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In Germania anche il Papa è una donna

Una chiesa a Berlino

Laddove la società fa gradualmente i conti con la secolarizzazione, anche le agenzie di socializzazione più radicate nella tradizione riconoscono il peso prezioso di tutte le parti della popolazione, altrove anche le istituzioni laiche per assicurare un minimo di equilibrio sono costrette a ricorrere alle quote e neppure le applicano

Un vento nuovo soffia proprio laddove i valori parevano immutabili, le chiese: è il segnale di cambiamenti profondi nelle società europee, però quasi esclusivamente a nord. 

A metà della scorsa settimana le agenzie hanno dato una notizia estera particolare: una donna, Margot Kaessmann, è il nuovo Papa della chiesa evangelica tedesca. Vescovo di Hannover da circa dieci anni, Kaessmann ha alle spalle un divorzio. Lungi dall’essere uno sparuto gruppo di base, il Consiglio evangelico tedesco rappresenta 25 milioni di fedeli in Germania e riunisce 22 chiese regionali. Il vescovo di Berlino Wolfgang Huber, che ricopriva l’incarico, andrà in pensione. Una società adulta, almeno in materia di uguaglianza, informa di sè ogni istituzione.

Le culture religiose e laiche dei diversi paesi e delle distinte aree geografiche sono fenomeni diversi, perciò assumere che alcune siano migliori sarebbe un superficiale atto di esterofilia, però è lecito domandarsi come sia possibile che nel Mediterraneo d’Europa cattolico ed ortodosso facciano fatica ad affermarsi le più elementari abitudini di parità (in diversi ambiti, ad esempio non si registrano molti casi di immigrati candidati e soprattutto effettivamente eletti e insediati in cariche significative) e che la parte non laica e non secolarizzata della cultura si sia fatta strada così a fondo nella mentalità generale che probabilmente vedremo molto prima un papa non europeo che “una presidente” del Consiglio.

Una settimana prima, cioè un paio di settimane fa, il sinodo della Chiesa Luterana di Svezia aveva votato a maggioranza a favore della possibilità di sposarsi in Chiesa per le persone dello stesso sesso che lo desiderino con una decisione analoga a quelle prese dallo stato svedese a maggio. La proposta era stata approvata da 176 dei 249 votanti in seno alla chiesa maggioritaria (il 74% degli abitanti dello stato scandinavo vi aderiscono secondo le più accreditate statistiche). Riguardo alle leggi, il Governo di Stoccolma garantisce esattamente lo stesso status alle coppie dello stesso sesso sposate, rispetto alle altre, fin dallo scorso primo maggio. Un arcivescovo svedese ha dichiarato che “da un punto di vista biblico, il comandamento dell’amore è più importante di tutti gli altri che possono essere trovati nelle Scritture”.

La Svezia, avanguardia nell’accordare alle coppie dello stesso sesso la possibilità dell’adozione, vede in avvenimenti come la decisione ecclesiastica di due settimane fa una sorta di gara tra il pubblico ed il religioso nel garantire l’inclusione delle minoranze. La presa di posizione del clero locale riflette l’ampia accettazione di cui beneficiano omosessuali e lesbiche in Svezia, situazione che si potrebbe dipingere in modo più completo aggiungendo due notizie minori: 749 bambini, in un paese con una popolazione non enorme, vivono sotto il tetto di genitori adottivi dello stesso sesso, nella stragrande maggioranza entrambe donne (706) e l’incremento, questo autunno, di membri reputati conservatori all’interno del sinodo che rende evidente l’accettazione dei cambiamenti da parte del nocciolo duro della comunità religiosa maggioritaria nel paese.

In una prospettiva di Europa sempre più aperta a tutte le sue componenti, le trasformazioni che avvengono anche in seno alle agenzie di socializzazione tradizionalmente più potenti (come nel caso della chiesa luterana svedese) e che vanno nella direzione di eliminare tutti gli ostacoli incontrati dalle minoranze e le abitudini alla piena valorizzazione di componenti anche maggioritarie della società (e che più validamente partecipano al suo arricchimento come nel caso della della Germania), sono cambiamenti che definiscono l’Europa nel suo insieme come società aperta all’integrazione, forte delle proprie linee di sviluppo storiche e proiettata in una competizione prima di tutto civile così con quelli che sono i suoi primi partner anche più avanzati nella secolarizzazione, come gli Stati Uniti, come con territori che sono in tutta evidenza rimasti gravemente indietro in varie parti del mondo.

Aldo Ciummo

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