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Mentre i partitini di sinistra se le danno tra loro qualcuno attacca i lavoratori

Logo antifascista, simbolo ed idea lasciato in mano a poche realtà studentesche, operaie e politiche. La ripresa di fenomeni squadristi travalica gli attacchi ai danni di categorie dipinte come marginali dai principali autori del panorama mediatico odierno in Italia e colpisce direttamente il grande dimenticato degli ultimi venti anni: il lavoro, base della costituzione repubblicana italiana, soggetto messo nell'angolo da molte delle politiche europee ed argine storico nel continente alle degenerazioni ultracapitaliste, fasciste e nazionaliste

 

L’aggressione di ieri ai lavoratori dello stabilimento Agile dell’Ex Eutelia da parte di un gruppo di vigilantes dell’impresa riempie le pagine dei giornali e allarma sulle conseguenze del vuoto creatosi a sinistra

Ieri, una sede di una società in procinto di licenziare gran parte dei suoi dipendenti e nella quale molti  lamentano un mancato pagamento degli stipendi prolungatosi per mesi, è stata teatro di un’irruzione da parte di vigilantes privati dell’azienda, che in questo modo ha cercato di sgomberare lo stabile dall’occupazione di una ventina di dipendenti che protestavano contro la situazione di disagio creatasi. I promotori della protesta hanno chiamato le forze dell’ordine che hanno mediato tra le parti.

L’episodio avvenuto in zona Tiburtino, al di là delle considerazioni sulle forme di protesta adottate, evidenzia la condizione di debolezza in cui si sono venuti a trovare i lavoratori (di un’azienda che fornisce consulenza nel trattamento di dati sensibili ad organismi istituzionali), che infatti non ricevendo retribuzione ed essendo messi in mobilità hanno agito nell’obiettivo di autotutelarsi.

Al di là delle modalità intimidatorie utilizzate da coloro che rappresentavano l’azienda e che sono state riportate dai mezzi di comunicazione, (i dettagli saranno probabilmente da accertare) si può però notare chiaramente la grave situazione venutasi a creare in Italia ed in molti altri paesi, dove interessi contrapposti si scontrano senza più mediazioni, in alcuni casi (quando a prendere l’iniziativa sono lavoratori precari o immigrati, ad esempio) per assenza di alternative, in altri, quando ad attaccare sono i soggetti che detengono i meccanismi decisionali e finanziari, perchè si è delineato un panorama sociale che offre mano libera contro i soggetti che hanno meno forza contrattuale.

Questa situazione viene sancita in modo crescente da indicazioni istituzionali (la trasformazione dell’immigrato clandestino in bersaglio dell’azione giudiziaria e della ostilità pubblica, la normalizzazione della flessibilità a senso unico in cui la duttilità è solo da parte del lavoratore ecc…) ed esplode in episodi eclatanti in tutta Europa (si ricordi la terribile notizia delle squadracce di poveri pagate per attaccare gli immigrati sindacalizzati in Grecia).

La compressione dei diritti  è conseguenza di un contesto globale che vede la marginalizzazione del lavoro come una caratteristica dell’epoca. Laddove la crisi economica ed i ritardi decennali rendono la situazione sociale più dura, la difficoltà delle fasce più colpite è aggravata dalla divisione e dall’astrazione delle rappresentanze politiche di sinistra, più impegnate a combattersi tra loro ed a difendere simboli fuori dal tempo che a mettere il naso per strada.

L’Europa occidentale ha incluso il lavoro nei suoi capisaldi ed ha sempre cacciato quelli che lo volevano sottomettere, da una parte all’altra del continente. In Francia la mobilitazione popolare nel ’34 ed in Inghilterra la difesa operaia dei quartieri umili nel ’36 hanno bloccato colpi di stato, e dove i regimi corporativi sono caduti molto più tardi come in Spagna, i fascismi si erano affermati con il supporto militare di governi esterni, tra questi c’era l’Italia, che ha dei motivi storici in più degli altri per fare attenzione al deprezzamento dei princìpi democratici, come il diritto alla difesa del lavoro e della libertà.

Aldo Ciummo

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