strutture, la più grande delle quali in grado di accogliere 1800 delegati. Il centro sarà collegato ad un hotel di 400 stanze.

Oggi la Commissione Europea ha detto sì all’avvio dei negoziati di adesione dell’Islanda e in una raccomandazione presentata dal Commissario all’allargamento Stefan Fule (notizia resa nota dall’Ansa, Ndr) ha riconosciuto che l’Islanda aderisce ai valori fondanti della UE in materia di democrazia, stato di diritto e rispetto dell’uomo. Si può aggiungere che, in comune con gli altri paesi nordici, Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia, l’Islanda ha elevati standard di promozione della libertà e dei diritti, con i quali va a rafforzare l’identità della Unione Europea così come si è definita in questi decenni. Il processo di adesione sarà probabilmente completato nel 2012.

Helsinki, crescono nuove tendenze della moda

 

In Finlandia il settore trova alimento dalla riscoperta del vintage e dalle correnti che si ispirano a modelli di vita ecologici

 

Punavuori, Kruunuhaka, Toolo e Kallio sono alcuni dei quartieri dove il settore della moda finlandese è in fermento e trova nuovi spunti dalla riscoperta del vintage, sia per quanto riguarda l’abbigliamento e gli accessori che per i mobili e l’oggettistica.

I prodotti di seconda mano sono parte della tendenza ecologica che attraversa buona parte del design e della moda scandinava di questi ultimi anni, basandosi su una tradizione di per sè rispettosa dell’ambiente in queste nazioni, ma Vintage Babushka e Green Dress stanno lanciando concetti ecologici in sintonia con le considerazioni estetiche che sono al centro delle attenzioni dei consumatori e quindi si tratta di aspetti validi dal punto di vista economico.

Ogni due anni viene organizzata la Helsinki Vintage Fait, un tragitto nel passato attraverso cinquanta negozi, una traiettoria che si trasforma in una tendenza di oggi.

Vintage Babushka, gestito da tre amici, punta sul quartiere Punavuori per lanciare collezioni stagionali ed ha proposto quest’anno il tema “back to black”; Green Dress, inaugurato nella primavera del 2009, unisce il vintage all’ecologia;

vintage ansa è specializzato sull’abbigliamento giovane ed “Helsinki 10” lavora sull’usato, mentre Mekkomania è ospitato nello spazio di lavoro del parrucchiere Pinkki Paplari.

Play it again Sam è forse il più antico dei negozi vintage di Helsinki e propone anche abiti da sera e scarpe, mentre Penny Lane Boutique è noto per gli abiti da ballo e accessori.

La strada da Copenaghen a Malmo festeggia i suoi dieci anni

malmo

 

E’ lo sport il protagonista dell’insieme di eventi che segna la data della costruzione del collegamento di più di un chilometro e  mezzo che unisce Copenaghen in Danimarca e Malmo in Svezia.

In geografia la posizione relativa è quella che permette a città e province di avvantaggiarsi o comunque tenere conto della presenza di passaggi marittimi, ferrovie, nodi commerciali per svilupparsi e definire la propria identità. La nascita del ponte sullo stretto di Oresund, il 1° luglio del 2000, ha permesso la trasformazione di un’area di confine in una regione sospesa tra due paesi, potenziandone lo sviluppo e la cultura.

Quest’anno i dieci anni del ponte saranno perciò festeggiati come una vera e propria ricorrenza, perchè rappresentano una nuova situazione civica per gli abitanti delle zone coinvolte. Lo sport sarà al centro, il Matchrace nell’Oresund è una gara, prevista per giugno, che avrà inizio nel porto di Malmo e attraverserà lo stretto passando sul ponte, fino ad arrivare nel porto di Copenaghen.

Sempre a giugno, il giro di Oresund in bicicletta inizierà presso il ponte di Malmo e raggiungerà il proprio traguardo sulla piazza del municipio a Copenaghen. La particolarità della corsa è che questa farà una tappa sul traghetto per Helsingor prima di giungere a destinazione, attraversando un meraviglioso percorso: Turing Torso, Kronborg, Louisiana e Fredensborg.

