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INTERNAZIONALE|Regno Unito. Non c’è tregua per il Labour. Altri ministri abbandonano Brown

La questione morale sui rimborsi spese miete vittime illustri nella maggioranza. 4 dimissioni in un giorno

 

di Simone Di Stefano/Dazebao, l’informazione on-line

Come perdere le elezioni in 24 ore. Suona come il titolo di una saga di Walter Hill, ma è quello che secondo la stampa britannica sembra si stia profilando all’orizzonte del partito Laburista e del suo leader, il Primo ministro Gordon Brown. In un solo ciclo solare, infatti, sono ben quattro i ministri che hanno annunciato la volontà di non far più parte della coalizione di governo.

Alle dimissioni dell’Home Office Jacqui Smith, coinvolta nello scandalo dei rimborsi spesa sollevato dalle pagine del Daily Telegraph, di Beverly Hughes, ministro dei Bambini, e di Tom Watson, ministro di Gabinetto, si sono aggiunte nelle ultimissime ore quelle di Hazel Blears, ministro per le Comunità.

Coinvolta anch’essa nello scandalo dei rimborsi spesa, Ms. Blears, ha annunciato la sua decisione circa due ore prima del consueto Question Time del mercoledì presso la Camera dei Comuni, adducendo motivazioni di carattere ben più nobile di quelle che in realtà si sono dimostrate le cause. «La mia politica – ha spiegato il ministro dimissionario – ha sempre poggiato sulla convinzione che la gente ordinaria è capace di compiere cose straordinarie, se adeguatamente sostenuta ed incoraggiata. Non ho mai perseguito come tale il fine di ottenere alti incarichi, né l’ho fatto per il guadagno che potrei trarne, ma per quello che posso ottenere per la gente che rappresento e per la quale sono al servizio». L’equivalenza è d’obbligo e ci suona come: ne ho abbastanza di tutto questo tram tram mediatico, torno a fare politica dal basso.

Una questione morale che investe il governo a tutto tondo e che prende linfa dai filmetti pornografici trovati in una delle voci dei rimborsi spesa di Jacqui Smith la quale, stroncata dalle manie erotiche del marito, da lunedì sarà senza lavoro. Un caso che grazie alla sferzante pressione dei media anglosassoni ha visto cadere uno dopo l’altro ben quattro esponenti di altissimo profilo del partito di maggioranza. E non è bastato a Ms. Blears, pur di gettare acqua sul falò mediatico, aver rinunciato all’incasso di 13.000 sterline per una transazione immobiliare.

La risposta di Victoria Street è arrivata, stringata ma con vero aplomb d’oltremanica, per voce del suo stesso segretario, Gordon Brown, che ha dichiarato in un comunicato di «rispettare e comprendere la decisione di Hazel Blears, la quale ha apportato un contributo eccezionale alla vita pubblica».

Ma questa ennesima dipartita getta ancora più nella melma uno dei più deboli e mal visti leader dei Labour, con mezza coalizione da ricostruire, verosimilmente all’indomani delle europee che i media britannici, di destra e di sinistra, dipingono già come una Waterloo per il partito del Lavoro. Un’azione di moral suasion è stata svolta, è il caso di sottolineare, dal quotidiano di sinistra The Guardian, arrivato ad affermare in un editoriale che «è giunto il momento di sbarazzarsi» di Gordon Brown. È il definitivo volta faccia della classe intellettuale di sinistra all’antipatico capo della socialdemocrazia insulare? La stampa dell’opposizione ne approfitta e il Daily Mail oggi titola «I topi lasciano la nave».

Per i media britannici, tuttavia, l’erede di Blair non ha alcuna intenzione di andarsene da Dowining street. Più probabile che proceda a un rimpasto, ma non prima di lunedì, a meno che al premier non venga forzata la mano. Oltre alle dimissioni di Smith e degli altri ministri, il prossimo a fare le valige, in questo effimero effetto a cascata, potrebbe essere il Cancelliere Alistair Darling, dopo che neanche più il premier se l’è sentita di inserire il suo nome tra i sicuri. Secondo indiscrezioni il più accreditato a succedergli è il ministro dell’Infanzia Ed Balls, fedele alleato di Brown. Ma il toto nomine vede anche il ministro del Commercio, Peter Mandelson, alleato dell’ex capo del governo Tony Blair, promosso agli Esteri al posto di David Miliband.

Secondo un sondaggio realizzato dall’istituto Ipsos Mori, il Labour ha perso 10 punti in un mese. Accreditato di solo il 18% dei suffragi, si situa a 22 punti dai conservatori ed esattamente allo stesso livello dei liberal-democratici. Della querelle potrebbero approfittare non solo i Tories di David Cameron. Perché se è vero che nello scandalo sono finiti anche sei esponenti tra i conservatori, è anche vero che stando alle percentuali molto probabilmente conquisteranno il primo posto tra i partiti. Il nuovo clima quindi potrebbe andare incontro ai partiti minori, tra cui lo Ukip, che chiede esplicitamente il ritiro della Gran Bretagna dall’Unione europea, o i Verdi che al contrario vorrebbero il Regno Unito maggiormente coinvolto a Bruxelles.
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