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SPORT|Miseria e nobiltà della MotoGp

Dopo l’esordio sono poche le conferme, ma in tanti aspettano il riscatto a Motegi. Capirossi ne vise tre di fila…

di Simone Di Stefano

L’effimera e per molti inutile nottata di Losail alla fine è stata consumata. Un baccanale che ha lasciato la pancia piena per l’abbuffata ma anche molti dubbi sulla concreta utilità di correre sotto i riflettori. «Le gare si fanno di giorno», disse Rossi non appena, sotto la pioggia incessante di domenica scorsa, rinviarono lo starter. E il pensiero del campione del mondo non è poi così distante da quello di tanti suoi colleghi.

Dal prossimo gp, il 26 aprile, si torna al classico quindi. E si contano i felici e i scontenti in vista del Giappone. Tra le conferme ci sono Casey Stoner e Valentino Rossi che hanno dimostrato, se ancora ce ne fosse stato bisogno, di avviarsi per l’ennesima stagione a correre un campionato a parte. Il pesarese è contento di come risponde la sua M1 e in certe fasi della gara ha anche rosicchiato centesimi al ducatista.

Dopo anni di monopolio ci voleva proprio un anti-Valentino e l’australiano questo ruolo lo incarna a perfezione. Autentico fenomeno ormai alla stregua del sei volte campione del mondo Casey è l’unico che riesce a tenere a bada la “scapestrata” Desmosedici. Anche quest’anno che il telaio presenta la novità della fibra in carbonio. L’8° posto di Kallio con la Ducati Primac e il 12° di Hayden lo mostrano chiaramente. Discorso a parte merita il qurto ducatista del mondiale, Niccolò Caneva. Al debutto in MotoGp non gli si chiedevano certo miracoli ma l’ultimo posto ottenuto a Losail non è piaciuto neanche a lui. Se si vuol guardare il bicchiere mezzo pieno c’è sempre chi non è proprio arrivato.

Capirossi ha tirato fuori i denti all’inizio, tanto da insidiare il primato a Stoner, ma sul più bello è scivolato via vanificando l’ottimo lavoro dell’ultimo week end. Un errore che lo obbliga a un immediato riscatto fin da Motegi, perfetto come gp del riscatto perché tra il 2005 e il 2007 Loris ne ha vinti ben tre consecutivi. Per Valentino Rossi l’esordio in Qatar è stato meno doloroso di quello dell’anno passato, quando sullo stesso tracciato finì quinto. Un avvio che fu raddrizzato solo con un secondo posto in Spagna, dove il dottore si arrese solo al padrone di casa, Dani Pedrosa, consolandosi comunque con la brutta prova di Stoner che non andò oltre l’undicesima piazza.

«Bene così, ma attenzione a rimanere con i piedi per terra perché lo scorso anno iniziammo allo stesso modo e poi sappiamo tutti come andò a finire», ha ammonito il canguro di Kurri-Kurri, poco prima di stappare lo champagne sul paddock dell’emirato. Andrà così anche quest’anno? Trovare analogie nei precendenti potrebbe indurre in errore. Si era detto di un mondiale più competitivo ed egualitario, con la monogomma per la gioia del ricco monopolio Bridgestone, egemone anche in Formula1. Gran parte dell’elettronica è stata abolita: oltre alle sopensioni intelligenti via anche la partenza assistita. Niente alibi per nessuno.

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