Il programma dei festeggiamenti prevede anche i campionati di vela J24, che in realtà sono i campionati mondiali e quest’anno si svolgono a Malmo ed Oresund. Non viene trascurata comunque la cultura ed anzi il Festival di Malmo, la manifestazione cittadina più antica della Svezia, propone una scelta di eventi ed intrattenimenti per otto giorni, musica, teatro, danza, performance, spettacoli e intrattenimento.

Sempre a Malmo, da metà giugno a metà agosto, si svolgerà Sommarscen Malmo, con spettacoli ad ingresso libero in scena, in una città di per sè ricca di musei, dal Moderna Museet al Malmo Muséer, passando per il Form Designcenter, oltre allo Slottet Malmous, uno dei castelli rinascimentali più antichi d’Europa.

Si muove il Congresso Usa per definire la politica ambientale

 

E’ stato appena presentato un disegno di legge per regolamentare i gas a effetto serra, in contrapposizione a quello prospettato dall’EPA, l’agenzia di protezione ambientale, che due mesi fa dichiarava i gas a effetto serra dannosi per la salute umana.

di    Gabriele Tribulato Ragusa 

L’Agenzia statunitense di protezione ambientale aveva aperto la strada alla regolamentazione delle emissioni inquinanti, anche senza il parere del Congresso, già a Copenaghen, durante il vertice sul clima dello scorso dicembre. Il disegno di legge del Congresso invece bloccherebbe la  regolamentazione dell’EPA riguardo sei gas, tra cui l’anidride carbonica, il protossido di azoto e il metano, principali responsabili del riscaldamento globale, e rimuoverebbe inoltre due blocchi per un maggiore uso di biocombustibili.

Da un’analisi effettuata si evince che il 6% dei pascoli e del raccolto degli Stati Uniti potrebbe essere trasformato col tempo in boschi, causando così l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Altri critici affermano che l’effetto di limitare emissioni di gas a effetto serra sarà quello di far aumentare il prezzo del petrolio e ritardare così la crescita dell’economia.

Il disegno di legge, cui il Presidente Obama è contrario, prevede l’utilizzo cospicuo di biomasse tra cui letame, alghe, alberi e colture utilizzabili per la produzione di combustibili rinnovabili. Il presidente della Commissione Agricoltura, Peterson, afferma che l’EPA, nell’ambito del Clear Air Act, una legge per regolare l’inquinamento dell’aria varata negli anni settanta dall’Epa stessa, non possa regolare gas a effetto serra senza creare gravi danni all’economia statunitense.

La senatrice repubblicana Murkowski che sta lavorando su una risoluzione per bloccare il regolamento EPA sul biossido di carbonio, è appoggiata da 39 dei 100 senatori ed afferma di star continuando a lavorare sui voti, almeno per i prossimi due mesi. I legislatori del Congresso dicono che dovrebbero definire loro la politica ambientale e non i “burocrati non eletti”.

Al Gore ha inviato ai cittadini, tramite la sua organizzazione Re-power America, decine di migliaia di email per contrattaccare le mosse dei Repubblicani. Egli afferma «È oltraggioso. Invece che far progredire la legge sull’energia pulita e sul clima, qualcuno propone politiche che rimanderebbero gli Usa indietro di 20 anni. L’emendamento inserito nel testo è stato letteralmente il frutto delle lobby».

L’ Europa chiede garanzie per i migranti stagionali impiegati illegalmente

 

La delegazione della Commissione Libertà Civili, Giustizia ed Affari Interni del Parlamento Europeo sarà a Rosarno dal 15 al 17 febbraio.
 
 
di Aldo Ciummo
 
 
A Rosarno il 7 ed 8 gennaio la befana ha portato soltanto carbone, il residuo scuro delle garanzie democratiche. Garantite soltanto a chi è nato in Italia, concesse a malapena a chi, pur avendo conquinstato un permesso di lavoro, rimane nel limbo del lavoro sottopagato nei campi. Per altri, quelli arrivati sulle nostre coste “clandestinamente”, il riconoscimento del diritto all’esistenza è del tutto assente.  Ed il 7 gennaio ha portato alla luce anche “il carbone” dell’Europa, che deve fare i conti con i confini sui quali si gioc la scommessa di diventare una patria di diritti aperta al mondo, piuttosto che una fortezza dove si consuma una messinscena identitaria.
 
