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PHOTOBOOK|Things

The original Simone Di Stefano’s Photo gallery of the years 2007, 2008, 2009

IN ITALIA|Fiat Melfi, ricucito lo strappo

Gli operai tornano nelle fabbriche dopo l’accordo sindacato e vertici Fiat. Si attende la ratifica dalle assemblee

di Simone Di Stefano/Dazebao, l’informazione on-line

Gli operai dello stabilimento Fiat di Melfi, in provincia di Potenza, hanno smesso di scioperare, consentendo quindi il ritorno alla produzione della Grande Punto.

“Plastic Components” e “Sistemi sospensioni” sono le due fabbriche, facenti capo alla Fiat, che per più di una settimana avevano chiuso causando un calo di produzione  di oltre 7000 automobili. Nella sede della Giunta regionale, in presenza dell’assessore lucano alle Attività Produttive, Gennaro Straziuso, i rappresentanti sindacali hanno, nella nottata di ieri, accettato l’ipotesi di accordo presentata dal consorzio Acm (che raggruppa 19 aziende dell’indotto) e illustrata dal Presidente di Confindustria Basilicata, Attilio Martorano. Saranno così reintegrati i 13 lavoratori interinali della Plastic Components, nell’orbita della Magneti Marelli, che erano stati sospesi dal servizio.

Circostanza questa che, assieme alla minaccia di vedere bloccati altri 80 contratti in scadenza, aveva mobilitato allo sciopero i loro colleghi. Le assemblee dei lavoratori hanno approvato l’accordo come annuncia un comunicato della Fiom, secondo il quale «a Melfi ha vinto la solidarietà. Le assemblee svoltesi nelle imprese Fiat della Piana di San Nicola hanno dato il proprio consenso, ampiamente maggioritario, all’accordo realizzato stanotte dai sindacati dei metalmeccanici con l’Azienda. Accordo che mantiene in fabbrica quei 70 dipendenti che erano stati assunti come lavoratori in somministrazione e di cui la proprietà intendeva disfarsi». Così prosegue il comunicato: «Con una scelta incomprensibile, di fronte alla lotta avviata dai lavoratori della Magneti Marelli e della Ergom a difesa dei propri compagni, la Fiat ha messo in libertà per più giorni consecutivi tutti i dipendenti della Sata, puntando a creare una divisione e una contrapposizione tra i produttori di componentistica e i lavoratori della stessa Sata. Ma questo disegno non è passato».

L’annuncio dell’accordo ha rallegrato la Regione Basilicata, che per  voce del suo governatore, Vito De Filippo, ha evidenziato il ruolo di mediazione svolto dalla Regione lucana. «La mediazione della  Regione e di Confindustria Basilicata ha determinato una svolta alla  vertenza che ha bloccato per molti giorni la produzione del  complesso industriale Fiat di Melfi. La ripresa delle attività  restituisce serenità a tutti i protagonisti e assicura un clima di maggiore operosità in un polo produttivo tra i più moderni del  Paese». Fondamentale, secondo il Governatore Pd, è stata «l’attenta  mediazione dell’Assessore Straziuso, che consente di presentarsi  all’appuntamento ministeriale del 9 giugno a Roma con un quadro pacificato, premessa indispensabile per dare vigore ad una realtà  industriale che la Regione sostiene, puntando sulla ricerca e  sull’innovazione».

Lo stesso assessore alle Attività Produttive ha poi precisato come  «la complessa interlocuzione con le aziende dell’indotto automobilistico dell’area di San Nicola di Melfi e con i sindacati ha prodotto un apprezzabile risultato. La proposta di attivare tredici contratti interinali in aziende del Consorzio ACM non appartenenti al gruppo Fiat a fronte della rimozione dei blocchi e la disponibilità al recupero delle produzioni ha trovato, infatti, il consenso dei sindacati ed ha consentito l’immediata riapertura  dei cancelli nonché il mantenimento di posti di lavoro per i  lavoratori lucani».

