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IN ITALIA|Il Sexy-gate di Bari si chiuderà con un nulla di fatto

Insufficienti gli elementi per procedere contro il Premier

di Simone Di Stefano/Dazebao, l’informazione on-line

BARI – Tanto clamore e un nome solo sul registro degli indagati, Giampaolo Tarantini, l’uomo che si occupava di portare le escort agli appuntamenti con il Premier. I tempi, assicura il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Bari, Emilio Marzano, «saranno brevi e poiché non sono previsti ulteriori adempimenti complessi, salvo novità tenteremo di definire l’indagine entro luglio». Verrà messa quindi la parola fine sulla vicenda che da giorni sta scuotendo l’intero establishment pugliese e non solo.

Tuttavia, nonostante il nome di Silvio Berlusconi sia al centro dell’indagine, perché il premier avrebbe “beneficiato” della presenza delle ragazze portate da Tarantini, sarebbe solo quest’ultimo, secondo la procura, ad esser indagato nel procedimento per induzione alla prostituzione. A Marzano mancherebbero i connotati per procedere contro Berlusconi, nonostante gli elementi raccolti grazie alle intercettazioni telefoniche di Tarantini, tra le quali vi sarebbero anche diverse conversazioni dirette con il premier. Elementi che non sono i soli, perché assieme alle intercettazioni vi sarebbero poi le deposizioni delle ragazze ingaggiate a casa di Berlusconi. Tra queste quella di Patrizia D’Addario, la escort barese di 42 anni, che ha detto di avere partecipato a due cene a Palazzo Grazioli e in un caso di essersi fermata per passare la notte con il premier. La Procura dispone inoltre di una serie di fotografie consegnate dalla ragazza e di registrazioni di dialoghi che la donna avrebbe avuto con il Premier durante le serate in questione. La D’Addario ha detto di essere stata pagata 1.000 euro da Tarantini la sera della cena a palazzo Grazioli e 2.000 per la serata del 4 novembre scorso, nella quale ha detto di essersi fermata per il “dopocena” con il premier. Tarantini, che ha confermato di avere pagato le ragazze all’insaputa del premier per fare bella figura con lui, non è stato ascoltato dalla procura né – ha precisato Marzano – ha chiesto di esserlo.
Quanto al presunto giro di droga che ruotava attorno alle serate “incriminate” Marzano ha dichiarato che non vi sarebbero riscontri concreti, tanto che il procuratore parla «di un filone che non ha assunto uno spessore tale» da essere rilevante ai fini dell’inchiesta. Anche se riferimenti alla droga sarebbero emersi in alcune intercettazioni telefoniche e al riguardo esisterebbe anche una informativa fornita dalla guardia di finanza al pm inquirente, Giuseppe Scelsi. Se, a quanto sembra, Berlusconi venisse scagionato, il malaffare pugliese assumerebbe esclusivamente i connotati di una questione morale per la giunta della Regione Puglia. L’inchiesta sul giro di prostituzione che ruota attorno al nome di Tarantini infatti è solo un filone di un’inchiesta più ampia che coinvolge direttamente l’intera sanità del tacco d’Italia. Un’inchiesta che vede coinvolta la Tecno Hospital, società gestita da Giampaolo e Claudio Tarantini, fornitrice di protesi ortopediche alle asl pugliesi e indagata per presunti illeciti su appalti e accreditamenti. Se ne sta occupando direttamente il procuratore Marzano, che ieri ha istituito un coordinamento informativo tra i vari filoni di indagine. La prima a pagare è stata il direttore generale della asl di Bari, Lea Cosentino, indagata dalla procura per turbativa d’asta, che è stata sollevata dall’incarico direttamente dall’assessore regionale alle Politiche della salute, Tommaso Fiore. Si tratta di una sospensione cautelativa che comunque l’assessore si augura che finisca con un buco nell’acqua, anche se occorre prestare «una particolare prudenza in quanto non deve esistere – ha aggiunto Fiore – in un campo come quello delle aste pubbliche alcun sospetto riguardo a chi dirige la più grande Asl della Regione, compito delicatissimo.
Ci auguriamo che si possano rapidamente rimuovere i motivi che ci hanno portato a questa determinazione». La Cosentino si è sfogata chiedendo le stesse misure vengano applicate anche ai suoi colleghi, aggiungendo poi di «attendere di vedere il provvedimento di giunta e capire quali sono le motivazioni». Poco dopo Nichi Vendola ha chiesto e ottenuto da tutti gli assessori regionali di rimettere il mandato nelle sue mani. Motivando la sua decisione perché «legata a fatti politici nuovi – riferendosi ai risultati elettorali – e a fatti indirettamente politici – riferendosi alla questione morale che deriva dalle inchieste in corso». «La sovrapposizione dei due fatti – ha poi commentato Vendola – è sotto gli occhi di tutti». Una questione di stile, avrebbe detto il leader di Sinistra e Libertà, che dovrebbe insegnare a tanti, ma che invece, e questo lo aggiungiamo noi, non ha dato alcun input agli esponenti di centrodestra, refrattari alle elezioni anticipate.
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