Per questo acquista una rilevanza particolare la prossima visita a Rosarno della commissione per le Libertà Civili, Giustizia ed Affari Interni (LIBE) del Parlamento Europeo, presieduta da Fernando Lopez Aguilar e composta da undici deputati europei, tra i quali gli italiani Salvatore Iacolino (vice presidente della commissione LIBE), Roberta Angelilli (vice presidente del Parlamento Europeo), Mario Borghezio, Clemente Mastella e Gianni Vattimo.
 
L’assemblea elettiva della comunità sta effettuando una revisione delle norme comunitarie in materia di immigrazione e di lavoro e chiede maggiori garanzie per i lavoratori migranti stagionali provenienti da paesi terzi ed impiegati illegalmente negli stati europei.
 
La delegazione per prima cosa incontrerà le autorità regionali di Reggio Calabria, il Presidente della regione Agazio Loiero, il prefetto Luigi Varratta ed il questore Carmelo Casabona, mentre martedì 16 febbraio si terrà una riunione con le autorità locali di Rosarno, in presenza anche del commissario straordinario per il comune di Rosarno, Domenico Bagnato.
 
Successivamente si svolgeranno due sessioni, una per consentire il confronto con i rappresentanti delle organizzazioni sindacali (CGIL, Sergio Genco, Cisl, Paolo Tramonti, UIL, Roberto Castagna) e delle associazioni agricole (CIA, Giuseppe Mangone, Confagricoltori Nicola Cilento, Coldiretti Pietro Molinaro); un altro incontro invece con i rappresentanti delle associazioni Caritas e Croce Rossa e delle ONG (LIBERA, Don Pino De Masi, ARCI, Filippo Miraglia, MSF, Rolando Magnano) che lavorano nell’assistenza agli immigrati e nella lotta alla criminalità organizzata in questa area.
 
Mercoledì 17 febbraio la delegazione si sposterà a Roma, dove incontrerà il commissario straordinario della Croce Rossa Italiana Francesco Rocca e del vice capo Missione Italia di Medici senza Frontiere, Rolando Magnano e parteciperà all’incontro con il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Chiuderà i lavori l’incontro con il procuratore anti-mafia Pietro Grasso.

Norvegia all’avanguardia nella parità, Unione Europea ancora indietro

 

Europa ancora dispari sulle pari opportunità in molte aree geografiche ed in diversi settori dell’economia, oltre che da molti punti di vista in ambito di libertà e di opportunità sociali.

Dal dislivello nelle retribuzioni alle pressioni sociali, la partecipazione femminile nella comunità non è ancora valorizzata adeguatamente. Il Parlamento Europeo ha adottato ieri con 381 voti favorevoli, 253 contrari e 31 astensioni una relazione di Marc Tarabella, deputato belga dei Socialisti e Democratici. Il documento sottolinea la necessità di rafforzare le politiche di parità tra i sessi ed in particolare di raggiungere concretamente tale obiettivo al di là delle norme generali. I piani di ripresa economici basati sul supporto all’industria tradizionale, ritenuta al centro della crisi, incoraggiano principalmente settori dove la maggior parte degli occupati sono maschi. La relazione chiede una azione mirata a promuovere l’imprenditorialità femminile ed a fornire strutture di consulenza professionale.

 Il Parlamento ha potuto osservare che il differenziale retributivo medio tra donne e uomini stagna letteralmente tra 14 e 17,4 per cento dal 2000 e questo non è certo un dato positivo in una fase in cui gli obiettivi europei si erano invece proposti di valorizzare le migliori energie sociali, scientifiche ed economiche attraverso lo stimolo di una economia della conoscenza. Il fatto preoccupante è che la Commissione non ha ancora presentato una proposta legislativa sulla revisione della legislazione vigente sulla applicazione del principio della parità di retribuzione tra donne ed uomini, senza spiegare i motivi di tale ritardo.

