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POLITICHE COMUNITARIE|La partecipazione dei cittadini è il futuro del continente

Il presidente del Parlamento Europeo in visita a Roma illustra l’agenda dell’Unione e l’importanza della rappresentatività

Oggi pomeriggio presso la rappresentanza di Roma del Parlamento Europeo si è svolto un dibattito alla presenza del Presidente del Parlamento Europeo Jerzy Buzek, appartenente al PPE. La massima autorità dell’assemblea ha aperto il suo intervento affermando che l’organo eletto dai cittadini europei dovrà misurare la propria rappresentatività affrontando i problemi di tutti i giorni derivati dalla crisi,  perchè la risposta continentale alle ricadute sociali è stata insufficente. Sono intervenuti anche i vicepresidenti italiani dell’assemblea di Strasburgo, Pittella e Angelilli, i quali hanno ricordato che le questioni centrali come l’immigrazione attendono risposte comunitarie e che oggi ci troviamo a venti anni dalla riunificazione tedesca, e con quella, di questa nostra Europa. Ciò per quanto riguarda gli interventi del presidente Buzek e delle altre figure istituzionali presenti.

Colpisce però che in queste conferenze si parli di temi numerosi come il turismo e il pur importante referendum sul Trattato di Lisbona, col quale l’Irlanda sbloccherà o meno il 2 ottobre la possibilità di avere una cornice normativa, costituzionale, per agire sul piano mondiale unitariamente, quando problemi come l’immigrazione sono pressanti e non possono essere ricondotti soltanto all’aspetto legalitario. L’Europa, date le crescenti esigenze di scambio professionale, culturale, economico, non sarà questa, non potrà evitare di riconoscere la richiesta di integrazione reciproca che sale dalla società di approdo come da quelle che vengono innestate qui. I cambiamenti sono in corso nel lavoro, nell’istruzione, nella politica e l’Europa ne uscirà accresciuta. I diritti di cittadinanza di tutti gli abitanti e soprattutto di chi è immigrato attendono quindi azioni concrete.

In ogni caso i relatori hanno accennato alle opportunità di diffondere i diritti e Skapegoat nelle prossime settimane si  soffermerà anche sugli sforzi efficaci che si sono avuti fino ad adesso nella Ue, dal dibattito riaperto in Irlanda al rapporto tra qualità della democrazia e partecipazione femminile (tema quest’ultimo sul quale vi proporremo alcune interviste). Jerzy Buzek, che è stato presente in tutto il processo di democratizzazione della Polonia e che come ex direttore scientifico della Accademia Polacca delle Scienze è dentro alle istanze della ricerca e della cooperazione, non ha mancato di sottolineare la necessità di bilanciare le ragioni dell’equilibrio anche ambientale e dello sviluppo di tutte le aree del mondo.

Nonostante i segnali contrastanti giunti dalle elezioni europee, con il successo in varie nazioni di formazioni politiche considerate scettiche riguardo all’integrazione continentale e all’apertura delle società di arrivo, la presidenza assegnata a un politico che è stato attivo, anche nei riguardi della questione ucraina nel 2004, nella promozione dei diritti e l’evoluzione di un parlamento che rappresenta oramai un’Europa allargata a gran parte di quello che fino a qualche anno fa si chiamava l’est lascia sperare in un approccio sempre più pragmatico e favorevole all’integrazione verso le culture in arrivo ed è auspicabile che cadano le storiche diffidenze continentali nei confronti dei paesi tradizionalmente visti come euroscettici, che invece molto hanno dato alla costruzione e alla civiltà europea. Pure nell’ipotesi che a gestire il prossimo contributo dell’UK alla Ue sia il partito di Cameron, bisogna rilevare che nei conservatori è oramai accettato il ruolo del progetto comunitario, ormai da decenni arricchito dall’ingresso dei paesi del nord.

Aldo Ciummo

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