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Lo storico Gunnar Wetterberg: “il nord Europa farebbe meglio insieme”

 

Un'aurora boreale, simbolo del nord estremo per gli europei

Un'aurora boreale, simbolo del nord estremo per gli europei. Qualcuno immagina una vera e propria fusione dei paesi del nord del continente, già fortemente legati in una serie di istituzioni ed iniziative. Ma questi paesi sono entrati o stanno per entrare a far parte già di un sogno che forse in modo unico ha vinto nel tempo sulla realtà: l'Europa Unita

La proposta dello studioso mira a rendere i cinque paesi nordici di Svezia, Finlandia, Danimarca, Norvegia e Islanda più consapevoli del loro peso e del ruolo che potrebbero giocare nelle arene internazionali, ma non è molto realistico allo stato attuale

 

Lo storico svedese Gunnar Wetterberg ha scritto, sul giornale Dagens Nyteher, che il Nord Europa dovrebbe considerare l’opportunità di unirsi in un “blocco di ghiaccio” capace di giocare un ruolo più incisivo nei commerci, negli scambi culturali e nella cooperazione. La regina di Danimarca,  Margrethe II sarebbe la rappresentante secondo l’ipotesi tracciata dallo studioso. Non mancano paralleli storici, come l’unione di Kalmar che ha visto fusi Svezia, Danimarca e Norvegia tra 1397 e 1523, governati all’epoca, con una curiosa assonanza, da una regina danese che si chiamava Margareta.

Vero è che difficilmente si potrebbe ignorare sulla scena mondiale un’ area nordica stretta da rapporti ancora più intensi di quelli che i cinque paesi in questione (Svezia, Finlandia, Danimarca, Norvegia ed Islanda) già intrattengono tra loro all’interno del Consiglio Nordico, ma è pure vero che una collaborazione molto stretta esiste nella realtà e che tutte le questioni attinenti i limiti degli stati nazionali oggi stanno sfumando in un’immagine del tutto inedita nell’ambito dell’Unione Europea (di cui fanno parte la Svezia, che attualmente ne è presidente di turno molto attivo sui temi dei diritti, dell’istruzione e dello sviluppo sostenibile, la Finlandia e la Danimarca) e dello Spazio Economico Europeo (di cui fanno parte la Norvegia e l’Islanda, che ha chiesto di entrare anche nella UE e che molto probabilmente vedrà la sua richiesta accettata in tempi rapidi).

Ma gli studiosi, si sa, trovano sempre qualche elemento che avvicina i loro sogni alla realtà e Wetterberg afferma che armonizzando l’economia e le leggi che la riguardano nel continente, nuove istituzioni come l’Unione Europea e lo Spazio Economico Europeo hanno finito per rendere più facile, per i paesi del nord Europa, superare le differenze che pure esistono ed avvantaggiarsi delle affinità che restano nella vita di tutti i giorni. Con venticinque milioni di abitanti, tantissime risorse e competenze in gran parte condivise, argomenta il professore, il Nord potrebbe portare avanti i propri progetti con un certo successo. E si potrebbe tranquillamente aggiungere alle riflessioni di Wetterberg un punto in più a favore del suo desiderio, notando che anche l’Unione Europea e l’occidente in generale si avvantaggerebbero di iniziative più forti da parte di nazioni che anche singolarmente hanno dato in questi decenni un enorme apporto alla promozione dei diritti, seconde probabilmente soltanto all’UK.

Opinioni a parte, però, lo stesso Wetterberg si  rende conto che ciò che è legittimamente auspicabile sulla carta non ha molta probabilità (e forse allo stato attuale neppure molta utilità) di concretizzarsi. Difatti, ci sono diverse lingue ed in ogni caso differenti storie e culture indipendenti nel Nord Europa, inoltre l’area scandinava non è, ferma restando la sua particolarità intessuta di alta qualità della democrazia e coesione sociale, un territorio unico staccato dal resto d’Europa, ma piuttosto un insieme di culture estremamente legato (da una serie di somiglianze storiche e sociologiche) con una vasta fascia del nostro continente comprendente Regno Unito e Olanda, è lecito immaginare che i paesi dell’estremo nord proseguiranno quindi l’evoluzione delle loro caratteristiche autonomamente, integrandosi sempre di più nella vicenda europea ed occidentale.

Aldo Ciummo

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