 Il danno maggiore che si può verificare in tempi di crisi planetaria è la riduzione delle risorse destinate ai servizi sociali ma anche di quelle mirate ad assicurare la possibilità di autodeterminazione professionale delle persone, attraverso la formazione ed il sostegno all’impresa. Associato agli altri dubbi del parlamento è l’attuale limite costituito dall’assenza di un congedo di paternità a livello europeo, dato che quest’ultimo permette anche nel frangente della nascita di famiglie un grado di libertà individuale femminile accettabile per i princìpi europei.

Nel documento i deputati toccano anche il tema della rappresentanza istituzionale, laddove nel Parlamento Europeo ci troviamo ancora con uno scarso 35% di donne elette ed anche le presidenze delle commissioni parlamentari si ferma al 40%. Un altro tema, che richiede maggiori investimenti di volontà politica nel tempo è la diffusione di una cultura meno sessista che porti la società verso una maggiore libertà femminile anche attraverso un accesso più agevole al diritto alla contraccezione ed alla consultazione in questo ambito.

 Il Parlamento Europeo nella relazione approvata appoggia apertamente la decisione del governo norvegese (che non fa oggi parte della Unione Europea) di assicurare un peso delle donne di almeno il 40% nei consigli di amministrazione delle società private e di imprese pubbliche, sottolineando come la presenza nelle strutture decisionali faccia parte dell’autopromozione delle persone nella società odierna, invitando la Commissione a considerare l’iniziativa norvegese come un esempio da seguire nella Ue.

Aldo Ciummo

Nulla di fatto sull’accordo USA – UE sulla riservatezza dei dati

 

Il Parlamento Europeo ieri ha rifiutato di approvare l’accordo previsto sul trasferimento dei dati bancari agli Stati Uniti, sottolineando problemi emersi in materia di reciprocità nella formulazione dell’accordo

Il testo firmato tra gli Usa ed i 27 stati membri della Ue riguardo ai dati bancari che erano stati oggetto di una divergenza tra Usa e Ue dopo l’istituzione di un centro di “stoccaggio” dei dati europei in Svizzera da parte della società SWIFT, non potrà entrare in vigore. Con l’operazione di trasferimento in Svizzera da parte della società SWIFT si era aperto il problema di una ridefinizione dei rapporti tra Usa e Ue nella gestione di questi dati dei cittadini europei, informazioni che precedentemente erano conservate anche negli Stati Uniti.

L’assemblea elettiva dei ventisette ha respinto ieri l’accordo, con 378 voti favorevoli, 196 contrari e 31 astenuti, invitando di conseguenza la Commissione ed il Consiglio della Unione Europea ad attivarsi su un nuovo testo, conforme alla Carta dei diritti fondamentali. Jeanine Hennis-Plasschaert (Liberali, Olanda) ha affermato che le norme sul trasferimento e sulla conservazione dei dati contenute nell’accordo non sono proporzionate rispetto all’obiettivo della loro raccolta.

La Commissione europea l’altroieri in una lettera al presidente del Parlamento Jerzy Buzek ha annunciato che, nelle prossime settimane, adotterà delle proposte per giungere ad un accordo a lungo termine. I deputati col voto di oggi hanno ribadito i princìpi enunciati nella risoluzione approvata il 17 settembre 2009. Il documento in questione, votato nel settembre 2009, chiedeva che si rispettassero pienamente i diritti dei cittadini dell’Unione Europea in materia di protezione dei dati personali, limitando la raccolta delle informazioni alle finalità di contrasto al terrorismo e compatibilmente con l’equilibrio tra sicurezza e libertà civili.

