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Energia elettrica più cara in UK con l’esaurimento delle riserve nel Mare del Nord

Deputati di diversi partiti hanno portato al centro del dibattito i costi dell’energia per i cittadini, ma le opzioni politiche sono limitate laddove entrano in gioco fattori strutturali

 

Si parla di energia alla camera dei Comuni, la camera bassa del Parlamento britannico, politici laburisti come John Grogan danno battaglia alla propria stessa maggioranza, ma in senso lato soprattutto ai “privilegiati” con una critica “alla Tremonti” alle maggiori aziende del settore nel Regno Unito:  British Gas,  E.O.N,  EDF Energy,  Npower,   Scottish & Southern   e   Scottish Power sarebbero da investigare a causa della scarsa percentuale di riduzione dei prezzi delle materie prime lasciata arrivare ai cittadini, per i quali anzi complessivamente le spese aumentano.  Socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti come tendenza, come da noi direbbero magari l’ex-An, associazioni dei pensionati, gruppi cattolici e tutti quelli che episodicamente fanno ancora riferimento alla centralità del lavoro e alla realtà sociale, come ambienti del politico.

Nel Regno Unito, dove il consumo e i suoi diritti sono oggetto di numerosi dibattiti, la mozione in Parlamento è stata sostenuta da una cinquantina di deputati conservatori e liberaldemocratici e quindi pur essendo promossa da un laburista si configura come un’iniziativa “antisistema” nell’UK che a detta di tutti si prepara al dopo Brown. Il ricambio al Governo però è ancora visto dalla maggioranza degli inglesi con un pò di diffidenza, i Conservatori, l’ultima volta (parecchio tempo fa davvero) che governarono “fecero i Conservatori” e i sudditi di Sua Maestà che alla coesione sociale ed ai diritti concreti ci tengono molto di più che ai simboletti, se lo ricordano bene.

Che i fornitori non si facciano concorrenza non sarebbe la prima volta che accade, ma non è solo per questo che i prezzi del gas per uso casalingo in Inghilterra quest’anno sono il doppio rispetto a dieci anni fa e che l’energia elettrica costa circa il 50 per cento in più, e tra sette anni secondo le previsioni più accreditate potrebbe costare il quadruplo. Sono tempi un pò duri per Londra da un punto di vista energetico, perchè alle dinamiche impresse ai prezzi dalla crescente domanda cinese, indiana, brasiliana, si aggiunge l’inesorabile impoverimento delle riserve del Mare del Nord, giacimenti che non sono infiniti. Altri paesi come la Norvegia hanno lo stesso problema: anche il Regno Unito a quanto sembra sta pensando di affrontarlo con un programma di investimenti a tutela delle generazioni future. Ma, come si sa, farsi una pensione costa.

Aldo Ciummo

 

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