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IN ITALIA|Informazione. Sei reti televisive nelle mani di un solo (noto) individuo

Iniziative della Federazione della stampa. Le minacce di Berlusconi contro i giornalisti. Il peso del conflitto di interessi


di Simone Di Stefano/Dazebao, l’informazione on-line

Il pluralismo dell’informazione sta subendo un duro attacco e, fatto ancor più grave, la causa del suo declino è da ricondurre a conflitti di interesse e perdita costante di autonomia dei mass media. Meccanismi di controllo del servizio pubblico che tendono sempre più ad accentrare nelle mani di un solo individuo ben sei reti televisive, privatizzazioni e testate giornalistiche sempre più dipendenti dai voleri dei loro editori, leggi sulle intercettazioni su cui il governo ha posto la fiducia. In Italia viviamo come normalità un premier che minaccia i giornalisti nelle conferenze stampa e vede come extraterrestri testate che ritengono di interesse pubblico fatti a lui riconducibili, come il caso Noemi. Abbastanza carne al fuoco, insomma, per preoccupare la Federazione nazionale della stampa italiana(Fnsi) e Usigrai, che hanno promosso nella giornata odierna una conferenza dal titolo “Per l’autonomia dell’informazione nel servizio pubblico, in tutti i media”, convegno cui ha aderito da Articolo21, da tempo in campo per la difesa della libertà di informazione.

Presenti al dibattito, molto partecipato, esponenti politici, giornalisti. “C’è un’aria che non ci piace, dal diritto di cronaca al peso del conflitto d’interesse e alle relative manifestazioni di insofferenza della carta stampata”, ha riferito il presidente della Fnsi, Roberto Natale, ai microfoni della Rai. Riguardo la prospettiva del referendum sul contratto che si terrà domani, il capo del sindacato unitario dei giornalisti ha aggiunto: “Il contratto è un punto di equilibrio, speriamo che domani i giornalisti votino massicciamente perché crediamo fin ora di aver preso le difese dei nostri colleghi. Il contratto nazionale – ha continuato l’ex segretario del sindacato Rai – serve a tutti, per questo lo abbiamo chiamato Contratto generazionale. Ma servono anche regole sul conflitto d’interesse, uno statuto delle imprese editoriali, perché troppo spesso gli editori hanno interessi collaterali e in questo c’entra la lottizzazione che grava sulla libera informazione”.

“Una pagliacciata continua”, così ha  esordito il Segretario della Fnsi, Franco Siddi, riferendosi all’informazione italiana attuale, una situazione di disagio, soprattutto “quando i nostri giornalisti si trovano a confronto con i loro colleghi stranieri”. Infine una battuta sulle nomine Rai. “Voglio pensare che il presidente di garanzia abbia votato nell’interesse dell’azienda. Tuttavia si è creato un problema politico nello schieramento dei consiglieri di opposizione”. Per questo, ha concluso Siddi, “sarebbe importante, se Garimberti ha seguito un metodo tutto aziendale, che nelle prossime nomine emergano scelte che non abbiano nulla a che vedere con organigrammi circolati nelle ultime settimane e nate in palazzi privati”.

“Ma il fatto che non siamo riusciti attraverso la legge a combattere il conflitto d’interesse non può dare adito a scagliarsi contro l’opposizione”. Questo il ragionamento dell’ex ministro della Comunicazione, il democratico Paolo Gentiloni, le cui parole hanno toccato anche i fili tesi della par condicio. “Sulle reti Mediaset – ha spiegato Gentiloni – c’è un rapporto di otto a uno, uno squilibrio di trattamenti. Inoltre mi sorprende come su argomenti che la stampa ritiene di interesse pubblico, come il caso di Casoria, Berlusconi non ha fornito alcuna spiegazione, ritenendola una cosa normale”.

Mentre Carlo Verna, segretario dell’Unione sindacale giornalisti Rai si concentra sulle nomine, “una cartina tornasole che non sbaglia reazione. Mi domando cosa farebbero i tifosi della Roma se fosse Lotito a decidere gli acquisti dei giallorossi, o i laziali se il futuro dei biancocelesti si decidesse a casa Sensi. Per di più, rimanendo nella metafora calcistica, si conviene, tra le pareti domestiche dell’ avversario in campo, di comprare giocatori costosi e capaci di coprire ruoli che chi già veste quelle maglie è in grado di svolgere. Insomma, mentre i vertici aziendali si stracciano le vesti per la crisi economica, arrivano esterni ad esautorare le risorse umane già presenti”. Parole che fanno da sfondo a quelle ancora più dure riferite dallo stesso Verna alla Commissione di vigilanza Rai, colpevole, sempre secondo il sindacalista di aver dato segnali “troppo timidi”, soprattutto se rapportati a quelli dati invece dal presidente della Commissione, Sergio Zavoli.  
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