Aldo Ciummo

Leonardo Domenici in Europa: “basta paradisi fiscali”

 

Il Parlamento Europeo si sta concentrando sulle misure concrete applicabili per recuperare i crediti fiscali, auspicando per questo uno scambio automatico ed efficiente di informazioni tra la Comunità ed i paesi terzi.

 

Leonardo Domenici (Socialisti e Democratici) ha visto approvata con 554 voti favorevoli, 46 contrari e 71 astensioni la sua relazione. Il Parlamento Europeo quindi condanna il ruolo svolto dai cosidetti paradisi fiscali, ma soprattutto spinge gli stati membri ad adottare sanzioni contro l’evasione fiscale e la fuga illecita di capitali che accompagna il fenomeno.

Con il documento approvato, l’assemblea propone anche l’istituzione di un registro pubblico della Ue che elenchi le imprese che hanno creato società finalizzate all’evasione. Un problema che l’Unione Europea dovrebbe risolvere, se intende avere a disposizione risorse per la ricerca, l’investimento e le strutture sociali, è l’abuso di domicilio e proprietà fittizi creati allo scopo di evitare di pagare le tasse nell’effettivo paese di domiciliazione.

Il Parlamento si sta orientando verso un sistema più stringente di regole riguardo ai fondi alternativi, domiciliati in un paese terzo, perchè siano subordinati a norme fiscali compatibili con i princìpi europei se intendono ottenere licenza di commercializzazione nella UE. Che poi vuol dire che la Comunità non accetta che si possano privatizzare tutti gli utili e trasferire nella società civile e nel settore pubblico tutte le perdite. Ma una iniziativa di questo tipo dovrà coinvolgere tutte le istituzioni dell’Unione Europea e non potrà realizzarsi senza la Commissione, che è l’organo esecutivo.

Un accordo globale su questa materia ha bisogno dell’adesione di stati come Singapore, Hong Kong, Macao, Dubai e Ghana, nazioni che attualmente non favoriscono affatto lo scambio di informazioni in materia fiscale.

Questo però non è l’unico problema, dal momento che anche nel nostro continente non esiste un vero modello di perfezione fiscale e l’evasione è possibilissima e forte. Il Parlamento Europeo ha proposto un prelievo speciale sui movimenti di capitale da e verso giurisdizioni non cooperative in materia di controllo fiscale e ha chiesto anche di non riconoscere lo status giuridico delle società create in stati di questo tipo (paradisi fiscali).

Un’altra proposta, venuta dall’assemblea eletta, è l’introduzione di una base imponibile consolidata per affrontare più agilmente le pratiche fiscali in tutti gli stati. Si tratta senz’altro di argomenti tecnici ma le difficoltà di territori che non possono ottenere fondi nazionali e comunitari per scuola, impresa, ricerca e sicurezza derivano appunto dal fatto che una percentuale numericamente molto bassa della popolazione europea e mondiale letteralmente prende i soldi e scappa, socializzando ogni perdita e privatizzando i profitti, fenomeno che è stato peraltro all’origine della crisi mondiale, i cui autori stanno massicciamente venendo reintegrati ai vertici di banche, imprese e società di consulenza di dimensioni planetarie o quasi tali.

Aldo Ciummo

Strasburgo, in crescita il ruolo del Parlamento Europeo

 

Il Parlamento Europeo ha approvato i princìpi da attuare nell’accordo di cooperazione con la Commissione. I cambiamenti riflettono l’accresciuta importanza dell’assemblea dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona.

 

di     Aldo Ciummo

Le responsabilità politiche ed il coordinamento legislativo tra Commissione e Parlamento Europeo sono sotto revisione.  L’approvazione dei nuovi indirizzi di Strasburgo da parte del Presidente della Commissione Europea Manuel Barroso riflette l’accresciuta importanza dell’organo elettivo della Ue.

Alla fine del mese scorso, i negoziatori delle due istituzioni hanno raggiunto un accordo, che è stato seguito da un voto del Parlamento Europeo sull’insieme di princìpi stabilito.