INTERNAZIONALE|Regno Unito. Non c’è tregua per il Labour. Altri ministri abbandonano Brown

La questione morale sui rimborsi spese miete vittime illustri nella maggioranza. 4 dimissioni in un giorno

 

di Simone Di Stefano/Dazebao, l’informazione on-line

Come perdere le elezioni in 24 ore. Suona come il titolo di una saga di Walter Hill, ma è quello che secondo la stampa britannica sembra si stia profilando all’orizzonte del partito Laburista e del suo leader, il Primo ministro Gordon Brown. In un solo ciclo solare, infatti, sono ben quattro i ministri che hanno annunciato la volontà di non far più parte della coalizione di governo.

Alle dimissioni dell’Home Office Jacqui Smith, coinvolta nello scandalo dei rimborsi spesa sollevato dalle pagine del Daily Telegraph, di Beverly Hughes, ministro dei Bambini, e di Tom Watson, ministro di Gabinetto, si sono aggiunte nelle ultimissime ore quelle di Hazel Blears, ministro per le Comunità.

Coinvolta anch’essa nello scandalo dei rimborsi spesa, Ms. Blears, ha annunciato la sua decisione circa due ore prima del consueto Question Time del mercoledì presso la Camera dei Comuni, adducendo motivazioni di carattere ben più nobile di quelle che in realtà si sono dimostrate le cause. «La mia politica – ha spiegato il ministro dimissionario – ha sempre poggiato sulla convinzione che la gente ordinaria è capace di compiere cose straordinarie, se adeguatamente sostenuta ed incoraggiata. Non ho mai perseguito come tale il fine di ottenere alti incarichi, né l’ho fatto per il guadagno che potrei trarne, ma per quello che posso ottenere per la gente che rappresento e per la quale sono al servizio». L’equivalenza è d’obbligo e ci suona come: ne ho abbastanza di tutto questo tram tram mediatico, torno a fare politica dal basso.

Una questione morale che investe il governo a tutto tondo e che prende linfa dai filmetti pornografici trovati in una delle voci dei rimborsi spesa di Jacqui Smith la quale, stroncata dalle manie erotiche del marito, da lunedì sarà senza lavoro. Un caso che grazie alla sferzante pressione dei media anglosassoni ha visto cadere uno dopo l’altro ben quattro esponenti di altissimo profilo del partito di maggioranza. E non è bastato a Ms. Blears, pur di gettare acqua sul falò mediatico, aver rinunciato all’incasso di 13.000 sterline per una transazione immobiliare.

La risposta di Victoria Street è arrivata, stringata ma con vero aplomb d’oltremanica, per voce del suo stesso segretario, Gordon Brown, che ha dichiarato in un comunicato di «rispettare e comprendere la decisione di Hazel Blears, la quale ha apportato un contributo eccezionale alla vita pubblica».

Ma questa ennesima dipartita getta ancora più nella melma uno dei più deboli e mal visti leader dei Labour, con mezza coalizione da ricostruire, verosimilmente all’indomani delle europee che i media britannici, di destra e di sinistra, dipingono già come una Waterloo per il partito del Lavoro. Un’azione di moral suasion è stata svolta, è il caso di sottolineare, dal quotidiano di sinistra The Guardian, arrivato ad affermare in un editoriale che «è giunto il momento di sbarazzarsi» di Gordon Brown. È il definitivo volta faccia della classe intellettuale di sinistra all’antipatico capo della socialdemocrazia insulare? La stampa dell’opposizione ne approfitta e il Daily Mail oggi titola «I topi lasciano la nave».

