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La Commissione Europea rifà i conti della spesa agricola

 

campagne coltivate ad Ortona (CHIETI)

campagne coltivate ad Ortona (CHIETI)

Ancora oggi lo sviluppo rurale assorbe gran parte delle risorse economiche e delle preoccupazioni della UE

La Commissione Europea ha deciso che gli stati membri dovrenno restituire 214,6 milioni di euro di spese agricole indebitamente sostenute. Tali somme riconfluiranno nelle casse comunitarie.
Le principali rettifiche riguardano la Francia (41 milioni di euro per il solo 2007), la Spagna (quasi 32), Paesi Bassi (16,6), l’Ungheria (12); la Polonia (10).
L’utilizzo dei finanziamenti infatti deve sottostare alla normativa comunitaria, soprattutto con riguardo all’adempienza dei controlli della spesa agricola. Gli stati sono responsabili dell’attuazione della Politica Agricola ma spetta alla Commissione controllare che valorizzino i fondi nel modo previsto. Marianne Fischer Boel (Agricoltura e Sviluppo Rurale) ha affermato che lo scopo dei provvedimenti è migliorare i risultati ottenutti dalla Politica Agricola Comune (PAC).
Da non scambiare per un fenomeno settoriale, la PAC è stata un vero e proprio motore dell’integrazione economica e di conseguenza sociopolitica del nostro continente e della sua espressione unitaria. Paesi come Portogallo, Spagna, Irlanda e anche l’Italia ne hanno beneficiato fino a trovarvi un traino per l’entrata nel benessere.
La PAC è stata anche un motivo di divergenze, il Regno Unito ad esempio nei decenni passati mise giustamente in discussione l’assorbimento massiccio delle risorse finanziarie ad esclusivo sostegno dello sviluppo rurale, sostenendo che l’Europa aveva bisogno anche di investire sulla formazione e l’istruzione, intuizione che avrebbe avuto il suo riconoscimento molti anni più tardi quando con la strategia di Lisbona, nel  2000, si pose come obiettivo il rafforzamento dell’economia della conoscenza. Certo pesò in quella battaglia il limitato ruolo dell’agricoltura nelle produzioni inglesi, ma le richieste che alla fine la Thatcher riuscì ad imporre erano anche la motivata messa in discussione di un sistema in cui pochi (allora come oggi soprattutto la Germania) investivano molto per tutti, anche per quelli che si lamentavano per l’appartenenza ad una comunità che intanto finanziava massicciamente le regioni depresse, ad esempio nel sud. I recuperi odierni riguardano Belgio, Austria, Repubblica Ceca, Germania, Spagna, Finlandia, Francia, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Italia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovenia. Il ruolo dell’agricoltura nella Unione Europea resta fortemente controverso, anche in considerazione dell’elevato livello di protezione che le produzioni dei 27 si vedono assicurato, protezione direttamente traducibile in un danno ai produttori dei paesi emergenti ed in una concorrenza di dubbia lealtà verso l’alleato Usa.
 
Aldo Ciummo

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