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SOCIETA’|Sinistra europea: un “manifesto” per il diritto alla conoscenza

Riforma del sistema scolastico e dissoluzione degli accordi di Bologna. La partita della Sinistra Europea

di Simone Di Stefano/Dazebao, l’informazione on line

ROMA – La crisi economica si ripercuote anche sul livello educativo e sull’istruzione, creando divario sociale e qualitativo. Tutto ciò sta portando alla progressiva privatizzazione del sistema, «sia all’interno (concorrenza tra le università per studenti-clienti, ricerca scientifica orientata alla logica del profitto, ecc.), che all’esterno (diffusione dell’insegnamento privato)», come si legge nel “manifesto europeo dell’istruzione” discusso ieri al convegno dal titolo “Dall’economia della conoscenza alla società della conoscenza”, organizzato dalla direzione nazionale della scuola del Prc e della Sinistra Europea.

L’incontro, tenutosi presso la sala delle Carte Geografiche, a Roma, fa parte di diverse iniziative  che si concluderanno  sabato 18 aprile in Piazza Navona (ore 14,30) con la presentazione della campagna elettorale della Lista anticapitalista in vista delle prossime elezioni europee. Obiettivo della Se e del suo manifesto è quello di denunciare il ruolo sempre più attivo del neocapitalismo, quindi delle imprese, in seno all’istruzione. Per questo la Se si è data un programma, sottoscritto da ben 19 partiti europei di sinistra.

«Abbiamo lavorato su una piattaforma elettorale in vista delle europee 2009. Ci sono tutti gli elementi più importanti. Democrazia, economia, libertà.  «Importante è dimostrare che la sinistra è ancora capace di avere consenso», ha spiegato Maite Mola, membro della commissione permanente del Partito Comunista spagnolo. Al convegno, coordinato da Gennaro Loffredo (scuola Prc-Se), erano presenti anche rappresentanti delle università ,dei sindacati e degli studenti, nonché i rappresentanti di altri partiti della Sinistra Europea.

S. Velissariou, responsabile nazionale educazione del Synaspmos greco, raccontando il clima aspro che si respira nella società ellenica, culminato negli scontri tra studenti e polizia del dicembre scorso e dove perse la vita un quindicenne, si è scagliata contro i media, «colpevoli – secondo la esponente della sinistra greca – di attrarre la cultura anarchica. Tuttavia è anche colpa dello stato che pecca di eccesso di legittimazione del proprio potere alimentando frustrazione e rabbia tra i giovani». Sonia Crivelli, della sezione ticinese del partito svizzero del lavoro ha fortemente attaccato le nuove politiche svizzere in materia di armonizzazione scolastica, rea di «omologare tutta la scuola, ma tutta in negativo. In questo conta molto anche la mano lunga della Chiesa».

Quello presentato ieri è quindi il frutto di una serie di incontri (e scontri) tra i diversi partiti europei, che ha prodotto un gruppo di lavoro che esiste da due anni. «Non è stato facile – ha spiegato Mola – trovare un accordo programmatico tra le diverse posizioni. Ogni paese ha le sue differenze, ma su una cosa siamo d’accordo, il titolo: ‘l’educazione in crisi’». Punto di partenza della critica sono le strategie di Lisbona, dove a seguito degli accordi stipulati tra i paesi membri nel marzo del 2000 si mira a far diventare quella europea l’economia più dinamica al mondo. Il suo compimento giuridico risiede nella “armonizzazione” del sistema della scuola pubblica  basata sui  seguenti punti: la creazione di un’area europea dell’istruzione superiore, la promozione nel mondo del sistema di istruzione superiore europeo, l’armonizzazione dei sistemi universitari europei.

«In realtà – ribatte Se – questa strategia non ha fatto altro che subordinare l’insegnamento e la ricerca ai criteri ed alle esigenze del mercato capitalista». Ne ha offerto un valido esempio H. Wehenkel, responsabile relazioni internazionali della Sinistra lussemburghese, che ha portato come esempio ciò che sta accadendo nel suo paese  che vive una situazione non diversa da quella degli altri europei, francesi e tedeschi compresi. L’università lussemburghese è un prodotto  ” tipico “di questo processo. Su sei membri della commissione tre sono economisti. Non ci sono professori di ruolo, ma tutti sono precari e il costo dell’iscrizione è pari a 16.000 euro l’anno. «Impossibile da pagare – dice Wehenkel – per le famiglie diventa necessario essere finanziati da privati. Il senso è perciò lavorare per gli interessi dell’industria privata. I documenti di Se dovranno contribuire a ricostruire una cultura comune”.

Importante a tal fine è la presa di coscienza che qualcosa si sta muovendo ma nel senso inverso e quindi va combattuta finché si è in tempo. A maggior ragione se si pensa che «il nostro governo ha abbassato da 16 a 14 anni il limite dell’obbligo scolastico, portando i nostri ragazzi a perdere due anni di studi rispetto a oggi», come ha sottolineato Piergiorgio Bergonzi, di Socialismo 2000. Tanto per convenire con la massima del Professor Benedetto Vertecchi: «Ho appurato che l’Europa è molto più unita di quel che pensavo. È unita nella disgrazia…».

Cosa chiede quindi la Se nel suo programma? «restaurare il diritto all’educazione gratuita, combattere tute le forme di ineguaglianza ed esclusione. garantire l’accesso a tutti. Classi miste, contro ogni forma di discriminazione e rispettando le differenze culturali. Integrazione dei portatori di handicap, istruzione obbligatoria fino a 18 anni. Mettere fine al lavoro flessibile precario di tutto il sistema scolastico.

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