Per i media britannici, tuttavia, l’erede di Blair non ha alcuna intenzione di andarsene da Dowining street. Più probabile che proceda a un rimpasto, ma non prima di lunedì, a meno che al premier non venga forzata la mano. Oltre alle dimissioni di Smith e degli altri ministri, il prossimo a fare le valige, in questo effimero effetto a cascata, potrebbe essere il Cancelliere Alistair Darling, dopo che neanche più il premier se l’è sentita di inserire il suo nome tra i sicuri. Secondo indiscrezioni il più accreditato a succedergli è il ministro dell’Infanzia Ed Balls, fedele alleato di Brown. Ma il toto nomine vede anche il ministro del Commercio, Peter Mandelson, alleato dell’ex capo del governo Tony Blair, promosso agli Esteri al posto di David Miliband.

Secondo un sondaggio realizzato dall’istituto Ipsos Mori, il Labour ha perso 10 punti in un mese. Accreditato di solo il 18% dei suffragi, si situa a 22 punti dai conservatori ed esattamente allo stesso livello dei liberal-democratici. Della querelle potrebbero approfittare non solo i Tories di David Cameron. Perché se è vero che nello scandalo sono finiti anche sei esponenti tra i conservatori, è anche vero che stando alle percentuali molto probabilmente conquisteranno il primo posto tra i partiti. Il nuovo clima quindi potrebbe andare incontro ai partiti minori, tra cui lo Ukip, che chiede esplicitamente il ritiro della Gran Bretagna dall’Unione europea, o i Verdi che al contrario vorrebbero il Regno Unito maggiormente coinvolto a Bruxelles.

EVENTI|Speciale Racconti Dal Vero

ultima proiezione della stagione

Cocktail all’aperto – Cortile Itis Galilei, Roma – Ore 20.00

La piu’ controversa delle ricostruzioni a 40 anni dal terremoto del Belice
mercoledi’ 3 giugno 2009 – ore 21:00

Piccolo Apollo
Via Conte Verde, 51 – Roma

Earthquake ’68

GENTE DI GIBELLINA

un film documentario di

Emanuele Svezia

Seguira’ l’incontro con l’autore e con Franco Purini (architetto, saggista) e Francesca Comencini (regista)
Conduce Fabio Grimaldi (regista nato a L’Aquila)

Importante: In occasione di questa proiezione, il regista Emanuele Svezia, in collaborazione con Apollo 11, vi invitano a contribuire ad una raccolta fondi e dvd di ogni genere a favore dell’Aquila. Le offerte saranno destinate ad acquistare materiale per proiezioni che verra’ consegnato al Movimento Artisti Aquilani, che fin dai giorni del sisma porta nelle tendopoli il teatro, la musica, il cinema e tutto cio’ che possa stimolare e rinsaldare la partecipazione collettiva e lo spirito comunitario.
www.artistiaquilani.com

15 Gennaio 1968: Gibellina, un piccolo centro rurale di 6000 abitanti, e’ quasi completamente distrutta. Dopo 12 anni di baraccopoli la popolazione puo’ insediarsi nel suo nuovo centro: un paese-dormitorio a 20 km dalla vecchia Gibellina, costruito secondo i canoni di un’urbanistica utopica aliena dal contesto sociale locale. Il sindaco Corrao, che guidera’ la città per 25 anni,  intuisce allora la necessita’ di ricostruirne l’identita’ e chiama a raccolta i grandi nomi dell’arte e dell’architettura contemporanea di tutta Europa. Ma la citta’-museo diventa un corpo estraneo con cui la popolazione stenta a ri-socializzare.
Earthquake 68 e’ la storia di una comunita’ e della sua doppia anima, della ricostruzione utopica e della speculazione edilizia, di un’identita’ collettiva messa a dura prova dalla Natura e dallo Stato. Una vicenda profondamente articolata e controversa, tanto straordinaria quanto universalmente paradigmatica. Sullo sfondo di una colorita campagna per le elezioni amministrative, il film racconta tutto questo attraverso un’altra piccola grande storia, quella di una sfida lanciata a tutti i gibellinesi, di un’impresa da realizzare per tentare di ricomporre collettivamente la propria identita’ irrisolta. Le difficolta’, lo scetticismo e le diffidenze sono molte: gli abitanti risponderanno all’appello oppure troppe ferite rimangono ancora aperte?

