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Salute per tutti negli Usa, l’America è ancora più libera

 

la statua della libertà

Per molti degli immigrati che arrivavano negli Usa, questa è stata la prima tappa di un tragitto spesso tragico, ma da quel percorso è nata una società aperta. La stessa duttilità è scarsa in altre parti del mondo sviluppato ed oramai manca del tutto nelle culture politiche che per lungo tempo furono all'avanguardia nella promozione della tolleranza ma che ora sono impotenti a promuoverla nella realtà fuori dal chiuso delle loro sedi ufficiali, perchè intente a dividersi ed estinguersi attraverso riti sclerotici.

Il voto favorevole della Camera ha avviato stanotte la legge che darà agli americani un diritto la  cui assenza pesava come un macigno nella società, adesso toccherà al Senato. Ted Kennedy si battè tutta la vita perchè la salute fosse garantita ai suoi concittadini

 

 

di    Aldo Ciummo

 

La Camera dei deputati degli Stati Uniti questa notte ha votato 220 a 215 per la riforma sanitaria promossa da Barak Obama. Nancy Pelosi, la speaker della Camera ha ricordato lo sforzo di una vita di Ted Kennedy, l’americano di origine irlandese che per anni ha lavorato all’introduzione del diritto alla salute per tutti negli Stati Uniti.

La riforma prevede assistenza sanitaria nei confronti di 36 milioni di cittadini  americani che non godevano di alcuna copertura, e che non ne godono tuttora, perchè la legge deve passare anche al Senato e lì sarà più difficile dato che la maggioranza democratica è sul filo del rasoio.

Se la proposta passerà, potrebbe coprire il 96% della popolazione nell’arco di dieci anni. Il costo stimato è di 1200 miliardi di dollari. I datori di lavoro avranno l’obbligo di assicurare i dipendenti e sarà vietato alle assicurazioni alzare il prezzo delle polizze per le persone anziane e malate.

Apparentemente “settoriale”, questa notizia è, dopo l’elezione a Presidente degli USA di un cittadino di colore senza perenni appoggi di partito alle spalle, l’annuncio di forti trasformazioni nella nazione che assieme al Regno Unito tenne ferma per l’Europa la garanzia della libertà dal 1915 (inizio della Prima guerra mondiale) al 1989 (caduta del muro di Berlino).

L’elezione del rappresentante di una minoranza a presidente di tutti e l’introduzione di un importante diritto sociale tradizionalmente estraneo al sistema politico e istituzionale statunitense appaiono chiaramente come una pietra tombale sull’immagine di una società immutabile, immagine largamente imposta dalla ripetizione ad nauseam in una parte consistente della società italiana ed europea.

Nata da argomenti fattuali come alcune strategie economico militari dell’ultimo decennio e squilibri effettivamente esistenti, la critica agli Usa ha assunto negli ultimi anni caratteri legnosi difficilmente sopportabili da una società aperta, specialmente se si avversa senza riserve ogni tipo di razzismo.

Il voto del novembre 2008 dei cittadini americani e quello della Camera di ieri lasciano davvero pochi argomenti per sostenere, per ragioni arcaiche di avversione ideologica riguardo agli Stati Uniti e al mondo anglosassone, che negli Usa vi sia una società chiusa, che non vi sia spazio per significativi cambiamenti o, sfiorando l’assurdo, che manchi la coesione sociale.

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