• i più letti

  • archivio

  • RSS notizie

    • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.
  • fin dove arriva la nostra voce

  • temi

  • Annunci

STORIE D’ EUROPA | Quanto è difficile fare i portoghesi in Europa

 

 

Dentro la nostra Europa e fuori dalla Televisione c'è anche questo, se lo teniamo fuori non c'è nessun allargamento    FOTO di Aldo Ciummo, Roma, 2008

Dentro la nostra Europa e fuori dalla Televisione c'è anche questo, se lo teniamo fuori non c'è nessun allargamento FOTO di Aldo Ciummo (Roma)

L’Europa sta traendo linfa dall’apertura, al suo interno come oltre i suoi confini, ma per diventare europei occorre molto tempo, e perchè venga riconosciuto, a volte anche molto di più

 

 

 

 

 

 

Aurora De Freitas ha oggi 65 anni, 41 li ha spesi combattendo per i diritti dei suoi connazionali immigrati in Francia, non immigrati da terre lontanissime, afflitte da guerre o carestie, ma da un paese europeo, il Portogallo. Ieri l’Europa l’ha premiata per questo, con un premio che suona un pò come un simbolo stakanovista prestato al capitale, The Single Market Award, attribuito dalla Ue a una persona o organizzazione che ha migliorato con la propria azione il mercato interno, De Freitas forse lo ha fatto, ma soprattutto ha aiutato il volto sociale e autogestito dell’altra Europa, aiutando i cittadini portoghesi fin da quando questi non erano cittadini comunitari o lo erano con un sospetto di inadeguatezza sulle spalle, come i romeni e i bulgari oggi, come tutti quelli che, diceva Pasolini nel “Caos”, nelle sue rubriche, hanno la pelle e il volto bruciati dal sole delle epoche contadine, dal mestiere di vivere.
 
E’ singolare che solo una parte del proprio impegno venga ricosciuta a questa persona, la parte che ha migliorato le relazioni commerciali, solo la punta dell’iceberg in una società dove il contributo dell’attivismo dal basso da parte degli immigrati e delle comunità locali nelle province, nelle periferie, è il motore di quella integrazione reciproca che sta dipingendo l’Europa di oggi e che costruirà quella di domani, con la lenta apertura alle culture anche più lontane che continuamente si innestano in quelle di approdo, all’Esquilino come nelle banlieues parigine. Ed è limitativo riconoscere lo sforzo di una vita “politica” nel senso più significativo del termine, soltanto a chi oramai ha assunto già da ventitrè anni la patente di europeo.
 
Ma questa storia, la storia di una donna che trova lavoro come operaia e cucitrice a sedici anni, che a ventiquattro si trasferisce in Francia dove per altri diciotto anni sarà una extracomunitaria soggetta a tutta la precarietà con il suo corollario di permessi e di sfruttamento del lavoro, ma dedicherà tutto il suo tempo libero ad assistere gli altri immigrati del suo paese, il Portogallo, andando a lavorare all’alba per avere poi il tempo di confrontarsi con le istituzioni, fa pensare a molte altre storie velate dalla distrazione dell’efficenza contemporanea e dalla patinatura della comunicazione-spettacolo. Anche perchè come accade oggi con ungheresi e slovacchi, questa storia non è finita con l’accesso alla Ue. Ancora nel 2004 Aurora ha dovuto intraprendere una campagna per rendere più facile per la comunità portoghese avere la residenza in Francia, e lo stato da cui proviene è un membro della comunità fin dal 1986 ! Quanti anni ci vorranno perchè i cittadini dei Balcani siano considerati alla pari degli europei dei membri “doc” e quanti ce ne vorranno ancora perchè la società europea riconosca gli immigrati anche dagli altri continenti come persone e non soltanto come numeri destinati ad alimentare il mercato?
 
Il premio che Aurora De Freitas ha ricevuto è un premio, è scritto nel riconoscimento, ai cittadini che hanno compreso che lottare per i diritti all’interno di questo mercato è qualcosa per cui vale la pena di spendersi. “Faccio queste cose perchè non mi piace vedere la gente soffrire” ha dichiarato Aurora nel ricevere il Single Market Award, probabilmente sono tanti gli immigrati interni, comunitari e non, che la pensano come lei. Il migliore riconoscimento per loro sarebbe un’ Europa che non li vede soltanto come un grande mercato.
 