Regia, soggetto e montaggio: Emanuele Svezia – Fotografia: Francesco Medosi – Musiche: Filippo Gatti, Francesco Gatti, Cristiano De Fabritiis, Renato Ciunfrini Fonico di presa ditretta: Gianluca Scarlata – Testimoni: Alessandro Parisi, Vito Antonio Bonanno, Nicolo’ Stabile, Gioacchino De Simone, Franco Messina, Vincenzo Fiammetta, Fabrizio Tritico Jose’ Carvalho – Produzione: Sottotraccia-Gruppo Informale – Italia, 2008, 98′

Info:
Apollo 11
Segreteria e Fax: 06 7003901 – segreteria@apolloundici.it
Info e Coordinamento: Greta De Lazzaris: 340 0771089
gretadl1@hotmail.com
www.apolloundici.it

Apollo 11 e’ ora su Facebook: Apollo Undici


IL CASO|Berlusconi visto dall’estero: “Il clown ha gettato la maschera”

Il Cav. tiene banco anche sulle pagine dei giornali stranieri. Lì la censura non la può fare.

di Simone Di Stefano/Dazebao, l’informazione on-line

Ce la farà Silvio a passare “a nuttata” anche stavolta. Ne ha dormite di più dolenti, ma come direbbe Lubrano, la domanda sorge spontanea, anche perché ora accanto allo scandalo più grosso, il “Noemi-gate”, il premier ne sta collezionando altri. L’ultimo, in ordine di tempo, sono i voli di rappresentanza dello Stato messi a disposizione della corte dell’imperatore, ragazzine seminude in testa e il menestrello, Apicella, a chiudere il baraccone.

Tutto testimoniato dagli oltre 400 scatti di un fotoreporter, ora posti sotto sequestro con l’accusa di violazione della privacy. Scandalo minorenni, peculato, divorzio da Veronica Lario, processo Mills, tutti argomenti sviscerati fin troppo in profondità dalla stampa italiana, tra favorevoli e contrari, ma che negli ultimi giorni stanno tenendo alta l’attenzione verso il nostro paese anche da parte dei media internazionali. Soprattutto in vista del prossimo G8, di cui l’Italia è paese organizzatore. E allora ecco la carrellata dei più autorevoli quotidiani internazionali che trattano degli scandali del nostro premier.

L’inglese Times, in un lungo editoriale dal titolo «Cala la maschera del clown» ha lanciato le accuse più dure alla condotta politica del premier italiano. «L’aspetto più sgradevole del comportamento di Silvio Berlusconi – recita l’articolo, tra i primi tre della testata in ordine di preferenze giornaliere – non è che è un pagliaccio sciovinista, né che corre dietro a donne di 50 anni più giovani di lui, abusando della sua posizione per offrire loro posti di lavoro come modelle, assistenti o perfino, assurdamente, come candidate al parlamento europeo. Ciò che è più scioccante è il completo disprezzo con cui egli tratta l’opinione pubblica italiana. Il senile dongiovanni può trovare divertente agire da playboy, vantarsi delle sue conquiste, umiliare la moglie e fare commenti che molte donne troverebbero grottescamente inappropriati. Ma quando vengono poste domande legittime su relazioni scandalose e i giornali lo sfidano a spiegare legami che come minimo suscitano dubbi, la maschera del clown cala. Egli minaccia quei giornali, invoca la legge per difendere la propria ‘privacy’, pronuncia dichiarazioni evasive e contraddittorie, e poi melodrammaticamente promette di dimettersi se si scoprisse che mente».