L’accordo è vincolante per i prossimi cinque anni e quindi rappresenta una base per l’avviamento del Trattato di Lisbona, che prevede appunto una maggiore garanzia di partecipazione dei cittadini, attraverso l’azione di controllo e di proposta del Parlamento Europeo e allo stesso tempo introduce una forte presenza dell’esecutivo (la Commissione) come voce e braccio della volontà europea nel mondo.

Il presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek, ha affermato che questo accordo quadro stabilisce le nuove regole sulla base delle quali l’organo eletto dagli europei e la Commissione nominata dal Parlamento lavoreranno insieme quotidianamente.

Entro giugno del 2010 inizierà una seconda fase dei negoziati, che, dopo il completo insediamento della Commissione, porterà ad un accordo quadro più dettagliato e dotato di obiettivi più avanzati, un testo che dovrà passare per l’approvazione del Parlamento Europeo riunito in sessione plenaria, cioè per esaminare intensivamente le linee di indirizzo principali della politica comunitaria.

La novità è rappresentata certamente dall’impegno della Commissione di rispettare il principio della parità di trattamento tra Parlamento e Consiglio, per quanto riguarda l’accesso alle riunioni ed alla documentazione completa delle riunioni della Commissione con gli esperti nazionali.

Tradizionalmente il Consiglio della Unione Europea che riunisce i ministri degli esecutivi nazionali raggruppati nei singoli settori di competenza (Economia, Agricoltura, etc…) è stato privilegiato, sottolineando il ruolo degli stati nazionali componenti la comunità.

Viene introdotto quindi un diverso grado di controllo e di partecipazione dei cittadini, attraverso la crescita del peso attribuito al Parlamento Europeo, una importanza che l’assemblea di Strasburgo si è ritagliata progressivamente fin dalla sua prima elezione diretta nel 1979.

Un altro elemento che va nella direzione di un controllo effettivo del Parlamento (sulle vicende dell’esecutivo e quindi del concreto governo dell’Europa) è la comparsa di un’ora di interrogazioni con i Commissari nelle sessioni plenarie del Parlamento Europeo. In tali occasioni potranno essere interpellati anche l’Alto Rappresentante dell’Unione per la Politica Estera e la Sicurezza, divenuto una sorta di Ministro degli Esteri dell’Unione Europea in base al Trattato entrato in vigore alla fine del 2009, il Trattato di Lisbona il cui iter è stato tanto tormentato e discusso in ogni paese e in alcuni fonte di lunghe divisioni trasversali agli schieramenti politici.

Sostanziale è anche l’impegno assunto dalla Commissione riguardo al seguito concreto da dare alle richieste di iniziativa legislativa, l’esecutivo europeo infatti sarà tenuto ad informare il Parlamento sulle azioni intraprese entro tre mesi ed a presentare una proposta legislativa entro un anno in conseguenza delle richieste avanzate dal Parlamento Europeo.

Una svolta emerge pure nella questione della politica estera, settore nel quale più problematica è la capacità di controllo da parte dei cittadini e in cui si esprime in maniera visibile la presenza di strutture tipiche dello stato, anche di una nazione di tipo nuovo quale l’Unione Europea: il Parlamento Europeo sarà protagonista dei negoziati internazionali e otterrà lo status di osservatore (attraverso il Presidente della delegazione del Parlamento) nelle conferenze internazionali.

Di questo capitolo, destinato a diventare sempre più significativo, in un pianeta globalizzato dove gli attori macroregionali svolgono un compito di raccordo fondamentale tra stati indeboliti da protagonismi locali e correnti transnazionali di diversa natura, fa parte anche la definizione del Servizio Europeo per l’Azione Esterna (SEAE), argomento apparentemente tecnico, ma in realtà corpo diplomatico che segnerà la presenza concreta dell’Europa e degli interessi dei suoi cittadini nel mondo.

La Commissione Europea, in base agli accordi di cui si è parlato in questo articolo, appoggerà il Parlamento nei negoziati necessari a garantire la piena responsabilità del SEAE davanti ai cittadini, soprattutto con una procedura chiara di nomina dei rappresentanti speciali e degli ambasciatori.