 
Aldo Ciummo

Annunci

La comunità guarda ai Balcani

 
 

Centro di Bruxelles, capitale europea                                      FOTO di Aldo Ciummo

Centro di Bruxelles, capitale europea FOTO di Aldo Ciummo

Nel 2010 ci sarà una liberalizzazione dei visti attribuiti ai cittadini dei Balcani, Croazia vicinissima all’ingresso, le domande dei paesi candidati sono sotto esame

Nel 2010 le istituzioni comunitarie porteranno avanti una notevole liberalizzazione dei visti attribuiti ai cittadini dell’ est più vicino all’Italia. Oggi la Commissione ha adottato la strategia annuale sull’allargamento dell’Unione, sottolineando i progressi compiuti dai Balcani occidentali. Si è deciso di raccomandare l’apertura di negoziati per l’adesione con la Macedonia ma, soprattutto, ci sarà nel 2010 una notevole liberalizzazione dei visti.

Olli Rehn, Commissario all’allargamento ha dichiarato “in questo difficile contesto di crisi economica, le domande di adesione dell’Albania e del Montenegro sottolineano il costante potere d’attrazione dell’Unione ed il nostro ruolo nel promuovere stabilità”. Il fatto importante nel 2010 sarà l’esenzione dai dall’obbligo di visto per i cittadini dell’ex Repubblica iugoslava di Macedonia, del Montenegro e della Serbia, che sarà seguito da una proposta analoga per Albania e Bosnia-Erzegovina a patto che rispettino le condizioni stabilite.

Rehn si è espresso anche riguardo alla Turchia, affermando che il paese asiatico ha rinnovato il suo impegno nelle riforme politiche e che i progressi nel negoziato di adesione dipendono dalle novità nel campo dei diritti. Ci sarebbe da aggiungere che se è vero che la normalizzazione dei rapporti tra Turchia ed Armenia è importante, lo sarebbe altrettanto l’effettivo rispetto dei diritti politici dei curdi, e c’è da augurarsi che l’Europa non venga meno alla sua tradizione in materia di diritti umani a causa di considerazioni di carattere strategico che finora hanno pesato tristemente sulla questione curda, indimenticabile non soltanto per la sinistra, che finchè è ancora esistita in Italia ha messo in luce la questione, ma per tutti gli europei se come tali vogliamo chiarirci quali sono i diritti umani essenziali per tutti sui quali non si deve recedere.

La Crozia si trova molto bene nel raggiungimento dei parametri anche grazie ad un accordo con la Slovenia oltre che per il riordino del sistema giudiziario e della pubblica amministrazione. I negoziati dovrebbero concludersi l’anno prossimo. Il Montenegro ha chiesto di aderire alla UE nel dicembre 2008, la Commissione sta preparando un parere, come richiesto dal Consiglio dell’Unione Europea, ma le elezioni politiche hanno rispettato quasi tutti gli standard internazionali quindi sembra che il parere sarà positivo. Resta da consolidare lo stato di diritto.

L’Albania ha chiesto di aderire in aprile e le elezioni politiche si sono svolte in condizioni di sufficiente regolarità. Chi deve accelerare di molto le riforme fondamentali se vorrà accedere alla UE è la Bosnia Erzegovina, manca nella classe politica bosniaca una visione condivisa del rispetto dei requisiti richiesti dalla Commissione.

La Serbia ha cooperato con il Tribunale Penale Internazionale per la ex Yugoslavia, ma non ha dimostrato un atteggiamento lineare nelle questioni interne al Kosovo, dove la missione UE per lo stato di diritto Eulex è ormai operativa in tutto il paese. Il Kosovo è tuttora un groviglio dove la criminalità e la scarsa protezione dei diritti della minoranza serba rappresentano un ostacolo concreto. Non per niente la Commissione ha elaborato per un documento separato che propone di avvicinare alle Ue i cittadini kosovari tramite un dialogo sui visti e in prospettiva di un accordo commerciale, azioni che potranno vedere la luce solo dopo che le condizioni fissate risulteranno raggiunte.

Aldo Ciummo