Quello che non va giù agli inglesi – nella cultura anglo-sassone il giornalismo rasenta la pratica investigativa e gode di molto credito presso le commissioni istituzionali – è l’inusitata leggerezza con cui il presidente del consiglio si permette di tappare la bocca a cronisti e a giornali che pretendono spiegazioni circa il suo comportamento. Ma per il Times questa è una situazione inaccettabile, tanto più che «l’Italia – precisa il quotidiano britannico – ospita quest’anno il summit del G8, dove si discuterà di maggiore cooperazione nella lotta al terrorismo e al crimine internazionale. E’ un importante membro della Nato. Fa parte dell’eurozona, che è confrontata dalla crisi finanziaria globale. Non sono soltanto gli elettori italiani a domandarsi cosa sta succedendo. Se lo chiedono anche i perplessi alleati dell’Italia».

Un Berlusconi vago, che si allaccia il colletto della camicia come di ritorno dall’alcova. È la foto di copertina del quotidiano francese “Liberation”, con un titolo a tutta pagina: «Lo scandalo alle calcagna». All’interno, in due pagine il succo del discorso: «Rivelando la tresca il quotidiano ‘La Repubblica’ ha fatto vacillare la popolarità del presidente del consiglio. È una battaglia portata avanti nel nome di una certa concezione dell’interesse pubblico».

Il Financial Times fotografa la crisi attorno al premier italiano incentrando l’attenzione su «l’ondata di gossip» e «l’odore di scandalo, oltre a menzionare le pagine del quotidiano “Libero” di Vittorio Feltri, che oggi riporta un articolo-verità sulle confessioni di Daniela Santanché circa un compagno di Veronica Lario. «Gli alleati di Berlusconi mettono nel mirino la moglie», la sentenza del Daily Telegraph.

L’Indipendent punta sulla libertà di informazione dei media, proponendo un’intervista al premio Nobel per la letteratura Josè Saramago, il cui ultimo libro, proposto alla Einaudi, «parte dell’impero Mondadori di Berlusconi», non è stato fatto pubblicare, forse perché, secondo il quotidiano statunitense, descrive tra l’altro il primo ministro come «un delinquente».

In Spagna l’attacco a Silvio Berlusconi e a i suoi costumi arriva dal quotidiano El Pais, che in una corrispondenza da Roma scrive: «L’opposizione italiana chiede a Berlusconi che spieghi in parlamento se abbia portato nell’organizzazione elettorale del partito i suoi invitati delle feste private in Sardegna» e si chiede: «Berlusconi utilizza gli aerei ufficiali dello stato Italiano per portare gli artisti, ballerine e veline a Villa Certosa? Ha fatto uso improprio dei beni dello stato? È l’ultimo capitolo del Naomi-gate che ha trasformato l’Italia in un manicomio semplicemente portando allo scoperto l’abitudinaria mescolanza tra vita privata e pubblica di Berlusconi e la sua tendenza a conquistarsi amici e amiche dell’ambiente televisivo portandoli in quello politico».

Infine non può non essere citato l’appellativo che al premier del bel paese è stato affibbiato dall’autorevole quotidiano tedesco “Bild”, che spiega «il fascino del primo ministro italiano», niente di meno che etichettandolo come «fenomeno», non è chiaro se da baraccone. Il sottotitolo gioca con l’edonistico magnetismo berlusconiano, «l’attira donne». «Il premier italiano – sottolinea il Bild – ha 72 anni, non è più giovane, non è alto, ha capelli finissimi che egli cerca di ricostruire con i trapianti».

Insomma, se in Italia ci facciamo scrupolo di invadere troppo la vita di personaggi pubblici fin troppo lautamente pagati per apparire in pubblico e perdere una parte di quell’intimità che si conviene soprattutto quando si parla di cariche di Stato, oltre le Alpi non ci vanno troppo per il sottile. In fondo non è poi lontano dal vero ciò che ha detto Massimo D’Alema: «Berlusconi è stato il primo ad andare a spiattellare i suoi affari privati a Porta a Porta», e ora di che si lamenta?

SPORT|MotoGp, Stoner torna re sotto la pioggia

Si spezza la dinastia-Valentino al Mugello

di Simone Di Stefano/L’Unità

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